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Trump rilancia l’imperialismo USA a colpi di fotomontaggio
Ha fatto scalpore la divulgazione, da parte del presidente USA Donald Trump, della fotografia in cui si si vede la mappa geografica USA modificata e comprendente anche Groenlandia, Canada e Venenzuela. La foto ritrae un incontro tenutosi nello Studio Ovale della Casa Bianca, a cui hanno partecipato i leader dell’Unione Europea, il Segretario generale della NATO Mark Rutte e il Primo Ministro britannico Keir Starmer: i leader europei, tra i quali la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, riuniti nello Studio Ovale con Donald Trump, seduto dietro il ‘resolute desk’. Apparentemente un’immagine come tante, come quella che ritraeva l’incontro dello scorso agosto sull’Ucraina, se non fosse per un piccolo importante dettaglio. Sullo sfondo della stanza c’è una cartina geografica degli Stati Uniti e i suoi nuovi territori: Groenlandia, Canada e Venezuela coperti dalla bandiera a stelle e strisce. La foto, creata grazie all’intelligenza artificiale, fa parte di una raffica di post sulla Groenlandia che il tycoon ha rilanciato su Truth a poche ore dal suo arrivo al World Economic Forum di Davos. Post accompagnati da una serie di dichiarazioni incendiarie sulla necessità per gli Stati Uniti di controllare l’isola più grande del mondo: la Groenlandia. In un’altra immagine pubblicata sul social media, il presidente americano è ritratto mentre issa una bandiera Usa sul territorio autonomo accanto al vice presidente Jd Vance e al segretario di Stato Marco Rubio. Nella foto un cartello piantato nel terreno recita “Groenlandia, territorio Usa dal 2026”. Qualche mese fa, lo stesso Trump aveva pubblicato un’immagine modificata della cartina USA in cui includeva solo il Canada. L’imperialista Donald Trumo trova il muro di partner e alleati, che denunciano e respingono le sue ambizioni di annettere il Canada e la Groenlandia (che appartiene alla Danimarca, Paese Nato) e di riprendersi il Canale di Panama con l’uso della forza, rinominando pure il Golfo del Messico in Golfo d’America. Levata di scudi anche contro la sua richiesta di portare al 5% del Pil le spese per la difesa. Il presidente eletto insiste, pubblicando su Truth due cartine con il Canada negli Stati Uniti, ma le reazioni sono dure e compatte. Quelle più significative arrivano dalla Germania e dalla Francia, i due Paesi più importanti dell’Europa, che hanno preso posizione anche contro le bordate di Elon Musk ad alcuni leader europei. Silenzio invece dall’Italia. “L’inviolabilità dei confini è un principio fondamentale del diritto internazionale”, ha attaccato in conferenza stampa il cancelliere tedesco (dimissionario) Olaf Scholz. In un tweet successivo in inglese, Scholz ha ribadito la posizione di Berlino secondo cui “i confini non devono essere spostati con la forza” e ha rivelato che l’ultima uscita di Trump ha causato “un notevole disagio” tra i capi di Stato e di governi europei con cui ha parlato. Il cancelliere ha punzecchiato il tycoon anche riferendosi all’invasione di Putin in Ucraina, ammonendo che il principio dei confini sovrani “si applica a ogni Paese, sia a Est che a Ovest”. Altolà anche da Parigi. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha ricordato che la Groenlandia è “territorio europeo” e ha escluso “che l’Ue possa permettere ad altre nazioni nel mondo, chiunque esse siano… di attaccare i suoi confini sovrani”. “Dobbiamo svegliarci e rafforzarci, militarmente, nella competizione, in un mondo in cui prevale la legge del più forte”, ha ammonito. Mentre la portavoce del governo francese Sophie Primas ha parlato apertamente di una “forma di imperialismo” nei commenti di Trump. Bruxelles ha cercato di gettare acqua sul fuoco ma una portavoce della Commissione Ue ha puntualizzato che “la sovranità degli Stati deve essere rispettata, e questo vale anche per il Regno di Danimarca”. E ha respinto anche la richiesta del 5% del Pil per la Nato: “Non abbiamo questo obiettivo di spesa nell’Ue”. Istanza bocciata pure da socialdemocratici e liberali in Germania (“non siamo a un bazar”), e dal ministro della Difesa italiana Guido Crosetto, secondo cui a decidere sarà la prossima assemblea Nato dei leader ma “il 5% in questo momento sarebbe impossibile per quasi tutte le nazioni al mondo”. La premier danese Mette Frederiksen ha già messo in chiaro che “la Groenlandia appartiene ai groenlandesi”, anche se il suo ministro degli Esteri Lars Lokke Rasmussen ha preferito toni più morbidi aprendo al dialogo su come rafforzare la cooperazione. Intanto il leader della Groenlandia Egede è volato dal re danese Frederik. Sullo sfondo le elezioni di aprile, con un possibile referendum indipendentista su cui conta Trump, anche se il segretario di Stato Antony Blinken ha escluso una futura annessione. Reazioni piccate anche da Ottawa, nonché da Panama, secondo cui “la sovranità del canale non è negoziabile”. “Appartiene ai panamensi e continuerà ad essere così”, ha tagliato corto il ministro degli Esteri Javier Martínez-Acha. Sostegno dal Parlamento del Costa Rica. Sarcastica invece la replica della presidente del Messico, Claudia Sheinbaum: durante la presentazione di un catalogo storico, quando sulle mappe venivano usati altri nomi per i territori, ha chiesto “perché non la chiamiamo America messicana? È un bel nome, vero?”.   Dall’Onu è arrivato un messaggio chiaro: “Abbiamo a che fare con un’amministrazione americana per volta ma la questione riguardo sovranità e integrità territoriale è ampiamente trattata nella Carta Onu che tutti gli Stati membri hanno firmato”. Trump intanto ha mandato in rosso Wall Street e le borse mondiali dopo le ripetute minaccia di dazi che fanno temere un aumento dei prezzi, una risalita dell’inflazione e minori tagli dei tassi di interesse. Il Governo Bolivariano ha ribadito martedì 20 gennaio 2026 che la Repubblica Bolivariana del Venezuela è e continuerà a essere la Repubblica Bolivariana del Venezuela, in risposta alla diffusione di una mappa manipolata con intelligenza artificiale pubblicata sui social media dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in cui Venezuela, Groenlandia e Canada sono raffigurati come territori statunitensi. In risposta, lo Stato venezuelano ha invitato i cittadini a partecipare a un atto simbolico di unità per difendere l’integrità territoriale e contrastare la disinformazione. L’iniziativa prevede la pubblicazione della mappa ufficiale del Venezuela, con le sue otto stelle e la regione di Essequibo, su storie e profili dei social media, accompagnata dalla frase: “Unione perfetta per tutto il Venezuela”. Fonti: https://www.eluniversal.com/politica/224605/venezuela-lanza-campana-en-defensa-de-su-territorio-tras-difusion-de-mapa-alterado https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2025/01/08/il-trump-imperialista-trova-il-muro-degli-alleati_6903d28e-3898-482c-8b89-807c6e93ec92.html https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/20/trump-posta-un-fotomontaggio-sulla-groenlandia_b1a7d265-6855-491a-bfb5-73de6f44e0fb.html Lorenzo Poli
January 23, 2026
Pressenza
Anche Firenze in piazza, al grido “Giù le mani dal Venezuela”
Arrivo in piazza Ognissanti da Via del Porcellana e le bandiere sono sopraffatte dall’illuminazione di Natale. Al centro c’è la brigata sonora del collettivo ex-Gkn, intorno convergono tutte le sigle sindacali; sventola, accanto a quella palestinese, la bandiera del Venezuela.  … Leggi tutto L'articolo Anche Firenze in piazza, al grido “Giù le mani dal Venezuela” sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Zohran Mamdani: “Cuba e Venezuela? Credo che sia Nicolas Maduro che Miguel Díaz-Canel siano dittatori”
Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York che è stato definito dai media mainstream occidentali quasi in senso negativo, “socialista”, conferma di avere posizioni in politica estera abbastanza ambigue e ed inclini alla politica estera USA di sempre: quella che guarda all’America Latina come il proprio “cortile di casa”. Certo, per Trump, può rappresentare un avversario ma siamo negli Stati Uniti ove, spesso, in politica “cambiano i suonatori ma la musica rimane la stessa”. Infatti, nel pieno dell’orgia di entusiasmo neoliberal generale per la sua elezione, anche in Italia, Zohran Mamdani può rappresentare un avversario alla politica aggressiva USA contro Cuba e Venezuela? Per capirlo è importante ricordare il suo pensiero espresso poche settimane fa sull’argomento al The Latin Times: “Voglio essere chiaro su dove mi trovo. Credo che sia Nicolas Maduro che Miguel Díaz-Canel siano dittatori. Le loro amministrazioni hanno soffocato elezioni libere ed eque, imprigionato gli oppositori politici e soppresso la stampa libera e leale. Eppure, la lunga storia di politiche punitive del nostro governo federale nei confronti di entrambi i paesi, comprese le uccisioni extragiudiziali di venezuelani e la continuazione di un blocco decennale di Cuba, hanno solo peggiorato queste condizioni. Il socialismo democratico riguarda la dignità, la giustizia e la responsabilità. E soprattutto, si tratta di costruire una democrazia che funzioni per i lavoratori, non una che li depreda”. Sebbene in campagna elettorale servono i voti di tutti, soprattutto quando votano in pochi, ma anche Zohran Mandani ha dovuto fare la sua “marchetta” anticomunista per abbracciare, politicamente, tutti/e e “cedere” alla destra, anche mediatica, che lo ha voluto stanare su questo argomento. Si spera che neo-sindaco di New York possa contribuire per rompere il bloqueo USA contro Cuba e Venezuela e lo faccia, negli spazi di legge, avviando una rapporto con Cuba e Venezuela che sia l’opposto dell’aggressione imperialista che i diversi governi, Democratici e Repubblicani, da decenni conducono contro i due Paesi. In questa scelta, questa si di cambio reale, troverà la solidarietà ed il sostegno dei movimenti sociali e di volontariato. Siamo ingenui? Forse, ma la speranza rimane. Vogliamo, positivamente, credere che anche negli Stati Uniti una politica si possibile e che faccia “carta straccia” del suo imperialismo. Vedremo quale sarà la politica futura di Zohran Mamdani su Cuba e Venezuela: se come un vero socialista vorrebbe, o come tutti i neoliberal desiderano. https://www.latintimes.com/mamdani-breaks-silence-about-maduro-cuban-president-diaz-canel-how-jorge-ramos-daughter-paola-589809 Lorenzo Poli
November 5, 2025
Pressenza
Il viaggio della Global Sumud Flotilla e la vergogna dell’Occidente
Stiamo vivendo un momento importante, il corso della storia sta davvero virando, ci sono segni di cedimento di quella continuità plurisecolare che ha visto il cosiddetto occidente egemonizzare il mondo con dosi massicce di colonialismo, genocidi, guerre, razzismo mascherato prima … Leggi tutto L'articolo Il viaggio della Global Sumud Flotilla e la vergogna dell’Occidente sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Michael Hudson: la guerra all’Iran è una lotta per il controllo unipolare del mondo da parte degli Stati Uniti
L’economista Michael Hudson spiega come la guerra contro l’Iran miri a impedire ai paesi di liberarsi dal controllo unipolare degli Stati Uniti e dall’egemonia del dollaro, e a interrompere l’integrazione eurasiatica con Cina e Russia. Gli oppositori della guerra con … Leggi tutto L'articolo Michael Hudson: la guerra all’Iran è una lotta per il controllo unipolare del mondo da parte degli Stati Uniti sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.