Bruxelles è alla ricerca di altri 70 miliardi da dare all’Ucraina
Sono settimane frenetiche a Bruxelles. Si stanno decidendo infatti i prossimi
impegni economici dell’Unione europea, a partire dal bilancio 2028-2034, che
vede impegnati i Paesi frugali a spingere per ridurre la spesa sociale. Nessun
problema invece per il nuovo round di finanziamenti all’Ucraina che le
istituzioni europee stanno discutendo su richiesta del presidente ucraino
Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo, durante l’ultimo Consiglio europeo, ha infatti
esortato i Paesi membri a racimolare altri 70 miliardi di euro per il prossimo
anno, da aggiungere al prestito da 90 miliardi approvato nei mesi scorsi. Al
momento si sono sfilati soltanto Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Gli
altri Paesi membri sondano le varie soluzioni, tra cui l’utilizzo dei beni russi
congelati, sostenuto dalla Germania e dalla presidente della Commissione Ursula
von der Leyen. C’è poi l’idea di ricorrere a nuovo debito comune, che non
convince soprattutto i Paesi al voto nel 2027, alle prese con diffuse proteste
sociali contro il carovita.
«L’anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro. Abbiamo bisogno di
almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e
per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica. Vi chiedo di
trovare questo sostegno, ci aiuterà a tenere a bada la Russia». Con queste
parole, il presidente ucraino Zelensky, ospite dell’ultimo Consiglio europeo, ha
esortato Bruxelles verso un ulteriore sforzo economico. Detto, fatto. La
richiesta è stata subito trasmessa da Palazzo Europa a Palazzo Berlaymont, sede
della Commissione, incaricata di elaborare un piano puntuale, da discutere al
più presto. Sul tavolo c’è l’idea di emettere nuovo debito comune, nonostante
gli allarmi lanciati dalla Corte dei Conti UE sull’esposizione di Bruxelles sui
mercati finanziari, in un periodo di generale rincaro del costo del denaro. I
rendimenti a cui si stanno legando i Paesi europei per contrarre nuovo debito e
affrontare i deficit nazionali sono sempre più elevati, alla luce dell’attuale
periodo di incertezza geopolitica ed economica. Sullo sfondo c’è poi il rischio
di innescare una vera e propria bomba sociale, viste le manifestazioni diffuse
dove viene chiesto un maggior impegno dello Stato nella spesa sociale e non
nelle armi.
Un’altra opzione sarebbe l’utilizzo dei beni russi congelati, dal valore
complessivo di circa 200 miliardi di euro. La maggior parte dei fondi è
custodita presso Euroclear, in Belgio. Proprio quest’ultimo si oppone all’idea,
temendo ritorsioni da parte di Mosca. Dall’altro lato Germania e von der Leyen
spingono, rinnovandone la discussione tra i palazzi di Bruxelles. Nelle prossime
settimane se ne saprà di più, anche in merito alla forma, tra risorse a fondo
perduto e prestiti agevolati.
I 70 miliardi di euro chiesti da Zelensky dovrebbero ad ogni modo aggiungersi ai
45 miliardi che l’UE già prevedeva di erogare nel 2027, nell’ambito del prestito
da 90 miliardi di euro sbloccato ad aprile dopo il via libera dell’Ungheria.
Quest’ultima, insieme a Repubblica Ceca e Slovacchia, è rimasta fuori dal
prestito a Kiev. Nelle ultime ore si sono sfilate anche dal sostegno in
discussione. Dovrebbero invece riconfermare la propria partecipazione, almeno
negli auspici di Bruxelles, i Paesi extra-UE come Regno Unito e Norvegia. Nel
suo discorso al Consiglio europeo, Zelensky ha anche esortato i Paesi membri a
rivedere i piani per il prossimo bilancio, sostenendo che «è la nostra forza,
quella ucraina, il nostro esercito e le nostre tecnologie a contribuire a
garantire anche la sicurezza europea, la vostra sicurezza. Queste garanzie di
sicurezza non trovano ancora riscontro, a nostro avviso, nel vostro bilancio a
partire dal 2028. Prendiamo la questione sul serio. Cerchiamo di definire
esattamente in che modo le capacità di difesa dell’Ucraina debbano essere
incluse in quel bilancio». Quest’ultimo è oggi terreno di scontro tra i Paesi
frugali, che chiedono maggiore austerità, e quelli che difendono sussidi
agricoli e finanziamenti alle regioni più povere.
Dall’inizio della guerra, nel 2022, l’UE ha fornito 231,5 miliardi di euro in
aiuti a Kiev, tra risorse a fondo perduto e finanziamenti. Al conteggio si
aggiungono i 70 miliardi chiesti da Zelensky e i 90 miliardi concordati nei mesi
scorsi, quando si prevedeva la fine del conflitto entro l’anno. Gli sforzi
diplomatici restano però a zero. L’Europa rimane nell’ombra dell’imprevedibilità
statunitense, con il presidente Trump che negli ultimi giorni ha nuovamente
cambiato strategia, siglando accordi con la Russia e chiedendo la sostituzione
di Zelensky. L’UE gli rinnova invece la fiducia, scegliendo di restare al di
fuori dei tavoli negoziali, nonostante lo sforzo economico messo in campo. In
questi mesi non c’è stata alcuna convergenza su un ipotetico inviato UE per
mediare tra Russia e Ucraina. Nel frattempo gli attacchi reciproci si
intensificano, l’escalation militare cresce, e sullo sfondo si staglia il quinto
anno di ostilità.
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