Milano, piazza Duomo. Prima di tutto capire
16 giugno 2025, 17 ottobre 2026: dopo oltre 16 mesi di presenza in piazza Duomo
per la Palestina, per la prima volta non abbiamo potuto disporci come abbiamo
sempre fatto. Piazza Duomo e dintorni erano impraticabili e tirar fuori delle
bandiere palestinesi sarebbe stato del tutto controproducente.
Siamo arrivati poco prima delle 18 come facciamo tutti i giorni. La sorpresa è
stata per tutti e tutte noi. Personalmente sono arrivato da piazza Scala, dalla
Galleria, e mi sono ritrovato una carica della polizia che entrava in Galleria,
con la gente, un misto di turisti e ragazzi che mi arrivavano addosso.
Arrivato in piazza sono andato nel punto dove sempre ci raccogliamo per essere
visibili. La piazza era svuotata, vicino a me andavano e venivano ragazzini,
tutti vestiti di nero, quasi tutti maschi, dall’aspetto in gran parte di
“seconda generazione”. Lanciavano pietre, dall’altra parte cariche che
difficilmente li raggiungevano. I ragazzini scappavano via per poi tornare
avanti.
Tutto intorno alla piazza passanti e turisti mediamente incuriositi
dall’assistere a quello che stava avvenendo. Direi che i momenti più pericolosi
erano quando la folla indistinta scappava via rischiando di fare e farsi male. I
ragazzi erano sicuramente i più veloci e sembrava davvero di assistere ad un
gioco del gatto col topo, dove i topi erano tanti, sparpagliati e velocissimi.
Non sapevo nulla del corteo avvenuto prima, non sapevo come fosse iniziato il
tutto, pare che la pessima gestione della piazza da parte della polizia sia
iniziata lì, certo questi ragazzi che erano parte del corteo non sono corsi a
casa a cambiarsi di vestito. Dico quindi le mie impressioni, del tutto
soggettive, rispetto a quello a cui ho assistito con i miei occhi e con la mia
gola che ha più volte sofferto per i tanti lacrimogeni. C’è di fondo la rabbia
in questi ragazzi, ma ho visto anche tanta eccitazione e divertimento in quello
che facevano. Erano gruppi di amici, che si muovevano a gruppetti, chiamandosi
per nome, con la voglia di trovare qualsiasi cosa che si potesse lanciare.
Noi della piazza quotidiana, eravamo raccolti vicini alle colonne, altri sparsi
altrove. Attoniti, ma le nostre “storie in piazza” facevano sì che non si fosse
spaventati. Si cercava di capire. In me, la sete di sapere e di capire si
mescolava alla tristezza.
Una cosa è certa: questi ragazzi hanno diritto a spazi sociali e di
aggregazione, le periferie sono abbandonate, a disagio si somma disagio, case
popolari decrepite, scuole fatiscenti, solo centri commerciali dove si è vittime
e promotori di un consumismo asfissiante.
Da parte nostra dovremo cercare le occasioni per conoscerli meglio, ascoltarli e
discutere insieme. La speranza è che cresca il loro livello di coscienza, che
non siano manipolati, che non si facciano male, che ragionino sul da farsi e
trovino un percorso che evolva e non si avviti su sé stesso per essere
strumentalizzato, criminalizzato e represso.
La strada la troveranno loro, noi per ora ci accontentiamo di tornare a disporci
in piazza Duomo, come tutti i giorni. E da domani ancor più impegno per fermare
al più presto possibile la follia delle spese militari, della corsa verso la
guerra, dei tagli a tutte le spese sociali e ai redditi.
Domenica: il giorno dopo. Passo tutta la giornata a confrontarmi con chi c’era
ieri, per capire meglio, condividere pensieri. Guardare video, mettere insieme i
pezzi, cercando di non scrivere fesserie. Ma prima di pubblicare torno in
centro, con l’obiettivo di rimetterci in piazza con le nostre file, i nostri
cartelli e le bandiere palestinesi.
Arrivo in bici da Sud, già in via Torino si capisce che i ragazzi sono passati
di là. Camionette, elicottero. Arrivo in piazza Duomo: fotocopia di ieri. Questa
volta non c’è nessuna manifestazione, solo i tanti ragazzi, ancora più giovani,
probabilmente anche i fratellini hanno chiesto di unirsi, alcuni avranno 12 o 13
anni. Non volano i sassi, ma per terra c’è di tutto e i lacrimogeni abbondano.
Non ci si concentra solo in centro stavolta, ma in diverse vie, a raggiera a
partire da piazza Duomo. Stavolta diverse vetrine vengono rotte, in diversi
escono dai negozi a mani piene. La polizia rimbalza di qua e di là, ma arriva
sempre dopo. Anche oggi è saltata la nostra presenza per la Palestina in piazza
Duomo. La discussione tra noi in piazza e anche una volta tornati a casa,
continua. Bisogna capire. Bisogna capire quello che sta succedendo.
Andrea De Lotto