Tag - pedopornografia

Assicurare ai Minori anche il diritto alla Sicurezza Cibernetica
L’adescamento di minori online rappresenta una delle minacce più insidiose e pericolose per i bambini e gli adolescenti, un fenomeno che, come sottolinea il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.), negli ultimi due anni evidenzia, pur mantenendosi su livelli elevati, un’evoluzione che richiede interventi sempre più specializzati e tempestivi. Nel 2025, il numero complessivo dei casi trattati si attesta a 434, frutto di un’intensificazione delle attività di prevenzione e educazione digitale. L’adescamento online, infatti, è un fenomeno che si sviluppa e si manifesta nelle piattaforme digitali sempre più precocemente utilizzate da bambini e ragazzi, come i social network le app di messaggistica istantanea e, più recentemente i videogiochi online. Spesso è nei luoghi virtuali del gioco che gli adescatori “avvicinano” i giovanissimi, nascondendosi dietro profili falsi di sedicenti coetanei, pronti ad usare tecniche di manipolazione affettiva per ottenere immagini sessuali, video e addirittura incontri reali con potenziali vittime. Come si legge nel report > “Tracce digitali, vittime reali: l’impegno a difesa e protezione dei più > piccoli, pubblicato in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia > e la Pedopornografia (5 Maggio), “un’analisi più approfondita dei dati mostra > come il rischio non sia distribuito in modo uniforme tra le diverse fasce > d’età. Se è vero che i bambini tra i 0 e i 9 anni rappresentano ancora una > quota relativamente minore di vittime, con 17 casi, è altrettanto vero che si > tratta di una tipologia di vittime particolarmente fragili per le quali un > approccio sessuale precoce e tecnomediato può costituirsi come trauma concreto > con potenzialità dannose piuttosto elevate. La fascia d’età 10-13 anni > registra 179 casi. In questa fase dello sviluppo i minori iniziano a esplorare > il mondo digitale in maniera più autonoma, utilizzando i social media e le > chat per stringere nuove amicizie. Gli adescatori sfruttano questa apertura > per avvicinarsi alle vittime, fingendo di condividere interessi comuni e > instaurando un rapporto basato su fiducia e manipolazione. È in questo > contesto che la Polizia Postale ha rafforzato le proprie strategie di > prevenzione, promuovendo campagne di sensibilizzazione rivolte sia ai ragazzi > che ai genitori, affinché possano riconoscere segnali di pericolo e adottare > comportamenti più sicuri online. Infine, il dato più significativo riguarda la > fascia 14-16 anni, con 238 casi. Il volume registrato in questa fascia d’età > riflette la crescente esposizione degli adolescenti a dinamiche digitali > complesse, che vanno dal sexting alla condivisione di immagini intime, > talvolta indotte con minacce o ricatti. Gli adescatori mirano a minori di > questa età consapevoli della loro naturale curiosità per la seduzione, la > sessualità e l’interazione libera, consapevoli di quanto i ragazzi si sentano > sicuri in un dominio, quello digitale, in cui credono di muoversi con maggiore > dimestichezza, minore esposizione corporea senza particolari controlli.”: https://www.commissariatodips.it/docs/giornata-nazionale-contro-la-pedofilia-report-2026.pdf. L’impegno nella tutela dei minori e le attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni di abuso sessuale nel dominio cibernetico potrebbe essere uno dei temi da trattare in occasione del prossimo 27 maggio, 35° anniversario della ratifica italiana della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (https://www.unicef.it/convenzione-diritti-infanzia/). Anche quest’anno l’UNICEF Italia, con il patrocinio dell’ANCI, lancia la quinta edizione della campagna DIRITTI IN COMUNE e invita tutte le amministrazioni comunali a partecipare. I Comuni svolgono un ruolo determinante nell’assicurare ai bambini e agli adolescenti che tutti i diritti siano garantiti. Aderire a DIRITTI IN COMUNE rappresenta quindi un’opportunità per i Comuni di far conoscere la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in maniera diffusa e per ogni amministratore, di farsi portavoce dell’importanza di costruire contesti territoriali capaci di ascoltare le necessità e di rispondere ai reali bisogni delle giovani generazioni, ribadendo il ruolo fondamentale dei Comuni nella promozione del benessere dei minorenni. DIRITTI IN COMUNE è l’iniziativa dell’UNICEF Italia, promossa nell’ambito del Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti (https://www.unicef.it/italia-amica-dei-bambini/citta-amiche/), rivolta a tutti i Comuni italiani per sensibilizzare gli amministratori stessi, i dipendenti delle amministrazioni comunali e i cittadini, alla promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Molteplici le azioni di comunicazione che le amministrazioni locali possono realizzare utilizzando i canali social istituzionali e degli amministratori. È inoltre possibile, promuovere la campagna sulla homepage del sito del Comune e distribuire i materiali messi a disposizione dall’UNICEF Italia, in tutti gli uffici e i luoghi pubblici, nelle scuole e durante eventi organizzati per l’occasione. Le amministrazioni comunali che partecipano hanno l’opportunità di: promuovere e rafforzare la conoscenza della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza tra amministratori, funzionari, personale comunale e cittadini, contribuendo alla crescita di una cultura istituzionale attenta ai diritti dei minorenni; diffondere materiali di comunicazione, già predisposti per la stampa e per l’utilizzo sui canali digitali del Comune (sito web istituzionale, newsletter, social media) e durante gli eventi pubblici realizzati; dare visibilità alle iniziative pubbliche realizzate sul territorio in occasione della campagna di sensibilizzazione; essere inseriti nell’elenco nazionale dei Comuni che hanno aderito alla campagna di sensibilizzazione DIRITTI IN COMUNE pubblicato sull’apposita pagina del sito web di Unicef. Per aderire occorre inviare l’adesione da un indirizzo mail istituzionale del Comune (non una PEC) per segnalare la partecipazione all’indirizzo: cittamiche@unicef.it, scaricare i materiali messi a disposizione da UNICEF Italia e diffonderli tramite i canali istituzionali del Comune (social, sito, newsletter, ecc.) e condividere con amministratori, funzionari, uffici comunali e durante gli eventi pubblici. Qui tutte le informazioni per aderire: https://www.unicef.it/italia-amica-dei-bambini/citta-amiche/diritti-in-comune/. Ettore Macchieraldo
May 11, 2026
Pressenza
L’abuso digitale travolge l’infanzia. I dati del Report Meter 2025
TikTok, Telegram, Signal insieme ad aree meno accessibili della rete come il Dark Web rappresentano oggi alcuni dei principali canali di diffusione e scambio di materiale pedopornografico, in un contesto ulteriormente aggravato dall’intelligenza artificiale generativa, in grado di creare immagini e video manipolati e di produrre contenuti deepnude. Il Report 2025 dell’Associazione Meter, presentato di recente a Roma, evidenzia una trasformazione profonda del fenomeno, sempre più caratterizzato dall’uso di tecnologie avanzate e strumenti difficili da intercettare. Nel corso del 2025 sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude, ovvero immagini generate artificialmente in cui i minori vengono denudati o manipolati digitalmente. Questo dato si aggiunge alle 785.072 immagini e ai 1.733.043 video contenenti abusi reali su minori, segnalati nello stesso periodo. Le immagini deepnude rappresentano una forma particolarmente grave di abuso, perché colpiscono sempre una vittima reale: il minore la cui immagine viene manipolata senza alcun consenso. L’IA trasforma materiale innocuo in contenuto sessuale, con una violazione profonda dell’identità, dignità e sicurezza del minore. Queste pratiche alimentano il mercato pedopornografico e le richieste dei circuiti criminali, esponendo le vittime a conseguenze psicologiche serie, tra cui ansia, senso di colpa, isolamento, paura e ricatto. Oltre al danno individuale, queste pratiche hanno un effetto destabilizzante sulla società, perché normalizzano comportamenti criminali e incoraggiano la diffusione di materiale pedopornografico reale, aumentando la pressione sui sistemi di protezione dell’infanzia. Telegram si conferma la piattaforma maggiormente utilizzata; tra gli strumenti per creare deepnude e deepfake emerge anche Grok, il modello sviluppato da Elon Musk, responsabile della creazione di 1.121 contenuti rilevati, pari al 14% del totale. L’attività di monitoraggio ha consentito di individuare 505 domini nazionali coinvolti nella diffusione di materiale illecito. Tra i Paesi e territori maggiormente interessati figurano la Nuova Zelanda con 177 segnalazioni, il Territorio Britannico dell’Oceano Indiano con 110, il Montenegro e la Russia con 46 ciascuno e gli Stati Uniti con 44. Tra i domini nazionali monitorati da Meter rientra il dominio italiano .IT con 14 segnalazioni effettuate. Sui domini generici sono stati segnalati 1.532 link. Tra questi, individuate 5 macro-cartelle compresse (.RAR) contenenti 4.964 ulteriori archivi, strumenti che permettono di accumulare e distribuire grandi quantità di materiale pedopornografico. L’accesso a questi archivi avviene generalmente previa registrazione e/o pagamento, e ciascun archivio può contenere singoli file o numerosi link che rimandano a ulteriori contenuti illeciti. Il dominio generico più segnalato risulta essere il .COM con 964 casi rilevati, a conferma di come i circuiti di diffusione utilizzino piattaforme centralizzate per rendere più rapida e difficile da intercettare la circolazione di materiale illegale. Parallelamente, si osserva una riduzione del numero di link totali (domini nazionali e generici) segnalati, passati da 8.034 nel 2024 a 2.037 nell’ultimo anno. Un numero in calo non perché il fenomeno sia diminuito, ma perché i pedocriminali utilizzano sempre più link effimeri che cambiano dopo ogni accesso e restano disponibili solo per brevi periodi. L’uso sempre più sofisticato dell’intelligenza artificiale, di bot automatici e di strumenti digitali crittografati ha reso la diffusione di materiale pedopornografico più rapida e difficile da intercettare. L’analisi dei materiali rilevati evidenzia una maggiore concentrazione di contenuti che coinvolgono minori nella fascia d’età compresa tra gli 8 e i 12 anni, con 422.368 foto individuate. Seguono la fascia 3–7 anni, con 360.563 foto, e la fascia 0–2 anni, con 1.972 immagini. Questo dato evidenzia una significativa esposizione dei minori in età scolare primaria. Il medesimo andamento si riscontra anche nei contenuti video, con numeri complessivamente più elevati. Sono stati rilevati 1.337.792 video relativi alla fascia 8–12 anni, 394.417 relativi alla fascia 3–7 anni e 834 relativi alla fascia 0–2 anni. L’elevato numero di video conferma una crescente diffusione di contenuti dinamici, più complessi da individuare e rimuovere e spesso utilizzati per la condivisione e la circolazione in contesti chiusi o criptati. Una ricerca condotta dall’Associazione Meter su un campione di 467 minori tra i 9 e gli 11 anni evidenzia criticità significative legate all’utilizzo della piattaforma di gioco Roblox, frequentata quotidianamente da bambini e adolescenti. Il 70% dei minori coinvolti dichiara di essere stato esposto ad almeno una situazione di rischio durante l’esperienza di gioco. Tra i dati più rilevanti, il 45% degli intervistati riferisce di aver ricevuto tentativi di adescamento da parte di sconosciuti attraverso chat private o profili virtuali, ma solo il 10% dimostra una piena consapevolezza del fenomeno e della sua gravità. Il 50% dei minori dichiara di aver bloccato utenti sconosciuti che richiedevano informazioni personali, spesso per timore di furti di identità o accessi non autorizzati ai propri account, senza tuttavia informare gli adulti di riferimento. Il fenomeno del cyberbullismo risulta altrettanto diffuso: il 35% dei minori afferma di aver subito comportamenti offensivi, minacce o esclusione intenzionale dalle attività di gioco, con conseguenze che possono incidere sul benessere emotivo dei minori. Le attività di monitoraggio evidenziano forme sempre più complesse e diversificate di abuso. Tra queste emerge il fenomeno delle “pedomame”, ovvero donne, madri, che producono materiale pedopornografico. Sono stati documentati 11.240 video e 320 immagini diffusi attraverso piattaforme di messaggistica come Signal, Telegram e Viber. L’Associazione Meter rinnova il proprio appello a istituzioni, organizzazioni, operatori della comunicazione e dell’informazione affinché contribuiscano a portare all’attenzione della collettività un fenomeno grave e diffuso: la pedofilia e lo sfruttamento dei minori. Ogni numero rappresenta una vittima, un bambino o adolescente sopravvissuto agli abusi, un minore che cerca voce e protezione. È fondamentale che tutti, a vario titolo, diventino promotori del benessere dei bambini, diffondendo consapevolezza, strumenti di prevenzione e informazione corretta attraverso enti che realmente operano per la tutela dei minori. Solo attraverso un impegno condiviso tra società civile, giornalisti e istituzioni sarà possibile ridurre il silenzio attorno a questi crimini, offrire supporto alle vittime e contrastare efficacemente ogni forma di abuso. Qui il Report: https://associazionemeter.org/wp-content/uploads/2026/02/report_meter_2025_web.pdf.   Giovanni Caprio
March 2, 2026
Pressenza
Cybersicurezza: I numeri dell’attività operativa della Polizia Postale nel 2025
Nel 2025 i procedimenti per pedopornografia e adescamento attivati dalla Polizia Postale sono stati 2.574, con 222 arresti. Il monitoraggio dei contenuti Child Sexual Abuse Material (CSAM) ha riguardato oltre 16.500 siti, con 2.876 inserimenti in black list, privilegiando indagini su aree oscure della rete e piattaforme criptate. La Sezione Operativa, impegnata nella tutela della persona dai reati commessi online, ha svolto un’azione che si è tradotta in 1.298 persone indagate e 245 perquisizioni, a testimonianza di un impegno operativo costante, multidisciplinare e orientato alla tutela concreta delle persone, con particolare attenzione alle diverse forme di aggressione riconducibili alle fattispecie previste dal cosiddetto “Codice Rosso”. I fenomeni dello stalking, delle molestie online e della diffusione illecita di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, presentano una marcata connotazione di genere, colpendo prevalentemente le donne. Nel corso del 2025 sono state attivate 477 procedure di Codice Rosso, in prevalenza per casi di stalking e revenge porn. Sono alcuni dei dati del report 2025 della Polizia Postale. Come scrive Ivano Gabrielli, Dirigente Superiore della Polizia di Stato, Direttore del Servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica nella premessa. “ > Nel 2025 il panorama della sicurezza cibernetica ha mostrato una crescente > complessità: attacchi sofisticati alle infrastrutture critiche, campagne > ransomware, frodi economico-finanziarie, fenomeni di sfruttamento dei minori e > reati contro la persona commessi online che hanno inciso in modo diretto sulla > vita dei cittadini e sulla continuità dei servizi essenziali. La rapidità di > propagazione degli incidenti e la molteplicità dei vettori d’attacco hanno > reso indispensabile un presidio costante, capace di coniugare innovazione > tecnologica, competenze investigative e attenzione alla dimensione umana delle > vittime”. E’ comunque il Commissariato di Pubblica Sicurezza Online, ovvero il sito ufficiale della Polizia Postale (https://www.commissariatodips.it/), a confermarsi quale punto di contatto essenziale tra la Polizia Postale e i cittadini, offrendo un servizio continuo e accessibile per la segnalazione di reati informatici e per la diffusione di informazioni e consigli sulla sicurezza online. Il sito ha ricevuto 5,2 milioni di visite e quasi 76 milioni di accessi. Gli operatori specializzati hanno gestito oltre 25 mila richieste di informazioni e più di 94 mila segnalazioni (inerenti phishing, social network e attacchi informatici), con 232 interventi diretti di soccorso pubblico e 26 alert a tutela della collettività. Accanto alle attività di contrasto, il Servizio ha rafforzato il proprio ruolo sul versante preventivo e formativo, promuovendo iniziative di sensibilizzazione che hanno coinvolto migliaia di istituti scolastici e centinaia di migliaia di studenti, docenti e genitori. Complessivamente, le attività di prevenzione hanno coinvolto 4.309 scuole, 324.702 studenti, 25.838 docenti, 17.085 genitori e altri 48.835 partecipanti in incontri scolastici, seminari e convegni dedicati alla cultura della sicurezza online. A conferma dell’impegno, la Polizia Postale ha ottenuto due importanti riconoscimenti: al World Police Summit di Dubai per il progetto editoriale “Sulle tracce dell’hacker”, realizzato con la Fondazione Geronimo Stilton, e il Premio Nazionale per le Competenze Digitali nella categoria “Inclusione digitale” con il progetto “Sicurezza Cibernetica per tutti”. Per quanto riguarda i crimini informatici, nel 2025 sono state registrate complessivamente 9.250 casistiche di attacchi informatici, a testimonianza dell’elevata pressione cibernetica sul Paese. Oltre 49.000 gli alert diramati dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) per prevenire e contrastare attacchi ai sistemi informatizzati di interesse nazionale. Quale punto di contatto nazionale e internazionale per il monitoraggio e la gestione degli eventi di sicurezza cibernetica, il CNAIPIC ha gestito 47 richieste di cooperazione internazionale, consentendo l’identificazione e il deferimento di circa 169 persone. Sul fronte del Cyberterrorismo, invece, nel 2025 il Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica ha rafforzato le attività preventive e investigative attraverso il monitoraggio OSINT (Open Source Intelligence) del web e indagini mirate sulla relazione tra radicalismo e dimensione digitale, con il supporto dei Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica attivi sul territorio. L’anno è stato segnato da un aumento delle minacce ibride legate alle tensioni geopolitiche internazionali, con riflessi sulla sicurezza interna. Il cybercrime di matrice economico-finanziaria ha confermato il proprio ruolo centrale in termini di volumi operativi, con 27.085 procedimenti trattati e somme sottratte superiori a 269 milioni di euro, evidenziando la capacità delle organizzazioni criminali di operare attraverso ecosistemi digitali articolati e dinamiche transnazionali. In parallelo, sono stati gestiti 9.250 eventi di computer crime rivolti a infrastrutture critiche, soggetti pubblici, aziende e privati, a testimonianza di una pressione costante sul perimetro cibernetico nazionale. Qui il Report: https://www.commissariatodips.it/docs/Report_annuale_2025.pdf. Giovanni Caprio
January 12, 2026
Pressenza
Quando l’intelligenza artificiale diventa strumento di abuso
L’Intelligenza artificiale – IA  è la nuova frontiera della pedofilia e pedopornografia: chi abusa si rivolge a chatbot, sistemi che interagiscono online con i minori, con l’obiettivo di avere un contatto più intimo. Non solo: è possibile “spogliare” i bambini (2.967 caduti in questa rete solo nella prima metà del 2025) e farli agire dentro situazioni di abuso grazie al deepfake, le immagini truffa. La denuncia è contenuta nel primo Dossier in assoluto su quest’emergenza, dal titolo “Conoscere per prevenire, dalla pedopornografia ai deepnude”, preparato dall’Associazione Meter ETS fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto  (www.associazionemeter.org). Le foto deepfake (e i video) potenziano la produzione e aprono ad una drammatica svolta: la “normalizzazione” dell’abuso perché in fondo sono immagini virtuali, non ci sono vittime fisiche dunque non è un crimine. I deepfake sono video o immagini create utilizzando l’IA per sostituire il volto di una persona con quello di un’altra, spesso in maniera così verosimile da risultare quasi indistinguibile dalla realtà. I deepnude, invece, sono una sottocategoria di deepfake, consistente in immagini manipolate dall’IA con lo scopo di rimuovere gli indumenti di una persona, creando immagini finte e sessualmente esplicite. Ma come si produce questo materiale? “Non mancano online, si legge nel Rapporto, applicazioni e software che permettono di spogliare i bambini o creare situazioni per nulla innocenti, tutto questo partendo da fotografie magari scattate durante momenti di gioco, sport, feste. La macchina virtuale sovrappone ai vestiti un “corpo” modellato pezzo per pezzo, dando pose maliziose alterando il contesto dell’immagine. Le violazioni sono tante, dalla privacy alle manipolazioni delle immagini, provocando un danno alla reputazione del minore.” Lo sviluppo dell’IA ha permesso insomma ai pedofili il massimo risultato col minimo sforzo: mentre prima per adescare un bambino dovevano chattare di persona, adesso è possibile reperire un chatbot, cioè un programma che interagisce con i minori, usa il loro linguaggio al fine di creare una relazione empatica ed indurli allo scambio di materiale intimo. L’obiettivo è far sentire il bambino compreso, accettato, complice. In sostanza l’IA può manipolare i minori sfruttando le loro emozioni e convincendoli che in fondo “non c’è niente di male” a spogliarsi o considerare situazioni che di fatto non sono per nulla accettabili. Non solo, i chatbot cambiano link e canali continuamente, crittografano e distribuiscono in tempi rapidi il materiale. Diventa così quasi impossibile, per le forze dell’ordine, individuarli e bloccare.  L’Associazione Meter, dopo aver monitorato Telegram, Signal e Viber, ha in particolare denunciato Signal, che protegge la privacy delle conversazioni e che i pedofili e adescatori trovano perfetta, visto che la crittografia end-to-end utilizzata dall’app conferma il social come il primo ed estremo baluardo della privacy, impossibilitando qualsiasi azione di contrasto al fenomeno. In questo modo è possibile produrre e smerciare –o anche raccogliere– materiale pedopornografico in maniera pressoché indisturbata. L’Associazione, in collaborazione con il Servizio Nazionale Tutela dei Minori della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha anche proposto un questionario a 989 studenti degli Istituti secondari di secondo grado, fascia d’età 14-18. Tema delle domande il deepfake e il deepnude. Il 92,2% di essi hanno interagito con un chatbot, e l’81% del campione è convinto che i deepfake possano rovinare la reputazione e la vita di una persona. Il 53,4% conosce il fenomeno deepfake e il 42,3% ha visto qualcosa che l’ha messo a disagio. Il 65,7% degli intervistati conosce il fenomeno deepnude e il 59,4% teme la loro creazione e diffusione, un allarme sempre più preoccupante per i giovani. Peggio ancora: il 52,3% dei giovani non riesce a distinguere un video deepfake da uno reale. Lascia un po’ di speranza sapere che il 90,5% ritiene diffondere un deepfake e deepnude un serio pericolo, che il 65,1% di essi denuncerebbe senza indugio.  “I risultati emersi, si legge nelle conclusioni del Rapporto, evidenziano l’importanza di un equilibrato coinvolgimento della comunità educante e del necessario sviluppo di consapevolezza e di conoscenza per mitigare i rischi. Per comunità educante, nello specifico, intendiamo la scuola e la famiglia. La scuola, infatti, rappresenta per i giovani l’ambiente di socializzazione per eccellenza, dove sviluppare le relazioni con i pari. Pertanto, la scuola deve essere coinvolta nella programmazione dell’educazione all’affettività, al rispetto dell’altro e all’educazione digitale. La famiglia ha invece la responsabilità di fornire tutti quegli elementi di sicurezza digitale attraverso la conoscenza e la partecipazione a corsi formativi educativi e valoriali, al fine di sostenerli e di supervisionare la loro crescita. La comunità è chiamata ad erogare interventi di sensibilizzazione e di formazione per promuovere lo sviluppo delle life skills anche nel mondo digitale, oltre i soft skills, con particolare riferimento all’empatia digitale che consentirà di sviluppare rispetto e contatto empatico anche attraverso i dispositivi. Sono necessari futuri studi longitudinali per individuare le variabili su cui strutturare potenziali percorsi di intervento preventivo e di contrasto di tali fenomeni, di sostegno alle vittime che subiscono gli effetti dell’uso inadeguato della rete e infine la valorizzazione delle potenzialità dell’IA utili alla società”. Qui il Rapporto: https://associazionemeter.org/wp-content/uploads/2025/06/dossier_ai_2025_web.pdf.  Giovanni Caprio
June 25, 2025
Pressenza