Brasile, Raul Zibechi: “Il rifiuto popolare dell’estrema destra”
Per i grandi media e gli intellettuali, la vittoria di Lula è dovuta al suo
genio e alla capacità dei suoi collaboratori di utilizzare i social. Nelle
favelas la pensano in modo molto diverso. “I giovani e le madri si sono
identificati come contrari a Bolsonaro, cosa che non accade spesso tra chi vive
in quartieri marginalizzati – scrive Raúl Zibechi – Non erano sostenitori di
Lula… ma rifiutavano attivamente il candidato di estrema destra. Sebbene la
militarizzazione delle favelas sia aumentata sotto il governo di Lula, il
rifiuto di Bolsonaro deriva da un’esperienza vissuta, perché la sua vittoria
avrebbe incoraggiato i paramilitari a intensificare la loro presenza e la loro
aggressività contro i giovani poveri, neri…”. Del resto, ovunque i deliri
elettorali sono accompagnati da rozze semplificazioni delle lotte popolari che
riflettono, aggiunge Zibechi, “una prospettiva verticistica, coloniale e
patriarcale che rimarrà egemonica a lungo, perché le culture cambiano a passo di
lumaca…”
A seconda del punto di vista, si giunge a conclusioni completamente diverse. I
media mainstream e gli intellettuali attribuiscono la vittoria di Luiz Inácio
Lula da Silva al suo genio e al ruolo svolto dai socialdemocratici, sostenendo
che il conflitto elettorale abbia generato fino a 11 milioni di “soldati” a
sostegno del presidente.
Nel complesso di Maré, il più grande agglomerato di favelas di Rio de Janeiro,
con oltre 130.000 abitanti, nella zona nord della città, la situazione è diversa
da come viene descritta dai media, solitamente concentrati nelle aree abitate
dalla classe media e alta. I giovani e le madri che frequentano il Museo di
Maré, uno spazio comunitario dedicato alla memoria del quartiere, e le
conversazioni che si svolgono per le ripide strade, nei negozi e nei ristoranti,
ci mostrano l’altra faccia della realtà.
Nei giorni precedenti il secondo turno di votazioni, una tensione innegabile
permeava la favela, ben diversa da quella che i residenti provano quando la
Polizia Militare fa irruzione, sparando e uccidendo; A differenza di quanto
accaduto in altre occasioni, quando c’erano tensioni con i cartelli della droga,
nella favela non si discute apertamente di politica; tutti sono cauti perché
sanno di essere osservati e vulnerabili.
Durante quella settimana cruciale, tra i vicini sono scoppiate brevi e piccole
discussioni, a favore o contro l’uno o l’altro candidato. In tutte le attività a
cui ho partecipato, i giovani e le madri si sono chiaramente identificati come
contrari a Bolsonaro, cosa che non accade spesso tra chi vive in quartieri
marginalizzati. Non erano sostenitori di Lula; cioè, non appartenevano al
Partito dei Lavoratori (PT) né appoggiavano direttamente Lula, ma rifiutavano
attivamente il candidato di estrema destra.
Sebbene la militarizzazione delle favelas sia aumentata sotto il governo di
Lula, il rifiuto di Bolsonaro deriva da un’esperienza vissuta, perché la sua
vittoria avrebbe incoraggiato i paramilitari ad intensificare la loro presenza e
la loro aggressività contro i giovani poveri, neri e residenti nelle favelas.
Nel frattempo, le madri temono per le loro figlie, spesso vittime di molestie e
persino di stupri da parte di uomini armati di estrema destra.
Domenica, la gente ha respirato gioia; i fuochi d’artificio sono esplosi e
centinaia di persone si sono riversate nelle strade, lasciando le favelas per
raggiungere la zona costiera dove si concentravano i festeggiamenti. C’era
entusiasmo collettivo, ma anche sollievo per aver impedito a un miliziano di
accedere al governo.
Da quanto ho potuto constatare e comprendere nel corso di diversi giorni, si è
verificata una reazione comunitaria massiccia e potente, non diretta da Lula,
dal PT o dai social media, come sostengono gli analisti dei media mainstream e
gli intellettuali della sinistra elettorale. Si è trattato di un atteggiamento,
come avrebbe detto Immanuel Wallerstein, “spontaneo nel senso più profondo del
termine”, che non è semplice spontaneità, ma una decisione collettiva in spazi
dominati dal popolo.
Coloro che sostengono che siano gli uomini forti, e non il popolo, a fare la
storia, affermano che Lula abbia ribaltato le elezioni, come se le persone
fossero argilla nelle mani dei “grandi uomini” della storia. Preferiscono
persino attribuire un carattere magico ai social media, suggerendo che possano
cambiare la realtà con un semplice “mi piace”. Il cosiddetto “esercito” di Lula,
creato dal deputato André Janones, avrebbe sconfitto l’estrema destra, che
spesso viene etichettata come fascismo. Ma il fascismo è mai stato sconfitto
alle urne?
Al contrario, credo che coloro che spiegano tutto attraverso figure autoritarie
e i social media nutrano una profonda sfiducia nella capacità del popolo di
trovare la propria strada. Chi ha guidato il popolo a resistere a cinque secoli
di colonialismo e sterminio? Le rivoluzioni a cui abbiamo assistito nel corso
della storia non sono mai state orchestrate dai media. Le rivolte popolari in
Cile nel 2019, in Colombia nel 2021, in Brasile nel giugno 2013 e tante altre
sono state amplificate dai social media, non istigate da essi.
Questa rozza semplificazione delle lotte popolari riflette una prospettiva
verticistica, coloniale e patriarcale che rimarrà egemonica a lungo, perché le
culture cambiano a passo di lumaca. Non è forse la storia fatta dal popolo, e
non si dice forse che “la storia di tutte le società finora esistite è storia di
lotte di classe”? È un peccato che chi si definisce di sinistra ripeta analisi
così profondamente radicate nel capitalismo.
I social media non possono essere una scorciatoia per comprendere e spiegare la
resistenza e le lotte dei popoli. È impossibile ottenere un profondo cambiamento
politico e sociale attraverso di essi. Se così fosse, Lula dovrebbe prestare il
suo “esercito” di WhatsApp al popolo palestinese. Sembra una follia, vero?
Alcuni di noi preferiscono ancora la lotta sul campo, faccia a faccia. Lo
scambio con le madri che cercano i loro figli scomparsi, ascoltare e sentire il
loro dolore, vale molto di più dei milioni di “soldati” mobilitati tramite
internet.
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APPUNTAMENTO CON ZIBECHI E BIFO Giovedì 19 novembre (ore 18), la redazione di
Comune promuove un incontro presso il Polo civico Esquilino, a Roma, con Raúl
Zibechi e Franco Berardi Bifo, collegati on line, sul tempo che viviamo, a
partire dal libro Dopo la tormenta. La sfida comunitaria (eleuthera) di Zibechi
(sarà possibile acquistare il libro a prezzo scontato)
Comune-info