Tag - sciopero generale 20 novembre 2026

Il potere di tutti contro la guerra
Mentre studenti e studentesse di un movimento che si fa ogni settimana più solido ribadiscono la richiesta di investimenti per le scuole invece di spese per la guerra, in una finanziaria che fa esattamente il contrario, la risposta del governo è sempre più di tipo militare, fondata sulla logica del nemico da combattere. Il ministro della difesa Crosetto è stato capace di dire che i vandalismi di Milano del 17 ottobre, che nulla hanno a che fare con le manifestazione studentesche, sono stati un episodio di “guerra ibrida” e ha inviato in città cinquecento paracadutisti della folgore, costruendo una saldatura simbolica tra la costruzione del nemico esterno e quella del nemico interno. Che poi è diventato il giovane ricercatore Siher arrestato dal pubblico ministero e liberato dalla giudice per le indagini preliminari. L’esito è il medesimo: la militarizzazione delle città trattate come territorio ostile. Per fortuna Mattarella ha evitato, per il momento, di far attribuire all’esercito poteri di polizia. Niente di nuovo: il fascismo nelle sue diverse derivazioni e il militarismo sono facce della stessa medaglia. Non ci possiamo liberare davvero del primo se non ci liberiamo anche del secondo. Non si può dare un indirizzo diverso al Potere se non si mette in discussione, prima di tutto, il potere di fare la guerra. Lo diceva già Aldo Capitini, negli anni che precedettero il ‘68, quando scriveva che “il potere di tutti” prende corpo attraverso la capacità di lottare contro oppressioni e sfruttamenti, “ma questa capacità delle moltitudini ha il suo collaudo nel rifiuto della guerra”: anzi, “il rifiuto della guerra è la condizione preliminare per parlare di un orientamento diverso” (Il potere di tutti, 1969). La generazione che sta occupando scuole ed università e si è riversata nelle strade il 30 ottobre, sembra averlo capito. Da molto tempo il tema del ripudio della guerra non era così al centro delle mobilitazioni giovanili: non la contestazione di una specifica guerra o del genocidio di Gaza, ma dell’apparato di potere che la prepara e brucia enormi risorse sottratte agli investimenti civili. Invece il governo, che agisce per decreti-repressione, è sordo ad ogni richiesta e rilancia la saldatura con gli interessi del complesso militare-industriale: nelle stesse ore in cui centinaia di migliaia di studenti e studentesse protestavano nelle piazze di tutta Italia pretendendo più risorse per la scuola anziché per le armi, Meloni e Crosetto inauguravano al Circo Massimo il “Villaggio Difesa”. Un’esposizione di armamenti aperta a famiglie e bambini rimasta visitabile fino al 4 novembre: “Un catalogo di ciò che si muove, vola, galleggia e spara” – elenca Tommaso Rodano sul Fatto Quotidiano – “il sistema antiaereo Samp/T NG, i blindati Freccia, Lince 2 e Centauro II, il Mangusta, il nuovo elicottero AW249 di Leonardo, il cingolato Lynx, battelli d’assalto, robot terrestri, droni e antidroni, simulatori di volo, sommergibili”. Anche i famigerati Lince schierati a Milano insieme ai parà in una declinazione di “ordine pubblico” sempre più sovrapponibile alla guerra. La lotta degli studenti italiani, dunque, non è che all’inizio. C’è già in preparazione lo Sciopero internazionale dei giovani contro la guerra del prossimo 20 novembre, lanciata con un manifesto, qui in edizione inglese integrale, Combattiamo per il nostro futuro non per le loro guerre, che non solo esprime una serrata critica al riarmo che sottrae ingenti risorse a istruzione, sanità, alloggi e servizi pubblici, ma contesta la militarizzazione che si infiltra nelle scuole e nelle università per il reclutamento militare, la ricerca finanziata con fondi destinati alla produzione di armi e le collaborazioni con istituzioni complici di guerre e genocidi, normalizzando la violenza della guerra attraverso il pretesto della difesa. Esso indica anche puntuali rivendicazioni, tra le quali mettere fine alla militarizzazione, al riarmo e all’austerità imposti in nome della guerra e investire nel welfare, nell’istruzione pubblica, nella sanità e nei giovani, anziché in armi ed eserciti; abolire ogni forma di leva e far sì che le scuole e le università siano spazi di pensiero critico, non strumenti di persuasione bellicista. Obiettivi precisi, per raggiungere i quali vanno manutenuti e raffinati mezzi coerenti con i fini: quanto più oppressivo è il sistema di potere, alla ricerca spasmodica del capro espiatorio per giustificare la propria violenza sistemica, tanto più la lotta per il cambiamento deve usare le forme creative e spiazzanti della nonviolenza. Non sono gli scontri con la polizia che determinano la forza di un movimento (semmai il suo declino) ma la capacità di tenuta nel tempo allargando il consenso, la solidarietà, l’empatia verso le proprie ragioni, perfino da parte degli operatori delle forze dell’ordine. Studenti e studentesse hanno tutte le ragioni per lottare contro questo sistema di guerra: il primo impegno è non disperderle cedendo alle provocazioni della violenza. Che vengano dall’esterno o dall’interno. Comune-info
November 8, 2026
Pressenza
20 novembre: il giorno del diritto al futuro rivendicato dalla jeunesse en colère
La giornata conclusiva della 31ª COP e il 72° World Children’s Day, quest’anno promosso dall’UNICEF con il motto “My day. My rights. My future.”, sarà la data in cui lo sciopero giovanile globale, la giornata di mobilitazione europea e, in Italia, lo sciopero generale indetto da CGIL nazionale, coinvolgono gli studenti insieme ai lavoratori e agli attivisti a manifestare contro le guerre, il riarmo, la militarizzazione e la repressione delle proteste contro le ingiustizie e della solidarietà tra gli oppressi e gli sfruttati e con le vittime di persecuzioni. Il tema che accomuna tutte le iniziative è il diritto al futuro, rivendicato dai giovani perché la sua negazione nel presente condiziona tutti i presupposti su cui basare le proprie certezze, per gli adulti una questione di principio correlata alla tutela, e difesa, del diritto umanitario, all’inviolabilità dei diritti civili e alla salvaguardi dello stato di diritto . QUANTE MANIFESTAZIONI CI SARANNO, E QUANTI GIOVANI VI PARTECIPERANNO? Chi vuole dilettarsi a pronosticarlo… faccia pure! Se ci azzecca, ovviamente, potrà vantare il proverbiale “l’avevo detto”. Se invece no, dovrà ricredersi. Intanto sprecar tempo – e farlo perdere ad altri – con ipotesi, speculazioni, illazioni e teorie su questo straordinario appuntamento con la storia è inutile. A scioperare e manifestare saranno tanti, ovviamente non tutti, i giovani di tante nazioni. Che una moltitudine di ragazzi si è spontaneamente organizzata per esprimere le proprie idee e per protestare insieme agli adulti che condividono le loro opinioni è già stato dimostrato dai fatti in questo periodo riferiti nelle cronache e anticipati dalle notizie. Sicuramente il 20 novembre prossimo ci saranno uno sciopero generale: * a essere interessati numerosi comparti del pubblico impiego, tra cui scuola, università e ricerca, sanità, amministrazioni centrali e locali, autorità indipendenti, Presidenza del Consiglio, Regioni a statuto speciale e Province autonome, oltre al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Nel settore dell’istruzione, la mobilitazione interesserà insegnanti, dirigenti scolastici e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA)” [SkyTG24 / 01.11.2026] * Scioperi, il calendario di novembre. Il 20 agitazione nazionale [Il Sole 24 Ore / 02.11.2026] e lo sciopero internazionale dei giovani e degli studenti indetto da una “coalizione internazionale di organizzazioni studentesche provenienti da Italia, Germania, Inghilterra, Portogallo, Belgio, Spagna, Francia e Svizzera”, che ha lanciato un appello pubblico “per opporsi alla militarizzazione, al riarmo e ai tagli allo stato sociale” e la cui mobilitazione è una “risposta a quella che gli organizzatori definiscono una storica accelerazione della militarizzazione in Europa” e “si configura come il primo passo per la costruzione di un movimento studentesco pacifista globale, radicato nei territori ma coordinato su scala internazionale, per ribadire che il futuro dei giovani non appartiene alle logiche della guerra e del militarismo” [PeaceLink / 25.10.2026]. Di seguito sono fornite informazioni su organizzatori, programmi e contenuti delle manifestazioni. Bisogna però anche sapere, e capire, come nel 2026 la jeunesse en colère sia (ri)nata e arrivata a tanto.   * Jeunesse en colère (1969) – Le Courrier de l’UNESCO: une fenêtre ouverte sur le monde, XXII, 4, p. 15-27, illus. * Les Lascars. Une jeunesse en colère (2011) – Feltrinelli, ebook in lingua straniera / Francese * Trois filles en colère (2020) – Gallimard / Jeunesse COSA HA FATTO E FA INCOLLERIRE I GIOVANI D’OGGI I giovani oggi incolleriti sono quelli a cui la negazione del cambiamento climatico impedisce di sperare nel futuro che desiderano perché, oltre che auspicarle realizzabile, sanno che non sia una delle due o più bensì l’unica alternativa ‘possibile’ a un mondo devastato e invivibile. La loro generazione, detta GenZ perché degli Zoomers nati tra il 1997 e il 2012, a scuola studia e lavorando si addestra per imparare a cimentarsi nelle sfide del futuro che, invece, gli adulti – loro insegnanti, istruttori, addestratori, tutor, educatori… maestri di vita – stanno già affrontando, però senza risolvere concretamente nessuno dei problemi che incombono come una minaccia sul futuro del mondo. Siccome i ‘grandi’, nati e cresciuti negli anni di boom economico, cioè di consumismo sfrenato (la generazione dei Boomer) ‘predicano’ di amore per la natura, tutela dell’ambiente, salvaguardia di ecosistemi e specie animali e vegetali in estinzione, di salute e benessere dei consumatori e di valori e principi di responsabilità rassicurando l’opinione pubblica e accusando i giovani ecologisti di esser catastrofisti e angosciare la gente, soprattutto i bambini, con ossessioni apocalittiche… … a ogni summit di leader delle grandi potenze (G…) e a ogni Climate Change Conference, come la prossima, in svolgimento nella città “principale polo turistico e culturale della Riviera Turca (Antalya) da lunedì 9 a venerdì 20 novembre e annunciata come quella che “convertirà impegni e obiettivi in risultati concreti, sia nei negoziati che nell’Agenda globale per l’azione climatica. Riunirà imprese, città, stati, comunità e società civile per trasformare le parole scritte sulla carta in progetti messi in pratica” [ COP31 preview – 5.11.2026] … … i ragazzi incolleriti ribadiscono che loro, i giovani, non soffrono di eco-ansia o altri ‘disturbi’ mentali e non hanno idee distorte da bias cognitivi, anzi: stanno aspettando – con proverbiale ansia e sempre meno pazienza – che imprenditori, manager e governanti facciano quel che dicono, cioè realizzino quegli interventi finalizzati e contrastare da un lato gli effetti e dall’altro le cause di molteplici e sempre più gravi disastri ambientali che gli esperti hanno già pianificato e da loro stessi tante volte proclamati necessari, e urgenti, ma non ancora attuati. I giovani infatti ricordano che nel 2019 con il Green Deal era stato avviato il piano strategico NextGenerationEU che avrebbe inaugurato l’epoca di “una nuova Europa” e, a tal fine, con l’assegnazione di finanziamenti ad hoc: nel “bilancio settennale dell’UE (2021-2027) destinati alla lotta contro i cambiamenti climatici e al sostegno ai progetti verdi”. Poi, invece, le priorità dell’Europa sono cambiate: centri per il rimpatrio dei migranti, fornitura di armi all’Ucraina,  finanziamento della NATO, acquisto di combustibili e ‘ammortamento’ dei dazi imposti dagli USA, rinnovo delle collaborazioni scientifico-commerciali con Israele per i ‘trasferimenti’ di tecnologie dual-use (civile e militare), investimenti per lo sviluppo di progetti di intelligenza artificiale (e data center) e nell’industria bellica, riarmo degli eserciti,… e di transizione ecologica si parla occasionalmente, o a vanvera. Mentre gli adulti, già disillusi perché abituati a voltafaccia e voltagabbana, ‘trasformismi’ e acrobazie retoriche dei politici non si sono meravigliati o scomposti, invece i giovani si sono sentiti presi in giro e traditi. Come i ragazzi incolleriti nel ’68, anche quelli che il 20 novembre prossimo parteciperanno alle manifestazioni protestano contro i governanti che si dichiarano molto preoccupati del benessere e del futuro dei giovani, ma che se lo fossero veramente si comporterebbero diversamente. E come i loro predecessori, anche i ragazzi incolleriti del 2026 han capito che il problema è ‘nel’, non ‘il’, sistema politico democratico e invece non ‘nel’ bensì ‘il’ sistema produttivo ed economico con cui le società multinazionali generano enormi profitti e tanta e molte povertà. Oltre alle emergenze ambientale e umanitarie, i giovani incolleriti del 2026 vedono negate anche altre realtà e verità, in particolare il genocidio dei palestinesi e le responsabilità e complicità dei governanti nel suo compimento. I giovani incolleriti han capito che così facendo i potenti si assicurano l’impunità per tutte le violazioni dei diritti umani, ogni crimine contro l’umanità e crimine di guerra, che hanno pianificato e commesso. Inoltre i ragazzi incolleriti han capito che gli assiomi “antagonisti = teppisti, complottisti e terroristi” e “antisionismo = antisemitismo” servono a convincere l’opinione pubblica che la loro rabbia non sia motivata da buone e valide ragioni. E sanno da già molto tempo che reagire alla repressione delle loro proteste contro le ingiustizie e della solidarietà con i palestinesi è necessario: indispensabile per difendere i diritti civili, ogni diritto conquistato dai propri predecessori. Tutte queste ‘cose’ i giovani incolleriti le han capito molto prima di tanti adulti, soprattutto di opinionisti e leader politici che – dopo le manifestazioni dell’ottobre scorso – li hanno biasimati e ora invece schierati con loro nella lotta contro i regimi plutocratici, neocolonialisti e neofascisti. Queste ‘cose’ i ragazzi della GenZ le sanno, e capiscono, proprio perché – come dicono di loro gli adulti, sia progressisti che conservatori e reazionari – sono giovani ‘inesperti e ignoranti’. Infatti: gli Zoomer non leggono libri scritti da esperti e notizie ed editoriali pubblicati sui giornali, nemmeno i report di agenzie e associazioni umanitarie, non guardano i talk-show televisivi (e quando vi partecipano non subiscono passivamente di venire denigrati, umiliati e zittiti), non vanno a conferenze e incontri sulle questioni di attualità, non partecipano ad assemblee e riunioni politiche… eppure quello che succede intorno a loro e nel mondo lo sanno, eccome… [Caso Siher: come, e perché, ‘ci provano’, ma la jeunesse en colère ‘non ci casca’ – 27.10.2026]. Tra di loro i ragazzi parlano in codici espressivi multimediali e gestuali che gli adulti – soprattutto i più eruditi – faticano a ‘tradurre’ nel proprio linguaggio verbale e visivo [Gioco, corpi e politica nelle aura battle / 14.10.26 – “Brif bruf braf”, il linguaggio degli studenti / 06.11.2026]. Ad esempio, ciò che è avvenuto il 7 ottobre 2023 al Nova Festival (a cui partecipavano più di 3 mila ragazzi e dove ne vennero uccisi 364 e rapiti 44), che accade da allora nella Striscia di Gaza e da tanti anni in Cisgiordania, cioè nei nei territori palestinesi occupati da coloni ed esercito israeliani, i giovani di tutto il mondo lo han visto e lo continuano a osservare mediante i post divulgati sui social media da ‘personaggi immaginari’ come Rabbi Jeffx e, soprattutto, dai loro coetanei, adolescenti che raccontano, e con foto e video illustrano, quel che gli capita e come sopravvivono o che, improvvisandosi reporter, filmano attacchi dei droni, edifici bombardati, corpi, feriti,… la gente accampata tra le macerie; giovani rapper, street dancer, street clown e acrobati parkour che si esibiscono tra le rovine; giovani soldati che spiegano come combattono e disertori e obiettori di coscienza che spiegano la propria scelta. Come illustrano le infografiche della serie Growth of a Movement elaborata dal team Visualizing Palestine, la GenZ ha avuto un ruolo determinante nei recenti progressi del movimento globale di rivendicazione del rispetto del diritto internazionale con il sostegno alla campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) contro Israele che coinvolge 170 associazioni della società civile palestinese e di tutto il mondo… da ormai già vent’anni. Le prime adesioni sono state, nell’agosto 2005, della associazione statunitense Veterans for Peace (VFP) e dell’arcivescovo Desmond Tutu, che “ha rilasciato numerose dichiarazioni pubbliche  facendo riferimento alla propria esperienza nella lotta contro l’apartheid in Sudafrica”. Il coinvolgimento di gruppi e organizzazioni è notevolmente aumentato dal 2024 in poi e, oltre che mostrare l’impegno di studenti e giovani nella campagna, la numerosità dei loro collettivi evidenzia il ruolo “dei movimenti studenteschi nell’innescare cambiamenti progressisti” [Growth of a student movement]. Tra le molteplici e variegate iniziative il repertorio annovera: > 31 ottobre 2023 – Numerosi artisti e organizzazioni si sono ritirati dal Lucca > Comics, il secondo festival del fumetto più grande al mondo. Tra loro, > Zerocalcare, Amnesty International Italia, il cantautore Giancane, il gruppo > musicale Gli Ultimi, l’autore di Trilogia Espress Fumettibrutti, la tiktoker > letteraria La Biblioteca di Daphne, l’autore di Biliardino Alessio Spataro > > 23 dicembre 2024 – Il Consiglio degli studenti laureati del MIT ha approvato > la mozione che chiede al MIT di “adottare misure immediate per porre fine a > tutti i finanziamenti per la ricerca erogati dall’esercito israeliano” Gli studenti incolleriti che il 20 novembre prossimo sciopereranno sanno che i discorsi dei leader politici e dei top-manager della finanza e delle società multinazionali sono intrisi di ipocrisia bellicista e militarista. La GenZ è la generazione dei “nativi digitali”, fin dall’infanzia utilizzatori di smartphone, navigatori in internet e frequentatori dei social media e molti diventati nerd o hacker capaci di usare con dimestichezza le tecnologie di ultima generazione e l’intelligenza artificiale: sanno che apparecchi e applicazioni possono venire impiegati in molti modi e capiscono quando sono adoperati a beneficio di tutti, e dell’umanità, oppure no, a vantaggio di pochi o per colpire dei target, per raggiungere, sorvegliare, bersagliare, ferire o uccidere qualcuno. Infatti il 20 ottobre scorso una giovane italiana “laureata in fisica 110/110 cum laude” come sviluppatrice di pioneristici sistemi di machine learning e applicazioni di intelligenza artificiale, assunta a Google DeepMind” e altri suoi colleghi di altre nazionalità si sono licenziati dalla ‘colossale’ perché vogliono restare umani [Sofia Liguori: una per tutti i, tanti, ‘geni’ dell’IA che vogliono “restare umani”]. LE INIZIATIVE ‘A CALENDARIO’ IL 20 NOVEMBRE 2026 Nel comunicato divulgato ieri, Stop Rearm Europe osserva che “mentre mezza Europa è in piazza, una nuova generazione prende il suo posto alla guida delle lotte, e dagli USA come dalla Serbia arriva un grande segnale di speranza e discontinuità”. E, orgoglioso di “aver dato il nostro contributo alla convergenza sociale ed europea delle lotte“, il coordinamento ricorda: > La nostra proposta di mobilitazione europea per il 20 di novembre, lanciata a > Bruxelles lo scorso giugno, è stata raccolta da tanti paesi e da tanti attori > sociali, studenteschi e sindacali. > > Il 20 novembre e in quel fine settimana, sono previsti scioperi studenteschi, > sindacali, manifestazioni e azioni in questi paesi: Italia, Germania, Francia, > Regno Unito, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Austria, > Irlanda, Slovenia, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Norvegia, > Svezia, Romania, Turchia, Albania, Ungheria, Malta, Finlandia, Slovacchia. Il primo annuncio dello sciopero globale giovanile è stato postato sul profilo Instagram @youth_strike il 10 agosto scorso. Concludendo che “Il corso della storia non è mai cambiato perché quando chi aveva il potere ha deciso di fare giustizia. È cambiato quando la gente ha lottato per rivendicarla. Ora è il nostro turno”, il manifesto dell’International Youth Strike against war esordisce con il titolo che, dopo l’affermazione “Il mondo è in fiamme” *, esorta ogni giovane a reagire, “Lotta per il nostro futuro, non le loro guerre”. Precisando che “dalla Palestina al Sudan, dal Libano all’Iran, dal Venezuela a Cuba, sui popoli di tutto il mondo continuano a infierire attacchi imperialisti – invasioni,  interventi militari, sanzioni, dominazioni coloniali e genocidi – compiuti nel nome di interessi economici e geopolitici”, il testo spiega dettagliatamente le ragioni della protesta giovanile, che riassume in 5 punti: 1. Por fine a militarismo, riarmo e austerity imposti con la scusa della guerra – Anziché in armi ed eserciti, investire in welfare, istruzione pubblica e sanità e nei giovani. 2. Abolizione di ogni forma di coscrizione – Scuole e università devono esser spazi di pensiero critico ed emancipazione, non strumenti di reclutamento nelle forze armate e nell’industria bellica. 3. Libertà, giustizia e solidarietà con tutti gli oppressi – Por fine a imperialismo, colonialismo, apartheid e genocidi, e alla complicità dei nostri governi nel loro compimento, a cominciare dall’interrompere le relazioni con gli stati genocidari (come Israele). 4. Giustizia ecologica e sociale per tutti – Por fine al capitalismo fossile, alle estrazioni e alle devastazioni climatiche e ambientali. 5. Cambiamento radicale nei metodi di lotta contro autoritarismo e repressione e per la difesa dei diritti civili – [Combattere] per por fine a razzismo e patriarcato e per sconfiggere le destre estreme in ogni nazione. Il profilo Instagram @youth_strike è collegato a un account con sede in Italia e al sito youthstrike.org ed attivo dall’agosto scorso. Ha 33,6K (oggi 33˙667) follower e pubblicato 324 post, di cui molti con i poster delle manifestazioni che si svolgeranno il 20 novembre prossimo si svolgeranno in Italia, Germania, Inghilterra, Malta, Portogallo, Finlandia,… – a Bari, Amburgo, Erfurt, Lund, Leipzig, Glasgow, Essen, Exeter, Malta, Praça José Fontana, Rovaniemi, Sheffield,… L’iniziativa dei giovani è sostenuta da molte associazioni, soprattutto di matrice socialista, organizzazioni sindacali e collettivi femministi, come la Casa delle Donne di Milano, che il 27 scorso ha pubblicato sul proprio sito l’appello di @youth-stike, inoltre dall’International Peace Bureau (IPB), che nella pagina intitolata November 20: Support Student Strike for Peace rilancia l’appello di Stop ReArm Europe e, ricordando “Rifiutiamo la militarizzazione delle nostre società e sosteniamo i giovani che vi si oppongono”, richiama l’attenzione dei 400 gruppi ed enti di 100 nazioni associati al network formato nel 1891, “una delle più antiche reti per la pace al mondo, insignita del Premio Nobel per la Pace (1910) e un punto di riferimento globale riconosciuto a livello internazionale”. * Il mondo è in fiamme… – Casualmente, nei giorni antecedenti alla ricorrenza dei bombardamenti a Hiroshima e Nagasaki, cioè alle date del 6 e 9 agosto, nel 2026 alcuni gruppi praticanti iniziative pacifiste in Italia si mobilitavano all’insegna dello slogan “Il mondo è in guerra, la Terra è in fiamme! Basta!! Cessate il fuoco!!!”. LA MOBILITAZIONE IN ITALIA Le proteste della jeunesse en colère ‘esplose’ quest’estate in Francia e in tanti altri paesi, come quella degli scarafaggi in India, sono cominciate molto prima… Ad aggregare i giovani di tante nazioni in una mobilitazione globale sono state molte questioni in questi anni ‘rimbalzate’ da una parte all’altra del mondo. Il 30 ottobre scorso gli studenti europei hanno partecipato allo sciopero internazionale dei lavoratori portuali, a cui hanno aderito anche i sindacati con cui i giovani italiani avevano manifestato anche un anno fa, il 3 ottobre 2025. In Italia, dove le manifestazioni studentesche si susseguono dal 2024 e il voto dei giovani ha determinato l’esito del referendum del marzo scorso, per la data del 20 novembre la CGIL ha indetto lo sciopero generale nazionale di protesta contro caro-vita e riarmo e, oltre ad altre rivendicazioni, perché è ritenuta “improcrastinabile una risposta alle nuove generazioni, sia sul fronte del diritto allo studio sia sul contrasto alla precarietà del lavoro” [Proclamazione sciopero generale per il giorno 20 novembre 2026 – 21 ottobre 2026]. L’appello di giovani e studenti italiani, nel cui poster è fatto esplicito riferimento alla mobilitazione indetta da @youth_strike, proclama: > In questi ultimi giorni, migliaia di persone, soprattutto giovani e studenti, > stanno scendendo in piazza, sull’onda delle mobilitazioni in corso in altri > Paesi come la Francia, riempiendo le strade per protestare contro il carovita > dilagante, e rivendicare un futuro dignitoso per la nostra generazione. > Abbiamo davanti a noi un’opportunità storica: trasformare questa rabbia in > organizzazione, le piazze in movimento, la mobilitazione in una forza capace > di conquistare ciò che al momento ci viene negato. Non ci accontentiamo di > farci sentire per un giorno: vogliamo invertire i rapporti di forza e > riprenderci il nostro futuro. Non ci fermeremo fino a che le nostre > rivendicazioni non diventeranno realtà. Per questo, come Rete della > Conoscenza, Unione degli Studenti (UDS) e Link – Coordinamento universitario, > lanciamo a tutti i giovani e gli studenti del nostro Paese un appello alla > MOBILITAZIONE PERMANENTE per conquistare il nostro diritto al futuro, verso e > oltre la grande giornata di sciopero internazionale del 20 novembre… > > … Il 20 Novembre sarà sciopero giovanile e studentesco in tutta Europa: più di > 20 paesi diversi parteciperanno alla giornata di mobilitazione, e qui in > Italia sciopereremo e manifesteremo in massa, inondando le strade delle nostre > città. Lo stesso giorno si svolgerà anche lo Sciopero Generale convocato dal > sindacato CGIL, e dunque convergeremo tra giovani e lavoratori, per portare > avanti una lotta che ci riguarda tutti. > > Il 20 novembre sarà un punto di caduta fondamentale della nostra > mobilitazione, ma non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto un reale > cambiamento del sistema in cui viviamo. Non possiamo più aspettare, non > possiamo più accettare promesse vuote, per questo, dando voce alle migliaia di > persone che stanno manifestando in questi giorni, come organizzazioni > formuliamo 10 RIVENDICAZIONI D’URGENZA [vedi sotto] per garantire il diritto > al futuro della nostra generazione, e pretendiamo che vengano ascoltate e > implementate. DIRITTO AL FUTURO Nella CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA proclamata alle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e vigente dal 2 settembre 1990, dall’Italia ratificata con la Legge n° 176 del 27 maggio 1991 e l’11 giugno 1991 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n° 35 è sancito: > States Parties recognize that every child has the inherent right to life. > States Parties shall ensure to the maximum extent possible the survival and > development of the child. (Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha > un diritto inerente alla vita. Gli Stati parti assicurano in tutta la misura > del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.) – Art. 6 Ma, “il diritto internazionale, generazione dopo generazione, ha continuato a riconoscere i diritti civili, sociali, culturali e ambientali – spiega Manuel Castañón del Valle, ‘pioniere’ del riconoscimento giuridico delle generazioni future – Tuttavia, non ha ancora compiuto il passo decisivo: riconoscere espressamente le generazioni future come titolari di diritti propri supportati da garanzie concrete. Le generazioni future hanno diritto a un pianeta abitabile e che i loro interessi siano presi in considerazione nelle decisioni che determineranno il loro domani. È proprio questa la lacuna giuridica che la dottrina del diritto al futuro si propone di colmare”. In Italia, dove l’Associazione Diritto al Futuro ETS-APS è stata fondata a Torino il 22 giugno 2018, l’idea, o ideale, e principio etico del diritto al futuro è stato espresso nel testo di una canzone, l’inno delle mondine, scritto dal sindacalista vercellese Pietro Besate nel 1950 [8 MARZO 2024 – LA ‘GIORNATA DELLE DONNE’ CON LISISTRATA E ‘LA MONDINA’]: > … alla testa della nostra gioventù … lotteremo per il lavoro, per la pace, il > pane e per la libertà … creeremo un mondo nuovo di giustizia e di nuova > civiltà. E se qualcuno vuol far la guerra, tutte unite insieme noi lo > fermerem: vogliam la pace sulla terra e più forti dei cannoni noi sarem. > > > > > LE RIVENDICAZIONI DELLE MANIFESTAZIONI DEL 20 NOVEMBRE 2026 > > * StopRearm Europe > * Rete della Conoscenza, Unione degli studenti e Link Coordinamento > universitario Maddalena Brunasti
November 7, 2026
Pressenza
StopRearm Europe: 20 novembre “per il nostro futuro, non per le loro guerre”
I MATERIALI INFORMATIVI E L’APPELLO DEGLI STUDENTI SONO A DISPOSIZIONE ONLINE. SUL BILANCIO PLURIENNALE (MFF) IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, CHE AVRÀ UN GIGANTESCO IMPATTO SUL NOSTRO FUTURO… MA DI CUI SI PARLA POCO, IL WEBINAR DI LUNEDÌ 9 NOVEMBRE ALLE 18. Si avvicina il 20 novembre, mentre mezza Europa è in piazza, una nuova generazione prende il suo posto alla guida delle lotte, e dagli USA come dalla Serbia arriva un grande segnale di speranza e discontinuità. Come Stop Rearm Europe, siamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo alla convergenza sociale ed europea delle lotte. La nostra proposta di mobilitazione europea per il 20 di novembre, lanciata a Bruxelles lo scorso giugno, è stata raccolta da tanti paesi e da tanti attori sociali, studenteschi e sindacali. Un grazie enorme va alle organizzazioni studentesche italiane, con i quali sin dall’inizio avevamo concordato la data, e che hanno fatto un lavoro incredibile per costruire la rete di relazioni che li porterà al primo sciopero giovanile e studentesco europeo. Il 20 novembre e in quel fine settimana, sono previsti scioperi studenteschi, sindacali, manifestazioni e azioni in questi paesi: Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Austria, Irlanda, Slovenia, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Romania, Turchia, Albania, Ungheria, Malta, Finlandia, Slovacchia.  La dimensione della mobilitazione non sarà la stessa in tutti i paesi, ma dappertutto si scenderà in piazza, e in alcuni paesi le mobilitazioni saranno molto grandi. E in Italia ci sarà lo sciopero studentesco e giovanile e lo sciopero generale promosso dalla CGIL. Dopo l’enorme partecipazione alle mobilitazioni nel giorno dello sciopero internazionale dei porti e dello sciopero generale dei sindacati di base del 30 ottobre, a cui Stop Rearm Europa ha aderito, il 20 novembre sarà un’altra tappa importante di questa fase di movimento permanente. L’Unione Europea si appresta a finalizzare il suo bilancio pluriennale che quintuplica le spese militari, e il Governo Italiano ha presentato una legge di bilancio che spende 14 miliardi in spese militari e taglia tutto sulla sanità, la scuola, le pensioni. Contro il carovita, per i diritti, la pace e la democrazia reale, dobbiamo portare fuori l’Italia dalla guerra e dalla trappola del debito e dell’austerità! Invitiamo tutte e tutti a scioperare, a manifestare, a preparare la mobilitazione in ogni angolo d’Italia in modo da generalizzare lo sciopero, coinvolgere quante più persone e comunità possibili. Invitiamo i gruppi, i coordinamenti, le reti, le organizzazioni, gli spazi sociali che sostengono la giornata a contattare studenti e sindacato sui loro territori. Materiali utili: * 2 card per i social e una immagine di copertina per Facebook * le 2 card social possono essere anche stampate avanti/retro e usate come volantini * l’appello dello sciopero studentesco e giovanile con le loro rivendicazioni in 10 punti che può essere distribuito e fatto circolare. Le organizzazioni e i gruppi che vogliono aderire all’appello studentesco possono inviare la loro adesione a: retedellaconoscenza.rdc@gmail.com Vi invitiamo inoltre a partecipare, il 9 novembre alle 18:00 al webinar organizzato da Stop Rearm Europe – Europa: una occasione di conoscenza e formazione sul bilancio europeo pluriennale (MFF) in discussione. Se ne parla poco, ma avrà un gigantesco impatto sul nostro futuro, è bene che conosciamo di cosa si tratta. Ci sarà la traduzione simultanea in Italiano. Diffondete l’invito alle persone interessate. Questo il link per registrarsi: https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_YRFo_1F8TmCFgsf7ZP3_JA#/registration STOP ReArm Europe
November 6, 2026
Pressenza
La generazione GaZa (o MaranZa, a Meloni piacendo) è definitivamente in campo
Lo sciopero generale del 30 ottobre è stata una straordinaria giornata di mobilitazione sociale. Innanzitutto perché è stata la prima giornata internazionale di sciopero dei lavoratori portuali contro la guerra e il trasporto delle armi, che ha coinvolto e bloccato 103 porti in 17 diversi Paesi. Il segnale di una fondamentale internazionalizzazione della lotta al riarmo e all’economia di guerra. In secondo luogo – e il merito va tutto all’Unione Sindacale di Base – perché in Italia alla lotta dei lavoratori portuali è stato agganciato uno sciopero generale, questa volta non rituale, che ha permesso ai movimenti studenteschi, da settimane nelle piazze, una prima saldatura con il mondo del lavoro. Il 30 ottobre sono scesi in piazza centinaia di migliaia di giovani che occupando strade, tangenziali e stazioni ferroviarie, hanno bloccato il Paese, segnando una netta sconfitta del governo Meloni da diversi punti di vista. Il primo è testimoniato dal fallimento del tentativo di criminalizzare un’intera generazione, portato avanti con determinazione da oltre due anni di decreti sicurezza e amplificatosi esponenzialmente dopo il riot di metà ottobre nel centro di Milano. La generazione Z non solo non si è fatta intimidire da otto decreti approvati per impedirne la protesta, ma ha riprodotto nelle strade e nelle piazze la stessa forza espressa lo scorso autunno nelle mobilitazioni per Gaza e contro il genocidio. Il secondo è testimoniato dal fallimento del tentativo di isolare le lotte giovanili dal contesto concreto e quotidiano di una società e di un’economia che si vuole indirizzare verso la guerra, comprimendo salari, reddito, diritti e futuro. Le ragazze e i ragazzi che hanno invaso le piazze hanno affermato con determinazione il loro No alla guerra, al riarmo, al genocidio e all’autoritarismo e il loro Sì ad investire tutte le risorse collettive per una società che abbia al centro la giustizia sociale e la giustizia climatica. Il governo è in netta difficoltà e, mentre si appresta ad approvare una Legge di Bilancio dove le risorse saranno indirizzate al riarmo e al conseguente taglio delle spese sociali, è costretto a prendere atto di un’insanabile frattura che attraversa la società e che vede le giovani e i giovani in campo per riprendersi un futuro sinora a loro negato. Non è un’onda solo italiana, come testimoniano le mobilitazioni che da mesi vanno avanti in Francia, in Spagna e in Germania (nonché le decine di rivolte giovanili in altrettanti Paesi del pianeta) ed è il segnale che qualcosa di profondo sta avvenendo come risposta alle oligarchie tecno-finanziarie e al loro mondo di guerra, crisi ecoclimatica, povertà e sottrazione di democrazia. L’insieme di questi movimenti ha già un prossimo fondamentale appuntamento: il 20 novembre ci sarà il primo sciopero studentesco europeo “per il nostro futuro, contro le loro guerre”, giornata promossa dalla coalizione sociale “Stop Rearm Europe” e che segnerà un altro importante passaggio nella lotta contro la deriva bellicista dell’Unione Europea. In quell’occasione, diversi sindacati di Paesi europei – in Italia la Cgil – hanno proclamato una giornata di sciopero generale. Le mobilitazioni sociali e sindacali, in vista dell’approvazione della Legge di Bilancio, sono destinate ad aumentare ed amplificarsi. Sarebbe importante che tutte convergessero sulla giornata del 20 novembre per dare forza alla prima mobilitazione europea di una generazione che qualcuno ha cercato di definire “maranza”, ma che si muove da sempre con Gaza nel cuore.   Attac Italia
October 31, 2026
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