I giovani vogliono l’educazione sessuo-affettiva a scuola
Il 71% dei giovani vuole che sia la scuola a occuparsi di educazione sessuale e
affettiva. Eppure, nella pratica, ragazzi e ragazze continuano a cercare
risposte soprattutto online, tra motori di ricerca, piattaforme di intelligenza
artificiale e, troppo spesso, pornografia. È quanto emerge da una nuova indagine
condotta da Medici del Mondo in collaborazione con Ipsos Doxa, su un campione
rappresentativo di 1.000 giovani italiani tra i 16 e i 25 anni. La ricerca
restituisce il ritratto di una generazione che chiede più informazione, più
strumenti e maggiore accesso alla prevenzione, ma che continua a scontrarsi con
lacune educative e conoscenze insufficienti su temi fondamentali della salute
sessuale e riproduttiva. Il messaggio che arriva dai dati è chiaro: ragazzi e
ragazze chiedono che l’educazione sessuale e affettiva entri stabilmente nei
percorsi scolastici. Il 71% degli intervistati ritiene che debba essere la
scuola a occuparsi di questi temi, mentre il 56% vorrebbe che l’educazione
sessuo-affettiva fosse obbligatoria per tutti gli studenti e le studentesse.
Solo il 2% pensa che non debba trovare spazio nelle aule. Una richiesta netta
che evidenzia come le nuove generazioni riconoscano alla scuola un ruolo
centrale nella formazione e nella prevenzione. Nonostante questa domanda di
educazione strutturata, la scuola non rappresenta oggi il principale punto di
riferimento per chi cerca informazioni sulla salute sessuale. La metà delle
persone giovani (50%) dichiara di informarsi attraverso Google, mentre il 27%
utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Percentuali significativamente
più alte rispetto a quelle di chi si rivolge a professionisti della salute: solo
il 18% consulta personale medico e appena il 14% è stato almeno una volta in un
consultorio. I dati mostrano quindi un forte ricorso a fonti digitali, spesso
prive di percorsi educativi strutturati o di un confronto diretto con figure
qualificate.
Tra gli aspetti più significativi emersi dall’indagine c’è il ruolo della
pornografia. Per il 31% dei giovani rappresenta infatti l’unica fonte di
apprendimento sul sesso. Allo stesso tempo, ragazzi e ragazze ne riconoscono
chiaramente i limiti. Il 64% ritiene che la pornografia contribuisca a creare
aspettative irrealistiche rispetto alle prestazioni sessuali, mentre il 59%
pensa che favorisca l’oggettivazione delle donne. Un dato che evidenzia il
rischio di lasciare l’educazione sessuale nelle mani di contenuti che non hanno
alcuna finalità educativa e che possono influenzare negativamente la costruzione
di relazioni sane e consapevoli. L’indagine mette in luce anche importanti
lacune informative su temi fondamentali per la salute. Il 72% dei giovani mostra
convinzioni errate sulle modalità di trasmissione delle infezioni sessualmente
trasmesse (IST). Anche la conoscenza di alcune delle infezioni più diffuse
risulta limitata: solo il 39% ritiene di avere un’adeguata conoscenza della
clamidia e appena il 40% dichiara di conoscere sufficientemente la gonorrea.
Numeri che evidenziano quanto l’informazione e la prevenzione siano ancora
insufficienti, nonostante la diffusione di contenuti online. Le carenze
informative riguardano anche i diritti sessuali e riproduttivi: solo il 36%
conosce correttamente la normativa italiana sull’interruzione volontaria di
gravidanza. Ancora più significativo il dato relativo alla pillola abortiva:
l’81% dei giovani non sa cosa sia la RU486. Inoltre, il 55% afferma di non avere
informazioni sufficienti sui propri diritti riproduttivi. Un quadro che
evidenzia la necessità di percorsi educativi in grado di fornire informazioni
corrette e accessibili su salute, diritti e servizi disponibili. L’indagine
evidenzia come una generazione sessualmente attiva sia spesso lasciata sola. Il
64% dichiara di aver già avuto rapporti sessuali e oltre sei su dieci
riferiscono di aver vissuto il primo rapporto prima dei 18 anni. Si tratta
dunque di una generazione che sperimenta la sessualità in età adolescenziale ma
che, allo stesso tempo, denuncia una mancanza di informazioni adeguate e di
riferimenti affidabili. La conoscenza del preservativo maschile è pressoché
universale: lo conosce il 96% degli intervistati. Tuttavia, la consapevolezza
non sempre si traduce in un utilizzo costante: solo il 36% dichiara di
utilizzarlo sempre nei rapporti sessuali; il 21% lo usa raramente o non lo usa
mai. Tra le motivazioni indicate emergono la convinzione che il rischio sia
basso (10%) e il ricorso ad altri metodi contraccettivi (24%). Accanto agli
ostacoli culturali emerge però anche una questione economica. Il 70% dei giovani
ritiene che i contraccettivi abbiano costi troppo elevati e il 73% chiede che
siano gratuiti per le fasce più giovani della popolazione. I dati restituiscono
l’immagine di una generazione che vuole essere informata, che chiede alla scuola
di assumere un ruolo educativo più forte e che riconosce l’importanza della
prevenzione. Allo stesso tempo, la ricerca evidenzia come le principali fonti di
informazione siano ancora strumenti digitali e contenuti non sempre affidabili,
mentre persistono lacune significative sulla prevenzione delle IST, sui diritti
riproduttivi e sull’utilizzo dei metodi contraccettivi. Per questo l’educazione
sessuo-affettiva non rappresenta soltanto una risposta a una richiesta espressa
dai giovani, ma si conferma come uno strumento fondamentale di prevenzione,
tutela della salute e promozione di scelte consapevoli.
Intanto, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimità del referendum
sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, certificando la regolarità delle
firme e il superamento della soglia minima necessaria. L’obiettivo dei
promotori, che hanno raccolto oltre 576.000 sottoscrizioni in sei mesi, è quello
di rimuovere gli attuali ostacoli normativi per poter introdurre, in modo
strutturale, l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane di ogni
ordine e grado, abrogando la legge 104/2026 (il cosiddetto Ddl Valditara), che –
come si ricorderà – prevede il “consenso informato preventivo” delle famiglie
nelle scuole secondarie e il divieto di promuovere attività in tal senso nelle
scuole dell’infanzia e primarie. Infine, INDIRE informa che sono aperte, fino al
prossimo 27 novembre, le iscrizioni al corso “La fiaba antica e popolare come
spazio laboratoriale per l’educazione socio-affettiva: il metodo della versione
collettiva – EDIZIONE 2026/27”. Il corso è rivolto principalmente a docenti,
dirigenti scolastici, educatori scolastici o dei servizi educativi per
l’infanzia, interessati all’utilizzo della fiaba a scuola, con lo scopo di
fornire indicazioni e strumenti utili per realizzare nella propria classe la
versione collettiva di fiabe antiche e popolari:
https://indagine.indire.it/index.php/944822?lang=it.
Qui l’indagine di Medici del Mondo in collaborazione con Ipsos Doxa “Giovani e
diritti sessuali”:
https://back.medicidelmondo.it/uploads/2026/10/GIOVANI-E-DIRITTI-SESSUALI-dati-Ipsos.pdf.
Giovanni Caprio