Lettera aperta dei Marciatori Globali per Gaza ai leader europei
Ai capi di Stato e di governo europei
Cc:
* Sig.ra Kaja Kallas, Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la
Politica di Sicurezza
* Ministri degli Affari Esteri degli Stati membri dell’UE
* Sig.ra Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea
* Sig. António Costa, Presidente di turno del Consiglio Europeo
* Sig.ra Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo
Oggetto: I Marciatori Globali per Gaza, di ritorno dal Cairo, chiedono misure
immediate a livello UE per fermare il genocidio perpetrato contro il popolo
palestinese
Bruxelles, 23 giugno 2025
Siamo cresciuti ascoltando le parole: “mai più”. Il fondamento morale del mondo
democratico è stato costruito sulla collaborazione tra i Paesi attraverso le
Nazioni Unite e le carte nate dagli orrori dell’Olocausto: la Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani e la Convenzione per la Prevenzione e la
Repressione del Crimine di Genocidio.
Negli ultimi 20 mesi, è diventato dolorosamente chiaro che applicherete questi
testi fondamentali solo per proteggere chi ha il privilegio di nascere nelle
cosiddette potenze occidentali, o quando serve ai vostri interessi. Di fronte al
terrore, ai massacri e a una carestia artificiale, i nostri governi restano a
guardare, rifiutandosi di agire su ciò che chiunque può vedere chiaramente sui
propri schermi, ciò che ONG e operatori umanitari denunciano da oltre un anno, e
ciò che i palestinesi ci supplicano di riconoscere: è genocidio. Di nuovo.
Un intero popolo che avete deciso possa cessare di esistere. La loro cultura,
musica, arte, le loro storie stanno scomparendo insieme agli edifici e ai corpi.
Famiglie che non si riuniranno mai più a tavola. Bambini che non ascolteranno
mai le storie dei nonni. Genitori che non sentiranno più ridere i propri figli,
né li vedranno crescere. Un’intera generazione strappata alla propria terra,
costretta a guardarla bruciare.
Peggio ancora che essere spettatori passivi dello sterminio di massa, ci avete
resi complici. Avete infangato i nostri valori, il nome delle nostre nazioni,
macchiando di sangue palestinese le tasse che versiamo. Avete aiutato e favorito
l’aggressore, permettendogli di compiere il massacro impunemente. Avete ripetuto
le loro bugie, accolto la loro falsa morale e protetto l’atrocità dei loro
crimini. I vostri doppi standard sono evidenti: la rapidità con cui avete
reagito all’aggressione della Russia contro l’Ucraina rende ancora più
assordante il vostro silenzio di fronte al regime genocida israeliano. Nessuno
si lascia ingannare.
Non ci rappresentate. Noi, popoli delle nazioni europee, ora lo comprendiamo.
Dopo mesi in cui vi abbiamo chiesto di mantenere una promessa che consideriamo
sacra – “mai più” – ci dimostrate che vi sta più a cuore l’accumulo di
ricchezza, a costo di milioni di vite palestinesi e della loro stessa esistenza
come popolo. La vostra complicità ha fatto degenerare lo spargimento di sangue
fino a minacciare milioni di persone in tutta la regione. Avete le mani sporche
del loro sangue, anche se fate di tutto per nasconderlo.
Il vostro rifiuto di ascoltarci ci ha portati in terra straniera, a soli 400 km
da Gaza, in un tentativo disperato di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Questo
mese, migliaia di noi si sono riuniti al Cairo per una marcia pacifica verso
Gaza. Persone di ogni provenienza, nazionalità, fede e storia, unite nella lotta
per la giustizia, per chiedere un intervento umanitario immediato a Gaza, la
fine del genocidio e dell’occupazione della Palestina. Anche se ci è stato
impedito di portare a termine la nostra missione umanitaria, la nostra
determinazione si è rafforzata. Uniti, così vicini a Gaza, abbiamo lanciato un
forte messaggio di solidarietà al popolo palestinese, attirando l’attenzione
globale sulla loro condizione e incoraggiando i cittadini europei a farsi
sentire. Il nostro è un movimento parte di un’onda globale il cui grido è
chiaro: BASTA. Basta supportare l’oppressore. Salviamo i palestinesi.
Saremo a Bruxelles il 23 giugno per il Consiglio Affari Esteri e il 26-27 giugno
per il Consiglio Europeo, per chiedere le seguenti misure immediate:
Chiediamo che l’Europa applichi a Israele gli stessi standard applicati alla
Russia per le violazioni del diritto internazionale. Questo include:
* Congelamento degli assetti di individui ed entità che sostengono l’occupazione
e la colonizzazione della Palestina da parte di Israele.
* Imposizione di sanzioni economiche e commerciali, inclusa la fine dell’Accordo
di Associazione UE-Israele, restrizione dell’accesso ai mercati finanziari UE
per imprese statali complici e sospensione della partecipazione di Israele al
programma Horizon Europe.
* Divieti settoriali su armi, equipaggiamenti militari e tecnologie che
rafforzano la potenza bellica israeliana.
* Applicazione delle decisioni della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ed
esecuzione dei mandati d’arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale (CPI)
contro i sospetti responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità.
Chiediamo:
* Il ritiro immediato delle forze armate israeliane e dei coloni dai territori
palestinesi occupati.
* Il riconoscimento della Palestina come Stato sovrano.
* L’apertura urgente di corridoi umanitari per fornire cibo e aiuti a Gaza con
tutti i mezzi necessari.
* Il sostegno dell’UE alla ricostruzione di Gaza sotto supervisione
internazionale e in piena collaborazione con il popolo palestinese.
* La fine della complicità europea nell’aggressione israeliana contro i Paesi
vicini e il rispetto dell’impegno a prevenire il genocidio.
* La cessazione del supporto alle operazioni militari statunitensi condotte da
suolo europeo che sostengono crimini di guerra, apartheid e regimi genocidi.
* Lo smantellamento dei poteri di veto imperialisti all’interno delle Nazioni
Unite e l’imposizione di responsabilità internazionali uguali per tutti i
crimini di guerra.
* La protezione dei rifugiati palestinesi secondo gli obblighi europei in
materia di diritti umani, sia di coloro che fuggono dalla violenza dei coloni e
dello Stato in Cisgiordania e Gerusalemme Est, sia di quelli in fuga dalla
distruzione a Gaza.
Ci avete ignorati, ma non ci zittirete. Nella nostra diversità, siamo uniti
dalla sete di giustizia e dalla solidarietà per il popolo palestinese. Se non ci
ascoltate nelle strade delle nostre nazioni, se non ci sentite mentre navighiamo
e marciamo per rompere l’assedio di Gaza, porteremo la nostra rabbia, il nostro
disgusto e il nostro grido comune direttamente a voi.
Cordiali saluti,
I firmatari
Redazione Italia