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Basilicata può vivere di sviluppo rurale senza in nucleare
ASILICATA: PUO’ VIVERE DI SVILUPPO RURALE SENZA IL NUCLEARE 12 novembre – Dalle giornate della civile e pacifica protesta di Scanzano oggi teniamo ancora vivo il movimento antinuclearista per ricordare la gloriosa esperienza del popolo Lucano e per difendere la Basilicata contro ogni ipotesi di realizzazione di altre infrastrutture nucleari. Dopo 22 anni, come la nostra mobilitazione anche il pericolo rimane ancora attuale. E’ presente nella decisione del Governo di costruire centrali nucleari e altri depositi per le scorie radioattive, oltre quelli che già abbiamo come il Centro Sogin in Trisaia di Rotondella (MT). La tecnologia nucleare però è sempre la stessa: continua ad avere gli stessi problemi di sicurezza, non ha risolto il problema della gestione e della messa in sicurezza definitiva dei rifiuti radioattivi che pensavano risolvere sotterrandole in Basilicata nel 2003, ha costi di produzione più alti rispetto ad altre tecnologie come le fonti rinnovabili e comprometterebbe le economie circostanti ove fossero realizzati, in particolare quelle agricole e turistiche che sono prevalenti nel nostro territorio. Elementi a nostro parere molto validi, supportati da basi scientifiche, ma non considerati tali dalla Regione Basilicata che nell’ambito della conferenza delle regioni di agosto sul provvedimento per rilanciare il nucleare non ha espresso il suo parere contrario ma sostenuto la decisione del Governo. Una posizione che non condividiamo nel modo più assoluto, che si pone anche in contrasto con il rispetto dei principi costituzionali, non riconoscendo alle regioni un ruolo nell’ambito delle procedure autorizzative che saranno centralizzate. Un aggravante che si aggiunge alla mancata convocazione del tavolo della Trasparenza che dimostra l’incapacità di dialogare con i territori e i suoi rappresentanti rispetto a questi argomenti. Temi che il 23 novembre, in cui ricorre la giornata dei centomila di Scanzano, porteremo noi all’attenzione dell’opinione pubblica in una tavola rotonda pubblica dal titolo “Sostenere lo sviluppo rurale contro quello distorto del nucleare” che si svolgerà a Scanzano J.co (MT) e nella quale saranno coinvolte le rappresentanze delle associazioni produttive, sindacali e ambientaliste della nostra regione. Per l’occasione sarà presentato “Il Manifesto di Scanzano”, un documento in cui saranno esposte le numerose criticità della propaganda nucleare. Nell’ambito dell’evento inoltre, per onorare la memoria del Professor Scalia si svolgerà anche la seconda edizione del premio ad esso intitolato che verrà riconosciuto all’Ing. Felice Tauro, Presidente della CER Lucana. Cosi in una nota Pasquale Stigliani Responsabile Comunicazione dell’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie, nata nei giorni della “protesta civile di Scanzano” del 2003. Redazione Italia
Nucleare, da Pichetto solo confusione. Pronti a nuova protesta contro una discarica radioattiva geologica
Le parole del Ministro Pichetto tenute questa mattina alla Camera sulla localizzazione del deposito nazionale delle scorie nucleari non forniscono i chiarimenti opportuni su come il Governo vuole gestire i rifiuti radioattivi presenti in Italia. Il Governo vuole realizzare le centrali nucleari in Italia senza indicare chiaramente qual è la strada che vuole percorrere per le scorie radioattive. Abbiamo una legge con un procedimento in corso che ha individuato anche nella Basilicata alcune aree potenzialmente idonee che sono soggette attualmente alla valutazione ambientale strategica. Allo stesso tempo porta avanti un disegno di legge all’esame delle Regioni per realizzare più depositi per i rifiuti radioattivi. Oggi il Ministro Pichetto intruglia maggiormente il contesto riproponendo come soluzione per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi di alta attività anche l’ipotesi geologica, un problema ancora irrisolto nel mondo, che nel 2003 volevano risolvere seppellendoli nelle miniere di salgemma a Scanzano J.co (MT). Un metodo che non è più perseguito dagli americani e dai tedeschi dopo che hanno riscontrato problemi di sicurezza nei siti sotterranei ma che viene riproposto anche nel programma indicativo per il nucleare (PINC) presentato dalla Commissione europea. Per la Commissione, gli Stati membri dell’Europa sono tenuti a definire politiche che incentivino i progressi nella disattivazione e nello smaltimento dei rifiuti radioattivi, compresa la preparazione di impianti di smaltimento geologico profondo per il combustibile esaurito e i rifiuti ad alto livello. Un’ipotesi insostenibile che nel caso ritorni ci vede già pronti alla chiamata di una nuova protesta civile e pacifica per difendere la nostra Madre Terra. Abbiamo scongiurato più volte questa ipotesi sul nostro territorio. Non permetteremo di far rientrare dalla finestra ciò che abbiamo respinto nelle quindici giornate di protesta del 2003. Ricordiamo che l’80% della radioattività delle scorie nucleari sono collocate nelle Regioni del nord in particolare nel Piemonte dove sono presenti anche infrastrutture e strumenti di controllo più adeguati rispetto a quelli presenti nella nostra Regione Basilicata che non è capace neanche di confrontarsi con i territori convocando un Tavolo della Trasparenza. Cosi in una nota Pasquale Stigliani Responsabile Comunicazione dell’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie, nata nei giorni della “protesta civile di Scanzano” del 2003. Redazione Italia