Morte Abderrahim Fakir: per la perizia la manovra degli agenti ha contribuito alla sua morte
La compressione esercitata sul corpo di Abderrahim Fakir mentre gli agenti lo
tenevano bloccato a terra ha concorso a provocarne la morte. Le altre due
concause evidenziate dalla consulenza tecnica di oltre 200 pagine disposta dalla
Procura e consegnata ieri sarebbero l’assunzione di cocaina e problemi cardiaci.
«I consulenti hanno detto che l’asfissia è stata la causa vera della morte e gli
è mancata l’aria perché è stato compresso, era agitato e aveva un bisogno di
aria superiore determinato dal fatto che aveva assunto cocaina e quindi si era
ridotta la sua capacità respiratoria, ma se non fosse stato schiacciato queste
ultime due condizioni non avrebbero portato alla morte». Sono le parole riferite
all’AGI dall’avvocato Fabio Anselmo, che difende la famiglia del 42enne morto il
19 luglio al Pilastro.
Di segno opposto la lettura della difesa dei due poliziotti, che già all’inizio
di ottobre, quando i risultati dell’autopsia erano stati anticipati alle parti
in un incontro a Padova, aveva indicato nella droga la vera responsabile. Per
l’avvocato Gabriele Bordoni sarebbe stata la cocaina a provocare l’ipossia e
persino il sangue trovato nei polmoni, mentre la manovra degli agenti sarebbe
durata appena tre o quattro minuti. Sulla quantità di sostanza, però, le
versioni non potrebbero essere più lontane: secondo Bordoni la concentrazione
rilevata supererebbe di tre volte la dose letale, secondo Anselmo – circa
trecento nanogrammi per millilitro – ne rappresenterebbe la metà.
Che si sarebbe finiti a parlare di droga, del resto, Anselmo lo aveva messo in
conto a luglio, prima ancora che arrivassero gli esami tossicologici. «La droga
è sempre la via di fuga più comoda, in queste vicende», aveva detto a
L’Indipendente, ricordando Riccardo Magherini, morto a Firenze nel 2014 dopo
essere stato immobilizzato a faccia in giù dai carabinieri: la prima autopsia
parlava di cocaina, e ci vollero anni per far riconoscere l’asfissia da
compressione come concausa insieme alla debolezza cardiaca e alla droga, lo
stesso intreccio che i consulenti hanno ora messo nero su bianco per Fakir.
Domani i pm Morena Plazzi, Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, coordinati
dal procuratore capo Paolo Guido, si riuniranno per stabilire quanto abbia
pesato ciascuna concausa. Sul tavolo ci sono le posizioni dei due agenti e dei
quattro volontari della Croce Rossa intervenuti in via Svevo, iscritti nel
modello 45-bis introdotto con lo scudo penale e dunque non formalmente indagati
per omicidio colposo. Entro il 19 novembre la Procura dovrà decidere se
iscriverli nel registro degli indagati o archiviare. A luglio Anselmo si
chiedeva quale pubblico ministero, dopo 120 giorni e con poche indagini a
disposizione, avrebbe avuto il coraggio di scrivere quasi una condanna
anticipata iscrivendo il fascicolo nel modello 21: tra poco più di tre settimane
sarà la Procura di Bologna a rispondere.
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