El Alamein e il pellegrinaggio della religione militarista
Mancò la fortuna, non il valore1, è questo il motto con cui si ricorda la
battaglia di El Alamein, sconfitta campale dell’esercito italiano e di quello
tedesco da cui iniziò la loro disfatta in Africa.
El Alamein si trova in Egitto. A metà degli anni cinquanta del secolo scorso
venne costruito un Sacrario militare a ricordo dei caduti in una battaglia la
cui sconfitta, nel 1942, fortunatamente assestò un colpo notevole al
nazifascismo. Il valore richiamato era quello dell’oppressione coloniale, dello
sfruttamento di terre e popoli, della diffusione del fascismo.
La sconfitta di quella battaglia fascistissima, che ancora oggi molti nostalgici
del regime lamentano, fu in realtà l’inizio della liberazione dell’Africa dalle
presenze degli eserciti fascisti e nazisti.
Ogni anno la celebrazione di El Alamein ha un significato politico ben preciso,
che attribuisce alla ricorrenza non solo l’esaltazione del militarismo ma anche
un chiaro marchio fascista. A tal riguardo leggiamo cosa scrive una rivista
online:
L’abnegazione, l’eroismo e la tenacia delle truppe italiane fu magnifico ma la
propaganda post bellica italiana, tramite film e documentari menzogneri o,
addirittura, macchiettistici, non rese mai giustizia ai nostri uomini che colà
diedero quanto di più alto si possa, la vita, per la grandezza dell’Italia2.
In questi giorni è in corso un autentico pellegrinaggio, un raduno con lancio di
paracadutisti per omaggiare le vittime del 1942,che poi è occasione propizia per
rafforzare l’adesione alle associazioni di reduci ed ex militari (clicca qui).
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università,
invece, preferisce una lettura storica e disincantata sulle avventure
neocoloniali della Seconda guerra mondiale a partire da quel Italiani, brava
gente? Un mito duro a morire (Neri Pozza, 2005) in cui l’autore, Angelo Del
Boca, analizza il mito assolutorio di una paternalistica e benevola nazione
coloniale smontando la retorica ufficiale sulle campagne di guerra del fascismo.
La retorica di guerra tace gli orrori, i massacri, gli inganni che
caratterizzano ogni conflitto, così come tace le migliaia di morti e le
conseguenze sociali e materiali delle guerre. E quando non tace si fa
esaltazione di quegli stessi massacri (come nel caso di El Alamein) e rimpianto
rabbioso del fallimento di un’impresa coloniale e delle conquiste che il
nazifascismo si proponeva di estendere.
E proprio quella rabbia per anni ha rappresentato il cemento di culture
revisioniste, nostalgiche, dell’antipolitica e dell’ideologia di destra, quando
non hanno assunto altri connotati: ad esempio la mera esaltazione di una
presunta grandezza italica.
In queste narrazioni viene quasi sempre omesso un particolare rilevante che non
ci stanchiamo di evidenziare: l’Italia combatteva a fianco del nazismo, aveva
usato gas tossici e bombardamenti a tappeto contro la popolazione civile nelle
terre al sole occupate in Africa. Di eroico troviamo ben poco nelle guerre
coloniali.
Rinnovare fiducia e stima nel valore salvifico della battaglia militare è il
retaggio di una cultura che nel tempo ha giustificato il fascismo, il
colonialismo, le occupazioni militari e il grande inganno che trasforma i
giovani in carne da cannone. E oggi, con opportune rivisitazioni, questo
presunto eroismo è funzionale al riarmo e ai processi di militarizzazione. Di
questo, e non di altro, urge parlare contrastando amnesie, revisionismi storici
e rimembranze acritiche e nostalgiche scisse dal contesto storico del tempo.
1 epitaffio apposto il 1° luglio 1942 dai Bersaglieri del 7° Reggimento su un
cippo di pietra nel deserto egiziano
2
https://italiacoloniale.com/2019/09/12/sacrario-di-el-alamein-mi-sento-debitore-nei-confronti-di-coloro-che-qui-hanno-combattuto-e-perso-la-vita/
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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