Acquisti pubblici per un’economia più giusta
OGNI ACQUISTO PUBBLICO È ANCHE UNA SCELTA POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE. DALLE
MENSE SCOLASTICHE ALL’ABBIGLIAMENTO DA LAVORO, I COMUNI POSSONO UTILIZZARE LA
SPESA PUBBLICA PER TUTELARE I DIRITTI, PROMUOVERE FILIERE SOSTENIBILI E
ORIENTARE IL MERCATO VERSO MODELLI PIÙ EQUI. È IL MESSAGGIO EMERSO DALL’INCONTRO
INTERNAZIONALE DELLE FAIR TRADE TOWNS, CHE HA RIUNITO IN BELGIO QUATTROCENTO
AMMINISTRATORI E ATTIVISTI EUROPEI. TRA NUOVE REGOLE SUGLI APPALTI, ESPERIENZE
CONCRETE E PERCORSI EDUCATIVI, LA SFIDA È TRASFORMARE IL COMMERCIO EQUO E
SOLIDALE DA SCELTA VIRTUOSA A PRATICA ORDINARIA DELLE ISTITUZIONI
Foto tratta dal sito fairtradetown
Appalti pubblici, diritti e sostenibilità: i Comuni possono cambiare l’economia
Tre giornate di confronto tra Bruxelles e Gand, in Belgio, per riflettere sul
potere degli acquisti pubblici, sul commercio equo e solidale e sulla
responsabilità delle istituzioni nella costruzione di un’economia più giusta,
sostenibile e attenta ai diritti delle persone.
Amministratori e attivisti da tutta Europa sono arrivati in quattrocento per
fare il punto sulle politiche fair trade. Come possono le istituzioni
contribuire a trasformare i sistemi produttivi e commerciali? È stata questa la
domanda al centro dei tre giorni di incontri, approfondimenti e scambio di
esperienze.
Un percorso che ha messo in relazione le regole europee sugli appalti, le
esperienze concrete delle amministrazioni locali, il monitoraggio delle filiere
e l’educazione delle nuove generazioni.
Le regole europee come leva di cambiamento
La prima giornata è stata dedicata al futuro della disciplina europea degli
appalti pubblici e alla proposta di revisione del quadro normativo, con
l’obiettivo di rendere la spesa pubblica uno strumento più efficace per
sostenere sostenibilità, responsabilità sociale e commercio equo. Il quadro
europeo del 2014 è oggetto di revisione e la proposta presentata dalla
Commissione europea il 9 settembre apre una fase di confronto istituzionale.
Un elemento significativo è il riferimento esplicito al Fairtrade, per la prima
volta nella proposta, seppure collegato all’oggetto del contratto.Rimane però
aperta la questione di come rendere i criteri sociali più chiari, verificabili e
facilmente applicabili dalle amministrazioni. Quando le regole sono vaghe e gli
strumenti di verifica insufficienti, gli enti pubblici rischiano di essere
scoraggiati dall’introdurre requisiti ambiziosi.
Criteri più precisi possono invece offrire maggiore certezza giuridica,
facilitare il lavoro degli uffici e consentire di premiare le imprese che
rispettano i diritti dei lavoratori e l’ambiente. Le esperienze nazionali, come
i criteri ambientali minimi italiani e la normativa francese sulla sostenibilità
alimentare, dimostrano che è possibile orientare gli acquisti attraverso scelte
pubbliche concrete.
I Comuni non sono semplici acquirenti
Il ruolo delle amministrazioni locali è decisivo. I Comuni acquistano ogni anno
beni e servizi che vanno dalle mense scolastiche agli abiti da lavoro, dai
dispositivi elettronici ai servizi di pulizia e manutenzione. Ogni appalto
rappresenta quindi un’occasione per incidere sulle condizioni di produzione,
sulla qualità dei servizi e sulle scelte delle imprese.
Un Comune può limitarsi a rispettare gli obblighi minimi oppure utilizzare il
proprio potere d’acquisto per promuovere innovazione sociale e ambientale. Può
inserire criteri di sostenibilità nei bandi, chiedere trasparenza sulle filiere,
verificare gli impegni dei fornitori e accompagnare le imprese in percorsi di
miglioramento.
Per farlo servono competenze tecniche, collaborazione tra gli uffici, formazione
del personale e un dialogo costante con le organizzazioni della società civile e
con le reti del commercio equo. Non si tratta soltanto di acquistare prodotti
migliori, ma di contribuire a costruire un mercato nel quale il rispetto dei
diritti non costituisca uno svantaggio competitivo.
Dall’elettronica al tessile: controllare le filiere
La seconda giornata ha approfondito gli strumenti per rendere effettiva questa
responsabilità. L’esperienza di Electronics Watch mostra come le amministrazioni
possano essere sostenute nel monitoraggio delle condizioni di lavoro nelle
filiere dell’elettronica, attraverso informazioni indipendenti, il
coinvolgimento dei lavoratori e la collaborazione con i fornitori. Il tema
riguarda anche l’industria tessile, segnata da salari insufficienti, condizioni
di lavoro precarie, sfruttamento e impatti ambientali.
Le scelte dei consumatori contano, ma non possono sostituire le politiche
pubbliche: acquistare in modo etico deve diventare un’opzione concretamente
accessibile, non un privilegio per chi può permetterselo.
Un’esperienza particolarmente interessante è quella del Comune di Gand, che nel
2018, insieme alla VVSG, l’organizzazione dei Comuni fiamminghi, ha elaborato
una guida per l’acquisto di abbigliamento da lavoro socialmente responsabile. Il
modello prevede quattro livelli di impegno — coinvolgimento, trasparenza, azione
e leadership — e promuove il miglioramento continuo delle condizioni sociali
lungo la filiera.
Il nuovo accordo quadro per l’abbigliamento da lavoro, avviato nel luglio 2025 e
valido fino al 2031, attribuisce il 40% del punteggio al prezzo, il 35% alla
qualità e il 25% alla sostenibilità. Un esempio concreto di come
un’amministrazione possa superare la logica del prezzo più basso e dare un peso
effettivo alla responsabilità sociale e ambientale.
Il Comune ha inoltre prodotto un bando per contribuire con il 50% alle spese
delle feste delle associazioni locali che decidono di scegliere prodotti fair
trade all’interno della loro attività.
Educazione e partecipazione per cambiare la cultura
La terza dimensione emersa dagli incontri riguarda l’educazione. Il programma
olandese Jong & Fair porta nelle scuole lezioni sul cibo equo e solidale, sulla
moda sostenibile, sulle filiere produttive, sui diritti dei lavoratori e sui
salari dignitosi.
Attraverso incontri interattivi e il coinvolgimento di docenti ospiti,
l’obiettivo è aiutare i giovani a comprendere le conseguenze delle proprie
scelte e a trasformare la consapevolezza in partecipazione. La moda, come è
stato ricordato durante gli incontri, non è soltanto una questione di gusti
personali: è anche un fatto sociale e politico.
Allo stesso modo, le decisioni di acquisto delle istituzioni esprimono una
visione del modello economico che si intende sostenere.
Una responsabilità politica per i territori
Il messaggio conclusivo delle tre giornate è che la transizione verso
un’economia più giusta non può essere affidata soltanto alle scelte individuali
o alla buona volontà delle imprese. Servono regole adeguate, strumenti di
controllo, politiche pubbliche coerenti e cittadini consapevoli.
I Comuni possono svolgere un ruolo fondamentale perché sono vicini alle
comunità, conoscono i bisogni del territorio e dispongono di un potere
d’acquisto capace di orientare il mercato. Possono sperimentare nuovi modelli,
condividere le proprie esperienze e contribuire a chiedere regole europee più
efficaci.
Comprare non è mai un gesto neutrale, e lo stesso vale per le istituzioni. Ogni
appalto può limitarsi a soddisfare un bisogno immediato oppure diventare
un’occasione per tutelare i diritti, ridurre gli impatti ambientali e promuovere
un’economia solidale. La sfida è trasformare queste esperienze in pratiche
strutturali, affinché la responsabilità sociale e ambientale diventi la
normalità degli acquisti pubblici.
Di quanti passi in avanti si saranno fatti nei prossimi mesi se ne parlerà a
Colonia nel 2027.
*Sindaco di Bonate Sopra
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