Anche con la legge di bilancio per il 2027 niente risorse per la scuola statale, l’università e la ricerca
C’è un evidente divario retributivo, a parità di titolo di studio, tra il
comparto “Istruzione e Ricerca” e i lavoratori delle altre Pubbliche
Amministrazioni. Il report OCSE Education at a Glance (2026) torna a evidenziare
in modo inequivocabile le profonde sofferenze che caratterizzano la condizione
retributiva del personale docente italiano. Le rilevazioni internazionali
confermano un quadro di ritardo strutturale rispetto alla maggior parte dei
Paesi europei, evidenziando come le retribuzioni degli insegnanti italiani
rimangano drammaticamente schiacciate verso il basso sia nei livelli d’ingresso
sia nelle prospettive di progressione salariale lungo l’intero arco della vita
lavorativa.
Tale penalizzazione non solo posiziona l’Italia ai margini delle graduatorie
dell’Unione Europea, ma svaluta la professione anche nel confronto interno con i
lavoratori in possesso di pari livello di istruzione terziaria. “In Italia, si
legge nel report, gli insegnanti percepiscono stipendi notevolmente inferiori
rispetto agli altri lavoratori con istruzione terziaria: gli insegnanti della
scuola dell’infanzia guadagnano in media il 36% in meno, mentre quelli della
scuola secondaria di primo grado il 33% in meno”. Una disparità che ha spinto di
recente FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA Unams e
ANIEF a scrivere alla Ministra dell’Università e della Ricerca e al Ministro
dell’Istruzione e del Merito per chiedere risorse per il CCNL Istruzione e
Ricerca nella prossima Legge di Bilancio. “Dopo le ultime certificazioni Istat
su inflazione e costo della vita, ribadiamo con fermezza come sia indispensabile
porre condizioni che consentano una piena tutela del potere d’acquisto delle
retribuzioni rispetto all’inflazione reale. È pertanto indispensabile che il
confronto prosegua per l’individuazione di risorse aggiuntive da destinare alla
contrattazione collettiva nazionale”.
Una Legge di Bilancio 2027 che conferma invece la scarsa attenzione verso la
scuola statale, con la previsione di una riduzione di 4.925 posti nell’organico
dell’autonomia dei docenti e di 2.049 posti del personale amministrativo,
tecnico e ausiliario, per complessive 6.974 unità e con risparmi stimati a 83,9
milioni di euro nel 2027 e a 251,7 milioni annui dal 2028. Considerando anche le
riduzioni programmate dalla legge di Bilancio 2025, pari a 5.660 posti docenti e
2.174 posti ATA, il totale dei posti interessati dai due interventi raggiunge
14.808 unità. Si tratta di numeri che non possono essere valutati esclusivamente
in termini di contenimento della spesa, poiché ridurre stabilmente le dotazioni
organiche significa incidere sulla capacità delle istituzioni scolastiche di
organizzare la didattica, garantire la continuità dei servizi e gestire le
attività amministrative.
Contestualmente, si prevede però la proroga al 2027 del contributo fino a 1.500
euro per gli studenti delle scuole paritarie secondarie di primo grado e del
primo biennio delle secondarie di secondo grado, destinato alle famiglie che
hanno un ISEE non superiore a 30.000 euro e finanziato entro il limite di 20
milioni di euro.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina Diritti Umani – CNDDU:
(https://coordinamentodirittiumani.eu/chi-siamo-2/chi-siamo/missione/) considera
discutibile una programmazione che quantifica preventivamente le riduzioni senza
accompagnarle con una valutazione pubblica e territorialmente articolata delle
conseguenze organizzative. “Il calo demografico, sottolinea il CNDDU, non può
costituire da solo un criterio sufficiente, poiché la diminuzione degli iscritti
non comporta necessariamente una riduzione proporzionale delle esigenze
didattiche, amministrative e di vigilanza. Potrebbe, al contrario, rappresentare
l’occasione per intervenire sulle criticità strutturali della scuola, ridurre il
numero di alunni per classe e rafforzare le attività di recupero degli
apprendimenti. La prospettiva appare particolarmente problematica per le
istituzioni scolastiche delle aree interne e dei territori interessati da
spopolamento, dove una contrazione del personale rischia di aggravare fragilità
organizzative già esistenti. Anche il personale ATA è chiamato a sostenere
responsabilità crescenti, connesse alla digitalizzazione, alla complessità degli
adempimenti e alla gestione quotidiana degli istituti. Qualsiasi revisione degli
organici dovrebbe quindi fondarsi sui fabbisogni effettivi, non soltanto su
parametri numerici”.
Il bilancio 2027 dello Stato destina poco anche all’università. “Il governo,
evidenzia la FLC CGIL, racconta di aver <aggiunto 200 milioni> al Fondo di
Finanziamento Ordinario delle università (FFO) e di averne liberato altri 271,
dando quindi l’impressione di aver investito sul settore. Non è vero. Il testo
del disegno di legge di bilancio dice un’altra cosa e la FLC CGIL non intende
lasciarla passare. In primo luogo, non ci sono 200 milioni di euro di aumento al
FFO. Il Ministero li presenta come risorse in più per finanziare gli atenei. Nel
testo invece è diverso. All’art. 80 sono previsti 130 milioni alle università,
15 all’AFAM, 55 agli enti di ricerca, però arriveranno solo nel 2028, tramite il
Ministero dell’ambiente ed il GSE (Gestore Servizi Elettrici) e saranno
contributi specifici e finalizzati per ridurre i consumi energetici degli
edifici. Non si potranno usare per assumere, pagare il personale o per i servizi
agli studenti. Mentre si annuncia, in realtà si toglie”.
Per il diritto allo studio non c’è nulla: non c’è alcuna misura su borse,
alloggi o servizi e non ci sono risorse aggiuntive per il diritto allo studio.
Intanto, corrono inflazione e spese. E nessuna buona notizia per chi è precario,
per chi lavora, per la ricerca. “Negli ultimi due anni, denuncia la CGIL,
abbiamo assistito alla grande espulsione dagli atenei di 20.000 precari e nel
bilancio non è prevista alcuna misura di stabilizzazione per le ricercatrici e i
ricercatori precari delle università e degli enti pubblici di ricerca, nessun
rinnovo o rilancio del piccolo intervento dello scorso anno. Non bastano gli
annunci: servono risorse effettivamente disponibili per il personale, la ricerca
e i servizi agli studenti”.
Qui per approfondire i dati del report OCSE:
https://www.oecd.org/it/publications/2026/09/education-at-a-glance-2026-country-notes_4b77712b/italy_faf00ad5.html.
Giovanni Caprio