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EPPO e tutela degli interessi finanziari dell’UE: sfide e prospettive
La conferenza internazionale riunirà rappresentanti di istituzioni europee e nazionali, membri della magistratura, accademici ed esperti a confrontarsi sulle questioni della tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea, del ruolo dell’EPPO e della cooperazione nella lotta contro le frodi che colpiscono il bilancio dell’UE. La serie di incontri in svolgimento a Roma all’Europa Experience – David Sassoli (piazza Venezia 6c) è organizzata dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso con contributo del programma EUAF dell’Unione europea. Istituita nel 2021 con il fine di vigilare sul bilancio dell’UE e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE, la procura indipendente EPPO svolge indagini, svolge azioni penali ed esercita le funzioni di pubblico ministero dinanzi agli organi giurisdizionali competenti degli Stati membri partecipanti in merito ai reati PIF (Protezione degli Interessi Finanziari): * frodi transfrontaliere in materia di IVA che comportano danni totali pari ad almeno 10 milioni di euro * spese e frodi doganali * corruzione che lede o rischia di ledere gli interessi finanziari dell’UE * appropriazione indebita di fondi o beni dell’UE da parte di funzionari pubblici * riciclaggio di denaro inoltre qualsiasi altro reato indissolubilmente legato a una di queste categorie e reati PIF connessi ad attività criminali e alla partecipazione a un’organizzazione criminale. L’EPPO e la tutela degli interessi finanziari dell’UE: sfide, cooperazione e prospettive future. Giovedì 17 settembre 2026 h 09:00 – 10:10 / registrazione e interventi di  * Franco Ippolito, President of Fondazione Lelio e Lisli Basso * Carlo Corazza, Head of the Office of the European Parliament in Italy * Andrea Venegoni, European Prosecutor * Peter Csonka, Director (acting) for Justice Policies in DG JUSTICE, European Commission * Pietro Gaeta, General Prosecutor at the Italian Supreme Court of Cassation * Giovanni Melillo, National Anti-Mafia Prosecutor * Antonino Raimondo, Commander of the Special Currency Police Unit, Guardia di Finanza * Luigi Marini, Magistrate, Fondazione Lelio e Lisli Basso h 10:10 – 11:30 / Sessione I – EPPO: Valutazione iniziale e cooperazione istituzionale * Peter Csonka, direttore (facente funzioni) per le politiche di giustizia presso la DG Giustizia, Commissione europea * Francesco Lo Gerfo , esperto nazionale distaccato presso l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) * Gianluca Forlani , assistente del deputato nazionale per l’Italia presso Eurojust * Mariarosaria Guglielmi , procuratrice delegata europea (EDP) * Francesca Ruggieri, professoressa di procedura penale presso l’Università dell’Insubria (Como) * Chiara Ricci, segretaria giuridica presso la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) h 12:00 – 13:00 / tavola rotonda e sessione di domande e risposte h 14:00 – 16:0 / Sessione II – Direttiva PIF e competenze dell’EPPO * Lorena Bachmaier Winter, professoressa ordinaria di sistemi e procedure giudiziarie presso l’Università Complutense di Madrid * Valsamis Mitsilegas, professore di Diritto Europeo e Globale e preside della Facoltà di Giurisprudenza e Giustizia Sociale, Università di Liverpool * Michele Caianiello, professore di Procedura Penale presso l’Università di Bologna * Rosaria Sicurella, professoressa Ordinaria di Diritto Penale, Università di Catania * Pasquale Profiti, Procuratore Delegato Europeo (PED) h 16:00 – 17:00 / tavola rotonda e sessione di domande e risposte Venerdì 18 settembre  h 09:30 – 11:30 / Sessione III – Indagini transnazionali: dentro e fuori l’EPPO * Katalin Ligeti , professoressa di diritto penale europeo e internazionale presso l’Università del Lussemburgo * Danilo Ceccarelli , coordinatore senior – Lotta contro la criminalità organizzata, EPPO * Davide D’Auria , responsabile dell’Unità per i reati economici presso il Centro europeo per la lotta alla criminalità finanziaria ed economica (EFECC) di Europol * Gaetano De Amicis , presidente di sezione della Corte di Cassazione italiana * Gabriella Di Paolo , professoressa di diritto processuale penale presso l’Università di Trento * Nicholas Franssen , consigliere presso il Ministero della Giustizia e della Sicurezza dei Paesi Bassi h 12:00 – 13:00 / tavola rotonda e sessione di domande e risposte h 14:00-16:00 / Sessione IV – Il futuro dell’EPPO: poteri e sfide geopolitiche  * Lorenzo Salazar , Vice Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli (in pensione) * Fabio Giuffrida , Capo del Settore Politiche Penali Antifrode, Unità Giustizia Penale, DG JUST, Commissione Europea * Caterina Chinnici , Vicepresidente della Commissione CONT del Parlamento Europeo * Danilo Ceccarelli , Coordinatore Senior – Lotta alla criminalità organizzata, EPPO * Nicoletta Parisi , Professoressa a contratto di Diritto e Politiche per il contrasto alla corruzione nazionale e internazionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano * John Vervaele , Professore emerito presso la Facoltà di Giurisprudenza di Utrecht e professore presso il Collegio d’Europa di Bruges h 16:00 – 17:00 / tavola rotonda e sessione di domande e risposte h 17:00 – osservazioni conclusive di Andrea Venegoni, Procuratore europeo ISCRIZIONI: https://www.fondazionebasso.it/2015/17-18-sept-2026-eppo-and-the-protection-of-eu-financial-interests-challenges-cooperation-and-the-road-ahead/#form L’evento sarà trasmesso in streaming sul canale YouTube della Fondazione Basso.           Redazione Italia
September 9, 2026
Pressenza
Dilaga il colonialismo penitenziario: ora rivogliono anche l’Asinara
Liberu rigetta in toto la proposta avanzata dal segretario nazionale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), Donato Capece, che indica nella riapertura del carcere dell’Asinara e di Pianosa la soluzione ai problemi delle strutture detentive. Secondo Capece queste carceri devono essere riaperte per risolvere le criticità legate soprattutto a […] L'articolo Dilaga il colonialismo penitenziario: ora rivogliono anche l’Asinara su Contropiano.
August 27, 2026
Contropiano
L’uomo che resta. Cospito e i libri – di Luigi Vergallo
In casa mia si raccontava una storia che riguardava il Ticinese, il nostro quartiere, e uno degli uomini che lo abitavano. Quest’uomo era conosciuto da tutti e lo conosceva bene anche la mia famiglia. Non entra in questo mio scritto, dunque, né come un personaggio astratto, né come una funzione narrativa. Era un uomo [...]
May 20, 2026
Effimera
Carceri al collasso tra sovraffollamento e criticità. I dati del Report del Garante
Al 7 aprile di quest’anno le persone adulte detenute in Italia sono 63.940, di cui: 61.142 uomini (95,62%) e 2.798 donne (4,38%). La composizione per cittadinanza mostra una prevalenza di cittadini italiani (43.816 persone, pari al 68,53%), affiancata da una consistente componente straniera di 20.124 persone (31,47%). All’interno di quest’ultima, emerge una marcata predominanza della componente extracomunitaria, che conta 17.421 persone e rappresenta l’86,6% del totale degli stranieri. Sono alcuni dei dati del recente Report analitico “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale” del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale (GNPL). La fascia d’età compresa tra 25 e 44 anni concentra la quota più consistente della popolazione detenuta: 14.670 unità nella fascia 25-34 anni (22.9%) e 17.681 nella fascia 35-44 anni (27.7%), per un totale di oltre il 57% dell’intera popolazione carceraria. Tra i 45 e i 64 anni di età si colloca oltre il 37% della popolazione, mentre è over 65 il 5,3% delle persone detenute. Oltre tre quarti della popolazione detenuta in Italia (il 76,1%) sconta una condanna definitiva o è in attesa di giudizio per altri procedimenti pur avendo già una condanna definitiva. Le persone in attesa di primo giudizio sono 9.118 (14,26%), rappresentando la seconda categoria per numerosità. Rispetto alla durata della pena, il Report segnala come le pene brevi (0-3 anni) rappresentino il 19,29% del totale (9.387 persone), con una concentrazione maggiore nella fascia 2-3 anni. Le pene medie (3-10 anni) sono invece la categoria più numerosa con il 53,84% del totale (26.199 persone). All’interno di questa fascia, le pene da 5 a 10 anni sono le più comuni. Le pene lunghe (oltre 10 anni) rappresentano il 22,97 % del totale, mentre l’ergastolo riguarda il 3,90% del totale (1.898 persone). Per quanto riguarda la “pena residua”, ossia il tempo di condanna rimanente da scontare, i dati mostrano come oltre la metà delle persone private della libertà personale (51,11%) abbia una pena residua tra 0 e 3 anni. Questo dato, unito a quello precedente, ossia di una forte concentrazione sempre nelle fasce 0-3 anni, indica un sistema penitenziario con un alto turnover, dove la maggior parte delle persone private della libertà personale sconta pene relativamente brevi. Quasi un terzo della popolazione presso gli istituti penitenziari è legittimato a chiedere misure alternative alla detenzione. In riferimento ai reati, utilizzando la classificazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP), si registrano un totale di 155.808 reati ascritti complessivamente, di cui 40.732 (26,14%) relativi a persone straniere. I reati contro il patrimonio rappresentano la categoria più numerosa con 36.864 (23,66% del totale), confermando la centralità di questa tipologia delittuosa nel sistema penitenziario italiano. I reati contro la persona interessano 29.108 persone detenute (18,68% del totale), con 9.435 stranieri (22,94% della categoria). Questa tipologia include reati gravi come omicidi, lesioni personali, violenze, evidenziando la presenza di criminalità violenta all’interno del sistema penitenziario. I reati connessi alla legge droga coinvolgono 21.724 persone private della libertà personale (13,94% del totale), con 6.194 stranieri (15,21% della categoria). Il Report analizza anche la situazione delle madri private della libertà personale con figli al seguito, che risultano essere 21, con 25 bambini che vivono in carcere con loro. Un dato significativo riguarda la componente straniera: 10 delle 21 madri (45,7%) e 12 dei 25 bambini (48%) non sono italiani. È una delle situazioni più delicate del sistema penitenziario, dove le esigenze di sicurezza si intrecciano con i diritti fondamentali dei minori. Infine, un focus specifico è dedicato al tema del sovraffollamento, con un indice calcolato al 138% su base nazionale. In particolare, su un totale di 189 istituti censiti, 4 si trovano in condizioni di sovraffollamento critico (oltre il 200%), mentre 61 presentano un tasso di occupazione superiore al 150%. Gli Istituti tra 100% e 150% sono 101 e solo 23 strutture operano sotto la capienza regolamentare. Come denuncia da tempo Antigone, le carceri italiane sono fuori dalla legalità a causa del sovraffollamento persistente e crescente. “Nei giorni scorsi, ha sottolineato l’associazione Antigone, l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, attualmente recluso nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, ha ricevuto uno sconto di pena di 39 giorni a seguito dell’accoglimento di un ricorso da lui presentato per i trattamenti inumani e degradanti subiti nell’ambito della detenzione. Il caso di Gianni Alemanno è infatti solo uno delle migliaia di ricorsi accolti negli ultimi anni. Solo nel 2024, ultimo dato finora disponibile, a 5.837 persone detenute era stato riconosciuto uno sconto di pena per analoghe ragioni, generalmente riconducibili al fatto di essere stati reclusi in celle in cui mancava lo spazio minimo di 3 mq a persona. A fine 2024 le persone detenute nelle carceri italiane erano 61.861. Nel mese di marzo di quest’anno erano 64.000; è quindi facilmente prevedibile di come i ricorsi accolti cresceranno. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Torreggiani, condannò l’Italia per le condizioni inumane o degradanti delle nostre carceri. Circa 4.000 ricorsi erano stati presentati da altrettante persone detenute italiane. Quella sentenza pilota aprì le porte a una stagione di riforme, dove le condizioni di detenzione erano al centro dell’attenzione pubblica. Oggi i numeri dei ricorsi accolti sono più alti di quelli all’epoca presentati, eppure, nonostante il bisogno di interventi urgenti, al carcere si guarda solo come orizzonte di politiche penal-populistiche. E, nel frattempo, lo Stato italiano viene condannato dai Tribunali di sorveglianza.” Qualche settimana fa Antigone ha lanciato la campagna “Inumane e degradanti”, chiedendo al Governo e al Parlamento (anche attraverso una petizione) di intervenire subito con riforme necessarie a garantire condizioni di detenzione rispettose dei diritti: https://www.antigone.it/iniziative/3611-il-carcere-italiano-e-fuori-dalla-legalita-costituzionale. Qui il Report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale: https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/Report_aprile_2026.pdf.   Giovanni Caprio
May 4, 2026
Pressenza
Tanti “Punti Viola” per strade e luoghi più sicuri
La sicurezza è diventata una componente essenziale del benessere e della qualità della vita degli italiani, che vogliono sentirsi liberi di vivere la propria quotidianità senza timori né preoccupazioni eccessive e senza correre il rischio di incorrere in eventi spiacevoli che possano mettere a repentaglio la loro incolumità. Se, come dice Freud, “l’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza”, bisogna allora adoperarsi affinché l’insicurezza e il conseguente senso di allarme non prendano il sopravvento e non originino comportamenti quotidiani ispirati alla rinuncia e alla chiusura, piuttosto che alla apertura e alla partecipazione, con il risultato di avere una società forse meno allarmata, ma sempre più triste e sempre più isolata. E anche se i reati continuano a diminuire (https://www.pressenza.com/it/2025/08/i-reati-in-calo-contraddicono-il-decreto-sicurezza/), gli italiani si sentono insicuri: il 75,8%, che sale all’81,8% tra le donne, afferma che negli ultimi 5 anni girare per strada è diventato più pericoloso e il 67,3% delle donne ha paura quando torna a casa di sera o di notte. La paura condiziona la vita degli italiani al punto che quasi 4 cittadini su 10 (38,1%) hanno rinunciato ad uscire per timore che gli capitasse qualcosa di grave. È quanto emerge dal 1° Rapporto Univ-Censis “La sicurezza fuori casa”. Si tratta di una percezione che con ogni probabilità è alimentata e gonfiata, sottolineano i ricercatori del CENSIS, dalla centralità che il tema della sicurezza ha nell’attuale dibattito pubblico nonché dall’eco mediatica che hanno taluni fatti di sangue che riempiono le cronache per giorni, mesi e talvolta anni sino a diventare dei veri e propri case oggetto di documentari e serie televisive. Tanto rumore porta con sé inevitabilmente il rischio di acuire la percezione collettiva dell’intensità della diffusione dei fenomeni criminali e la paura di rimanerne vittima. Le donne hanno più paura degli uomini, una paura giustificata dal fatto che una serie di reati che vengono declinati prevalentemente al femminile sono tutti in crescita: tra questi, le violenze sessuali, che nel 2024 sono state 6.587, in aumento del 34,9% negli ultimi cinque anni. Del resto, il 25,6% delle donne intervistate dichiara di aver subito almeno una molestia sessuale, il 23,1% uno scippo oppure un borseggio e il 29,5% è stata seguita per strada da uno sconosciuto (https://www.censis.it/sites/default/files/downloads/SintesiUNIV-CENSISdef_0.pdf). Secondo un rapporto dell’ISTAT, circa il 30% delle donne ha subito molestie in luoghi pubblici, tra cui la strada, i mezzi di trasporto e i locali pubblici. Una realtà che troppe donne conoscono fin dalla giovane età. La strada e i luoghi pubblici non sempre quindi sono luoghi sicuri, soprattutto per le donne.  Per questo, DONNEXSTRADA, un’Associazione non profit che si occupa di violenza contro le donne e sicurezza in strada (https://donnexstrada.org/), da qualche anno promuove il progetto Punti Viola con l’obiettivo di creare luoghi sicuri per le persone. Per luoghi sicuri si intende qualsiasi esercizio commerciale aperto al pubblico, sensibilizzato e formato contro la violenza di genere e per la sicurezza in strada delle persone. L’obiettivo generale è quello di attivare il singolo cittadino nel contrastare la violenza partendo proprio dal territorio e dalla costruzione di una rete che possa sostenere le vittime. Un Punto Viola di DonneXStrada è quindi un luogo di riferimento nel territorio, che ha la sensibilità e gli strumenti per accogliere la persona nelle diverse situazioni di difficoltà. Attualmente sono stati attivati i primi 800 punti viola di DonneXStrada. La gestione, il coordinamento ed il monitoraggio di ogni fase del progetto per l’attivazione dei punti viola vengono svolte dal team DONNEXSTRADA e da ricercatrici specializzate, mentre la selezione e la formazione del personale del locale commerciale viene svolta da avvocati e psicologi esperti in violenza di genere. Un altro interessante progetto di DONNEXSTRADA è Safe Taxi, che ha come fine la creazione di taxi sicuri per le persone. Un Safe Taxi è quindi un taxi di riferimento nel territorio, che ha la sensibilità e gli strumenti per accogliere la persona nelle diverse situazioni di difficoltà.  Qui per verificare i Punti Viola attivi: https://donnexstrada.org/punti-viola/.    Giovanni Caprio
September 9, 2025
Pressenza
Diminuiscono i reati a danno dei cittadini
Mentre il governo continua ad approvare provvedimenti per introdurre nuovi reati e aumentare le pene di crimini già previsti dal Codice Penale, l’Istat certifica una diminuzione dei reati a danno dei cittadini. L’indagine ISTAT sulla sicurezza dei cittadini condotta tra il 2022 e il 2023, che fornisce un quadro dei fatti criminosi dal punto di vista della vittima, consentendo di stimare il gran numero di reati non denunciati alla polizia e l’identificazione dei gruppi di popolazione più a rischio, smentisce infatti quell’emergenza sicurezza che ci viene quotidianamente narrata. I reati considerati sono lo scippo, il borseggio, il furto di oggetti personali, la rapina, la minaccia e l’aggressione, la clonazione della carta di credito, la truffa, alcuni delitti informatici, il furto dei veicoli e delle parti di veicolo, il furto di oggetti dai veicoli, il furto in abitazione e l’ingresso abusivo, gli atti di vandalismo, il furto e il maltrattamento di animali. È esclusa la stima della violenza contro le donne che, richiedendo una metodologia particolare, viene rilevata con un’indagine ad hoc. “Nei 12 mesi precedenti l’intervista condotta tra il 2022 e il 2023, si legge nel Report, sono quasi 1 milione 195mila i cittadini (il 2,3%, erano il 3,7% nel 2015-2016) che dichiarano di aver subìto reati personali contro la loro proprietà, come furti di oggetti personali (1,0%), borseggi (1,0%), scippi (0,7%). Sono 693mila (1,3%) invece le vittime di reati esposte a rischio di incolumità: lo 0,9% della popolazione dichiara di aver subìto un’aggressione, lo 0,4% minacce, lo 0,2% rapine; infine, circa 1 milione 700mila individui (il 3,3% della popolazione che usa internet) hanno subìto truffe o raggiri in rete. Il confronto tra il dato dei 12 mesi precedenti l’intervista, che si è svolta tra novembre 2022 e luglio 2023, con i 12 mesi precedenti l’indagine del 2015/16, mostra una netta diminuzione della percentuale di cittadini che hanno subìto reati. In particolare, il numero di vittime di borseggi e di rapine è diminuito rispettivamente dall’1,6% all’1% e dallo 0,5 allo 0,2%, le vittime di furti di oggetti personali sono diminuite dall’1,5% all’1%, mentre gli scippi sono rimasti stabili”. E anche i reati contro le proprietà familiari, le famiglie che hanno subìto furti nell’abitazione principale sono diminuite di due terzi, dall’1,8 allo 0,6%. I furti di veicoli hanno invece andamenti diversi a seconda dei veicoli considerati: per i furti di auto e camion si passa da 1,5 a 0,7 ogni 100 famiglie residenti che li posseggono, per moto e ciclomotori dall’1,5 all’1,3%. Il furto dei monopattini elettrici, rilevato per la prima volta in questa indagine colpisce il 3,6% delle famiglie che li possiede. Sono invece in aumento le truffe a danno di chi usa gli strumenti bancari online: la clonazione della carta di credito ha riguardato l’1,1% degli utenti, a fronte dell’1,3% degli utenti di 6 anni fa, mentre le sottrazioni di denaro tramite l’utilizzo di strumenti bancari online sono aumentate del 74%, anche se tale aumento deve tenere conto del grande aumento degli utenti di servizi bancari telematici (aumentati di più del 25%). La maggior parte delle vittime a cui è stata clonata la carta (44,7%) se ne è accorta dall’estratto conto, il 23,3% è stato contattato dalla banca; nel 20,8% dei casi le carte bancarie sono state bloccate. Le persone di cittadinanza non italiana sono più spesso vittime di reati, ma meno spesso vittime di truffe e raggiri online (2,7% contro il 3,3% degli italiani). E’ nelle aree metropolitane che si corrono i rischi maggiori e questo è vero soprattutto per i reati predatori contro gli individui (5,3% contro una media nazionale del 2,3%), con picchi per i borseggi e per le rapine (per le quali il rischio di vittimizzazione per gli abitanti dei grandi Comuni è il triplo). Anche i reati contro i veicoli accadono più di frequente nei centri delle aree metropolitane (l’11% contro il 4,5% della media nazionale). “L’utilizzo di mezzi pubblici, si sottolinea nel Report dell’ISTAT, aumenta significativamente il rischio di vittimizzazione non solo del borseggio, ma anche dello scippo. In particolar modo la quota di coloro che sono stati borseggiati tra gli utenti giornalieri o quasi giornalieri dei mezzi pubblici di trasporto è 5 volte più alta rispetto a coloro che non utilizzano mai o quasi mai i mezzi pubblici (la prevalenza raggiunge il 2,8% contro lo 0,5%). Il rischio per gli utenti assidui è aumentato rispetto al 2015-16, quando la quota di persone che avevano subìto un borseggio o uno scippo era circa 3 volte più alta rispetto a chi non li usava (3% tra gli utenti assidui contro 1% tra quelli sporadici)”. Il rischio di subire rapina risulta poi essere triplo tra chi esce spesso la sera: 0,3% contro lo 0,1% del totale complessivo dei cittadini e si registrano più reati contro l’abitazione per chi abita in zone a rischio di criminalità: le persone che giudicano il proprio quartiere ad elevato rischio di criminalità sono circa 530mila (il 2,4% della popolazione) e fra queste è maggiore la presenza di chi ha subìto atti di vandalismo negli ultimi 12 mesi. Chi dichiara di abitare in zone ad alto rischio di criminalità ha subìto atti di vandalismo contro i veicoli nel 5,1% dei casi, e atti di vandalismo contro l’abitazione nel 3,8%, contro un valore medio pari rispettivamente a 1,8% e 0,6%. Nella maggior parte dei reati l’autore agisce da solo, con l’eccezione delle rapine: il 68,1% dei casi di scippo e il 58,1% delle aggressioni sono effettuati da un solo autore, mentre nel caso delle rapine il 56,5% dei reati coinvolge più autori. Nei reati per cui è possibile avere informazioni sugli autori dei reati (scippo, rapina e aggressione), gli autori sono soprattutto o quasi esclusivamente uomini. Le donne sono autrici del 10,2% delle aggressioni, il 7,6% degli scippi e il 3,1% delle rapine. Gli scippi sono commessi soprattutto da estranei (95,1%), percentuale che diminuisce per le vittime di rapine (65%), delle aggressioni (69%) e raggiunge il minimo per le minacce (39,1%) che riguardano soprattutto conoscenti di vista (30,8%), vicini di casa (14%), ma anche familiari (inclusi i partner) e parenti (10,7%). Qui il Report: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/06/Report_REATI-CONTRO-LA-PERSONA-E-LA-PROPRIETA_VITTIME-ED-EVENTI.pdf.   Giovanni Caprio
June 19, 2025
Pressenza