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USA, le stragi armate sono continue, ma non fanno più notizia
Erano da poco passate le tredici di giovedì 15 ottobre quando Griffin John II, 16 anni, ha fatto irruzione nella Silver Rail Elementary School di Bend, in Oregon – la scuola in cui da bambino era stato seguito come alunno con bisogni speciali – sparando contro le porte chiuse a chiave, per poi aprire il fuoco in un’aula di sostegno con un fucile a pompa. Ha ucciso 3 bambini di 5, 8 e 11 anni e una maestra di 25, Meghan Lambert, ferendo gravemente un altro alunno e una seconda insegnante, prima che Kaylub Giamanco, padre di due bambine iscritte all’istituto, lo uccidesse con la propria pistola, circa 3 minuti dopo la prima chiamata al 911. Per il Gun Violence Archive, l’organizzazione no profit che dal 2013 censisce gli episodi di violenza armata negli Stati Uniti, quella di Bend è stata la 369esima sparatoria di massa – cioè con almeno quattro persone colpite, esclusi gli aggressori – dall’inizio dell’anno. Nei 3 giorni successivi se ne sono aggiunte almeno altre 5. E dopo qualche anno di calo la curva ha ripreso a salire, visto che alla stessa data del 2025 gli episodi erano 340. Numeri che raccontano un fenomeno ormai trattato come rumore di fondo, capace di bucare le prime pagine solo quando il bersaglio è una scuola. Il 9 ottobre Matthew Stone Sr., quarantacinque anni, ha ucciso la moglie, i due figli maschi, la figlia incinta all’ottavo mese e i due nipoti di ventidue mesi e cinque anni, oltre a due donne del vicinato freddate davanti a casa, prima di togliersi la vita. Pochi giorni prima, in Georgia, più di cinquanta colpi esplosi su una festa di quartiere per l’homecoming del liceo hanno lasciato a terra due morti e trentacinque feriti. Il 23 agosto Alan Smith ha sterminato otto parenti riuniti per la cena della domenica in Montana, tra i 7 e i 92 anni, e poi si è sparato. A luglio, a Grand Haven, in Michigan, un uomo aveva fatto lo stesso con la moglie e i 6 figli, mentre ad aprile, a Shreveport, in Louisiana, un padre aveva ucciso 8 bambini, 7 dei quali suoi. Stragi familiari che finiscono quasi sempre derubricate a cronaca nera di provincia, anche se ormai sono la regola: secondo il database curato da Associated Press, USA Today e Northeastern University, ad agosto 11 dei 22 omicidi di massa del 2026 erano nati da conflitti domestici, contro una media storica di circa la metà. Il record risale al 2021, con 689 sparatorie di massa, scese a 408 l’anno scorso, quando hanno comunque provocato 395 morti e 1.867 feriti. In mezzo ci sono i 19 bambini e le 2 maestre di Uvalde, nel 2022, i 118 morti di Lewiston, nel Maine, l’anno successivo, i 2 bambini uccisi mentre assistevano alla messa nella chiesa della Annunciation Catholic School di Minneapolis, nell’agosto del 2025. Ed è proprio questa assuefazione il risultato più prezioso per la lobby delle armi, che negli anni ha imparato a trasformare ogni massacro in un evento naturale, imprevedibile come un tornado e altrettanto inevitabile. Dopo Bend, la National Rifle Association ha commentato che la tragedia dimostra quanto sia importante una cittadinanza armata e rispettosa della legge, e Donald Trump ha lodato il «grande eroe» senza il quale sarebbe andata molto peggio. Se nel 2018, dopo la strage nel liceo di Parkland, gli studenti avevano riempito le strade di Washington per chiedere leggi più severe, a Bend nessuno è sceso in piazza: sabato, a Drake Park, sono comparsi soltanto candele, fiori e biglietti. Intanto, lontano dai riflettori, l’amministrazione smonta quanto fatto finora: l’ufficio della Casa Bianca per la prevenzione della violenza armata è stato chiuso a meno di 24 ore dall’insediamento e ad aprile l’ATF, l’agenzia federale che vigila su armi ed esplosivi, ha presentato una trentina di regole, tra definitive e proposte, che permetterebbero di spedire pistole per posta, renderebbero più difficile ritirare la licenza ai rivenditori e restituirebbero il diritto alle armi ad alcune persone escluse per motivi psichiatrici, nonostante la stessa agenzia avesse messo in guardia dal rischio di nuove stragi. Nel 2023 i gruppi pro armi hanno speso in lobbying a Washington 13,2 milioni di dollari, quasi 6 volte quanto investito da chi chiede regole più severe, e la National Shooting Sports Foundation, l’associazione dei produttori, ha salutato la deregolamentazione come «l’alba di una nuova era». Un’era in cui un bambino di cinque anni può morire in classe un giovedì pomeriggio e, il lunedì successivo, essere già stato superato nel conteggio da qualcun altro. The post USA, le stragi armate sono continue, ma non fanno più notizia appeared first on L'Indipendente.
October 19, 2026
L'INDIPENDENTE