Pace multiculturale – un paradigma islamico pacifista
In occasione del ciclo di incontri di Pax Christi Fratellanza Pace Convivenza
che inizierà il 9 novembre 2026, con questo articolo vorrei mostrare il mio
punto di vista musulmano interno sul potenziale inclusivo dell’Islam per una
pace multiculturale. Infatti, il messaggio originario del Corano è un messaggio
incentrato sulla pace e sul multiculturalismo.
Credo che partendo dal concetto del linguaggio, si possa viaggiare da Babele a
Gerusalemme e poi alla Mecca, includendo anche l’induismo, il buddismo e
l’ateismo nella storia della rivelazione profetica. In una fiaba del Bhutan si
racconta:
> “Mentre pregava, cadde in trance e, in una visione, vide le ‘fate eteree delle
> nuvole’, che gli rivelarono i principi di tutte le religioni e il linguaggio
> delle sacre scritture”.
A mio avviso nella storia della rivelazione monoteista quando si parla di
linguaggio si ritrovano tre paradigmi diversi.
Il primo, quello della Torah, si concentra sul castigo di Dio imposto al popolo
della torre. Qui la confusione delle lingue e la migrazione (diaspora) sono
viste come maledizione di Dio sull’umanità. Le persone devono interrompere la
costruzione della torre perché non riescono a comunicare tra loro a livello
linguistico.
Il secondo paradigma, quello cristiano, consente alle persone di parlare tutte
le lingue senza averle imparate, grazie all’ispirazione dello Spirito Santo. Qui
la diversità linguistica viene improvvisamente ripristinata per mezzo di un
miracolo e non deriva dagli sforzi umani.
Il terzo paradigma del Corano si concentra sulla volontà di Allah di creare gli
esseri umani come facenti parte di comunità multiculturali basate sull’equità e
di descrivere questo multiculturalismo come buono e voluto da Dio. Nel Corano,
le culture vengono incoraggiate a conoscersi concretamente per poi mettere in
pratica questa conoscenza reciproca nella realtà sociale. Allah invita le
persone a impegnarsi a favore di una comunicazione interculturale attiva e non
interferisce, ma consiglia un approccio etico al dialogo. Infatti, la cultura
che ottiene i risultati migliori è quella che agisce in modo più virtuoso.
In Corano 5:48 si dice:
> “E se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Ma Egli (vi
> ha divisi in diverse comunità e) ha voluto mettervi alla prova (in questo
> modo) in ciò che vi ha dato (della rivelazione). Gareggiate in opere buone:
> tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle
> quali siete discordi.”
La diversità fa parte della vita e non va eliminata. ProMosaik aderisce al terzo
paradigma, riconosce la complessità della diversità linguistica e sostiene il
multilinguismo multiculturale e multireligioso fin dall’infanzia in una società
mosaico.
Vorrei ora fare un passo avanti, sostenendo come si possa includere buddismo,
induismo e ateismo nella storia della rivelazione delle religioni monoteiste per
confermare come l’Islam, spesso strumentalizzato come religione violenta, come
ultima religione rivelata, possa portare la pace, perché pensa al di là di
etichette religiose e confessioni in senso stretto. Infatti, Islam significa
sottomissione a Dio, come diceva il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe:
> “È sciocco che ognuno, nel proprio caso, Elogi la propria opinione
> particolare!
>
> Se Islam significa sottomissione a Dio, Nell’Islam viviamo e moriamo tutti.”
Religione significa inclusione. Il buddismo e l’induismo sono due grandi
religioni mondiali che fanno parte della storia monoteistica della rivelazione.
Nel Corano 35:24 e 40:78 si dice:
> “E non c’è popolo a cui non sia giunto un ammonitore.”
>
> “E già prima di te abbiamo inviato dei messaggeri. Tra loro ci sono quelli di
> cui ti abbiamo già informato e tra loro ci sono quelli di cui non ti abbiamo
> informato.”
La mia conclusione è la seguente: Se Allah ha inviato profeti a tutti i popoli,
Buddha era uno di loro. E il fatto che Buddha non sia menzionato nel Corano è
confermato dalla Sura 40:78. Tuttavia, nel Corano ci sono 3 versetti che
potrebbero riferirsi all’esistenza del Buddha. Nei versetti 21:85 e 38:48, c’è
un profeta di nome Dhu’l-Kifl, che molti interpretano come l’Ezechiele
dell’Antico Testamento. Ma la parola kifl è simile alla parola kapila. Kapila fu
un importante saggio vedico e fondatore della filosofia indù Samkhya. E nella
città di Kapilavastu Buddha trascorse l’infanzia e la giovinezza. L’alfabeto
arabo non conosce la “P”. Dunque, kapila, nella rivelazione araba, diventa kifl.
Un collegamento simbolico con il Buddha si può trovare anche nella Sura 95, che
parla di un fico che vorrei interpretare come riferimento simbolico
all’illuminazione di Buddha sotto il bodhi, un tipo di fico.
Nel versetto 45:24, il Corano dà la parola agli atei che sostengono quanto
segue:
> “C’è solo la nostra vita in questo mondo: moriamo e viviamo, e nulla tranne il
> tempo (ad-dahr) ci uccide (ovvero: non saremo risuscitati).”
Infine, l’induismo si ritrova in alcuni nomi di Allah che secondo la tradizione
islamica ha 99 nomi. L’idea mitica dell’induismo, sorta prima della storia della
rivelazione dei profeti monoteisti, parla di una trinità: Brahma è il creatore,
Vishnu il custode della creazione e Shiva il distruttore/innovatore.
Se consideriamo questi due versetti del Corano, che parlano di Allah, troviamo
la Trinità dell’induismo al livello superiore della rivelazione finale pura e
monoteistica:
> Sura 30:40: “Allah è Colui Che vi ha creati, poi vi ha nutriti, poi vi darà la
> morte e quindi vi darà la vita. C’è una delle vostre divinità che faccia
> qualcuna di queste cose? Gloria a Lui! Egli è ben più alto di ciò che Gli
> associano.”
>
> Sura 10:4: “Egli dà inizio alla creazione e poi la ripete, affinché possa
> ricompensare con giustizia coloro che credono e compiono opere buone.”
Allah è il Creatore (khaliq, bati), il Sostentatore della Creazione (qayyum,
hafiz), Allah dà forma alla creazione e la rende dinamica e colorata. È
al-Musawwir. Allah è al-Mumit, perché pone fine alla vita e al-Muhyi, perché
dona la vita. Tutti questi sono nomi di Allah.
Nel Corano 44:8 ritroviamo il principio dell’inclusione di tutte le culture e
religioni nella rivelazione storica islamica finale:
> “O gente, la promessa di Allah è veritiera. È Lui che dà la vita e dà la
> morte, è il vostro Signore e il Signore dei vostri antenati.”
Da un punto di vista musulmano interno, la storia della pace tra gli uomini può
quindi essere proiettata all’indietro a partire dalla fine della storia della
rivelazione. Per me si tratta di un’utopia che paradossalmente può essere messa
in pratica. Tuttavia, ciò può funzionare solo in un senso multiculturale ed
equo, giusto e dinamico, dando priorità alla diversità, ponendo l’accento sulla
differenza e sul rispetto della stessa. In questo senso, il versetto coranico
2:256 sulla libertà religiosa afferma che
> “Non c’è alcuna costrizione nella religione.”
Di Milena Rampoldi, ProMosaik.
Milena Rampoldi