Roma, sciopero e repressione: studenti contro il Villaggio Difesa
Il 30 ottobre in occasione dello sciopero nazionale indetto dal sindacalismo di
base conflittuale, durante la manifestazione con corteo a Roma, un gruppo
consistente di ragazzi e ragazze accelera verso il Circo Massimo, sede
nuovamente, come in diverse altre occasioni, del cosiddetto “Villaggio Difesa”,
sbucando inaspettatamente da una via collaterale al Colosseo.
Risultato: lancio di lacrimogeni, manganellate a tutto spiano, una ragazza è
svenuta e diversi giovani sono dovuti ricorrere alle cure mediche. Sempre il 30
ottobre, come denuncia BDS, ma senza destare purtroppo troppo scandalo
nell’opinione pubblica
(https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-embargo/3093-volo-con-componenti-militari)
da Milano Malpensa, era in partenza un volo che con buona probabilità
trasportava componenti militari destinati ad Israele.
Se l’anno scorso, vedendo tra fine ottobre e i primi di novembre il Circo
Massimo di Roma vuoto, c’eravamo illusi che i guerrafondai al governo avessero
messo da parte le smanie militar-propagandistiche in stile fascistoide,
quest’anno, al contrario dobbiamo constatare che hanno addirittura incrementato
il tempo di esposizione mediatico-propagandistica del loro armamentario di
guerra, da 4 a 6 giorni.
Lavoratori, lavoratrici, stedentesse e studenti, al grido di “abbassate le armi
alzate i salari” e “non vogliamo pagare le vostre guerre“, hanno quindi tentato
di contestare questa mostra di ostentata potenza militare di cartapesta, ma
gonfia di morte, che è il Villaggio Difesa.
Di ritorno poi da un altro tentativo di contestazione questa volta sotto il
Ministero dell’Istruzione un gruppo di studenti e studentesse, pare alcune
centinaia in procinto di prendere la metropolitana per tornarsene a casa, veniva
bloccato e “schedato” uno ad uno. Una dimostrazione di come nella nostra
democrazia malata il dissenso oltremodo scomodo possa essere oggetto di una
repressione di sudamericana memoria.
In una circolare, pubblicata dall'”I.I.S. Leon Battista Alberti” di Roma, una
delle tante scuole che purtroppo partecipa a questa fiera pseudo-educativa con
ben dieci dei suoi docenti, il preside afferma pomposamente che «l’iniziativa
rappresenta un’importante occasione di approfondimento sui temi della
cittadinanza attiva, del senso civico e del ruolo delle Forze Armate, anche
nell’ottica dell’orientamento formativo e professionale degli studenti».
Insomma il mix di “senso civico”, “cittadinanza attiva” in associazione “Forze
Armate” cui ricorre il preside, al di là di un accostamento senza senso tra due
concetti tanto condivisibili quanto astratti e un’istituzione gerarchizzata e
armata come le Forze Armate, rispolvera una retorica che speravamo fosse morta e
sepolta, insieme alle inutili morti delle due guerre mondiali.
A queste gite, cosiddette d’istruzione, ci si può e ci si deve invece ribellare
ricorrendo sia agli strumenti che l’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle univerrsità (Vademecum) mette a disposizione anche dei
genitori, sia esprimendo personalmente come ha fatto un genitore in una lettera
infuocata, pubblicata sul nostro sito (clicca qui), indirizzata alla preside
della scuola del figlio, anch’essa nostalgica delle ambientazioni marziali del
passato.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
univerrsità
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