Premio Caruana Galizia 2026: premiata l’inchiesta sull’accordo Italia-Albania sui migranti
Il premio giornalistico Daphne Caruana Galizia 2026 è stato assegnato questo
mercoledì a un’indagine sull’accordo in materia di migrazione tra l’Italia e
l’Albania.
L’articolo premiato, a firma dei giornalisti Giacomo Zandonini, italiano, e
Maite Vermeulen, olandese, e pubblicato sulla piattaforma giornalistica dei
Paesi Bassi De Correspondent, tratta di un accordo che ha permesso all’Italia di
costruire un centro di detenzione e un centro di smistamento per richiedenti
asilo in territorio albanese.
Il premio è stato consegnato durante una cerimonia al Parlamento europeo da un
rappresentante di una giuria indipendente, composta da giornalisti provenienti
da tutti i paesi dell’Unione europea. Roberta Metsola, Presidente del Parlamento
europeo, e Pina Picierno, vicepresidente responsabile del premio, hanno
partecipato all’evento nella sala stampa “Daphne Caruana Galizia” del Parlamento
europeo a Strasburgo.
Tra il 4 maggio e il 31 luglio 2026 centinaia di giornalisti provenienti dai 27
paesi dell’UE hanno presentato le loro storie. Prima di decretare il vincitore,
la giuria ha selezionato 10 delle 344 candidature.
A proposito dell’inchiesta
I giornalisti Giacomo Zandonini e Maite Vermeulen hanno trascorso 18 mesi a
indagare sull’accordo in materia di migrazione tra Italia e Albania per conto
della piattaforma De Correspondent. Stando alle indagini, lo scopo dell’accordo
era di intercettare i migranti diretti in Italia e condurli in Albania, paese al
di fuori dell’UE, dove venivano spediti attraverso una procedura di asilo
accelerata e poi rimpatriati nei loro paesi d’origine.
Il loro articolo ripercorre le origini dell’accordo ed esamina il motivo per cui
diversi paesi dell’UE lo considerano un “modello innovativo” per il futuro della
politica migratoria europea. Per ricostruire il quadro completo, i giornalisti
hanno presentato oltre trenta richieste in materia di libertà di informazione in
sei paesi europei, rivolgendosi anche alla Commissione europea, al Consiglio Ue
e all’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle
frontiere esterne degli Stati membri dell’UE (Frontex). Hanno seguito piste
finanziarie e intervistato il personale dei centri, i migranti detenuti, gli
avvocati e diversi parlamentari, rappresentanti del governo e residenti locali
in Albania.
Gli autori hanno evidenziato i notevoli ostacoli incontrati nel corso
dell’inchiesta. In particolare, è stato loro negato l’accesso ai centri gestiti
dall’Italia in Albania, mentre alcune informazioni di base, tra cui il numero
delle persone detenute, sono rimaste riservate. Hanno anche scoperto che le
spese sono state erogate tramite procedure di emergenza, aggirando le normali
procedure di appalto pubblico, e che al personale è stato chiesto di firmare
accordi di riservatezza.
In collaborazione con Bebe Blanco Agterberg, responsabile del coordinamento
fotografico, Sharon Coone, esperta di progettazione dell’informazione, e il
fotografo Francesco Bellina, i giornalisti esaminano le criticità dell’accordo
sul piano dei diritti umani e le sue implicazioni per i principi fondamentali
dello Stato di diritto in Europa.
Fonte: Comunicato dell’Ufficio Stampa del Parlamento Europeo
Redazione Italia