Tag - Fidel Castro

Accendiamo la luce su Cuba
Cgil, Anpi, Arci, Nexus e Italia Cuba, rilanciano la campagna “Energia per la vita” che era partita nel settembre dello scorso anno. Articoli di Andrea Mulas, Geraldina Colotti ed una Cronologia del blocco e degli attacchi degli Stati Uniti a Cuba (1961-2025) tradotta in italiano dal Comitato Carlos Fonseca. “L’assalto al cielo” 67 anni dopo. Contro l’assedio Usa di Cuba
February 25, 2026
La Bottega del Barbieri
Cuba: la sola rivoluzione davvero nostra…
… non possiamo restare a guardare il tentativo di strangolamento della Casa Bianca. di Luciana Castellina (*) A seguire, articoli di Antoni Kapcia, Roberto Livi, Geraldina Colotti, Claudia Fanti e due appelli per l’isla rebelde. Immagine: Redh Cuba) /Resumen Latinoamericano   La grande corazzata americana, una floating power plant, come scrivono orgogliosi i giornali trumpisti, è ancorata nella baia dell’Avana già
February 18, 2026
La Bottega del Barbieri
Cuba, Abel Prieto Jiménez: “I nostri giorni sono contati?”
Dopo il brutale colpo di stato dell’Impero contro il Venezuela del 3 gennaio e il rapimento del presidente Maduro e di sua moglie, un’ondata di euforia anti-cubana sta travolgendo i social media. Il risentimento contro il nostro lavoro, contro gli ideali che difendiamo; le frustrazioni accumulate dei sostenitori di Batista e dei loro discendenti; i più antichi appetiti di vendetta e altri che sembrano nuovi; tutti questi elementi, oltre al desiderio opportunistico di protagonismo mostrato da molti in questo momento “storico”, si mescolano in un discorso apertamente fascista. Il coro degli annessionisti, reali e virtuali, ripete più e più volte che la Rivoluzione cubana ha i giorni contati. Questo trionfalismo si è moltiplicato con il famigerato Ordine Esecutivo firmato da Trump il 29 gennaio. Secondo l’intuitivo e fraterno Manolo De los Santos, si tratta di “una deliberata strategia di totale strangolamento economico”, “una punizione collettiva, una violazione del diritto internazionale che usa la fame, l’oscurità e le malattie come armi politiche per spezzare la volontà di un popolo”. È, ancora una volta, ci ricorda Manolo, “il manuale di Mallory”, applicato nel modo più perverso da Eisenhower a Trump. Parallelamente al tentativo di soffocarci, è stata lanciata un’offensiva attraverso i media e i social network che replica incessantemente le espressioni di questa euforia anticubana. Per comprendere appieno la “guerra informativa e psicologica” condotta contro di noi, è stata molto utile l’analisi dell’Osservatorio Mediatico Cubadebate su “una valanga coordinata di meme politici sulle piattaforme dei social media, diffusi da account di utenti con sede in Florida, esplicitamente diretti contro Cuba, la sua leadership politica e la sua sovranità nazionale”, tra il 30 gennaio e il 2 febbraio, in concomitanza con l’ordine esecutivo di Trump. Questi meme promuovono spudoratamente l’annessionismo, dipingendo Cuba come il 51° stato degli USA e personaggi come Trump come un “leader messianico” e Marco Rubio come un “operatore chiave di punizione e transizione”. In realtà, “il potere degli Stati Uniti viene presentato come inevitabile e moralmente superiore”. Alcuni di questi meme celebrano “l’invasione, i bombardamenti e lo sterminio dell’avversario politico”. Credo che questo prezioso contributo dell’Osservatorio Mediatico Cubadebate debba essere letto, riletto e discusso approfonditamente, ove possibile. Ci fornisce numerosi strumenti per difenderci dai sofisticati meccanismi di manipolazione della macchina imperiale. I “think tank” al servizio dell’Impero devono aver decifrato i messaggi del popolo cubano, di Raúl, di Díaz-Canel, di tutti i nostri leader, riguardo all’omaggio postumo reso ai 32 eroi caduti a Caracas durante i memorabili eventi del 15 e 16 gennaio. E l’impressionante messaggio d’amore per Martí e Fidel il 27 gennaio, durante la Marcia delle Fiaccole guidata dai giovani . Forse la “guerra dei meme” aspira a essere una risposta a tutte queste dimostrazioni di unità, determinazione e dignità. Ma, a proposito di previsioni sui pochi giorni che ci restano, voglio ringraziare mio fratello Palmero, che ha avuto la brillante idea di pubblicare su Facebook un video di Fidel dove racconta con umorismo le tante volte in cui i nostri nemici hanno predetto l’imminente fine della Rivoluzione: “Gli anni ’60, non accadrà tra oggi e domani… Gli anni ’70, non accadrà questa settimana… Gli anni ’80, non accadrà questo mese… Gli anni ’90, non accadrà quest’anno… L’anno 2001, non accadrà in questo secolo.” Consiglio a tutti di trovare quel video e di condividere la risata di Fidel. È la risposta migliore ai profeti ansiosi della caduta della Rivoluzione. (Tratto da REDH Cuba )  Fonte: http://www.cubadebate.cu/opinion/2026/02/06/tenemos-los-dias-contados/ Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
February 12, 2026
Pressenza
Cuba, 6 febbraio 1932 nasceva il rivoluzionario Camilo Cienfuegos
“Il dovere di ogni rivoluzionario è fare la Rivoluzione”. “Non devi dire di essere un rivoluzionario, devi dimostrarlo”. “Nemmeno un briciolo di rispetto per i traditori”. “Non ho nemici personali; i miei nemici sono i nemici del popolo”. – Camilo Cienfuegos – «Negli anni della lotta in montagna noi dedicavamo una cura particolare per la nostra avanguardia, perché aveva compiti molto speciali ed importanti. Era la prima unità ad affrontare il nemico se lo s’incrociava, guidava il cammino, montava di guardia costantemente, e lì, nel plotone dell’avanguardia, stava Camilo. Questo è il Partito, l’Avanguardia». – Fidel Castro – «Quello che per noi – quelli che ricordano Camilo come una cosa, come un essere vivo – fu sempre maggiormente attraente, fu quello che attraeva anche tutto il popolo di Cuba, era il suo modo d’essere, il suo carattere, la sua allegria, la sua franchezza, la sua disposizione in ogni momento d’offrire la sua vita, correre i pericoli più grandi con una totale naturalezza, con una completa semplicità, senza la minima ostentazione del valore, della sapienza, essendo sempre il compagno di tutti, e anche se era già terminata la guerra, era indiscutibilmente il più brillante di tutti i guerriglieri». – Ernesto “Che” Guevara – Camilo Cienfuegos Gorriarán  è stato un rivoluzionario e guerrigliero cubano e una delle personalità più influenti della Rivoluzione cubana, così come Fidel Castro, Che Guevara, Raúl Castro e Juan Almeida. Conosciuto anche come “Il Comandante del Popolo”, “Il Signore dell’Avanguardia”, l'”Eroe di Yaguajay”, era di modeste origini e divenne molto popolare anche per il suo carattere gioviale. È considerato il fondatore e uno dei leader principali dell’esercito ribelle nella guerra di liberazione contro la dittatura di Fulgencio Batista. Camilo Cienfuegos nacque a L’Avana, nel barrio di Lawton (odierno Diez de Octubre), il 6 febbraio del 1932, figlio di Ramón Cienfuegos Flores ed Emilia Gorriarán Zaballa, ambedue anarchici spagnoli originari, rispettivamente, di Pravia (nelle Asturie) e di Castro-Urdiales (nella Cantabria). Studiò inizialmente nella Scuola Pubblica N° 96 San Francisco de Paula a L’Avana; in seguito, obbligato dalla difficile situazione economica della sua famiglia, si spostò in luoghi diversi e ritornò poi a Lawton, dove terminò la scuola primaria nella Scuola Pubblica N° 105 Félix E. Alpízar. Già nel 1948 aveva cominciato a partecipare alla lotta politica, unendosi alle proteste popolari contro l’aumento della tariffa degli autobus urbani. Il 10 marzo 1952, al prodursi del colpo di Stato di Fulgencio Batista, con un gruppo di giovani lottò per resistere alla dittatura. In quell’epoca stabilì amicizia con altri giovani che avrebbero avuto una grande importanza negli eventi successivi: Carlos Leijás, Israele Tápanes, Reinaldo Benítez e i fratelli Mario e José Fonti. Nell’aprile 1953, assieme all’amico Rafael Serra, viaggiò negli Stati Uniti in cerca di una migliore situazione economica. Lavorò in varie città come operaio e cameriere e – assieme ad altri emigrati latinoamericani – partecipò a diverse manifestazioni, scrivendo anche per il giornale La voce di Cuba un articolo critico contro Batista, intitolato Identificación moral. Nel 1955 fu detenuto a San Francisco dal dipartimento di immigrazione e infine deportato in Messico. Ritornò a Cuba il 5 giugno 1955, aggregandosi alla lotta contro il regime di Batista; in settembre contrasse matrimonio con Isabel Blandón, un’infermiera salvadoregna che aveva conosciuto a San Francisco. Il 14 dicembre 1955 fu ferito da un’arma da fuoco durante una manifestazione in onore dell’eroe independentista cubano Antonio Maceo; ciò tuttavia non gli impedì di partecipare alla commemorazione del 103º anniversario della nascita di José Martí nel parco Centrale. Qui fu picchiato e condotto al BRAC (Buró de Represión de Actividades Comunistas), dove fu bollato come comunista dal corpo di polizia del dittatore Batista. Vedendosi perseguitato e senza lavoro, decise di andare in esilio e nel marzo 1956 andò nuovamente negli Stati Uniti. In settembre si trovava in Messico, dove riuscì a stabilire un contatto con Fidel Castro, che stava organizzando una spedizione rivoluzionaria a Cuba per rovesciare il regime di Batista. Cienfuegos fu l’ultimo scelto nella spedizione del Granma, poiché non aveva un addestramento militare sufficiente. Per quel motivo fu mandato velocemente all’accampamento di Abasolo, nello Stato di Tamaulipas, dove fu addestrato alla guerriglia. Ricevette il battesimo di fuoco ad Alegría de Pío (presso Niquero), il 5 dicembre 1956. Nel combattimento dell’Uvero era già tenente e comandava un plotone. Nella lotta armata nella Sierra Maestra, per le sue azioni in combattimento, fu promosso capitano dell’Esercito ribelle. Nel 1957 fu creata una nuova colonna guerrigliera: la colonna numero 4, figlia della colonna madre “José Martí” e di quella che stava a carico del comandante Ernesto Guevara. In questa colonna il capitano Cienfuegos compì la funzione di capo dell’avanguardia. Qui nacque l’amicizia tra lui e il Che e i combattimenti di Bueycito, El Hombrito e Pino del Agua contribuirono a formare il mito del «Señor de la Vanguardia». Nel marzo 1958 divenne capo del movimento che portava il combattimento oltre la Sierra Maestra, alle piane del Cauto. Con il successo di questa breve campagna gli venne dato da Fidel Castro il grado di comandante. In agosto gli fu assegnato il compito di dirigere la colonna numero 2 “Antonio Maceo”, la quale, con 92 combattenti (soltanto 82 armati), partì dalla Sierra Maestra per la parte occidentale di Cuba, avviando le sue operazioni in coordinamento con la colonna 8 “Ciro Redondo” al comando di Ernesto Che Guevara, estendendo le azioni militari che erano iniziate nella zona orientale fino all’occidente del Paese. La battaglia di Yaguajay, che ebbe lo scopo di vincere la resistenza dell’esercito di 350 effettivi al comando del capitano Alfredo Abón Lee, durò fino al pomeriggio del 31 dicembre 1958 e rappresentò un colpo decisivo dell’esercito ribelle per indebolire le forze di Fulgencio Batista. Le sue gesta in questa battaglia gli valsero il soprannome di «Eroe di Yaguajay». Dopo il trionfo della Rivoluzione cubana, Cienfuegos formò parte dell’Esercito Rivoluzionario come Capo supremo. Combatté le sollevazioni controrivoluzionarie e partecipò anche alla riforma agraria. Il comandante Camilo Cienfuegos era apprezzato per la sua umiltà, la semplicità, il sorriso e la sua popolarità arrivò ad essere paragonabile a quella del leader della rivoluzione, Fidel Castro. Divenne un comandante rispettato, guidando vittoriosamente la guerriglia nelle campagne e nelle città e riuscendo, con un’incredibile resilienza, a debellare le sacche di resistenza controrivoluzionaria. Dopo il trionfo della Rivoluzione Cubana nel 1959 fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Ribelle, carica dalla quale si occupò dell’arresto di Hubert Matos dopo il tentativo di rivolta a Camagüey: Cienfuegos fu protagonista nella repressione delle insurrezioni golpiste sostenute dall’imperialismo americano, sempre al fianco del popolo e fedele ai valori della Rivoluzione. L’aereo su cui viaggiava scomparve misteriosamente il 28 ottobre 1959 durante un viaggio da Camagüey all’Avana e non fu mai ritrovato. Quel giorno, il popolo gettò fiori nel mare e nei fiumi di tutta Cuba in segno di tributo alla sua vita e alla sua opera. La borghesia, la destra controrivoluzionaria cubana e i traditori della Rivoluzione, tra cui l’ex comandante Huber Matos, hanno tentato a posteriori di usare la sua morte per infangare la Rivoluzione Cubana, addossando a Fidel la colpa della sua morte. Sono tentativi patetici che si accompagnano alle accuse ridicole che vorrebbero Fidel responsabile anche della morte del “Che”. L’imperialismo e i suoi servi cercano sempre di screditare le rivoluzioni e i loro uomini con ogni mezzo, anche il più bieco. La miglior risposta a queste accuse insulse è data dalla dura realtà: per volontà del governo rivoluzionario infatti in tutti i 170 municipi cubani vi sono caserme, scuole e musei che ricordano Cienfuegos. La sua vita storica e le sue azioni rivoluzionarie a fianco del popolo di Cuba vengono insegnate in tutti gli istituti scolastici dell’Isola caraibica. Ogni 28 ottobre la gente va in riva al mare o su un fiume e vi getta «una flora para Camilo» (un fiore per Camilo). Cienfuegos vive nella memoria del popolo, che si riconosce in un semplice lavoratore elevato dalla rivoluzione a capo leggendario. Il popolo ha fatto proprio il motto: «C’é stato un Camilo, ci saranno molti Camilo». Il “Che”, suo grande amico, chiamerà Camilo uno dei suoi figli. All’indomani della sua morte ha scritto il seguente atto d’accusa: «Lo ha ucciso il nemico, lo ha ucciso perché voleva la sua morte. Lo ha ucciso perché non ci sono aerei sicuri, perché i piloti non possono acquisire tutta l’esperienza necessaria, perché sovraccarico di lavoro voleva essere a L’Avana in poche ore…e lo ha ucciso il suo carattere: Camilo non considerava il pericolo, lo utilizzava come divertimento, giocava con lui, toreava con lui, lo attirava e lo maneggiava; nella sua mentalità di guerrigliero una nube non poteva fermare o deviare un percorso tracciato». Fidel disse di Camilo: «Uomini come Camilo Cienfuegos sono nati dal popolo e hanno vissuto per il popolo. L’unica consolazione per la perdita di un compagno così caro a noi è sapere che il popolo cubano produce uomini come lui. Camilo vive e vivrà nel popolo». Il comandante Ernesto Che Guevara disse di lui: “Camilo è stato il compagno di cento battaglie, l’uomo di fiducia di Fidel nei momenti difficili della guerra e il combattente abnegato che ha sempre fatto del sacrificio uno strumento per temprare il proprio carattere e forgiare quello delle truppe… Camilo era Camilo, signore dell’avanguardia, guerrigliero completo che si imponeva per quella guerra colorata che sapeva fare.” La figura di Cienfuegos continua a incarnare la lotta rivoluzionaria per la libertà e i diritti sociali e ci invita a mantenere viva la lotta militante contro ogni forma di oppressione, poiché il vero cambiamento richiede determinazione e impegno collettivo, esattamente come Cienfuegos ci ha insegnato con la sua vita.     Per altre informazioni: https://www.storiauniversale.it/101-camilo-cienfuegos-il-ampldquosignore-dell-avanguardiaamprdquo.htm Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
February 8, 2026
Pressenza
La Diplomazia Bolivariana di Pace di Delcy Rodriguez spiegata con Fidel Castro
Venezuela continua ad avanzare con la Diplomazia Bolivariana di Pace, anzi possiamo affermare che è cresciuto – come Stato – grazie alla Diplomazia Bolivariana di Pace, come elemento integrante dello Stato bolivariano fin dal primo governo di Hugo Chavez. Possiamo affermare che la Rivoluzione Bolivariana ha inciso, sul piano interno, attraverso le elezioni democratiche, e sul piano estero proprio grazie alla cosiddetta Diplomazia Bolivariana di Pace, di cui si sente tanto parlare oggi. Fin dai tempi di Chavez, le elezioni in Venezuela hanno avuto la funzione di far crescere la coscienza politica delle masse per accrescere la “democrazia partecipata e protagonista”, come viene denominata, e la ricerca costante della dialettica conflitto-consenso, cifra caratteristica del “socialismo del XXI secolo” esplicitato nel Libro Azul dal Comandante Hugo Chavez Frias. Non dimentichiamoci infatti che, a differenza delle rivoluzioni novecentesche – volte a mettere fuori legge la borghesia – la Rivoluzione Bolivariana ha fondato il suo processo attraverso tornate elettorali, convivendo con la borghesia e scommettendo di toglierle terreno, depotenziando da dentro lo Stato borghese e cercando di conquistare più consensi verso il progressismo sociale. Questo però lascia libera azione alla “coercizione rivoluzionaria” da parte dell’oligarchia in Venezuela che, dopo le guarimbas, i sabotaggi e gli innumerevoli tentati golpe e incursioni mercenaria, non possiamo dire che non sia attiva. E’ proprio in questi casi che la Diplomazia Bolivariana di Pace ha inciso, non dimenticando: i tavoli di dialogo in Repubblica Dominicana tra rappresentanti del governo venezuelano e l’opposizione, con l’obiettivo di giungere ad un accordo di convivenza politica nella nazione caraibica; il dialogo tra il governo bolivariano venezuelano e la Colombia nel 2022; e il dialogo tra il presidente venezuelano Nicolas Maduro e il presidente guyanese Irfaan Ali nel 2023 sulla questione post-coloniale dell’Esequibo. Proprio per questi motivi si può bene intendere come siano sempre state assurde le accuse di autoritarismo rivolte ai governi di Chavez e Maduro: la presenza massiccia di partiti d’opposizione, l’abbondante diversità di proposte politiche e il coinvolgimento del popolo dal basso nelle scelte politiche lo testimoniano. Ad oggi non si può dire che il Venezuela di Chavez, Maduro e Rodriguez sia una “dittatura”, come i media mainstream occidentali continuano ad affermare, poiché la “filosofia del dialogo”, come ha spesso affermato Geraldina Colotti, è una costante in Venezuela per quanto riguarda sia i rapporti internazionali con la diplomazia sia i rapporti interni con vivacissimi scontri democratici all’interno del Grande Polo Patriottico. Il 23 aprile 2024, il Ministro del Potere Popolare per gli Affari Esteri, Yván Gil, ha tenuto una videoconferenza con il gruppo dei viceministri degli Esteri e dei capi delle missioni diplomatiche all’estero, al fine di rafforzare la Diplomazia Bolivariana di Pace. Il ministro degli Esteri venezuelano spiegò – attraverso il suo account sul social network X – che il Venezuela sta facendo progressi nel coordinamento delle “azioni della diplomazia di pace, amicizia e solidarietà internazionale in questo anno di importanti progetti per il futuro” proprio attraverso la “Diplomazia di Pace Bolivariana”, una filosofia politica del governo rivoluzionario bolivariano nata con il presupposto di servire i popoli, promossa dal Comandante Hugo Chávez e proseguita dal Presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. Con questa politica il Venezuela Bolivariano si è avvicinato ai Paesi del mondo per promuovere la costruzione di un mondo multicentrico e multipolare, basato sul rispetto reciproco e sull’autodeterminazione dei popoli, come stabilito dal diritto internazionale. Ispirata agli ideali di Simón Bolívar, la Diplomazia Bolivariana di Pace è la dottrina di politica estera del Venezuela, promossa dai governi socialisti di Chavez, Maduro e Rodriguez volta a difendere la sovranità nazionale attraverso il dialogo, il multilateralismo e la cooperazione internazionale, mirando a contrastare l’ingerenza straniera (specialmente degli USA) e a sostenere la multipolarità, il diritto internazionale e la pace, definita come “totale”. I punti chiave della Diplomazia Bolivariana di Pace sono: * Difesa della Sovranità: Considerata l’asse centrale per proteggere il Venezuela da sanzioni e ingerenze esterne. * Multilateralismo e Pace: Promozione di relazioni internazionali basate sul rispetto reciproco, rifiutando l’unilateralismo. * Unione Latinoamericana: Sostegno all’integrazione regionale (es. con la Colombia) per creare un blocco di forza comune, superando le dottrine di sicurezza imposte da attori esterni. * Dialogo: Utilizzata per la risoluzione dei conflitti e la difesa dei diritti, come nel caso della controversia sulla Guayana Esequiba. In sintesi, viene presentata come un modello opposto all’imperialismo, focalizzato sulla costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare basato sul dialogo e sulla pace tra popoli fratelli. Con il rapimento arbitrario e illegale del Presidente costituzionale del Venezuela Nicolas Maduro, avvenuto il 3 gennaio 2026 in totale violazione del diritto internazionale da parte degli USA, la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente del Venezuela, nonchè Ministra del Petrolio Delcy Rodriguez Gomez, di assumere il ruolo di Presidente vicaria. Da quel momento il governo bolivariano guidato da Rodriguez non ha fatto altro che dialogare con gli USA per il ritorno in patria di Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Rodriguez non ha fatto altro che parlare di dialogo con gli USA, a differenza di quest’ultimi che non hanno fatto altro che minacciare diplomaticamente e militarmente il Paese con l’attuale Amministrazione Trump. Delcy Rodriguez, con un primo atto ufficiale, si è rivolta al mondo e agli Stati Uniti con quello che è stato chiamato “Messaggio dal Venezuela al mondo e agli USA”: un messaggio di pace in perfetto stile della diplomazia bolivariana, in cui ha ribadito la necessità di un “rapporto internazionale equilibrato e rispettoso tra gli USA e il Venezuela, e tra il Venezuela e i paesi della Regione, basato sull’uguaglianza sovrana e la non ingerenza” estendendo l’invito al governo USA a “lavorare congiuntamente su un’agenda di cooperazione, orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e rafforzi una convivenza comunitaria duratura”. Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano. Fin da subito, il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha uno scopo, da parte del sistema mediatico occidentale e del suo establishment: indebolire la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e di dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Trump ha intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Ma ciò non rispecchia la realtà che è andata concretizzandosi. Delcy Rodriguez ha chiesto la liberazione di Maduro e di Cilia Flores; ha dimostrato che il Venezuela è in mano a chavismo; ha dimostrato che il governo bolivariano ha territorialità ed estremo consenso popolare (a differenza della Machado e della destra eversiva filo-USA) con oceaniche manifestazioni a Caracas; ha epurato il generale Tabata ed altri militari della FANB corrotti che hanno permesso il sequestro illegale di Maduro; ha approvato il decreto per lo Stato d’eccezione n. 5200 per difendere il proprio Paese da un’altra possibile aggressione USA. Poi cosa ha fatto? Ha continuato a parlare di dialogo. Ha affermato che “La pace è un diritto, il dialogo è un dovere” , guardando a un futuro di pace e di salvaguardia dell’unità del Paese contro l’estremismo golpista e la difesa della  sovranità attraverso incontri diplomatici congiunti ed esplorativi con l’aggressore USA. Grazie a questo incontro ha invitato a Caracas una delegazione diplomatica USA per valutare una possibile riapertura dell’ambasciata USA, dopo che fu chiusa nel 2019 quando Washington riconobbe il golpista di destra Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Delcy Rodriguez è stata un esempio per tutto il mondo. Non è vera l’equazione dell’Alto Rappresentante degli Esteri dell’UE Kaja Kallas “Se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”, ma è vera l’equazione della Diplomazia Bolivariana di Pace “Se vuoi la pace dialoga”, soprattutto se è il tuo nemico per eccellenza, soprattutto se è il tuo oppressore. Come ha ribadito fin da subito Delcy Rodríguez: “il Venezuela affronterà questa aggressione attraverso canali diplomatici, convinto che la Diplomazia Bolivariana di Pace sia la via legittima per la difesa della sovranità, il ripristino del diritto internazionale e la conservazione della pace”. Delcy Rodriguez in questo ultimo mese si è sempre appellata alla Diplomazia Bolivariana di Pace come via per la difesa della sovranità nazionale, popolare ed economica del suo Paese, in perfetta continuità con i suoi predecessori bolivariani. La Presidente vicaria (facente funzioni) del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito venerdì 16 gennaio che il suo Paese non ha paura di stabilire “relazioni” bilaterali con gli Stati Uniti, purchè sia un dialogo tra pari. Sebbene alcuni settori politici continuino a parlare del dialogo del governo Rodriguez con gli USA come un segnale di lassismo, è giusto informare l’opinione pubblica occidentale che il dialogo è un principio del socialismo bolivariano ed è il principio stabilito da Chavez che ha come presupposto la non ingerenza e come conseguenza la forza di pace davanti a tutti gli organismi internazionali competenti. E’ il principio su cui si fonda da sempre la Diplomazia Bolivariana di Pace. Diosdado Cabello Rondón, segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il 13 ottobre 2025 in merito alla convocazione di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite promossa dal Venezuela aveva sottolineato: “il Venezuela utilizza tutti i meccanismi diplomatici per evitare sempre qualsiasi conflitto, non solo nel territorio venezuelano, ma in qualsiasi parte del mondo. Il Venezuela si è sempre caratterizzato, durante la rivoluzione, per avere una diplomazia di pace” Forse, il dialogo Caracas-Washington viene visto da gran parte dell’opinione pubblica occidentale come un “cedimento” proprio perchè nella nostra politica, nelle democrazia liberali e capitaliste occidentali, il dialogo stesso è diventata un “cedimento” continuo in cui l’interesse pubblico si china all’interesse privato, industriale, finanziario e multinazionale. La politica in Occidente oggi risulta debole e cedevole ed annuisce di fronte al più forte: un continuo “compromesso al ribasso” dove la sopraffazione toglie terreno al dialogo vero. Ecco perchè quindi ci risulta difficile intendere il “dialogo” come invece è inteso dai governi rivoluzionari dell’America Latina. Il governo bolivariano vive il dialogo non come “cedimento”, ma come punto forza: dialogare con tutti è possibile, mettendo a priori sul tavolo della trattativa tutti i principi che riteniamo non-negoziabili. Se in un dialogo, un dialogante è neutro, è naturale che sarà l’altro interlocutore a prevalere. Ma se in un dialogo tra un forte e un debole, il debole dichiara in partenza cosa non è disposto a rinnegare o a negoziare, il forte trova difficoltà e sa che non sarà un dialogo facile. La Diplomazia Bolivariana di Pace, nasce dal presupposto che il dialogo è possibile con chiunque, partendo dal presupposto di stabilire ciò a cui non possiamo rinunciare. Il Venezuela Bolivariano con Chavez ha deciso di non rinnegare e negoziare la propria sovranità nazionale, politica ed economica, la propria autodeterminazione popolare, la propria libertà a non ospitare basi di Paesi esteri sul proprio suolo, la propria non-appartenenza ad alleanze militari imperialiste e la propria sovranità sulle risorse naturali. Pilastri che Delcy Rodriguez sta seguendo alla perfezione seguendo ciò che diceva Fidel Castro: “i principi non sono negoziabili. Con l’imperialismo e tutte le sue sfaccettature non c’è possibilità di negoziazione, solo dialogo.” Lorenzo Poli
February 4, 2026
Pressenza
Ricordando Fidel, a 99 anni dalla nascita
“Per noi militanti ‘in difesa dell’umanità’, obiettivo che ci ha affidato esplicitamente lui stesso fondando REDH, Fidel rappresenta uno dei pilastri teorici più profondi del pensiero antimperialista e del socialismo rivoluzionario. Egli trascende le specificità e le contingenze diventando esempio e fondamento per tutte le rivoluzioni antimperialiste capaci di difendere […] L'articolo Ricordando Fidel, a 99 anni dalla nascita su Contropiano.
August 14, 2025
Contropiano
Cuba. Il Centenario che già si annuncia: Fidel, da Martí al Moncada e alla Sierra Maestra
Il 13 agosto 2025, Fidel Castro avrebbe compiuto 99 anni. Non è una data qualunque. È il portale solenne che annuncia il centenario di un uomo che ha ridefinito la storia di Cuba e scosso le fondamenta politiche dell’America Latina. Iniziano da questo momento i preparativi per commemorare i 100 […] L'articolo Cuba. Il Centenario che già si annuncia: Fidel, da Martí al Moncada e alla Sierra Maestra su Contropiano.
August 13, 2025
Contropiano
Le parole di Fidel Castro sul potenziale conflitto nucleare scatenato tra USA-Israele e Iran
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha ricordato l’avvertimento fatto dallo storico leader della Rivoluzione, Fidel Castro, sulle conseguenze di una guerra tra Stati Uniti e Israele contro Iran, uno scenario attualmente in corso. “Un attacco degli Stati Uniti e di Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran si trasformerebbe inevitabilmente in un conflitto nucleare globale”, ha avvertito lo statista in un messaggio audiovisivo pubblicato il 15 ottobre 2010 e diffuso questa mattina sui social media dal leader cubano. La pace totale sarà garantita solo quando tutte le nazioni che possiedono arsenali nucleari, incluso Israele, li distruggeranno e la frenetica corsa agli armamenti che minaccia di distruggere la specie umana verrà fermata, ha affermato Díaz-Canel. Nel messaggio, Fidel Castro ricordava gli studi condotti dal prestigioso scienziato Albert Einstein, che “fu la forza trainante dello sviluppo di quest’arma (nucleare) prima che il regime genocida nazista la acquisisse”, ha riflettuto. Ha sottolineato l’obbligo dei governi di rispettare il diritto alla vita ed ha denunciato l’imminente pericolo di una conflagrazione che comporti l’uso di tali armi. Ha inoltre sottolineato che “le persone sono obbligate a rivendicare il diritto alla vita ai loro governi. Quando la vita della loro specie, della loro gente e dei loro cari è a così alto rischio, nessuno può permettersi di rimanere indifferente”. “Domani sarebbe troppo tardi”, ha concluso. > Cuba ricorda l’avvertimento di Fidel Castro sul conflitto nucleare https://www.google.com/amp/www.cubadebate.cu/especiales/2010/11/12/conversazioni-con-fidel-castro-i-pericoli-di-una-guerra-nucleare/amp/ https://www.repubblica.it/esteri/2010/07/18/video/fidel_castro_attacca_gli_yankee-422681494/ https://www.google.com/amp/www.cubadebate.cu/especiales/2010/11/12/conversazioni-con-fidel-castro-i-pericoli-di-una-guerra-nucleare/amp/ https://www.reuters.com/article/world/cuba-fidel-castro-in-tv-dopo-3-anni-rischio-guerra-nucleare-idUSMIE66C076/ Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
June 20, 2025
Pressenza