Israele, l’attacco all’Iran e la fine del diritto internazionale
Il proditorio attacco da parte di Israele nei confronti dell’Iran, ha scatenato
tutti i buoni cantori delle virtù occidentali, nella speranza che l’odiato
regime degli Ayatollah possa infine cadere aprendo le porte alla meravigliosa
democrazia occidentale.
Chiariamo subito che non abbiamo alcuna simpatia per un paese fondato su una
terribile dittatura che trova le sue ragioni in un integralismo religioso capace
di fare a pezzi libertà e diritti, specialmente nei confronti delle donne. Ma
restiamo convinti che qualunque ipotesi di liberazione debba nascere
dall’interno stesso delle comunità oppresse e non da pretesi interventi esterni,
che sono sempre interessati e strumentali.
A Israele in particolare non importa nulla delle condizioni interne dell’Iran.
Anzi, per la verità, su questo punto non si prende neppure la briga di
mistificare in cerca di scusanti. Lo scopo dello Stato sionista, dietro il
paravento della difesa nazionale, è intanto quello di sviare l’attenzione
internazionale dal genocidio in atto contro il popolo palestinese, ma poi, in un
senso più strategico, quello di accreditarsi agli occhi del mondo, ed in
particolare dell’alleato statunitense, come grande potenza nello scacchiere
mediorientale.
Resta il fatto che, comunque, la dichiarazione di Netanyahu sull’ipotesi che
l’Iran sarebbe vicina a dotarsi di almeno dieci ordigni nucleari è semplicemente
risibile.
Intanto va sottolineato che Israele possiede tra cento e centocinquanta ordigni
nucleari, mai dichiarati e mai sottoposti ad alcun tipo di controllo, poiché il
paese sionista non ha mai sottoscritto il TNP (il trattato di non proliferazione
nucleare) e non è pertanto sottoposto alla supervisione della IAEA (Agenzia
internazionale per l’energia atomica). Esattamente il contrario di quanto
avviene per l’Iran che ha invece aderito al trattato e che deve subire
stringenti controlli periodici, effettuati anche senza nessun preavviso.
Interventi da parte dell’Agenzia, che negli ultimi anni sono stati anche
intensificati su pressione degli Usa, preoccupati su possibili inadempienze da
parte dello Stato islamico a proposito dell’arricchimento dell’uranio.
Sul nucleare iraniano sappiamo praticamente tutto. Va sottolineato inoltre che,
a parere di eminenti scienziati, le nuove armi nucleari non si producono a
partire dall’uranio, quanto piuttosto dal plutonio, che a casa degli Ayatollah è
elemento chimico praticamente sconosciuto. In sostanza è doppiamente impossibile
che l’Iran possa essere anche lontanamente sulla via di possedere armi nucleari.
Tutto questo è assolutamente noto e non ci sarebbe nemmeno bisogno di
rimarcarlo. Quello che invece ci pare veramente importante sottolineare è il
fatto che Israele, con il suo intervento e con le giustificazioni che sono state
addotte, ha totalmente delegittimato l’IAEA, negando radicalmente gli esiti dei
suoi controlli. Si tratta di un comportamento che si iscrive in una logica che
sin dalla sua nascita caratterizza le politiche dello Stato sionista, e che
consiste nel negare ogni principio del diritto internazionale e ogni
deliberazione dei suoi organismi, come è mostrato dall’avere fatto regolarmente
carta straccia di tutte le risoluzioni dell’ONU.
L’unico criterio di scelta è sempre stato quello di puntare su atti di pura
forza, semplicemente auto-giustificati, come la violenza genocidaria contro i
Palestinesi e l’uso spregiudicato della guerra senza regole per risolvere ogni
tipo di controversia. Un modo di fare a pezzi il diritto internazionale che
purtroppo ha fatto scuola in un mondo sempre più percorso da forti venti di
guerra, come dimostra anche la notizia dell’ultima ora della incredibile
richiesta fatta da Trump all’Iran di arrendersi senza condizioni. (E può darsi
pure che quando questo articolo sarà pubblicato ci saranno altre terribili
novità, perché ormai la catastrofe ci perseguita).
Antonio Minaldi