Le ’Radici del Sindacato-CGIL’: «Quelle dovrebbero essere le nostre piazze»
Pubblichiamo il comunicato firmato da Eliana Como, Luca Scacchi, Antonella
Stasi, Augustin Breda, Simone Grisa, Aljosha Stramazzo, Delia Fratucelli, tutti
dirigenti della componente della sinistra confederale della storica
organizzazione dei lavoratori italiani, conosciuta coome le Radici del sindacato
negli organismi nazionali CGIL. Una presa di posizione che farà molto discutere,
un contributo che – come ha sostenuto anche il filosofo Massimo Cacciari –
finalmente ci dovrebbe portare ad aprire un grande dibattito sulla crisi che sta
attraversando la società contemporanea: è giunto il momento di interrogarci
sulle scellerate scelte compiute dal ceto politico globale. Pertanto scrivono i
sindacalisti: «No, non prendiamo le distanze. Dovremmo provare a stare con loro,
non contro di loro. Guardarli, riconoscerli, parlarci. Discutere e litigarci, se
serve, ma in quelle piazze. Proteggerli come fanno i professori e i sindacati in
Francia». In sostana bisogna analizzare il malessere sociale, comprenderne le
dinamiche e risolvere le cause della emarginazione giovanile[accì]
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La violenza è oramai quotidiana in questa società. Nelle povertà delle periferie
e nelle emarginazioni dei pregiudizi. In una crisi climatica indotta da questo
modo di produzione che oramai travolge tutti/e con eventi estremi. In una
competizione economica che diventa sempre più contrapposizione tra paesi e
quindi guerra. Nelle barbarie del genocidio di Gaza e nel silenzio del mondo che
lascia fare. Nelle diseguaglianze e nelle disperanze di un sistema contro cui i
ragazzi e le ragazze si ribellano.
La violenza è nell’escludere e nel tenere ai margini chi non ha altra scelta che
ribellarsi. Milano, Torino, Bologna e le altre città, nonostante governi di
colore diverso da quello nazionale, in questi anni hanno costruito grattacieli,
cercato turisti, moltiplicato i B&B, lucidato vetrine e accompagnato
speculazioni, emarginando progressivamente in periferie e suburbi studenti e
studentesse, lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate. Chi non ha il
reddito sufficiente per tanto luccichio.
A Torino una ricerca internazionale mostra che la speranza di vita cala di tre
mesi ad ogni fermata di tram verso la periferia, in modo lineare e continuo. A
Milano, Bologna e le altre città, non è diverso. Anche questa è violenza.
Pervasiva e continua, cronica e devastante.
Gli scontri in strada e i saccheggi sono usati come alibi di questa violenza,
per continuare a riprodurla senza contestazioni. Non possiamo ogni volta
dimenticarlo. Meloni pretende la presa di distanza dalle «violenze», dopo anni
di decreti su Rave, Caivano e Sicurezza, in cui ha cercato solo la repressione.
Meloni pretende la presa di distanza dalle «violenze», ma ancora non solleva un
sopracciglio di fronte ad Israele. Un governo che calpesta quotidianamente i
trattati internazionali e tutela criminali come Netanyahu e Al-Masri perde ogni
autorevolezza nel pretendere rispetto di norme e regole di convivenza civile che
loro per primi ignorano.
Quella delle migliaia di giovani in piazza in questi giorni non è violenza, ma
esclusione, marginalità, rabbia e collera, che noi dovremmo ascoltare non
giudicare. I cortei di sabato sono anche attivazione e partecipazione, cresciuta
per ora isolata, invisibile e poco considerata fino a quando non è arrivata
nelle piazze.
Dovremmo provare a stare con loro, non contro di loro. Guardarli, riconoscerli,
parlarci. Discutere e litigarci, se serve, ma in quelle piazze. Proteggerli come
fanno i professori e i sindacati in Francia.
Non prendere le distanze, solidarizzare con chi li reprime e li arresta,
manifestare con partiti e giunte che hanno contribuito a produrre questa
condizione sociale.
Redazione Italia