Rossobrunismo, un fenomeno politico tra realtà ed etichetta. Intervista a Claudia Cernigoi
Il fenomeno del cosiddetto “rossobrunismo”, (discendente del “nazimaoismo”) non
è mai stato sufficientemente approfondito né dagli storiografi del neofascismo,
né dai politici e dai militanti della sinistra. La “simpatia” che certi settori
della destra estrema hanno spesso rivolto a contenuti ed associazioni di
sinistra (categorie marxiane e gramsciane) è però qualcosa da tenere d’occhio,
perché può dare luogo anche a situazioni pericolose per chi milita in certi
settori. Già negli anni 20 in Germania si sviluppò il movimento dei
“nazionalbolscevichi”, che abbracciava problematiche di sinistra con indicazioni
nazionaliste (praticamente quello che ha detto ai tempi nostri JeanMarie Le Pen,
dopo avere vinto le “primarie” in Francia: ossia che è “socialmente a sinistra,
economicamente a destra e nazionalista francese”); vagheggiavano, tra l’altro,
un’alleanza con l’Unione Sovietica. Furono eliminati dal nazismo, né più né meno
che gli oppositori del regime. Dopo varie peripezie, che narreremo brevemente
più avanti, a partire dall’anno 2000 gli eredi di questi nazionalbolscevichi
(“comunitaristi” e “comunisti nazionalitari”) hanno iniziato a frequentare ed a
cercare contatti con gli ambienti della sinistra antimperialista ed
internazionalista, i cui militanti molto spesso – o per non conoscenza, o per un
malinteso pragmatismo – non hanno preso le distanze da loro. I risultati di
questa attività – che osiamo definire di “entrismo” – li stiamo vedendo ora
nella più totale confusione semiotica nella definizione di sinistra in balia tra
una balcanizzazione da parte della “sinistra” neoliberale, i veri rossobruni che
alimentano la confusione e chi usa l’etichetta di “rossobruno” per disarmare
qualunque pensiero critico a sinistra. Di questo ne parliamo con Claudia
Cernigoi, ricercatrice dei gruppi Diecifebbraio e Resistenza Storica e tra le
fondatrici di Radio Città Trieste Canale 89, la prima radio libera politicamente
impegnata a sinistra alla fine degli anni Settanta. È stata tra i fondatori di
Radio Onda Libera nel 1980, ha collaborato per diversi anni con l’emittente
radiofonica bilingue “Radio Opčine” di Trieste ed ha diretto per alcuni anni “il
Movimento”, periodico del Movimento dei Finanzieri democratici. Giornalista
pubblicista dal 1981, dal 1990 dirige il periodico triestino “La Nuova
Alabarda”. Il suo ambito di ricerca verte sulla Seconda Guerra Mondiale, il
neofascismo, la strategia della tensione e la storia del confine orientale. È
stata tra le consulenti storici per la difesa di Oskar Piškulić nel cosiddetto
“Processo per le Foibe” di Roma.
Cosa è e come nasce il “rossobrunismo”?
Con il termine “rossobrunismo” va intesa, a mio parere, più una pratica politica
che una ideologia vera e propria. Le radici affondano nella Germania degli anni
’20, quando
si sviluppò il movimento dei “nazionalbolscevichi”, che univa tematiche di
sinistra con indicazioni nazionaliste (come le successive posizioni di
Jean-Marie Le Pen che dichiarò di essere «socialmente a sinistra, economicamente
a destra e nazionalista francese»). Questo movimento ipotizzava anche
un’alleanza con l’Unione Sovietica, ma i suoi esponenti furono ben presto
eliminati dal regime nazista quando andò al potere.
All’inizio degli anni ’60 l’ex SS belga Jean Thiriart iniziò a teorizzare il
“comunitarismo” come superamento del fascismo che era uscito sconfitto dalla
guerra, fondando l’associazione Jeune Europe (Giovane Europa in Italia) che
raccolse molti nostalgici del nazismo e del fascismo e si connotò in senso
“antiamericano” (più esattamente “antistatunitense”), con la visione di
un’Europa indipendente unita “da Dublino a Vladivostock”, ed alleata dei
nazionalisti e dei rivoluzionari del Terzo Mondo.
Nel 1962 a Venezia ci fu la fondazione del Partito Nazionale Europeo, che vide
tra i coordinatori, oltre a Thiriart, l’ex ufficiale nazista Adolf von Thadden,
l’ex leader del partito filonazista britannico, sir Oswald Mosley ed il conte
Alvise Loredan, che rappresentava la fazione del MSI più legata a Pino Rauti. In
seguito in Italia abbiamo visto la creazione di movimenti e circoli
“nazimaoisti” che per lo più ebbero una funzione di “entrismo” nei movimenti di
sinistra: emblematica l’operazione di Claudio Mutti, animatore (ancora oggi)
della rivista “di geopolitica” Eurasia, collaboratore di Franco Freda e
fondatore di un’associazione Italia-Libia, alla quale aderì anche Claudio Orsi,
che si mise in luce come uno dei primi creatori di gruppi sedicenti maoisti nel
Veneto: attorno a questa associazione ruotarono Franco Freda, Giovanni Ventura e
il conte veneto Pietro Loredan (fratello dell’Alvise sopra citato), i cui nomi
comparvero poi nelle indagini per le bombe di piazza Fontana e di Roma del 12
dicembre 1969.
Ricordiamo la definizione dei “nazimaoisti” che si trova nel libro-denuncia La
strage di Stato: venivano così detti per la loro tendenza a presentarsi «alle
assemblee del Movimento studentesco gridando slogan tipo Hitler e Mao uniti
nella lotta e Viva la dittatura fascista del proletariato, e provocando spesso
gratuiti scontri con la polizia».
Dagli anni ’90 si è visto un rifiorire di testate “comunitariste” che a fronte
di un preteso senso di “antimperialismo” hanno cercato di trovare un contatto
con i movimenti internazionalisti (soprattutto nel corso delle aggressioni
condotte dall’Occidente alla Jugoslavia, all’Iraq, alla Siria e alla Libia, e in
anni più recenti a seguito del conflitto russo-ucraino), favoriti in questo dal
fatto che molti partiti della sinistra, se non sostenevano direttamente la
politica filo Nato (come il PD, che può però essere considerato un partito di
“ex sinistra”), prendevano la posizione definita “néné” da Fulvio Grimaldi,
cioè, pur criticando le aggressioni non si portava effettiva solidarietà ai
Paesi aggrediti in quanto non si “condividevano” le posizioni dei loro governi,
senza considerare il diritto all’autodeterminazione politica dei popoli stessi.
Perchè la destra radicale e i movimenti dell’estrema destra (es: Ordine Nuovo,
Terza Posizione), ad un certo punto, hanno sentito la necessità di
strumentalizzare categorie gramsciane e marxiane in senso reazionario?
Per quanto riguarda Ordine Nuovo (su Terza posizione, che peraltro è stata una
sorta di “erede” di ON, non vi sono conferme o smentite ufficiali) si è
soprattutto trattato di una manovra di provocazione anticomunista, in quanto
erano manipolati dalla Nato e dalla CIA: cito quanto dichiarò nel 1997 al
Giudice Mastelloni di Venezia il Generale Emanuele Borsi di Parma, già Capo di
Stato Maggiore della III Armata negli anni ’60, e cioè che il SIFAR aveva
comunicato l’esistenza di una «organizzazione paramilitare di estrema destra,
probabilmente chiamata Ordine Nuovo, sorretta dai servizi di sicurezza della
NATO»; aggiungo che nella sentenza di primo grado per la strage di Bologna
(2/8/80) appare che «i servizi segreti italiani militari e civili avevano a
rispettivo punto di riferimento le due organizzazioni eversive della destra:
Ordine Nuovo, che lavorava con i militari, e Avanguardia Nazionale che
collaborava con l’Ufficio Affari Riservati». Usare le categorie politiche dei
“nemici” per infiltrarsi e creare azioni di provocazione era quindi obbligatorio
per Ordine Nuovo.
Questo nella popolazione ha contribuito a generare una confusione semiotica tra
ciò che è destra e sinistra, attingendo da culture politiche diverse. Chi
ritieni abbia contribuito maggiormente all’ampliamento di questo fenomeno?
Riesci a farci degli esempi storici e contemporanei di rossobrunismo?
Oltre agli esempi che ho fatto prima, aggiungo che il fenomeno si è ampliato
negli ultimi vent’anni con l’avvento dell’idea “né di destra né di sinistra”
(ritenuta un valore positivo), che prevedeva comunque il rinnegare i valori di
sinistra. I promotori “colti”, come Costanzo Preve, ma anche Giulietto Chiesa,
provenienti dal PCI (nel quale avevano anche svolto ruoli di una certa
importanza), dopo lo scioglimento del loro partito e la costruzione del PDS (poi
DS e poi PD) al quale aderirono la maggior parte dei vecchi dirigenti, invece di
rivolgersi ai partiti comunisti che erano rimasti in vita, e contribuire a
creare una nuova sinistra comunista, adeguata ai cambiamenti politici del tempo,
decisero invece di “rinnegare” in toto il concetto di “sinistra”, non
considerando, come del resto faceva già la vecchia nomenclatura del PCI, altra
“sinistra” al di fuori del PCI. Quindi si sono rivolti alla “destra”, e proprio
alla destra comunitarista, che aveva preso posizione contro i bombardamenti Nato
sulla Jugoslavia, “ignorando” che non era stata solo questa destra a schierarsi
contro (furono attivi Rifondazione, i Verdi, i sindacati di base, i pacifisti
cattolici, gli anarchici…). È in questo contesto politico che è sorta la “terza
via” dei movimenti “né di destra né di sinistra” (in termini di voti questa
scelta politica sarà pagante solo per il movimento di Beppe Grillo, ma questo è
un altro discorso). Su queste basi Chiesa fondò, assieme a Franco Cardini (già
esponente della Giovane Europa e sempre rimasto su posizioni di destra), il suo
movimento politico Alternativa; e a fronte dell’affermazione che “la sinistra”
non esisteva più, non disdegnò invece di partecipare alle iniziative di una
organizzazione dichiaratamente fascista come CasaPound.
Si può anche citare, come esempio della devastazione del pensiero politico di
sinistra in Italia, il ruolo di Diego Fusaro, che presentandosi come “marxista”
nelle sue esibizioni mediatiche piene di concetti espressi in modo
incomprensibile ma sempre con molta arroganza e sicumera, ha contribuito non
poco a screditare il pensiero e le idee del comunismo, anch’egli vicino a
CasaPound in più di un’occasione.
Il rossobrunismo è dunque una manipolazione reazionaria dei temi della sinistra
da parte dell’estrema destra, ma non è l’unico a strumentalizzarli. Negli ultimi
decenni abbiamo assistito ad operazioni di “redwashing” da parte di aziende e
pubblicità, che hanno adoperato forme di propaganda per ripulire la loro
immagine o creare una facciata di sensibilità su temi come l’uguaglianza
sociale, la parità, la lotta alla povertà e alle discriminazioni tipica della
politica dei partiti di sinistra. Nello stesso modo, anche una certa forma di
liberal-progressismo (anche chiamato neoliberismo progressista, “sinistra
liberale”, “sinistra neoliberale) ha cercato, vincendo de facto, di spacciare
per “sinistra” idee e valori che non sono mai stati collocabili a sinistra, ma
piuttosto a posizione centriste moderate, liberali, o affini al centro-destra.
Le idee di sinistra oggi sono attaccate da dentro e da fuori?
L’equivoco che ha portato a questa situazione è che si è continuato (si continua
ancora) a considerare “sinistra” una parte politica che non può assolutamente
essere considerata tale; volendo fare una battuta, si può dire che a confronto
di essa la Democrazia Cristiana della corrente di Aldo Moro sarebbe da
considerare più che “rivoluzionaria”. Non si può definire “sinistra” i partiti
politici che hanno governato negli anni con politiche di destra e controriforme
che hanno eliminato quasi tutte le conquiste raggiunte dai movimenti negli anni
’70 (diritti dei lavoratori, assistenza sanitaria pubblica, riforma
dell’ordinamento scolastico, diritto alla casa…), che hanno privatizzato tutto
ciò che era pubblico, svendendo anche le eccellenze del nostro Paese,
permettendo che i capitali andassero all’estero perché ciò serviva ad arricchire
gli imprenditori, lasciando però le maestranze prive di lavoro (e di reddito),
per non parlare delle politiche sulla sicurezza e sull’ordine pubblico,
sull’immigrazione (con gli infami accordi con il governo libico), sul riarmo e
le politiche di guerra invece che di distensione, ed infine anche con la
revisione della storia che ha portato ad una narrazione “tossica” in cui sono
stati rivalutati il fascismo ed i loro esponenti mentre sono stati
criminalizzati gli antifascisti se comunisti o internazionalisti, come per la
questione delle “foibe” al confine orientale. Ricordiamo che è stato il diessino
Luciano Violante a “tendere la mano” ai “ragazzi di Salò”, con quello che ne è
seguito.
Ma il fatto di presentare come “sinistra” un centrodestra filo capitalista e
seguace dell’imperialismo atlantico, è servito a screditare anche le ultime
rimanenti frange di sinistra “vera”, coerente con i temi di giustizia sociale e
solidarietà internazionale, per cui chi non si riconosce nella destra
post-fascista di Meloni non ha più riferimenti politici adeguati alla necessità
del momento politico che stiamo vivendo.
È in tal modo che possono aprirsi spiragli di collaborazione tra chi si ritiene
ancora portatore di ideali di giustizia sociale ed internazionalismo con la
destra “comunitarista” che sa come presentarsi in modo da rendersi accattivante
su questi argomenti: il discrimine avviene però quando si affronta la questione
dell’antifascismo e, soprattutto, della Resistenza e della Resistenza al confine
orientale: è a questo punto che il più acceso “comunitarista”, convinto
assertore del diritto dei popoli all’autodeterminazione, si rivelerà come un
accanito fascista “antislavo”.
Purtroppo noi sappiamo che in tempi di culture war, di forte polarizzazione
dell’opinione pubblica e di una narrazione dominante che cerca di creare un
binarismo di pensiero per incanalare l’opinione comune verso dibattiti sterili,
spesso sono sorte etichette e locuzioni strumentali usate come armi politiche
per demonizzare e ridicolizzare il dissenso. Questo ha portato, fuori dal loro
significato, ad un abuso dei termini “complottista”, “rossobruno”, “campista”,
“populista”, “fascista” usati in maniera retorica o impropria imponendo quasi un
limite alla critica, oltre al quale non si può andare proprio a causa del
rischio di essere additati. Quindi cosa è rossobrunismo e cosa non lo è?
Come dicevo prima, “rossobruno” è una definizione vaga che può intendere molte
cose. Che le analisi di pensatori di destra (il russo Alexander Dugin, ad
esempio) siano condivisibili, quantomeno in parte, da chi ha una visione
anti-imperialista della lotta politica e contesta la politica “occidentale”
(intendo con questo termine quella attuale dell’Unione Europea, che da un
ventennio è diventata il cane da guardia degli interessi USA nel nostro
continente, ma non solo), è un dato di fatto, ma che a diffondere certe teorie
politiche, che alla fine si rifanno alla visione di Thiriart (che fu quella
portata avanti da Avanguardia Nazionale) la già vista “Europa unita
dall’Atlantico agli Urali”) siano oggi i discendenti del vecchio Ordine nuovo
(parlo di Rainaldo Graziani, figlio del Clemente fondatore di ON, che è il
riferimento italiano di Dugin) è ovviamente un grosso problema politico, che
purtroppo in certi ambienti della sinistra internazionalista viene “ignorato” o
sottovalutato. Se pensiamo a come si è evoluto in senso negativo l’ex comunista
Marco Rizzo, che ha ormai fatto proprie tutte le più becere parole d’ordine di
una destra retriva e conservatrice, non si può più nemmeno parlare di
“rossobrunismo”, ma direttamente di “filo post-fascismo”.
L’ignoranza su questi temi è grande perchè purtroppo stanno scomparendo le
culture politiche, le riflessioni critiche e vi è in atto una progressiva
depoliticizzazione della popolazione che nel frattempo crea un terreno fertile
per queste trappole e fare proselitismo. Quale può essere una soluzione/proposta
per combattere questa deriva, oltre al seminare cultura e definire qual è
l’importanza della politica?
La risposta è proprio “seminare cultura”: far conoscere la storia, il passato di
certi personaggi che oggi si presentano come pensatori “antisistema”, che dicono
cose giuste in tema di politica internazionale, che parlano spesso in termini di
buon senso, ma mantengono però una ambiguità su questioni come fascismo ed
antifascismo; aspiranti leader che riescono a prendere il posto di altri
esponenti politici che non hanno il coraggio di tirare fuori le parole giuste in
modo da aggregare nuovamente, ma su valori di sinistra, le persone che
vorrebbero ricreare un movimento contro l’imperialismo guerrafondaio che ci sta
portando verso una guerra mondiale che sarebbe, come disse Einstein, l’ultima,
perché ne seguirebbe una distruzione completa dell’umanità.
Però ricordo come non sia stato accolto bene dai “compagni” l’avere a suo tempo
rilevato che uno dei “pensatori” di Risorgimento socialista (partito che conta
molto poco in termini di peso politico, ma viene regolarmente inglobato nelle
coalizioni elettorali che fanno capo all’area di Rifondazione comunista) è l’ex
dirigente del FUAN Biagio Cacciola, protagonista di vari tentativi di
coinvolgere militanti di sinistra in iniziative (ma anche negli scontri di
piazza, da Valle Giulia nel 1968 alla cacciata di Lama da Bologna nel 1977 fino
al G8 di Genova) con la destra, candidato per la Destra di Storace nel 2012.
E vedo oggi “compagni” di vario tipo, giustamente critici nei confronti della
politica di riarmo condotta dal PD (che non si discosta da quelle condotte dal
governo italiano e da quello europeo), e dell’ignavia nei confronti della
criminale politica israeliana che dopo avere iniziato il genocidio a Gaza sta
allargando il conflitto al resto del Medio Oriente, li vedo condividere, citare,
portare ad esempio le prese di posizione di pensatori già fascisti e comunque
con una visione di destra radicale, come Franco Cardini (che fu il principale
collaboratore di Giulietto Chiesa), o di Maurizio Blondet (un integralista
cattolico con picchi di xenofobia).
Io vedo una incapacità di fondo di comprendere le dinamiche politiche in cui ci
troviamo ad essere, alla fine, più spettatori che protagonisti; mancano le
occasioni di incontro politico in cui dibattere e chiarirsi le idee, manca
anche, purtroppo molto spesso, la capacità di mettersi in discussione e
comprendere come talune “collaborazioni” non possano portare avanti una giusta
lotta, ma servono soltanto a creare confusione e disillusione nei confronti di
una possibile costruzione di un nuovo movimento di sinistra per la pace e la
giustizia di classe.
Ulteriori informazioni:
http://www.nuovaalabarda.org/dossier/comunitaristi_e_nazimaoisti.pdf
https://www.cnj.it/INIZIATIVE/FalsiAmici/atti_cernigoi.pdf
https://www.comune.bologna.it/iperbole/asnsmp/Evangelisti_I_rosso_bruni.pdf
https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/07/la-sinistra-di-destra-la-lotta-di-classe-e-il-decoro/
Lorenzo Poli