Media e politica hanno deciso: fondare la pagina del movimento 17 ottobre è terrorismo
Organizzatore di rivolte, «esponente di spicco dell’islam politico» con
possibili legami con l’intelligence algerina, ma soprattutto pericoloso
rivoluzionario che «ha creato paura e intimidazione»; questo e tanto altro
sarebbe Youssef Siher, fondatore della pagina del Movimento 17/10 arrestato ieri
a Milano. Siher è indagato dalla procura meneghina con le accuse di istigazione
a delinquere, terrorismo e violenza organizzata, reato introdotto dal governo
Meloni due giorno dopo la nascita del Movimento. Si tratta, in totale, di reati
che potrebbero costargli un massimo di 34 anni e 6 mesi, contestati anche alla
moglie, che risulta ancora libera. Siher, 30 anni di età, è un giornalista e
ricercatore attivo da tempo attivo in ambito politico; una persona dal profilo
non tanto diverso da un ordinario cittadino, che politica e media stanno
trattando alla stregua di uno stragista per avere fondato una pagina sui social
in cui di quelle violenze e azioni sovversive che gli vengono attribuite non ha
mai scritto una parola.
Siher è un trentenne italiano nato da genitori marocchini, con un curriculum
molto ampio. Durante gli anni universitari alla Statale di Milano ha partecipato
ad alcune iniziative di politica studentesca e fondato l’associazione degli
Studenti Universitari Musulmani dell’ateneo. Nel 2023 ha conseguito la laurea in
Scienze Politiche e Governative e, da allora, ha proseguito il proprio percorso
di studi con corsi di specializzazione e attività di ricerca. Nel 2024 è stato
Research Trainee presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa
dell’ISPI, con cui «da allora non ha più collaborato», ci tiene a precisare il
centro studi. Negli anni ha anche collaborato con il Fatto Quotidiano e altri
media meno conosciuti, oltre a pubblicare un articolo per il Foglio. Insomma, è
un giornalista e ricercatore specializzato in Medio Oriente e Nord Africa, con
interessi in ambito politico.
Il giornalista e accademico è accusato di istigazione a delinquere aggravata
dalla finalità di terrorismo, violenza organizzata nelle manifestazioni
pubbliche, nuovo reato introdotto dall’ultimo decreto, e associazione con
finalità di terrorismo. Il primo reato prevede da uno a cinque anni di
reclusione, aumentati della metà in presenza dell’aggravante della finalità di
terrorismo, che porta dunque la pena massima a sette anni e sei mesi. La
«violenza organizzata», invece, punisce chi, durante una manifestazione,
«partecipa a un gruppo di almeno cinque persone che opera in modo organizzato,
anche occasionalmente, e utilizza o lancia oggetti atti a offendere o artifici
pericolosi, determinando un concreto pericolo per l’incolumità delle persone».
Chi organizza o promuove tali gruppi, come contestato a Siher, è punito con la
reclusione da 4 a 12 anni. Il terzo reato è di gran lunga quello con la pena
massima più elevata e punisce chi «promuove, costituisce, organizza, dirige o
finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con
finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico» con la reclusione
da 7 a 15 anni.
Alle ipotesi di reato si è aggiunta la macchina del fango. «Gli italiani hanno
il diritto di sapere chi c’è dietro un movimento che ha devastato diverse città
italiane», ha scritto Salvini nel post dedicato all’arresto del ricercatore. «La
risposta dello Stato sarà immediata contro chiunque pensi di poter organizzare
aggressioni e rivolte credendo di riuscire a nascondersi dietro un passamontagna
o l’anonimato dei social», ha aggiunto il ministro dell’Interno Piantedosi. Alle
accuse dei politici si aggiungono quelle dei media. Secondo quanto riportato
dalla stampa, Siher sarebbe già stato noto ai servizi di intelligence italiani
per il suo ruolo nelle manifestazioni a sostegno della Palestina degli ultimi
anni e per aver fondato l’Organizzazione Alba Nascente, una rete di supporto
alla comunità musulmana in Italia che alcuni media descrivono come vicina ad
Hamas e al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Nel suo articolo
dedicato al ricercatore, la Repubblica lo descrive come una persona «vicina a
posizioni iraniane», agli ambienti della sinistra radicale e con possibili
contatti con l’intelligence algerina. «Era un esponente di spicco dell’Islam
politico», riporta il quotidiano, citando una fonte anonima. Il suo profilo,
prosegue l’articolo, sarebbe «compatibile con i meccanismi della guerra ibrida».
Nulla tuttavia dimostra una «regia estera», ammette una riga dopo.
Dopo giorni di speculazioni e lampanti fake news, stampa mainstream e politica
hanno fatto nuovamente fronte comune per abbattere il Movimento 17/10: questa
volta non hanno condiviso bufale, ma trovato il perfetto capro espiatorio da
sacrificare sull’altare dell’allarmismo. Né Siher né sua moglie hanno usato la
loro posizione di amministratori delle piattaforme del Movimento per condividere
messaggi sovversivi dell’ordine democratico, incitare le piazze alla violenza o
invitare i manifestanti a cercare lo scontro. Al momento, tuttavia, vengono loro
contestate ipotesi di reato che, sommando aritmeticamente i massimi edittali,
arrivano a 34 anni e 6 mesi di reclusione. Luigi Ciavardini, uno degli esecutori
materiali della strage di Bologna, è stato condannato a 30 anni di reclusione,
con una riduzione della pena legata alla minore età al momento dei fatti; ha
scontato la pena quasi per intero. Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, altri
due esponenti dei NAR condannati per la strage, hanno ricevuto l’ergastolo; il
primo ha trascorso 26 anni in carcere, la seconda 16. Insomma: in termini
puramente teorici, Siher e sua moglie potrebbero scontare più anni di carcere
degli esecutori materiali condannati per la strage terroristica più letale della
storia d’Italia; e questo, per avere creato una pagina Instagram.
The post Media e politica hanno deciso: fondare la pagina del movimento 17
ottobre è terrorismo appeared first on L'Indipendente.