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Lobga Rangzen, l’attivista tibetano autoimmolato davanti all’ONU per l’indipendenza del Tibet
Giovedì 2 luglio 2026, l’attivista tibetano per l’indipendenza Lobga Rangzen si è auto-immolato davanti al quartier generale delle Nazioni Unite a New York. Amato residente di lunga data del Queens, Lobga era un convinto sostenitore della causa tibetana. Nato e cresciuto a Karze, nel Tibet orientale, fu monaco buddhista durante l’adolescenza e la prima età adulta. In seguito fuggì in India come rifugiato apolide e successivamente emigrò negli Stati Uniti. Ha ricoperto ruoli in numerose organizzazioni tibetane locali ed è stato presidente del Tibetan National Congress NYNJ. Lobsang Palden, 52 anni, ampiamente conosciuto come Lobga Rangzen, ha trasmesso in diretta la propria auto-immolazione davanti al quartier generale delle Nazioni Unite alle 17:49 ed è stato dichiarato deceduto alle 19:04 presso il Bellevue Hospital. Il suo appello era per la libertà e l’indipendenza del Tibet. La recente Legge cinese sull’Unità e il Progresso Etnico si è rivelata per lui la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Prima della sua auto-immolazione, Lobga ha trasmesso in diretta su Facebook un messaggio in cui affermava che le sue azioni erano motivate dal suo impegno per il Tibet e non da circostanze personali. Ha parlato della mancanza di libertà sotto l’occupazione cinese in Tibet, ha condannato le politiche volte a cancellare il popolo tibetano e ha chiesto l’indipendenza del Tibet. Ecco di seguito il messaggio di Lobga Rangzen prima di immolarsi: «La Cina ha attuato una politica mirata alla completa distruzione della cultura e dell’identità tibetana. Tutto questo è la diretta conseguenza della perdita dell’indipendenza del Tibet. In Tibet non ci sono diritti umani, non c’è libertà di parola e non c’è libertà di culto; è persino vietato possedere una foto di Sua Santità il Dalai Lama. Nonostante si trovino sotto il controllo della Cina, ammiro il coraggio, la volontà e l’impegno che i tibetani rimasti in patria stanno dimostrando per preservare la propria cultura. Desidero invece ricordare ai tibetani in esilio che Sua Santità il Dalai Lama è un essere illuminato che lavora per tutta l’umanità e che ha avviato un fondamentale processo di democratizzazione in esilio. Questo è stato compiuto con una visione a lunghissimo termine per il futuro del Paese. Chi vive in esilio non può limitarsi a stare lì, a essere soddisfatto solo di avere un lavoro e una casa. Sua Santità ci ha ricordato che ogni tibetano è un rappresentante di quei connazionali in Tibet che non hanno voce, e bisogna ricordarsi di agire come la loro voce nel mondo. Per questo, richiamo tutti i tibetani in esilio, appartenenti a tutte e tre le province principali del Tibet, a essere uniti contro la Cina, per il futuro del Paese e per il popolo tibetano. I tibetani di tutte e tre le province hanno subito la stessa repressione: la Cina ha represso tutti, senza alcuna eccezione. Voglio rivolgere questo appello a tutti i tibetani in esilio: dobbiamo essere uniti e non perdere tempo ed energia in dissidi interni, legati sia all’appartenenza provinciale sia alle diverse tradizioni religiose tibetane. Quindi richiamo tutti i tibetani in esilio delle tre province a unirsi in un’unica forza. Faccio appello all’unità tra il governo tibetano in esilio, le varie associazioni e il popolo tibetano, affinché uniscano le proprie forze contro la repressione cinese. Rinnovo questo mio profondo appello: dobbiamo impegnare, a partire da oggi, ogni nostro sforzo per l’indipendenza del Tibet. Qualcuno dice: “Ah, non ho un Paese”. Non è vero. Il Paese lo abbiamo, ma ne è stata persa l’indipendenza. Dobbiamo impegnarci e fare ogni sforzo possibile per riconquistare la nostra indipendenza. Dobbiamo essere fieri di essere tibetani e bisogna dire con orgoglio: “Io sono tibetano. Io sono tibetano”. Non dobbiamo perderci nel provincialismo. Fra qualche giorno sarà il compleanno di Sua Santità il Dalai Lama. Se compirò un gesto forte, non vorrei assolutamente che a causa di questo mio gesto la celebrazione del suo compleanno, i canti e i balli che si fanno durante i festeggiamenti, vengano sminuiti, cancellati o vissuti con tono minore. Al contrario, è fondamentale fare di più e celebrare in modo molto più intenso. Bisogna danzare e cantare in tibetano: anche questo fa parte della preservazione della nostra cultura. Allo stesso tempo, dobbiamo riflettere profondamente e chiederci: “Che cosa posso fare io per il Tibet e per la preservazione della nostra identità?”. Quindi, se compirò un gesto forte, non è perché io sia disperato; non è perché non abbia da mangiare o un posto in cui stare. Io lo faccio per il mio Paese. Quindi, poiché compio questo gesto per il mio Paese, è fondamentale che continuiate a celebrare il compleanno del Dalai Lama e ad andare avanti con tutte le attività e le manifestazioni. Non lasciatevi andare al lutto. Invece di rimanere nel lutto, impegnatevi a realizzare quello che è il mio sogno e il mio desiderio. Cercate in ogni modo di far avverare il mio appello. Il mio appello è questo: tutta la sofferenza che il popolo tibetano ha subito finora e che sta ancora subendo è dovuta unicamente alla perdita dell’indipendenza del Tibet. Perciò vi chiedo di dedicare ogni vostro sforzo alla riconquista dell’indipendenza della nostra terra. Libertà per il Tibet! Indipendenza per il Tibet! Bhö Gyalo!» – ha concluso con il pugno alzato. Le sue ultime parole sono state: “Non voglio che piangiate per me, voglio che continuiate la lotta per l’indipendenza del Tibet, perché la mancanza di indipendenza è la radice di tutti i nostri problemi. Bhoe Gyalo, Bhoe Rangzen Gyalo” [Vittoria al Tibet. Vittoria all’indipendenza del Tibet]. Ha dedicato la sua vita ad azioni pacifiche e non violente per denunciare gli abusi della Cina in Tibet e difendere il diritto del popolo tibetano alla dignità, alla fede, alla lingua e alla libertà. Solo un giorno prima stava protestando contro la legge cinese sull’Unità Etnica entrata in vigore l’1 luglio 2026, che formalizza la brutale campagna di assimilazione del governo cinese contro il popolo tibetano: bambini tibetani allontanati con la forza dalle loro famiglie e collocati in collegi coloniali gestiti dallo Stato, monasteri svuotati dei loro monaci e la lingua tibetana a rischio estinzione. Questi e altri abusi affondano le loro radici in oltre sessant’anni di occupazione e genocidio in Tibet.      Dal 1998, più di 168 monaci, monache e laici tibetani si sono auto-immolati (si sono bruciati vivi) in Tibet e all’estero per protestare contro la repressione e le atrocità del regime del PCC in Tibet e per attirare l’attenzione della comunità internazionale. Il suo è il primo caso noto di autoimmolazione tibetana al di fuori di India, Nepal e Tibet occupato. L’auto-immolazione di Lobga Rangzen è un’esplosione di frustrazione contro la continua brutalità e repressione cinese in Tibet. I tibetani in Tibet sono strettamente controllati, quindi non vi è comunicazione né tra i tibetani all’interno del Tibet né tra quelli in Tibet e quelli all’estero. Il 3 luglio 2026, Penpa Tsering – secondo Sikyong democraticamente eletto dell’Amministrazione Centrale Tibetana (CTA) in India – in una dichiarazione ufficiale, ha affermato: “Sono profondamente addolorato dalla devastante notizia dell’autoimmolazione di Lobga Rangzen (Lobsang Palden) davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York City il 2 luglio 2026. In un videomessaggio pubblicato poche ore prima, aveva chiarito che questo sacrificio estremo era stato compiuto per la causa nazionale tibetana. Pur onorando la sua dedizione, la vita umana è preziosa e deve essere preservata affinché possa servire alla lotta a lungo termine per il Tibet. A nome dell’Amministrazione Centrale Tibetana (CTA), esorto sinceramente tutti i tibetani a custodire e proteggere la propria vita. Il genocidio in corso all’interno del Tibet e l’entrata in vigore della draconiana “Legge sull’Unitа Etnica e il Progresso” il 1º luglio sono ciò che ha spinto Lobga Rangzen-la a questa tragica decisione. Egli si unisce ad almeno 157 tibetani all’interno del Tibet che hanno sacrificato la propria vita per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla brutale repressione subita sotto il dominio cinese. Le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia di Lobga Rangzen-la, ai suoi amici e all’intera comunità tibetana. A nome della CTA e del popolo tibetano, prometto solennemente che porteremo nel cuore lo spirito di questi sacrifici e lavoreremo instancabilmente affinché non siano stati vani. Rivolgo un appello urgente ai tibetani in esilio, ai governi del mondo e alle istituzioni internazionali per i diritti umani affinché riconoscano la gravità della crisi in Tibet, si facciano avanti e prendano posizione in questo momento cruciale della nostra storia.”     Lorenzo Poli
July 7, 2026
Pressenza
Tre candidati socialisti sostenuti da Mamdani vincono alle primarie di New York
Alle primarie democratiche di New York per un seggio alla Camera dei Rappresentanti alle elezioni di metà mandato previste a novembre tre candidati di sinistra sostenuti dal sindaco Zohran Mamdani hanno sconfitto candidati moderati più noti di loro e appoggiati dall’establishment del partito. Brad Lander ha vinto nel 10° distretto, Claire Valdez nel 7° e Darializa Avila Chevalier nel 13°. Tutti hanno condotto una campagna elettorale molto simile a quella che a novembre ha portato alla vittoria di Mamdani – porta a porta, uso dinamico, moderno e ironico dei social media, piccole donazioni, proposte concrete e coraggiose legate al costo della vita in città – e hanno aggiunto temi più ampi e radicali come lo smantellamento dell’ICE e le critiche al governo israeliano. Lander e Valdez hanno parlato apertamente di genocidio e apartheid riferendosi alla strage di civili a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania. “La vittoria di questa sera appartiene a tutti voi”, ha detto Lander ai suoi sostenitori durante la festa della vittoria, introdotto sul palco da Mamdani. “È ora che il Partito Democratico si allontani dal denaro oscuro, dai pac finanziati dalle criptovalute, da Wall Street, dall’intelligenza artificiale e dall’Aipac (American Israel Public Affairs Committee, la potentissima lobby pro Israele. N.d.R.). La gente lo capisce.” Alla festa della vittoria nel 13° distretto Mamdani ha espresso il suo apprezzamento per la campagna di Darializa Avila Chevalier, “che chiedeva una politica estera di investimenti nei bambini, non nelle bombe. Stiamo assistendo al declino dell’influenza israeliana nella politica, nelle strade e nelle urne” ha aggiunto. “Quando combattiamo, vinciamo” ha sintetizzato Claire Valdez. Queste vittorie rivelano l’influenza crescente dell’ala del Partito Democratico che si definisce socialista democratica e ha come riferimento il senatore Bernie Sanders e dimostrano che chi non ha paura di parlare chiaro su temi “caldi” come gli immigrati e Israele viene poi premiato dagli elettori. Una lezione che i politici italiani dovrebbero tenere a mente. Anna Polo
June 24, 2026
Pressenza
Il Trattato di non proliferazione verso il crepuscolo?
Si è chiusa il 22 maggio sera a New York la cruciale undicesima Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) iniziata il 27 aprile scorso. Dopo settimane di difficili negoziati e dibattiti, i rappresentanti di circa 190 paesi mondiali non sono riusciti a raggiungere il consenso su un documento finale che riaffermasse gli impegni condivisi raggiunti nelle Conferenze di revisione del 1995, 2000 e 2010 — apparentemente a causa di riferimenti al programma nucleare iraniano che gli Stati Uniti insistevano a includere nel documento. Il Trattato NPT è il fondamentale strumento internazionale per regolare le problematiche dell’energia nucleare: vieta a nuovi paesi l’accesso di alle armi nucleari, impone il disarmo nucleare e promuove le applicazioni nucleari pacifiche. Entrato in vigore nel 1970, è quasi universale, mancando solo Corea del Nord, India, Israele, Pakistan e Sud Sudan. Dato il ruolo cruciale del trattato per la sicurezza globale, ogni cinque anni si tiene una conferenza per “esaminare il funzionamento del trattato al fine di accertare se le finalità del suo preambolo e le sue disposizioni si stiano realizzando” e per proporre suggerimenti per rafforzare il controllo dell’energia nucleare militare e civile. Per l’estrema sensibilità politica delle conferenze di riesame e la complessità dei lavori da svolgere, la comunità internazionale si impegna nei tre anni che precedono una Conferenza in lavori di preparazione, con un comitato preparatorio articolato in tre sessioni. I lavori dell’undicesima Conferenza si annunciavano difficili già per il fallimento dei lavori di tutte le tre sessioni del comitato preparatorio, concluse senza un documento concordato, ma soprattutto per la complessa situazione politica attuale e la crescente conflittualità internazionale. Dopo numerose revisioni di un progetto di dichiarazione finale, già giudicato debole in partenza dai sostenitori del disarmo, il vietnamita Do Hung Viet, presidente della conferenza, con “profonda delusione”, ha rinunciato a presentare il testo per l’adozione, dichiarando: “ho presentato quattro versioni del progetto di documento finale, tutte accuratamente riviste seguendo i desideri degli Stati parte. Nonostante tutti i nostri sforzi, comprendo che la Conferenza non è in grado di raggiungere un accordo sul contenuto del suo stesso lavoro”. Il presidente Viet ha effettivamente perseguito con intelligenza un accordo su una bozza di documento finale relativamente breve (sette sole pagine), concentrata sui principi piuttosto che su specifici eventi e posizioni, e ha anche aggirato una serie di delicate questioni chiave — tra cui la sfida nucleare nordcoreana, gli attacchi agli impianti nucleari ucraini e iraniani e il crescente disagio riguardo alle pratiche di deterrenza nucleare estesa agli alleati — nel tentativo di raggiungere il consenso sulle questioni fondamentali. Tuttavia, ciò non è stato sufficiente per raggiungere un accordo tra le numerose divergenti posizioni degli stati parte. Secondo osservatori indipendenti, i cinque paesi nucleari del NPT (Cina, Francia, Russia, UK e USA) hanno utilizzato congiuntamente tattiche di intimidazione diplomatica aggressiva contro gli stati non dotati di armi nucleari per impedire la definizione di misure concrete urgenti per scongiurare una nuova corsa agli armamenti nucleari e rassicurare gli stati non nucleari che non saranno attaccati o minacciati da stati dotati di armi nucleari. Gli stati parti hanno così mancato l’occasione di utilizzare la conferenza per affrontare la vertiginosa serie di pericoli nucleari, incluso il deficit nella diplomazia per il disarmo nucleare. Per la prima volta dal 1972 non esistono limiti concordati sulle dimensioni degli arsenali nucleari russi e statunitensi, i più grandi del mondo. In assenza di nuovi vincoli bilaterali o multilaterali, esiste un serio rischio di una pericolosa corsa globale agli armamenti nucleari nei prossimi anni. È la terza volta consecutiva che la conferenza di revisione non riesce ad adottare un testo, bloccata dalla Russia nel 2022 e dagli Stati Uniti nel 2015. Nonostante questo nuovo fallimento, il trattato continua a esistere, ma con un rischio crescente di erosione della sua legittimità e fiducia, che potrebbe portare alcuni stati non nucleari a chiedersi se la non proliferazione sia veramente la migliore soluzione per la loro sicurezza. Il presidente Du Hung Viet aveva avvertito: “un ulteriore fallimento potrebbe inficiare la la stessa credibilità del Trattato di non-proliferazione”. Alessandro Pascolini
May 24, 2026
Pressenza
Primo Maggio: Pasqua dei lavoratori
Memorie e riflessioni di Bruno Lai, Franco Astengo e Saverio Pipitone. Primo Maggio, Festa dei Lavoratori. – di BRUNO LAI Il 1° maggio è una delle ventidue date significative scelte da Alessandro Portelli nel suo Calendario civile. Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani (Donzelli, 2017). Questa voce è scritta da Cesare Bermani, da cui traggo diversi spunti.
Un uragano in abiti vittoriani
di Bruno Lai 22 aprile 1858: nasce Ethel Smyth. Ethel Smyth (1858-1944) è come un uragano in abiti vittoriani. È una donna assolutamente dirompente, capace di farsi largo a gomitate in mondi esclusivamente maschili con una grinta decisamente notevole. È una donna che, se trova una porta chiusa, non bussa: la abbatte. Ethel Smyth è orgogliosamente inglese, nata a Sidcup,
New York, Zohran Mamdani annuncia una tassa sulle seconde case dei super ricchi e negozi di alimentari municipali
Il sindaco socialista di New York Zohran Mamdani ha annunciato una tassa sui super ricchi che possiedono case di lusso, i cosiddetti pied-à-terre oltre i 5 milioni di dollari, ma non le utilizzano come residenza principale. “Questa tassa è specificamente disegnata per i più ricchi dei più ricchi, quelli che si arricchiscono a New York City, ma in realtà non vivono qui. Questo è un sistema fondamentalmente ingiusto, che fa male ai lavoratori di New York. Questa tassa frutterà alla città almeno 500 milioni di dollari e aiuterà a finanziare cose come l’assistenza gratuita per i bambini, strade più pulite e quartieri più puliti. Come sindaco, credo che tutti abbiano un ruolo da giocare nel contribuire alla nostra città. E alcuni, un po’ di più di altri. Buon Tax Day New York!”, ha detto Mamdani in un video postato su X. La tassa sui super ricchi faceva parte delle promesse elettorali che lo hanno portato alla vittoria nel novembre scorso, così come un altro provvedimento annunciato in questi giorni: la realizzazione in ognuno dei 5 distretti della città di negozi di alimentari di proprietà municipale a prezzi accessibili per affrontare il problema del crescente costo della vita. Il primo aprirà l’anno prossimo. “Stiamo costruendo una città in cui le persone possano permettersi le necessità di base e inseguire i loro sogni. New York appartiene a tutti coloro che ci vivono, non solo a un’élite privilegiata. E se ci riusciremo qui, di certo si potrà fare altrove” ha affermato Mamdani nel suo profilo X. Le sue dichiarazioni non si limitano alla politica locale, ma la collegano a temi più ampi di politica estera: “Stiamo spendendo almeno 500 milioni di dollari al giorno per bombardare l’Iran. Quanti insegnanti potremmo assumere, quanti alloggi di edilizia popolare potremmo costruire, quanti ponti e quante strade potremmo riparare, se spendessimo quel tipo di denaro per migliorare la vita delle persone che lavorano?” ha chiesto il giovane sindaco di New York. Anna Polo
April 18, 2026
Pressenza
Se pure Mamdani spara accuse di antisemitismo
Sto ricevendo un sacco di richieste da giornalisti e persone di ogni tipo su quanto accaduto ieri. Quindi, vi sarei grata di concedermi una quindicina di minuti, o poco più, per rispondere a tutti voi. Ieri sono andata a celebrare l’Iftar a casa di un amico e sono tornata a […] L'articolo Se pure Mamdani spara accuse di antisemitismo su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
Contrordine, amerikani! Il “cartello di Maduro” non esiste, dice l’accusa
Non c’è limite al ridicolo, non c’è limite al pericolo. Quando una gang di mafiosi arriva al vertice di una superpotenza può accadere di tutto. E troverà sempre un sacco di complici vermiformi pronti ad assecondarlo. Il mondo in questi giorni si è fermato a guardare quel che avveniva tra […] L'articolo Contrordine, amerikani! Il “cartello di Maduro” non esiste, dice l’accusa su Contropiano.
January 7, 2026
Contropiano
Onu bloccata dagli Usa, il Venezuela prova a resistere
New York centro del mondo stravolto, per un giorno e poi si vedrà. Tutto è girato però attorno al Venezuela aggredito militarmente dagli Usa e alla figura del presidente legittimo, Nicolàs Maduro, rapito dalle forze speciali Usa dopo la strage della sua scorta, e sua moglie Cilia Flores. In tribunale, […] L'articolo Onu bloccata dagli Usa, il Venezuela prova a resistere su Contropiano.
January 6, 2026
Contropiano
La lobby israeliana si sta sciogliendo sotto i nostri occhi
Il mese scorso, un membro di spicco dell’organizzazione ebraica J Street, che aveva lavorato per Obama e Harris, ha spiegato che la tradizione del Congresso di sostenere Israele “a prescindere da tutto” è stata imposta da un “gruppo ben finanziato di ebrei“. “Un piccolo gruppo di ebrei americani, organizzato e […] L'articolo La lobby israeliana si sta sciogliendo sotto i nostri occhi su Contropiano.
December 6, 2025
Contropiano