Carl Safina / Una convivenza ecologica
La collana Animalia di Adelphi e Carl Safina direttamente con i suoi scritti ci
educano da anni a un approccio non solo scientifico ma anche soprattutto sociale
alla convivenza tra specie. Non si tratta mai di mere osservazioni e
registrazioni di comportamenti o scostamenti rispetto a ciò che è previsto dalla
specie in oggetto, ma di diari vivi, fatti di esperienze e relazioni, vittorie,
conferme e anche grandi delusioni o sconfitte. Senza sconti. Come avviene in
natura.
Così non sorprende il ritrovare il Safina studioso ed etologo, talvolta
visionario e pioniere; risulta inedita e calda la dimensione familiare a tratti
intima di questo ultima proposta. Un tomo come sempre importante nella
fogliazione con inserto fotografico e alcune didascalie tenerissime: penso a
espressioni come “A volte Alfie metteva fine a un servizio fotografico
atterrando sull’obiettivo”. Periodi simili costellano tutto il volume quasi a
voler sottolineare come la coabitazione sia sempre un continuo balletto tra le
parti: gli umani che riconoscono la presenza e l’uccello che sa di essere
osservato, nutrito e amato, ma che non rinuncia alla sua libertà, al dettare i
tempi.
Il libro è interamente un inno all’arrendersi al continuo mutare delle
situazioni: la gufetta che a seguito di un incidente ha un arresto di crescita,
la necessità di una presenza (anche solo di un passaggio) per sentirsi al
sicuro, il susseguirsi delle stagioni e quindi dei periodi di sviluppo. Un inno
ai fili che legano le varie specie. Quando si mette da parte la visione di
opposizione tra gli esseri, e quindi i concetti di prevaricazione, ci si può
concentrare su come armonizzare la vita. Seguendo i cicli vitali e naturali,
ricordarli a sé stessi e trovarne il ricordo in una storia già vissuta – il
desiderio di scoperta dei bambini, il timore del primo volo, come del primo
passo.
Rispetto agli altri lavori di Safina Alfie e io ha una componente strutturale
che richiama al romanzo e al memoir poiché ricalca e interseca la vita casalinga
e famigliare. In qualche modo ci permette di scoprire l’uomo prima dello
scienziato, tanto da domandarsi se la professione e l’essere dell’autore non
siano ormai coincidenti, come se i piani del fare e del definirsi siano confusi
tra loro. Qui viene tracciato un viaggio negli anni e nelle vicende che scopre
la specie di Alfie e il suo evolvere nella convivenza con gli umani e
soprattutto con l’uomo-Safina.
Spesso durante la lettura ci si ritrova a chiedersi: e io, cosa avrei fatto?
Oppure a esclamare: beh ma anche a noi se viene detto/segnalato un pericolo
vogliamo comunque verificare. E così via. Un intreccio di specie, sentimenti e
accadimenti che certificano, se ancora ce ne fosse necessità, come
l’Interdipendenza sia la via evolutiva che ci permette ogni giorno di migliorare
e sopravvivere. Un inno, scrivevo sopra, nel senso proprio del termine.
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