Università di Parma, l’Avvocatura dello Stato ha annunciato l’amorale ed anti-scientifica uccisione dei macachi Alan e Larry
Il 20 ottobre 2026 presso il Tar Lazio l’udienza relativa al caso dei macachi di
Parma, i tristemente noti Alan e Larry, utilizzati per invasivi esperimenti al
cervello e rinchiusi nei laboratori dell’Università parmense dal 2019.
Il progetto di sperimentazione, della durata di 5 anni, nonostante le nostre
continue richieste al Ministero e al Consiglio Superiore di Sanità (ente
chiamato ad esprimersi in merito all’uso di specie particolarmente protette
dalla Legge, quali cani e primati) nonché le indicazioni contrarie alla
prosecuzione del progetto espresse da esperti scientifici operanti nel settore,
era stato rinnovato per altri 3 anni con scadenza nel 2027, rinnovo al quale ci
siamo opposti fin da subito ricorrendo al Tar Lazio.
Parallelamente, ed a tutela degli animali coinvolti, abbiamo inoltre ricorso al
Consiglio di Sato con un giudizio in ottemperanza, per far rispettare quanto
prescritto in merito al monitoraggio delle condizioni di stress di Alan e Larry.
Il 20 ottobre 2026, in udienza, l’Avvocatura dello Stato ha annunciato che Alan
e Larry sono stati uccisi, al termine di una “vita” spesa dietro le sbarre del
laboratorio.
Questo nonostante il Collettivo MetaParma abbia depositato recentemente
all’Università di Parma e a tutti gli Enti coinvolti, la relazione scientifica
integrale della dottoressa Federica Nin – psicologa, filosofa della scienza
specializzata nel rapporto tra scienza, epistemologia, etica e sperimentazione
animale, già segretaria di OSA-Oltre la Sperimentazione Animale – che dimostra
come sarebbe stato possibile e necessaria una variante etica del Progetto
Light-up. La relazione spiega che non era necessario uccidere i macachi, poiché
i ricercatori hanno già ottenuto tutti i dati biologici e comportamentali
cruciali attraverso i test visivi giornalieri, l’uso degli elettrodi cronici e i
modernissimi esami di risonanza magnetica funzionale.
La perizia della dottoressa Nin dimostra l’inutilità dell’esame istologico: con
le tecnologie di neuroimaging oggi a disposizione, l’esame istologico finale non
aggiunge nulla di scientificamente essenziale alla ricerca. In sintesi: la
scienza e il paradigma scientifico non avrebbero perso nulla lasciando vivere i
macachi, l’unica cosa che sarebbe cambiata davvero sarebbe stato il destino di
questi animali. L’Università avrebbe dovuto solo fare richiesta formale al
Ministero per una modifica etica del protocollo per consentire il ricollocamento
(rehoming) dei primati.
Evidentemente la trasparenza è rimasta chiusa dentro le stanze del Rettorato. I
cittadini, la comunità scientifica e l’opinione pubblica avevano il pieno
diritto di leggere i dati e le prove tecniche reali che supportavano la
richiesta di liberazione dei macachi, senza filtri o segreti.
Questo documento importantissima, che è stato completamente disatteso
dall’ateneo parmense, dimostra che sarebbe stato possibile lasciare in vita i
macachi di Parma affidandoli a un santuario, senza inficiare il progetto
Light-up.
L’Ateneo di Parma al posto di confrontarsi pubblicamente sui dati e graziare i
macachi apportando la modifica etica del protocollo, ha deciso di continuare a
trincerarsi dietro il silenzio sacrificando la vita di creature innocenti,
nonostante la loro uccisione non fosse necessaria.
Come ha dichiarato LAV in un suo comunicato stampa:
“Confidiamo in una sentenza del TAR che possa dichiarare illegittimo il rinnovo
rilasciato dal Ministero della Salute e rendere seppure tardivamente e solo in
parte giustizia ai due macachi oggetto di tutti questi anni di costrizione e
detenzione.
Condividiamo questa notizia appresa da noi oggi in Tribunale anche per gli oltre
460 mila cittadini che firmando petizioni e partecipando a manifestazioni, da
anni lottano al nostro fianco.
Noi non abbiamo mai smesso di lottare in oltre 7 anni di campagna, questa
notizia rafforza le nostre richieste perché l’uccisione di Larry e Alan dopo
aver subito l’impianto di elettrodi per registrare i movimenti oculari e lunghe
ore di immobilizzazione su sedie apposite per eseguire i test con presidi ferma
testa, richiede un cambio di passo normativo e soprattutto una scienza diversa
davvero utile per tutti.”
Lorenzo Poli