In Calabria è in corso una guerra intestina alla ‘ndrangheta
In Calabria è tornata la guerra di mafia. Il violentissimo atto che ha riaperto
lo scontro interno ai clan è andato in scena nelle campagne di Cassano allo
Ionio attorno alla mezzanotte di venerdì, quando un commando di killer ha fatto
fuoco contro il boss Damiano Pepe e sua moglie Silvana Sibarelli nei pressi
della loro abitazione. Il primo è rimasto gravemente ferito, mentre la donna non
ce l’ha fatta, morendo sul colpo. Pepe, detto “Tripolino”, era uscito dal
carcere sette anni fa dopo aver scontato 26 anni per omicidio e associazione
mafiosa. Il boss appartiene alla cosca degli Abbruzzese, importante clan di
etnia rom che nella Sibaritide si contende il territorio con la famiglia mafiosa
dei Forastefano. Gli investigatori indagano per individuare i responsabili
dell’ultimo episodio di una lunga scia di delitti che non ha risparmiato persone
innocenti.
Poco prima della mezzanotte, Pepe e Sibarelli si trovavano insieme in macchina e
stavano rincasando. Davanti al cancello dell’abitazione, però, li aspettavano
almeno due uomini muniti di armi lunghe (fucili o kalashnikov), che hanno
sparato una trentina di colpi. La donna, madre sessantenne di due figli avuti da
un precedente matrimonio, è stata colpita alla testa ed è deceduta, mentre
l’uomo – raggiunto alla schiena dai proiettili – è riuscito a divincolarsi e a
trovare riparo nella casa di un vicino, che lo ha portato nell’ospedale di
Corigliano. Nel centro Pepe è stato operato e, successivamente, è stato
trasferito a Cosenza. L’uomo si trova ora piantonato dalla polizia ed è stato
ascoltato dagli inquirenti che indagano sul caso.
La storia familiare di Domenico Pepe è costellata di vicende biografiche e
giudiziarie direttamente collegate alle dinamiche mafiose. Basti pensare che suo
fratello, Eduardo Pepe, è stato freddato nel lontano 2002 in un agguato
effettuato a colpi di fucile caricato a pallettoni insieme a Fioravante
Abbruzzese, un altro membro di spicco della cosiddetta “cosca degli Zingari”,
attiva tra Cassano e Corigliano-Rossano. La figlia di Domenico Pepe, Finizia, è
moglie di Nicola Abbruzzese detto “Semiasse”. Ritenuto il boss di Cassano,
quest’ultimo è stato arrestato nel 2011 ed è detenuto in regime di 41-bis. Lo
scorso mese, la donna ha subìto una condanna a 8 anni e 4 mesi per mafia.
Gli investigatori che indagano sull’agguato di venerdì scorso vogliono
restringere il campo cercando elementi di prova attraverso la visione delle
immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti in tutta l’area, ma che si
tratti di un omicidio di mafia è fuori discussione. Nella Sibaritide non è
nemmeno inedito l’elemento dell’uccisione di persone innocenti in qualche modo
legate all’obiettivo. Nel maggio del 2023, per esempio, nella frazione Sibari di
Cassano fu assassinata Antonella Lopardo, la quale si era avvicinata alla
finestra dopo che due sicari avevano suonato al campanello per uccidere suo
marito Salvatore Maritato, legato alla cosca dei Forastefano.
Recentemente, era stata siglata una tregua tra gli storici rivali
Pepe-Abbruzzese e Forastefano. Una pax mafiosa che, in tutta evidenza, sembra
essere venuta meno. Nell’estate del 2025 vi era stato il tentato omicidio di
Domenico Forastefano. Storico capomafia locale e padre di Pasquale (detenuto al
41-bis), si trovava agli arresti domiciliari ma con il permesso di lavorare nei
campi: è rimasto ferito nella cornice di un agguato mafioso in un terreno di sua
proprietà a Cassano Ionio. Due mesi fa è stato invece ucciso in una sparatoria a
Lauropoli Giuseppe Scorza, 36 anni, figlio di Maurizio Scorza detto “U
cacaglio”, eliminato nell’aprile del 2022. Insieme a Scorza era stata uccisa
un’altra donna innocente: la trentottenne Hanene Hedhli, sua convivente di
origine magrebina, giustiziata subito dopo il compagno all’interno di un
casolare con 14 colpi di pistola.
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