Sulla spinta di Trump l’ONU abbandona i saharawi alla repressione marocchina
A 35 anni dalla sua nascita, la missione di pace delle Nazioni Unite nel Sahara
Occidentale, meglio nota come MINURSO, è arrivata al capolinea. Il Consiglio di
Sicurezza dell’ONU non ha infatti trovato l’intesa necessaria a prorogare il
mandato della missione, che dal 1991 rappresentava un deterrente alla
repressione marocchina del popolo nativo dei saharawi, tutelando il loro diritto
all’autodeterminazione. Da Rabat esultano, inquadrando la fine della MINURSO
come «un passo in avanti verso la chiusura definitiva della questione del Sahara
marocchino alle Nazioni Unite». Il “merito” va agli Stati Uniti di Donald Trump,
che prima hanno proposto di riformare la missione, snaturandola, e poi hanno
votato contro il suo mantenimento nella forma attuale.
Sono ufficialmente iniziate domenica scorsa le operazioni di ritiro della
MINURSO, poche ore dopo la scadenza del suo mandato. Gradualmente personale e
mezzi impiegati dai vari Paesi partecipanti, tra cui l’Italia, lasceranno il
Sahara Occidentale, dove la missione operava dal 1991. A seguito del periodo
coloniale spagnolo, il Sahara Occidentale è diventato un territorio conteso tra
il Marocco e il Fronte Polisario, il movimento politico e militare dei saharawi.
Gli osservatori militari e il personale civile delle Nazioni Unite vennero
innanzitutto mandati nel Nord Africa con il compito di monitorare il cessate il
fuoco tra le parti. L’obiettivo a lungo termine era quello di promuovere
l’organizzazione di un referendum attraverso il quale i saharawi avrebbero
dovuto scegliere tra l’indipendenza e l’annessione al Regno del Marocco. Il
referendum non si è mai svolto, con il Fronte Polisario che ha denunciato
blocchi e sabotaggi provenienti da Rabat.
Dal 2019 la missione MINURSO veniva rinnovata annualmente verso la fine di
ottobre. Nei giorni scorsi i lavori in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU
si sono tuttavia conclusi senza un’intesa. Gli Stati Uniti avevano presentato
una risoluzione per riformare il mandato della missione, eliminando l’obiettivo
del referendum. Ciò avrebbe segnato la svolta definitiva dell’ONU a sostegno
dell’autonomia locale sotto sovranità marocchina, ipotesi che Rabat sponsorizza
dal 2007, trovando un sostenitore proprio in Donald Trump. Alla fine del suo
primo mandato presidenziale, gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità
marocchina sul territorio conteso, ottenendo in cambio l’adesione del Paese
africano agli Accordi di Abramo con Israele. I saharawi sono stati così
utilizzati come pedine di scambio, nonostante la repressione denunciata da
organizzazioni umanitarie, attivisti locali ed esponenti politici, anche del
Parlamento europeo.
Lo scorso anno il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato la risoluzione n.
2797, individuando l’autonomia del Sahara Occidentale sotto sovranità marocchina
come la soluzione più praticabile per un processo di pace duraturo. Le parti
sono state comunque chiamate a discutere senza precondizioni, con l’obiettivo di
valutare anche altre strade diplomatiche. La riforma della MINURSO avanzata da
Washington avrebbe invece messo con le spalle al muro il Fronte Polisario,
restringendo la base negoziale. La Russia si è opposta facendo ricorso al veto,
per la soddisfazione di Sidi Omar, rappresentante del Fronte Polisario all’ONU.
Mosca ha presentato a sua volta una risoluzione che rinnovava il mandato della
missione ONU nella forma vigente. A questo punto è stato Washington a opporsi. E
i lavori sono così tramontati.
Del mancato rinnovo della missione MINURSO esultano a Rabat. «Un capitolo durato
35 anni è ormai giunto al termine. Radicata in un contesto anacronistico e
obsoleto, questa missione è da tempo uno strumento per internazionalizzare la
controversia regionale riguardante il legittimo recupero delle province
sahariane da parte del Regno del Marocco», ha dichiarato il re Mohammed VI.
Attualmente Rabat controlla circa l’80% del Sahara Occidentale, costringendo il
popolo nativo nella porzione orientale, quella più inospitale.
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