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Il CSM boccia il decreto sicurezza: troppi rischi per libertà personali e diritto di manifestare
Il Consiglio Superiore della Magistratura approva a maggioranza un parere critico sul decreto del governo Meloni. Nel mirino il fermo preventivo di 12 ore, l’eccesso di discrezionalità affidato alla polizia e la progressiva trasformazione della sicurezza in controllo amministrativo del dissenso. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha espresso un giudizio pesantemente critico sull’ultimo decreto sicurezza del governo Meloni. Nel parere approvato a maggioranza dal plenum – 15 voti favorevoli, 7 contrari e 5 astenuti – il Csm segnala che il provvedimento si colloca su un terreno “costituzionalmente molto sensibile” e presenta profili problematici anche rispetto all’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, quello che tutela libertà personale e sicurezza. Tradotto: una parte rilevante della magistratura ritiene che il decreto, così com’è scritto, esponga seri dubbi di compatibilità con i principi fondamentali dell’ordinamento. Il passaggio più netto riguarda il nuovo fermo preventivo introdotto dal governo. La norma consente di accompagnare in questura e trattenere fino a 12 ore persone presenti in occasione di manifestazioni pubbliche sulla base di un semplice “stato di fatto”, cioè di un sospetto di possibile pericolosità. Per il CSM questa misura incide sul “nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali del singolo” e attribuisce alla polizia margini eccessivamente discrezionali. Non solo: il testo non prevede neppure un obbligo chiaro di verbalizzazione del fermo, con il rischio concreto di provvedimenti immotivati e difficilmente contestabili. È il cuore del problema politico e giuridico del decreto: la libertà personale può essere compressa non per un fatto commesso, ma per una valutazione preventiva dell’autorità di pubblica sicurezza. Sicurezza come amministrazione del sospetto Il parere del CSM mette in luce un processo più ampio. Negli ultimi anni la sicurezza è stata progressivamente spostata dal terreno del diritto penale a quello del controllo amministrativo. Daspo urbani, fogli di via, zone rosse, divieti di accesso, obblighi di firma, sanzioni pecuniarie elevate: strumenti formalmente meno gravi di una condanna penale, ma spesso più rapidi, più discrezionali e con minori garanzie difensive. È quella che molti giuristi definiscono amministrativizzazione della sicurezza: si limitano diritti fondamentali attraverso atti delle Prefetture, delle Questure o di polizia, senza il filtro pieno di un giudice. Il decreto sicurezza si inserisce perfettamente in questa linea e la rafforza. Il diritto di manifestare sotto pressione Uno dei bersagli principali del provvedimento resta il diritto di manifestare. Le nuove norme prevedono sanzioni molto pesanti per i promotori di cortei o iniziative non preavvisate, oppure per semplici deviazioni di percorso rispetto agli itinerari autorizzati. In alcuni casi si arriva fino a 10 mila euro di multa. Il risultato concreto è evidente: rendere la protesta economicamente rischiosa e scoraggiare l’organizzazione spontanea di mobilitazioni. Si aggiungono poi divieti di accesso a determinate aree urbane e restrizioni individuali fondate anche su semplici denunce pregresse. In questo modo la partecipazione a manifestazioni può diventare essa stessa indice di “pericolosità sociale”. Il passaggio è delicato: non si puniscono solo comportamenti specifici, ma si colpisce la presenza nello spazio pubblico e la partecipazione al conflitto sociale. Anche la forma è contestata Oltre al merito, restano forti dubbi anche sul metodo scelto dal governo: ancora una volta il ricorso al decreto-legge in assenza di reali presupposti di necessità e urgenza. Il provvedimento era stato annunciato settimane prima dell’adozione formale e contiene una molteplicità di norme eterogenee. Un uso della decretazione d’urgenza sempre più ordinario, che comprime il dibattito parlamentare e accentua la verticalizzazione del potere esecutivo. Anche su questo il segnale istituzionale è chiaro: la forzatura non riguarda solo i contenuti, ma il modo stesso in cui vengono imposte nuove restrizioni. Un decreto contro i diritti Il punto è chiaro: questo decreto non serve a combattere emergenze reali, serve a rafforzare il potere dell’esecutivo e restringere gli spazi di libertà. Introduce fermi basati sul sospetto, amplia la discrezionalità della polizia, moltiplica sanzioni economiche contro chi manifesta, consegna a prefetti e questori strumenti sempre più invasivi. Si colpisce il dissenso senza passare da un processo, si limita la libertà personale senza reato, si scoraggia la protesta rendendola costosa e rischiosa. Il parere del Csm lo dice con prudenza istituzionale, ma il dato politico è netto: si sta costruendo un modello in cui i diritti restano scritti sulla carta e vengono svuotati nella pratica. Non è sicurezza. È repressione legalizzata.   Osservatorio Repressione
April 17, 2026
Pressenza
Attivisti di Ultima Generazione assolti per il blocco stradale davanti al centro commerciale Adigeo di Verona
Si è tenuta questa mattina l’udienza al Tribunale di Verona l’udienza del processo per l’azione in viale delle Nazioni del 28 ottobre 2023 dove 9 aderenti alla campagna “Fondo Riparazione” di Ultima Generazione avevano bloccato il traffico davanti al supermercato Adigeo. Gli attivisti di Ultima Generazione sono state difese dagli avvocati Lancerotto e Natali. Alla fine dell’udienza il giudice ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non sussiste (relativamente all’accusa di interruzione di pubblico servizio) e per non aver commesso il fatto (relativamente all’accusa di violazione dell’art. 18 del TULPS). Durante l’azione le persone di Ultima Generazione furono vittime di aggressioni e violenze da parte di un automobilista e di una trentina di giovani che stazionavano davanti al centro commerciale; due furono costrette a ricorrere alla cure del Pronto Soccorso. Miriam, architetta, ha dichiarato: “Sono una persona normale con una vita comune, architetta di professione collaboro con uno studio associato, lo stesso da quando parallelamente ho cominciato, sei anni fa, il mio impegno per ottenere risposte urgenti dalla politica rispetto al collasso climatico ed ecologico in corso. Le azioni alle quali ho preso spontaneamente parte si sono svolte nel totale rispetto del principio di nonviolenza, nonostante gli attacchi fisici che in quel contesto abbiamo subito, e non dagli automobilisti che hanno pazientato i pochi minuti necessari che sono serviti per ripristinare la circolazione. Mi risulta tuttavia impossibile biasimare chi trovandosi di fronte a una situazione del tutto nuova e imprevedibile ha reagito sfogando una rabbia che difficilmente ho visto espressa in altri contesti. Ma quello stesso giorno ho avuto l’opportunità di parlare con alcune di queste persone. La prima cosa che ho capito è che non hanno speranza nel futuro”. Greta, studentessa, ha dichiarato: “La nostra è stata una libera manifestazione di pensiero, diritto fondamentale garantito dall’articolo 21 della Costituzione e ribadito costantemente anche dalla giurisprudenza. Anche la Corte Costituzionale ha definito la libertà di manifestazione ‘pietra angolare dell’ordine democratico’, affermando che le limitazioni di tale libertà debbano essere giustificate solo da leggi specifiche che rispettino i principi costituzionali. Sempre la Corte Costituzionale ha definito il diritto di manifestare il proprio pensiero un diritto di fronte al quale non vi è pubblico interesse che possa giustificare limitazioni che non siano consentite dalla stessa Costituzione. Nutro ancora una speranza e sento la responsabilità morale di attivarmi per fare sì che le generazioni presenti e future possano ereditare un mondo vivibile, affinché nessuno debba morire o soffrire per niente. La storia ci insegna che i cambiamenti nascono da atti di coraggio e solidarietà, da persone disposte ad alzare la voce quando gli altri tacciono”. Resistenza civile dalla strada al tribunale Con questa, siamo a 69 tra assoluzioni e proscioglimenti per le persone di Ultima Generazione. Viene da chiedersi se fossero necessari tutti questi processi contro di noi, oppure le accuse fossero pretestuose e determinate da rapporti delle forze dell’ordine tesi più a giustificare i loro comportamenti punitivi e intimidatori, piuttosto che a provare reati inesistenti. Infatti questi sono stati in molti casi rigettati dai giudici, alcuni dei quali hanno espressamente stigmatizzato l’operato delle forze dell’ordine considerando diversi abusi di potere del tutto inutili e inopportuni. Vi risparmiamo i dettagli, ma denunciamo che ogni giorno ci sono abusi di potere da parte delle forze securitarie compiuti per punire e intimidire, senza nessuna base di legittimità. Purtroppo tali abusi si sono talmente diffusi che NON fanno più notizia. In questo modo si rischia che diventino accettabili o tollerabili da coloro che ne sono vittime, come è capitato anche a noi. La Costituzione e le leggi garantiscono diritti che nella realtà stanno scomparendo lentamente, nell’indifferenza dell’opinione pubblica. Non ci fermeranno, siamo stati portati troppe volte in questure e commissariati senza motivo, ma lo mettiamo nel conto dell’esercizio legittimo della resistenza civile e nonviolenta. Non riguarda solo la nostra libertà di espressione ma quella di tutte e tutti noi. I nostri canali Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.   Ultima Generazione
April 9, 2026
Pressenza
Assolti sei attivisti di Palestine Action. Perde pezzi la proscrizione per terrorismo
Riportiamo la traduzione di un post di Jonathan Cook apparso su Facebook, con allegata anche la traduzione di un articolo di circa tre settimane fa, apparso sul suo blog e a cui fa riferimento nello post stesso. Cook è un giornalista britannico che ha lavorato per anni sul tema Palestina, […] L'articolo Assolti sei attivisti di Palestine Action. Perde pezzi la proscrizione per terrorismo su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
Violenza brutale della polizia tedesca contro la manifestazione “Disarmare Rheinmetall”
> Dopo giorni di proteste resistenti, fantasiose e illuminanti da parte dei > campi di protesta di Colonia “Rheinmetall Entwaffnen”(Disarmare Rheinmetall) > contro la politica bellica tedesca, la manifestazione conclusiva con oltre > 3000 partecipanti è stata attaccata dalla polizia fin dall’inizio. > (Rheinmetall è la maggiore industria bellica tedesca produttrice di armi da > fuoco, N.d.t). Tutto è iniziato con provocazioni come il blocco ripetuto e immotivato del corteo. Già all’inizio la polizia ha impedito al corteo di partire per circa un’ora. Le provocazioni sono proseguite con azioni violente contro singole persone che, a causa del loro abbigliamento, sono state accusate di essere mascherate. Inoltre, c’è stato il tentativo di separare il blocco rivoluzionario anticapitalista. “Poco prima delle 18, la polizia ha nuovamente fermato la manifestazione e ha attaccato il blocco rivoluzionario posteriore con pugni e spray al peperoncino per separarlo dal resto del corteo. Ci sono diverse decine di feriti”. Alla fine, il blocco è stato illegalmente circondato per ore. Il camion con l’altoparlante è stato preso d’assalto e perquisito. Nel frattempo sono state chiamate sempre più unità di polizia. Anche un idrante e un carro armato sono stati portati sul posto. Le squadre d’assalto della polizia hanno continuato ad avvicinarsi con la forza alle persone circondate trascinando via arbitrariamente singoli individui. Hanno letteralmente condotto una “guerra contro gli oppositori della guerra”! Questi ultimi però hanno resistito e non si sono lasciati dividere. Gli abitanti di Colonia sono arrivati e hanno mostrato la loro solidarietà. È stato negato l’accesso all’osservatrice parlamentare. Anche i passanti e i residenti che volevano fornire acqua alle persone intrappolate sono stati molestati dalla polizia. L’assistenza medica a persone gravemente ferite è stata ostacolata in modo mirato. Non è solo una violazione dei doveri, ma semplicemente un disastro. Il servizio medico di emergenza è stato in servizio senza sosta fino alle prime ore del mattino. Il numero totale dei feriti è “nell’ordine delle centinaia”. Alcuni hanno dovuto essere ricoverati in ospedale. L’accerchiamento è durato per 8 ore. E questo nonostante numerose sentenze dei tribunali che dichiarano illegale l’accerchiamento dei manifestanti. In tarda serata e fino a dopo mezzanotte si sono svolte delle manifestazioni di solidarietà. Ma anche queste sono state ostacolate e disperse dalla polizia. L’identità delle persone circondate è stata sistematicamente registrata. Già durante il giorno la polizia aveva filmato l’intero corteo. La manifestazione era e rimaneva pacifica. Non c’era nulla – se non futili motivi e misure di protezione per la propria incolumità fisica – che potesse giustificare anche solo lontanamente una tale violenza da parte della polizia. La polizia di Colonia aveva cercato in precedenza di vietare l’intera protesta contro la guerra organizzata da “Rheinmetall Entwaffnen”, ma ha dovuto revocare il divieto a causa di una sentenza del tribunale. Volevano ora dimostrare, attraverso le loro provocazioni, che questa protesta non era pacifica? Secondo questa narrativa, non sono i guerrafondai ad essere violenti, ma coloro che si oppongono con la disobbedienza civile alle politiche di morte e distruzione. Oppure, su incarico indiretto e “non dichiarato” dell’industria bellica tedesca e dei sostenitori della guerra, si vuole scoraggiare definitivamente gli oppositori di queste politiche – in particolare gli anticapitalisti tra loro – dal protestare? Si può anche dirlo in modo più esplicito: “Agli oppositori della guerra, soprattutto a quelli che prendono di mira il potere e il profitto delle grandi aziende, deve essere spezzata la spina dorsale”, con totale disprezzo dei diritti fondamentali come il diritto alla libertà di riunione o all’integrità fisica. Molti dei partecipanti ritengono che entrambe le ragioni abbiano un ruolo. Gli oppositori della guerra si sono dimostrati più resistenti del previsto, “non così codardi e depravati come i poliziotti che li maltrattano”. “Germania, stai scivolando sempre più a destra. In prima linea, la polizia!” Protestate e dichiarate la vostra solidarietà! Condanniamo con indignazione il comportamento della polizia di Colonia. I manifestanti hanno reagito con assoluta disciplina agli attacchi brutali, che non possono essere giustificati in alcun modo. Hanno difeso con coraggio il diritto di lottare per un mondo senza egemonia e senza guerre! Forum Gewerkschaftliche Linke Berlin (Forum della sinistra sindacale di Berlino) di Peter Vlatten La polizia interviene con estrema violenza contro le persone intrappolate nel cordone. Pugni e calci anche a chi giace a terra. #RheinmetallEntwaffnen -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid. Forum Gewerkschaftliche Linke Berlin
September 2, 2025
Pressenza