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Una colata di cemento rischia di travolgere la Valnontey, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso
Un anno dopo l’alluvione che ha travolto la Valnontey, le autorità hanno presentato il progetto di un intervento urbanistico per riqualificare la piccola località sopra Cogne in Valle d’Aosta, che include la costruzione di un ponte alto 4 metri e mezzo, un parcheggio sotterraneo, strade e piste ciclabili e la trasformazione del magnifico torrente in un canale. Con tanto cemento e asfalto. Ora un gruppo di abitanti, lavoratori e amanti della Valnontey ha deciso di costituirsi in comitato per esprimere preoccupazione verso l’unica idea di progetto, in corso di definizione, che rischia di compromettere in modo irreversibile l’aspetto e il valore paesaggistico e umano della Valnontey. Il Comitato per la Salvaguardia della Valnontey scrive su Facebook: “Si tratta di un intervento urbanistico destinato a trasformare l’aspetto della valle — per alcuni in meglio, per altri in peggio – ma questo non è il punto della questione. Un cambiamento di tale portata non dovrebbe essere presentato in deroga a ogni iter urbanistico ordinario, approfittando della cornice d’urgenza dovuta all’alluvione. La deroga dovrebbe avere uno scopo preciso: permettere il ripristino dei luoghi com’erano prima dell’evento alluvionale straordinario. Non può e non deve servire a introdurre modifiche strutturali permanenti, che richiederebbero invece il regolare percorso amministrativo e partecipativo. Agire in deroga in periodo di emergenza, come si sta facendo, consente infatti: • l’assenza di un concorso di idee (c’è un solo partecipante al progetto); • l’esclusione del Parco Nazionale del Gran Paradiso da ogni parere; • la deroga al Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTP). È accettabile tutto questo? La deroga consente rapidità d’azione, ma spesso la fretta non produce buoni risultati in termini di sicurezza e in termini estetici. Accettare un progetto che salta l’iter urbanistico ordinario non è un buon inizio. Anzi, è un precedente pericoloso, a prescindere dalla qualità del progetto stesso.” Per contattare il comitato:  comitatovalnontey@gmail.com Redazione Italia
Una montagna sacra per le Alpi
PERCHÉ IN MOLTE CULTURE ESISTONO DELLE MONTAGNE SACRE, MONUMENTI NATURALI DA AMMIRARE E RISPETTARE, MA NELLA NOSTRA CULTURA OCCIDENTALE NO? Nel 2022 un gruppo di alpinisti e abitanti della montagna ha cercato di dare una risposta concreta a questa mancanza, nominando “Montagna Sacra” il Monveso di Forzo, un’imponente piramide rocciosa alta 3.322 metri sullo spartiacque tra Piemonte e Valle d’Aosta, invitando a non salire sulla sua cima. Domenica 15 giugno si è svolta in Val Soana la quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, una giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dai promotori del progetto come simbolo di sacralità e rispetto del limite. All’appuntamento di domenica mattina, una cinquantina di persone si sono ritrovate a Molino di Forzo, una piccola frazione ai piedi della montagna. Dopo le parole di benvenuto e introduzione da parte di alcuni promotori dell’iniziativa, tra cui Antonio Mengozzi, ex direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso e Toni Farina, attivista ed ex consigliere del parco, con una facile camminata si è raggiunto il borgo di Boschietto, dove è stata inaugurata un’opera d’arte della pittrice valdostana Barbara Tutino, raffigurante proprio il Monveso di Forzo. Una merenda e un concerto di rock celtico hanno concluso la giornata. Nei tempi antichi le vette erano temute dagli abitanti delle montagne, considerate luoghi pericolosi da evitare. Negli ultimi 200 anni l’alpinismo ha invece “conquistato” ogni possibile vetta, parete rocciosa e angolo remoto del pianeta, in una spasmodica ricerca dell’impresa estrema di cui potersi vantare. Su ogni possibile cima si è piantata una croce come segno di sottomissione della natura al volere dell’uomo. Tre anni fa un gruppo di pensatori, alpinisti e semplici camminatori si è interrogato sulla crescente commercializzazione e banalizzazione delle Alpi, assediate da un turismo di massa estremamente invasivo che richiede sempre nuovi impianti di risalita, piste da sci, strade, parcheggi e mega-alberghi. Lo si vede purtroppo bene con le Olimpiadi 2026 di Cortina e Milano che portano alla cementificazione e al taglio di interi boschi di larici secolari. Di fronte a questo scenario, il gruppo ha lanciato una sottoscrizione a chiunque appoggiasse l’idea di istituire una montagna sacra sulle nostre Alpi, sulla quale si invita a non salire, considerandola una montagna sacra alla pari del famoso monte Kailash in Tibet e di Ayers Rock (Uluru per gli aborigeni) in Australia. Più di 1.000 persone hanno aderito, e così nel 2023 il progetto è stato ufficializzato. L’iniziativa è uno stimolo per interrogarsi sulla nozione del limite, ma anche sulla propria percezione interiore del sacro, ed è anche per un certo verso una provocazione che va contro i valori dominanti che riducono la montagna ad un parco dei divertimenti o a un bene da sfruttare economicamente. Non c’è alcun divieto di salire, ma semplicemente l’invito a non farlo e a rispettare di libera scelta questa montagna, accogliendola come un invito alla riflessione e al raccoglimento. Per saperne di più: https://www.pressenza.com/it/2022/11/una-montagna-sacra-per-il-gran-paradiso/ La Montagna Sacra – Sherpa Una Montagna Sacra nel Gran Paradiso | Facebook Libro: La montagna sacra di Enrico Camanni, 2024, Editori Laterza Thomas Schmid