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Chiedi al tuo Comune di opporsi all’aumento delle spese militari!
In vista della Legge di Bilancio 2027 chiedi al tuo Comune di approvare subito l’ordine del giorno! Chiedilo al Sindaco, a un Assessore o a uno dei Consiglieri comunali. Chiedilo anche alla tua Provincia e Regione. (vedi l’ordine del giorno in allegato) L’odg è proposto da: Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani ——– Ipotesi di Ordine del giorno Cura non bombe Difendiamo le persone, le città e il pianeta. Smettiamo di fare le guerre! Il Comune di ____________________________ Considerato che le tensioni globali stanno spingendo le spese militari a livelli stratosferici (+14% nell’ultimo anno in Europa), la minaccia dell’uso delle armi nucleari è ai livelli più alti degli ultimi decenni, le armi di piccolo calibro e le armi leggere continuano a proliferare e le nuove tecnologie combinate con l’intelligenza artificiale stanno rendendo i conflitti sempre più letali; Considerato che questo enorme impiego di risorse avviene mentre centinaia di milioni di persone sono private della dignità e dei diritti fondamentali, milioni di famiglie affrontano crescenti difficoltà economiche e sociali, i sistemi sanitari ed educativi sono sottoposti a forti pressioni e le città devono fronteggiare sempre nuove emergenze sociali e climatiche; Ricordando l’impegno assunto dalla comunità internazionale all’indomani di due guerre mondiali di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e di “promuovere e proteggere la pari dignità di ogni essere umano e, in particolare, i diritti delle donne e dei bambini”; Richiamati gli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana che impegnano la Repubblica a riconoscere e garantire i diritti inviolabili della persona, ad adempiere ai doveri di solidarietà e a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana; Richiamato altresì l’articolo 11 che stabilisce “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e l’articolo 26 della Carta delle Nazioni Unite, che impegna l’Onu a promuovere il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale con il minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti; Considerata la necessità urgente di lavorare per abbassare la tensione internazionale e interna, scongiurare il pericolo crescente che l’Europa si trovi al centro di una terza guerra mondiale e tornare a investire nella ricostruzione dell’architettura della pace; Raccogliendo il monito di Papa Leone XIV: “non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”; Condividendo il richiamo del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres che, presentando il rapporto “La Sicurezza di cui abbiamo bisogno”, ha denunciato che “il mondo spende molto più per fare la guerra che per costruire la pace”; Ricordando che i bilanci sono scelte politiche e destinare anche solo una parte delle attuali spese militari alla costruzione di un presente e un futuro più sicuro e dignitoso per le giovani generazioni, alle persone, alle famiglie e alle imprese in difficoltà e alla costruzione di città solidali e sostenibili risolverebbe molti problemi urgenti; Riconoscendo il ruolo e la responsabilità dei Comuni che sono chiamati a “fare pace” rispondendo a bisogni sempre più complessi delle famiglie, dei giovani, degli anziani, delle persone con disabilità e altre fragilità, delle imprese e di quanti rischiano quotidianamente di essere esclusi dalla vita economica e sociale con sempre minori risorse e strumenti; Condividendo l’impegno scaturito dall’Assemblea Nazionale delle Città per la pace a costruire una Città Disarmata e Disarmante, Cantiere e Scuola di pace che si esprima attraverso la cura delle persone, dell’umanità e del mondo; CHIEDE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO ITALIANO 1. di non aumentare ulteriormente le spese militari, evitando nuovi stanziamenti destinati al riarmo e privilegiando, nelle scelte di bilancio, gli investimenti necessari a garantire la dignità e i diritti fondamentali, la sicurezza umana e la qualità della vita delle persone; 2. di investire nelle città che sono le infrastrutture essenziali della pace sociale e internazionale, aumentando le risorse a disposizione dei Comuni per sviluppare e non deprimere la cura di ogni persona e della comunità intera, a partire dai più piccoli e dai più fragili, rafforzare la sanità territoriale, i servizi sociali ed educativi, la scuola, le politiche giovanili, la prevenzione del disagio e della violenza, la cura dell’ambiente e degli spazi pubblici e così contrastare le disuguaglianze sociali, affrontare le emergenze climatiche, assicurare il rispetto della dignità e dei diritti di tutte e di tutti; IMPEGNA IL SINDACO 1. a trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, alla Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri competenti; 2. a dare pubblica diffusione al presente ordine del giorno, promuovendo la sensibilizzazione e la partecipazione attiva delle giovani generazioni e, in generale della cittadinanza, alla costruzione di una Città Disarmata e Disarmante, Cantiere e Scuola di pace che si esprima attraverso la cura delle persone, dell’umanità e del mondo; 3. a collaborare con il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani per l’attuazione del programma che culminerà nella Marcia PerugiAssisi della Pace e della Fraternità del 10 ottobre 2027. DECIDE INOLTRE DI   dichiarare il Comune di __________________ “Città per la pace e i diritti umani” e aderire al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, che dal 1986 riunisce i Comuni, le Province e le Regioni impegnate in Italia a costruire la pace promuovendo la cura delle persone, dell’umanità e del pianeta, secondo le modalità previste dallo Statuto. Redazione Italia
November 6, 2026
Pressenza
Anche con la legge di bilancio per il 2027 niente risorse per la scuola statale, l’università e la ricerca
C’è un evidente divario retributivo, a parità di titolo di studio, tra il comparto “Istruzione e Ricerca” e i lavoratori delle altre Pubbliche Amministrazioni. Il report OCSE Education at a Glance (2026) torna a evidenziare in modo inequivocabile le profonde sofferenze che caratterizzano la condizione retributiva del personale docente italiano. Le rilevazioni internazionali confermano un quadro di ritardo strutturale rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, evidenziando come le retribuzioni degli insegnanti italiani rimangano drammaticamente schiacciate verso il basso sia nei livelli d’ingresso sia nelle prospettive di progressione salariale lungo l’intero arco della vita lavorativa. Tale penalizzazione non solo posiziona l’Italia ai margini delle graduatorie dell’Unione Europea, ma svaluta la professione anche nel confronto interno con i lavoratori in possesso di pari livello di istruzione terziaria. “In Italia, si legge nel report, gli insegnanti percepiscono stipendi notevolmente inferiori rispetto agli altri lavoratori con istruzione terziaria: gli insegnanti della scuola dell’infanzia guadagnano in media il 36% in meno, mentre quelli della scuola secondaria di primo grado il 33% in meno”. Una disparità che ha spinto di recente FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA Unams e ANIEF a scrivere alla Ministra dell’Università e della Ricerca e al Ministro dell’Istruzione e del Merito per chiedere risorse per il CCNL Istruzione e Ricerca nella prossima Legge di Bilancio. “Dopo le ultime certificazioni Istat su inflazione e costo della vita, ribadiamo con fermezza come sia indispensabile porre condizioni che consentano una piena tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni rispetto all’inflazione reale. È pertanto indispensabile che il confronto prosegua per l’individuazione di risorse aggiuntive da destinare alla contrattazione collettiva nazionale”. Una Legge di Bilancio 2027 che conferma invece la scarsa attenzione verso la scuola statale, con la previsione di una riduzione di 4.925 posti nell’organico dell’autonomia dei docenti e di 2.049 posti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, per complessive 6.974 unità e con risparmi stimati a 83,9 milioni di euro nel 2027 e a 251,7 milioni annui dal 2028. Considerando anche le riduzioni programmate dalla legge di Bilancio 2025, pari a 5.660 posti docenti e 2.174 posti ATA, il totale dei posti interessati dai due interventi raggiunge 14.808 unità. Si tratta di numeri che non possono essere valutati esclusivamente in termini di contenimento della spesa, poiché ridurre stabilmente le dotazioni organiche significa incidere sulla capacità delle istituzioni scolastiche di organizzare la didattica, garantire la continuità dei servizi e gestire le attività amministrative. Contestualmente, si prevede però la proroga al 2027 del contributo fino a 1.500 euro per gli studenti delle scuole paritarie secondarie di primo grado e del primo biennio delle secondarie di secondo grado, destinato alle famiglie che hanno un ISEE non superiore a 30.000 euro e finanziato entro il limite di 20 milioni di euro. Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina Diritti Umani – CNDDU: (https://coordinamentodirittiumani.eu/chi-siamo-2/chi-siamo/missione/) considera discutibile una programmazione che quantifica preventivamente le riduzioni senza accompagnarle con una valutazione pubblica e territorialmente articolata delle conseguenze organizzative. “Il calo demografico, sottolinea il CNDDU, non può costituire da solo un criterio sufficiente, poiché la diminuzione degli iscritti non comporta necessariamente una riduzione proporzionale delle esigenze didattiche, amministrative e di vigilanza. Potrebbe, al contrario, rappresentare l’occasione per intervenire sulle criticità strutturali della scuola, ridurre il numero di alunni per classe e rafforzare le attività di recupero degli apprendimenti. La prospettiva appare particolarmente problematica per le istituzioni scolastiche delle aree interne e dei territori interessati da spopolamento, dove una contrazione del personale rischia di aggravare fragilità organizzative già esistenti. Anche il personale ATA è chiamato a sostenere responsabilità crescenti, connesse alla digitalizzazione, alla complessità degli adempimenti e alla gestione quotidiana degli istituti. Qualsiasi revisione degli organici dovrebbe quindi fondarsi sui fabbisogni effettivi, non soltanto su parametri numerici”. Il bilancio 2027 dello Stato destina poco anche all’università. “Il governo, evidenzia la FLC CGIL, racconta di aver <aggiunto 200 milioni>  al Fondo di Finanziamento Ordinario delle università (FFO) e di averne liberato altri 271, dando quindi l’impressione di aver investito sul settore. Non è vero. Il testo del disegno di legge di bilancio dice un’altra cosa e la FLC CGIL non intende lasciarla passare. In primo luogo, non ci sono 200 milioni di euro di aumento al FFO. Il Ministero li presenta come risorse in più per finanziare gli atenei. Nel testo invece è diverso. All’art. 80 sono previsti 130 milioni alle università, 15 all’AFAM, 55 agli enti di ricerca, però arriveranno solo nel 2028, tramite il Ministero dell’ambiente ed il GSE (Gestore Servizi Elettrici) e saranno contributi specifici e finalizzati per ridurre i consumi energetici degli edifici. Non si potranno usare per assumere, pagare il personale o per i servizi agli studenti. Mentre si annuncia, in realtà si toglie”. Per il diritto allo studio non c’è nulla: non c’è alcuna misura su borse, alloggi o servizi e non ci sono risorse aggiuntive per il diritto allo studio. Intanto, corrono inflazione e spese. E nessuna buona notizia per chi è precario, per chi lavora, per la ricerca. “Negli ultimi due anni, denuncia la CGIL, abbiamo assistito alla grande espulsione dagli atenei di 20.000 precari e nel bilancio non è prevista alcuna misura di stabilizzazione per le ricercatrici e i ricercatori precari delle università e degli enti pubblici di ricerca, nessun rinnovo o rilancio del piccolo intervento dello scorso anno. Non bastano gli annunci: servono risorse effettivamente disponibili per il personale, la ricerca e i servizi agli studenti”. Qui per approfondire  i dati del report OCSE: https://www.oecd.org/it/publications/2026/09/education-at-a-glance-2026-country-notes_4b77712b/italy_faf00ad5.html.   Giovanni Caprio
November 4, 2026
Pressenza