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Il patrimonio di edilizia pubblica nella Relazione del CNEL sui servizi pubblici 2026
Nel 2021 l’offerta italiana di alloggi per studenti copriva appena il 2,2% degli iscritti, circa 41 mila posti. Per raggiungere entro il 2030 il 18% di riferimento della media europea, al termine del PNRR mancherebbero 235.887 posti, il 70% dell’obiettivo, con un fabbisogno stimato in 4,7 miliardi di euro.  Lazio (45.911 posti e 916,7 milioni), Campania (32.280 e 764,3 milioni) e Lombardia (35.096 e 700,7 milioni) concentrano circa metà delle risorse necessarie. E per quanto riguarda il patrimonio di edilizia residenziale pubblica siamo fermi al 2,7% dello stock abitativo italiano, contro il 17% della Francia e il 29% dei Paesi Bassi. L’Italia dispone quindi di uno dei patrimoni pubblici più modesti dell’Europa occidentale e questa situazione è il risultato di molteplici fattori. Sono alcuni dei dati della Relazione annuale sui servizi pubblici 2026 del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), presentata di recente e indirizzata al Parlamento e al Governo. > “Negli ultimi decenni, si legge nella Relazione, gli investimenti pubblici > destinati alla costruzione di nuovi alloggi sono progressivamente diminuiti, > mentre parallelamente è cresciuta la domanda abitativa, alimentata da fenomeni > quali l’aumento delle famiglie unipersonali, l’invecchiamento della > popolazione, l’incremento della povertà, la crescita del costo delle > locazioni, la maggiore mobilità lavorativa, la riduzione della capacità > reddituale delle famiglie. La conseguenza è evidente: l’offerta pubblica è > rimasta sostanzialmente stabile mentre la domanda è aumentata in maniera > costante. Non sorprende pertanto che le graduatorie comunali continuino ad > allungarsi e che migliaia di nuclei familiari rimangano esclusi dall’accesso > ad un’abitazione a canone sostenibile”. Oltre alla limitata consistenza quantitativa, il patrimonio pubblico italiano presenta una seconda criticità: la vetustà degli edifici. L’analisi dell’epoca di costruzione evidenzia infatti come oltre il 70% degli alloggi ERP sia stato edificato tra il secondo dopoguerra e il 1990. Più precisamente: 13,4% costruito prima del 1948; 31,8% tra il 1948 e il 1974; 39,5% tra il 1975 e il 1990; 13% tra il 1991 e il 2010; appena il 2,3% è stato costruito dopo il 2011. Inoltre, poco meno del 9% degli alloggi, 60.730 unità, non è assegnabile, quasi sempre perché richiede manutenzione straordinaria, mentre decine di migliaia di famiglie restano in attesa di una casa. L’incidenza va dall’1,65% della Campania al 21,66% della Liguria. > “Oltre 61.300 alloggi ERP risultano oggi sfitti, si legge nella Relazione, non > per assenza di domanda abitativa, ma perché necessitano di interventi di > manutenzione straordinaria per poter essere nuovamente assegnati. Si tratta di > una delle contraddizioni più rilevanti dell’intero sistema italiano: da una > parte migliaia di famiglie attendono un’abitazione pubblica, dall’altra > migliaia di alloggi rimangono inutilizzati per insufficienza delle risorse > economiche necessarie al loro recupero. È proprio su questo punto che emerge > con forza la necessità di individuare nuovi modelli di sostenibilità > finanziaria”. Una manutenzione che, si sottolinea nella Relazione, assume una funzione strategica: ogni alloggio recuperato amplia l’offerta effettiva senza nuovo consumo di suolo e con tempi generalmente inferiori a quelli richiesti dalla costruzione ex novo. Nell’82,3% dei casi rilevati, l’investimento di manutenzione straordinaria è inferiore a 30.000 euro per alloggio, con un costo medio stimato di circa 20.000 euro per unità. Il recupero del patrimonio esistente può quindi produrre valore abitativo, sociale e ambientale, ma richiede programmi pluriennali, risorse stabili, capacità progettuale e di appalto e un monitoraggio puntuale dei tempi necessari per restituire gli alloggi al servizio. > “L’analisi del patrimonio dell’ERP italiana, si legge nelle conclusioni del > capitolo della Relazione relativo all’Edilizia residenziale pubblica, > restituisce un quadro caratterizzato da un apparente paradosso, con Aziende > Casa che amministrano uno dei più grandi patrimoni immobiliari pubblici del > Paese costituito da oltre 823.000 alloggi e una presenza capillare su tutto il > territorio nazionale. Tale patrimonio risulta quantitativamente insufficiente > rispetto ai bisogni abitativi, fortemente datato e gravato da un rilevante > fabbisogno manutentivo. La sfida del prossimo decennio non sarà soltanto > costruire nuove abitazioni, ma soprattutto preservare, valorizzare e > rigenerare il patrimonio esistente. Per riuscirci sarà necessario dotare gli > enti gestori di strumenti finanziari e modelli di gestione capaci di garantire > stabilità economica e continuità degli investimenti. In questa prospettiva, il > rafforzamento dell’Edilizia Residenziale Sociale (ERS) rappresenta una delle > leve più promettenti per assicurare nuove risorse senza snaturare la missione > pubblica delle Aziende Casa”. Qui la Relazione: https://www.cnel.it/media/docs/default-source/news-documents/cnel_relazione-servizi-pa-2026.pdf?sfvrsn=271c3feb_1&Status=Master&download=true. Giovanni Caprio
October 19, 2026
Pressenza