20 novembre: il giorno del diritto al futuro rivendicato dalla jeunesse en colèreLa giornata conclusiva della 31ª COP e il 72° World Children’s Day, quest’anno
promosso dall’UNICEF con il motto “My day. My rights. My future.”, sarà la data
in cui lo sciopero giovanile globale, la giornata di mobilitazione europea e, in
Italia, lo sciopero generale indetto da CGIL nazionale, coinvolgono gli studenti
insieme ai lavoratori e agli attivisti a manifestare contro le guerre, il
riarmo, la militarizzazione e la repressione delle proteste contro le
ingiustizie e della solidarietà tra gli oppressi e gli sfruttati e con le
vittime di persecuzioni.
Il tema che accomuna tutte le iniziative è il diritto al futuro, rivendicato dai
giovani perché la sua negazione nel presente condiziona tutti i presupposti su
cui basare le proprie certezze, per gli adulti una questione di principio
correlata alla tutela, e difesa, del diritto umanitario, all’inviolabilità dei
diritti civili e alla salvaguardi dello stato di diritto .
QUANTE MANIFESTAZIONI CI SARANNO, E QUANTI GIOVANI VI PARTECIPERANNO?
Chi vuole dilettarsi a pronosticarlo… faccia pure! Se ci azzecca, ovviamente,
potrà vantare il proverbiale “l’avevo detto”. Se invece no, dovrà
ricredersi. Intanto sprecar tempo – e farlo perdere ad altri – con ipotesi,
speculazioni, illazioni e teorie su questo straordinario appuntamento con la
storia è inutile.
A scioperare e manifestare saranno tanti, ovviamente non tutti, i giovani di
tante nazioni.
Che una moltitudine di ragazzi si è spontaneamente organizzata per esprimere le
proprie idee e per protestare insieme agli adulti che condividono le loro
opinioni è già stato dimostrato dai fatti in questo periodo riferiti nelle
cronache e anticipati dalle notizie.
Sicuramente il 20 novembre prossimo ci saranno uno sciopero generale:
* a essere interessati numerosi comparti del pubblico impiego, tra cui scuola,
università e ricerca, sanità, amministrazioni centrali e locali, autorità
indipendenti, Presidenza del Consiglio, Regioni a statuto speciale e Province
autonome, oltre al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Nel settore
dell’istruzione, la mobilitazione interesserà insegnanti, dirigenti
scolastici e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA)” [SkyTG24 /
01.11.2026]
* Scioperi, il calendario di novembre. Il 20 agitazione nazionale [Il Sole 24
Ore / 02.11.2026]
e lo sciopero internazionale dei giovani e degli studenti indetto da una
“coalizione internazionale di organizzazioni studentesche provenienti da Italia,
Germania, Inghilterra, Portogallo, Belgio, Spagna, Francia e Svizzera”, che ha
lanciato un appello pubblico “per opporsi alla militarizzazione, al riarmo e ai
tagli allo stato sociale” e la cui mobilitazione è una “risposta a quella che
gli organizzatori definiscono una storica accelerazione della militarizzazione
in Europa” e “si configura come il primo passo per la costruzione di un
movimento studentesco pacifista globale, radicato nei territori ma coordinato su
scala internazionale, per ribadire che il futuro dei giovani non appartiene alle
logiche della guerra e del militarismo” [PeaceLink / 25.10.2026].
Di seguito sono fornite informazioni su organizzatori, programmi e contenuti
delle manifestazioni.
Bisogna però anche sapere, e capire, come nel 2026 la jeunesse en colère sia
(ri)nata e arrivata a tanto.
* Jeunesse en colère (1969) – Le Courrier de l’UNESCO: une fenêtre ouverte sur
le monde, XXII, 4, p. 15-27, illus.
* Les Lascars. Une jeunesse en colère (2011) – Feltrinelli, ebook in lingua
straniera / Francese
* Trois filles en colère (2020) – Gallimard / Jeunesse
COSA HA FATTO E FA INCOLLERIRE I GIOVANI D’OGGI
I giovani oggi incolleriti sono quelli a cui la negazione del cambiamento
climatico impedisce di sperare nel futuro che desiderano perché, oltre che
auspicarle realizzabile, sanno che non sia una delle due o più bensì l’unica
alternativa ‘possibile’ a un mondo devastato e invivibile.
La loro generazione, detta GenZ perché degli Zoomers nati tra il 1997 e il 2012,
a scuola studia e lavorando si addestra per imparare a cimentarsi nelle sfide
del futuro che, invece, gli adulti – loro insegnanti, istruttori, addestratori,
tutor, educatori… maestri di vita – stanno già affrontando, però senza risolvere
concretamente nessuno dei problemi che incombono come una minaccia sul futuro
del mondo.
Siccome i ‘grandi’, nati e cresciuti negli anni di boom economico, cioè di
consumismo sfrenato (la generazione dei Boomer) ‘predicano’ di amore per la
natura, tutela dell’ambiente, salvaguardia di ecosistemi e specie animali e
vegetali in estinzione, di salute e benessere dei consumatori e di valori e
principi di responsabilità rassicurando l’opinione pubblica e accusando i
giovani ecologisti di esser catastrofisti e angosciare la gente, soprattutto i
bambini, con ossessioni apocalittiche…
… a ogni summit di leader delle grandi potenze (G…) e a ogni Climate Change
Conference, come la prossima, in svolgimento nella città “principale polo
turistico e culturale della Riviera Turca (Antalya) da lunedì 9 a venerdì 20
novembre e annunciata come quella che “convertirà impegni e obiettivi in
risultati concreti, sia nei negoziati che nell’Agenda globale per l’azione
climatica. Riunirà imprese, città, stati, comunità e società civile per
trasformare le parole scritte sulla carta in progetti messi in pratica” [ COP31
preview – 5.11.2026] …
… i ragazzi incolleriti ribadiscono che loro, i giovani, non soffrono di
eco-ansia o altri ‘disturbi’ mentali e non hanno idee distorte da bias
cognitivi, anzi: stanno aspettando – con proverbiale ansia e sempre meno
pazienza – che imprenditori, manager e governanti facciano quel che dicono, cioè
realizzino quegli interventi finalizzati e contrastare da un lato gli effetti e
dall’altro le cause di molteplici e sempre più gravi disastri ambientali che gli
esperti hanno già pianificato e da loro stessi tante volte proclamati necessari,
e urgenti, ma non ancora attuati.
I giovani infatti ricordano che nel 2019 con il Green Deal era stato avviato il
piano strategico NextGenerationEU che avrebbe inaugurato l’epoca di “una nuova
Europa” e, a tal fine, con l’assegnazione di finanziamenti ad hoc: nel “bilancio
settennale dell’UE (2021-2027) destinati alla lotta contro i cambiamenti
climatici e al sostegno ai progetti verdi”.
Poi, invece, le priorità dell’Europa sono cambiate: centri per il rimpatrio dei
migranti, fornitura di armi all’Ucraina, finanziamento della NATO, acquisto di
combustibili e ‘ammortamento’ dei dazi imposti dagli USA, rinnovo delle
collaborazioni scientifico-commerciali con Israele per i ‘trasferimenti’ di
tecnologie dual-use (civile e militare), investimenti per lo sviluppo di
progetti di intelligenza artificiale (e data center) e nell’industria bellica,
riarmo degli eserciti,… e di transizione ecologica si parla occasionalmente, o a
vanvera.
Mentre gli adulti, già disillusi perché abituati a voltafaccia e voltagabbana,
‘trasformismi’ e acrobazie retoriche dei politici non si sono meravigliati o
scomposti, invece i giovani si sono sentiti presi in giro e traditi.
Come i ragazzi incolleriti nel ’68, anche quelli che il 20 novembre prossimo
parteciperanno alle manifestazioni protestano contro i governanti che si
dichiarano molto preoccupati del benessere e del futuro dei giovani, ma che se
lo fossero veramente si comporterebbero diversamente.
E come i loro predecessori, anche i ragazzi incolleriti del 2026 han capito che
il problema è ‘nel’, non ‘il’, sistema politico democratico e invece non ‘nel’
bensì ‘il’ sistema produttivo ed economico con cui le società multinazionali
generano enormi profitti e tanta e molte povertà.
Oltre alle emergenze ambientale e umanitarie, i giovani incolleriti del 2026
vedono negate anche altre realtà e verità, in particolare il genocidio dei
palestinesi e le responsabilità e complicità dei governanti nel suo compimento.
I giovani incolleriti han capito che così facendo i potenti si assicurano
l’impunità per tutte le violazioni dei diritti umani, ogni crimine contro
l’umanità e crimine di guerra, che hanno pianificato e commesso.
Inoltre i ragazzi incolleriti han capito che gli assiomi “antagonisti =
teppisti, complottisti e terroristi” e “antisionismo = antisemitismo” servono a
convincere l’opinione pubblica che la loro rabbia non sia motivata da buone e
valide ragioni.
E sanno da già molto tempo che reagire alla repressione delle loro proteste
contro le ingiustizie e della solidarietà con i palestinesi è necessario:
indispensabile per difendere i diritti civili, ogni diritto conquistato dai
propri predecessori.
Tutte queste ‘cose’ i giovani incolleriti le han capito molto prima di tanti
adulti, soprattutto di opinionisti e leader politici che – dopo le
manifestazioni dell’ottobre scorso – li hanno biasimati e ora invece schierati
con loro nella lotta contro i regimi plutocratici, neocolonialisti e
neofascisti.
Queste ‘cose’ i ragazzi della GenZ le sanno, e capiscono, proprio perché – come
dicono di loro gli adulti, sia progressisti che conservatori e reazionari – sono
giovani ‘inesperti e ignoranti’.
Infatti: gli Zoomer non leggono libri scritti da esperti e notizie ed editoriali
pubblicati sui giornali, nemmeno i report di agenzie e associazioni umanitarie,
non guardano i talk-show televisivi (e quando vi partecipano non subiscono
passivamente di venire denigrati, umiliati e zittiti), non vanno a conferenze e
incontri sulle questioni di attualità, non partecipano ad assemblee e riunioni
politiche… eppure quello che succede intorno a loro e nel mondo lo sanno,
eccome… [Caso Siher: come, e perché, ‘ci provano’, ma la jeunesse en colère ‘non
ci casca’ – 27.10.2026].
Tra di loro i ragazzi parlano in codici espressivi multimediali e gestuali che
gli adulti – soprattutto i più eruditi – faticano a ‘tradurre’ nel proprio
linguaggio verbale e visivo [Gioco, corpi e politica nelle aura battle /
14.10.26 – “Brif bruf braf”, il linguaggio degli studenti / 06.11.2026].
Ad esempio, ciò che è avvenuto il 7 ottobre 2023 al Nova Festival (a cui
partecipavano più di 3 mila ragazzi e dove ne vennero uccisi 364 e rapiti 44),
che accade da allora nella Striscia di Gaza e da tanti anni in Cisgiordania,
cioè nei nei territori palestinesi occupati da coloni ed esercito israeliani, i
giovani di tutto il mondo lo han visto e lo continuano a osservare mediante i
post divulgati sui social media da ‘personaggi immaginari’ come Rabbi Jeffx e,
soprattutto, dai loro coetanei, adolescenti che raccontano, e con foto e video
illustrano, quel che gli capita e come sopravvivono o che, improvvisandosi
reporter, filmano attacchi dei droni, edifici bombardati, corpi, feriti,… la
gente accampata tra le macerie; giovani rapper, street dancer, street clown e
acrobati parkour che si esibiscono tra le rovine; giovani soldati che spiegano
come combattono e disertori e obiettori di coscienza che spiegano la propria
scelta.
Come illustrano le infografiche della serie Growth of a Movement elaborata dal
team Visualizing Palestine, la GenZ ha avuto un ruolo determinante nei recenti
progressi del movimento globale di rivendicazione del rispetto del diritto
internazionale con il sostegno alla campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento
e sanzioni) contro Israele che coinvolge 170 associazioni della società civile
palestinese e di tutto il mondo… da ormai già vent’anni. Le prime adesioni sono
state, nell’agosto 2005, della associazione statunitense Veterans for Peace
(VFP) e dell’arcivescovo Desmond Tutu, che “ha rilasciato numerose dichiarazioni
pubbliche facendo riferimento alla propria esperienza nella lotta contro
l’apartheid in Sudafrica”.
Il coinvolgimento di gruppi e organizzazioni è notevolmente aumentato dal 2024
in poi e, oltre che mostrare l’impegno di studenti e giovani nella campagna, la
numerosità dei loro collettivi evidenzia il ruolo “dei movimenti studenteschi
nell’innescare cambiamenti progressisti” [Growth of a student movement]. Tra le
molteplici e variegate iniziative il repertorio annovera:
> 31 ottobre 2023 – Numerosi artisti e organizzazioni si sono ritirati dal Lucca
> Comics, il secondo festival del fumetto più grande al mondo. Tra loro,
> Zerocalcare, Amnesty International Italia, il cantautore Giancane, il gruppo
> musicale Gli Ultimi, l’autore di Trilogia Espress Fumettibrutti, la tiktoker
> letteraria La Biblioteca di Daphne, l’autore di Biliardino Alessio Spataro
>
> 23 dicembre 2024 – Il Consiglio degli studenti laureati del MIT ha approvato
> la mozione che chiede al MIT di “adottare misure immediate per porre fine a
> tutti i finanziamenti per la ricerca erogati dall’esercito israeliano”
Gli studenti incolleriti che il 20 novembre prossimo sciopereranno sanno che i
discorsi dei leader politici e dei top-manager della finanza e delle società
multinazionali sono intrisi di ipocrisia bellicista e militarista.
La GenZ è la generazione dei “nativi digitali”, fin dall’infanzia utilizzatori
di smartphone, navigatori in internet e frequentatori dei social media e molti
diventati nerd o hacker capaci di usare con dimestichezza le tecnologie di
ultima generazione e l’intelligenza artificiale: sanno che apparecchi e
applicazioni possono venire impiegati in molti modi e capiscono quando sono
adoperati a beneficio di tutti, e dell’umanità, oppure no, a vantaggio di pochi
o per colpire dei target, per raggiungere, sorvegliare, bersagliare, ferire o
uccidere qualcuno.
Infatti il 20 ottobre scorso una giovane italiana “laureata in fisica 110/110
cum laude” come sviluppatrice di pioneristici sistemi di machine learning e
applicazioni di intelligenza artificiale, assunta a Google DeepMind” e altri
suoi colleghi di altre nazionalità si sono licenziati dalla ‘colossale’ perché
vogliono restare umani [Sofia Liguori: una per tutti i, tanti, ‘geni’ dell’IA
che vogliono “restare umani”].
LE INIZIATIVE ‘A CALENDARIO’ IL 20 NOVEMBRE 2026
Nel comunicato divulgato ieri, Stop Rearm Europe osserva che “mentre mezza
Europa è in piazza, una nuova generazione prende il suo posto alla guida delle
lotte, e dagli USA come dalla Serbia arriva un grande segnale di speranza e
discontinuità”. E, orgoglioso di “aver dato il nostro contributo alla
convergenza sociale ed europea delle lotte“, il coordinamento ricorda:
> La nostra proposta di mobilitazione europea per il 20 di novembre, lanciata a
> Bruxelles lo scorso giugno, è stata raccolta da tanti paesi e da tanti attori
> sociali, studenteschi e sindacali.
>
> Il 20 novembre e in quel fine settimana, sono previsti scioperi studenteschi,
> sindacali, manifestazioni e azioni in questi paesi: Italia, Germania, Francia,
> Regno Unito, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Austria,
> Irlanda, Slovenia, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Norvegia,
> Svezia, Romania, Turchia, Albania, Ungheria, Malta, Finlandia, Slovacchia.
Il primo annuncio dello sciopero globale giovanile è stato postato sul profilo
Instagram @youth_strike il 10 agosto scorso. Concludendo che “Il corso della
storia non è mai cambiato perché quando chi aveva il potere ha deciso di fare
giustizia. È cambiato quando la gente ha lottato per rivendicarla. Ora è il
nostro turno”, il manifesto dell’International Youth Strike against war
esordisce con il titolo che, dopo l’affermazione “Il mondo è in fiamme” *,
esorta ogni giovane a reagire, “Lotta per il nostro futuro, non le loro guerre”.
Precisando che “dalla Palestina al Sudan, dal Libano all’Iran, dal Venezuela a
Cuba, sui popoli di tutto il mondo continuano a infierire attacchi imperialisti
– invasioni, interventi militari, sanzioni, dominazioni coloniali e genocidi –
compiuti nel nome di interessi economici e geopolitici”, il testo spiega
dettagliatamente le ragioni della protesta giovanile, che riassume in 5 punti:
1. Por fine a militarismo, riarmo e austerity imposti con la scusa della guerra
– Anziché in armi ed eserciti, investire in welfare, istruzione pubblica e
sanità e nei giovani.
2. Abolizione di ogni forma di coscrizione – Scuole e università devono esser
spazi di pensiero critico ed emancipazione, non strumenti di reclutamento
nelle forze armate e nell’industria bellica.
3. Libertà, giustizia e solidarietà con tutti gli oppressi – Por fine a
imperialismo, colonialismo, apartheid e genocidi, e alla complicità dei
nostri governi nel loro compimento, a cominciare dall’interrompere le
relazioni con gli stati genocidari (come Israele).
4. Giustizia ecologica e sociale per tutti – Por fine al capitalismo fossile,
alle estrazioni e alle devastazioni climatiche e ambientali.
5. Cambiamento radicale nei metodi di lotta contro autoritarismo e repressione
e per la difesa dei diritti civili – [Combattere] per por fine a razzismo e
patriarcato e per sconfiggere le destre estreme in ogni nazione.
Il profilo Instagram @youth_strike è collegato a un account con sede in Italia e
al sito youthstrike.org ed attivo dall’agosto scorso. Ha 33,6K (oggi 33˙667)
follower e pubblicato 324 post, di cui molti con i poster delle manifestazioni
che si svolgeranno il 20 novembre prossimo si svolgeranno in Italia, Germania,
Inghilterra, Malta, Portogallo, Finlandia,… – a Bari, Amburgo, Erfurt, Lund,
Leipzig, Glasgow, Essen, Exeter, Malta, Praça José Fontana, Rovaniemi,
Sheffield,…
L’iniziativa dei giovani è sostenuta da molte associazioni, soprattutto di
matrice socialista, organizzazioni sindacali e collettivi femministi, come la
Casa delle Donne di Milano, che il 27 scorso ha pubblicato sul proprio sito
l’appello di @youth-stike, inoltre dall’International Peace Bureau (IPB), che
nella pagina intitolata November 20: Support Student Strike for Peace rilancia
l’appello di Stop ReArm Europe e, ricordando “Rifiutiamo la militarizzazione
delle nostre società e sosteniamo i giovani che vi si oppongono”, richiama
l’attenzione dei 400 gruppi ed enti di 100 nazioni associati al network formato
nel 1891, “una delle più antiche reti per la pace al mondo, insignita del Premio
Nobel per la Pace (1910) e un punto di riferimento globale riconosciuto a
livello internazionale”.
* Il mondo è in fiamme… – Casualmente, nei giorni antecedenti alla ricorrenza
dei bombardamenti a Hiroshima e Nagasaki, cioè alle date del 6 e 9 agosto, nel
2026 alcuni gruppi praticanti iniziative pacifiste in Italia si mobilitavano
all’insegna dello slogan “Il mondo è in guerra, la Terra è in fiamme! Basta!!
Cessate il fuoco!!!”.
LA MOBILITAZIONE IN ITALIA
Le proteste della jeunesse en colère ‘esplose’ quest’estate in Francia e in
tanti altri paesi, come quella degli scarafaggi in India, sono cominciate molto
prima… Ad aggregare i giovani di tante nazioni in una mobilitazione globale sono
state molte questioni in questi anni ‘rimbalzate’ da una parte all’altra del
mondo.
Il 30 ottobre scorso gli studenti europei hanno partecipato allo sciopero
internazionale dei lavoratori portuali, a cui hanno aderito anche i sindacati
con cui i giovani italiani avevano manifestato anche un anno fa, il 3 ottobre
2025.
In Italia, dove le manifestazioni studentesche si susseguono dal 2024 e il voto
dei giovani ha determinato l’esito del referendum del marzo scorso, per la data
del 20 novembre la CGIL ha indetto lo sciopero generale nazionale di protesta
contro caro-vita e riarmo e, oltre ad altre rivendicazioni, perché è ritenuta
“improcrastinabile una risposta alle nuove generazioni, sia sul fronte del
diritto allo studio sia sul contrasto alla precarietà del lavoro” [Proclamazione
sciopero generale per il giorno 20 novembre 2026 – 21 ottobre 2026].
L’appello di giovani e studenti italiani, nel cui poster è fatto esplicito
riferimento alla mobilitazione indetta da @youth_strike, proclama:
> In questi ultimi giorni, migliaia di persone, soprattutto giovani e studenti,
> stanno scendendo in piazza, sull’onda delle mobilitazioni in corso in altri
> Paesi come la Francia, riempiendo le strade per protestare contro il carovita
> dilagante, e rivendicare un futuro dignitoso per la nostra generazione.
> Abbiamo davanti a noi un’opportunità storica: trasformare questa rabbia in
> organizzazione, le piazze in movimento, la mobilitazione in una forza capace
> di conquistare ciò che al momento ci viene negato. Non ci accontentiamo di
> farci sentire per un giorno: vogliamo invertire i rapporti di forza e
> riprenderci il nostro futuro. Non ci fermeremo fino a che le nostre
> rivendicazioni non diventeranno realtà. Per questo, come Rete della
> Conoscenza, Unione degli Studenti (UDS) e Link – Coordinamento universitario,
> lanciamo a tutti i giovani e gli studenti del nostro Paese un appello alla
> MOBILITAZIONE PERMANENTE per conquistare il nostro diritto al futuro, verso e
> oltre la grande giornata di sciopero internazionale del 20 novembre…
>
> … Il 20 Novembre sarà sciopero giovanile e studentesco in tutta Europa: più di
> 20 paesi diversi parteciperanno alla giornata di mobilitazione, e qui in
> Italia sciopereremo e manifesteremo in massa, inondando le strade delle nostre
> città. Lo stesso giorno si svolgerà anche lo Sciopero Generale convocato dal
> sindacato CGIL, e dunque convergeremo tra giovani e lavoratori, per portare
> avanti una lotta che ci riguarda tutti.
>
> Il 20 novembre sarà un punto di caduta fondamentale della nostra
> mobilitazione, ma non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto un reale
> cambiamento del sistema in cui viviamo. Non possiamo più aspettare, non
> possiamo più accettare promesse vuote, per questo, dando voce alle migliaia di
> persone che stanno manifestando in questi giorni, come organizzazioni
> formuliamo 10 RIVENDICAZIONI D’URGENZA [vedi sotto] per garantire il diritto
> al futuro della nostra generazione, e pretendiamo che vengano ascoltate e
> implementate.
DIRITTO AL FUTURO
Nella CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA proclamata alle
Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e vigente dal 2 settembre 1990, dall’Italia
ratificata con la Legge n° 176 del 27 maggio 1991 e l’11 giugno 1991 pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale n° 35 è sancito:
> States Parties recognize that every child has the inherent right to life.
> States Parties shall ensure to the maximum extent possible the survival and
> development of the child. (Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha
> un diritto inerente alla vita. Gli Stati parti assicurano in tutta la misura
> del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.) – Art. 6
Ma, “il diritto internazionale, generazione dopo generazione, ha continuato a
riconoscere i diritti civili, sociali, culturali e ambientali – spiega Manuel
Castañón del Valle, ‘pioniere’ del riconoscimento giuridico delle generazioni
future – Tuttavia, non ha ancora compiuto il passo decisivo: riconoscere
espressamente le generazioni future come titolari di diritti propri supportati
da garanzie concrete. Le generazioni future hanno diritto a un pianeta abitabile
e che i loro interessi siano presi in considerazione nelle decisioni che
determineranno il loro domani. È proprio questa la lacuna giuridica che la
dottrina del diritto al futuro si propone di colmare”.
In Italia, dove l’Associazione Diritto al Futuro ETS-APS è stata fondata a
Torino il 22 giugno 2018, l’idea, o ideale, e principio etico del diritto al
futuro è stato espresso nel testo di una canzone, l’inno delle mondine, scritto
dal sindacalista vercellese Pietro Besate nel 1950 [8 MARZO 2024 – LA ‘GIORNATA
DELLE DONNE’ CON LISISTRATA E ‘LA MONDINA’]:
> … alla testa della nostra gioventù … lotteremo per il lavoro, per la pace, il
> pane e per la libertà … creeremo un mondo nuovo di giustizia e di nuova
> civiltà. E se qualcuno vuol far la guerra, tutte unite insieme noi lo
> fermerem: vogliam la pace sulla terra e più forti dei cannoni noi sarem.
>
>
>
>
> LE RIVENDICAZIONI DELLE MANIFESTAZIONI DEL 20 NOVEMBRE 2026
>
> * StopRearm Europe
> * Rete della Conoscenza, Unione degli studenti e Link Coordinamento
> universitario
Maddalena Brunasti