Intervista a Emiliano Brancaccio: «Le sanzioni sono frutto del declino degli Stati Uniti»
Da 900 a oltre 9mila sanzioni Ofac dall’inizio del secolo: per l’economista
Emiliano Brancaccio sono pressioni economiche mascherate da lotta al terrorismo_
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Prima le sanzioni finanziarie contro Francesca Albanese, relatrice speciale
delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, e contro alcuni giudici
della Corte penale internazionale. Poi, il 26 agosto, il dipartimento del Tesoro
degli Stati Uniti ha inserito nella sua lista nera anche Autistici/Inventati, il
collettivo italiano che dal 2001 offre servizi digitali ad attivisti e
associazioni. Una decisione che ha costretto Banca Etica a sospendere e poi
chiudere il conto dell’associazione, per non incorrere a sua volta nelle
sanzioni. La sottomissione europea ai diktat del comparto politico-finanziario
americano sembra evidente.
Come siamo arrivati a questo punto? E come uscirne? Lo chiediamo a Emiliano
Brancaccio, professore di economia politica all’Università Federico II di Napoli
e autore del recente saggio Libercomunismo (Feltrinelli), che sta suscitando
ampio dibattito sui media e nelle istituzioni.
PROFESSOR BRANCACCIO, NEL SUO ULTIMO LIBRO LEI SOSTIENE CHE NULLA POSSIAMO
CAPIRE DI QUEST’EPOCA SE NON LA COLLEGHIAMO ALLA «CRISI DEL DEBITO STATUNITENSE
CHE PORTA AL DECLINO DEL VECCHIO ORDINE MONDIALE A GUIDA AMERICANA». EPPURE LA
LUNGA MANO DEGLI STATI UNITI SI AVVERTE ANCORA. L’OFAC, L’UFFICIO DEL
DIPARTIMENTO DEL TESORO CHE GESTISCE LE SANZIONI, COLPISCE CON MISURE SEMPRE PIÙ
DURE PERSONALITÀ, BANCHE, ASSOCIAZIONI E ISTITUZIONI FUORI DAI CONFINI
AMERICANI. COME SI SPIEGA?
Più il vincolo del debito americano morde, più il declino del vecchio ordine
mondiale si accentua, più la reazione degli Stati Uniti diventa aggressiva. E
accentua la militarizzazione dei rapporti commerciali e finanziari con gli altri
Paesi. Le cosiddette sanzioni finanziarie imposte dall’Ofac sono un caso
emblematico. All’inizio del secolo erano appena novecento, oggi sono più di
novemila, in larghissima misura extra-territoriali. Il più delle volte sono
spacciate come “sanzioni” contro cosiddetti “terroristi” e simili. Ma la verità
è che si tratta di meccanismi di pressione che rientrano nella grande svolta
della politica economica americana: dal vecchio globalismo dei tempi gloriosi a
un nuovo protezionismo commerciale e finanziario, unilaterale e sempre più
minaccioso.
LEI STA DICENDO CHE LA LOTTA AL “TERRORISMO” E SIMILI È UNA SCUSA?
L’Ofac ha bloccato l’alluminio russo, il petrolio venezuelano, i semiconduttori
cinesi, con giustificazioni che andavano dalla lotta agli oligarchi che facevano
malign activities, al contrasto al traffico di droga, alla difesa degli uiguri.
E così via. Queste sanzioni, guarda caso, sono cresciute man mano che il debito
americano verso l’estero aumentava. E diventava sempre più difficile
controllarlo in condizioni di libero mercato. La verità è che l’Amministrazione
americana utilizza questi “nobili” pretesti per nascondere i suoi veri
obiettivi: governare il declino del capitalismo americano e cercare di
preservare un perimetro egemonico almeno su un pezzo di mondo. Con tutti i
mezzi.
VALE ANCHE PER IL CASO DI BANCA ETICA?
Il boom delle sanzioni di Ofac funziona un po’ come una pesca a strascico. Hanno
una precisa rotta politica ma poi tirano nella rete anche un mucchio di gente
che c’entra ben poco. Il caso di Banca Etica fa parte del mucchio. La banca ha
dovuto chiudere il conto di Autistici/Inventati accusati dagli Stati Uniti di
fornire infrastrutture digitali al Partito comunista curdo e ad altre
organizzazioni dell’estrema sinistra definita “violenta”.
Una esagerazione alquanto grottesca. Che però, se ci pensiamo bene, rientra in
un progetto che fa proprio dell’indistinta rozzezza la sua cifra politica.
Insomma, per l’amministrazione americana non è più tempo di indugiare nei
distinguo. C’è da stringere le maglie intorno a tutti i vari tipi di cellule
ribelli, che in un modo o nell’altro disturbino il ridisegno dei perimetri
dell’egemonia, dall’Europa al Medio Oriente.
È un altro effetto del cosiddetto friend shoring. Ossia, della netta separazione
che ormai gli americani fanno tra “amici” e “nemici”. È una politica che non
ammette più sfumature, che non contempla più tolleranze. Persino i più piccoli
dissidenti delle più remote periferie vanno schiacciati. Anche bloccando gli
accessi ai conti bancari, se serve. È successo nella Germania nazista come
nell’apartheid in Sud Africa. Ora accade nell’Occidente filo-americano, che
ancora si ostina a definirsi “liberale”.
C’È CHI SOSTIENE CHE BANCA ETICA AVREBBE DOVUTO TIRARE DRITTO, SENZA BLOCCARE IL
CONTO DI AUTISTICI/INVENTATI. CHE NE PENSA?
Ipotesi donchisciottesca. In casi non dissimili, l’Ofac ha applicato sanzioni
secondarie tali da impedire qualsiasi intermediazione con il sistema finanziario
americano. Con effetti dirompenti sulle più banali operatività delle banche
colpite. Un decoupling finanziario dall’America può avvenire, ma solo su basi
politiche. Servono prese di posizione, leggi, regolamenti, infrastrutture
digitali.
MA COME SI COSTRUISCE UN DECOUPLING POLITICO EUROPEO? L’EURO DIGITALE È
SICURAMENTE UNA PRIMA RISPOSTA, MA FORSE NON BASTA. È VERO CHE LA BCE PUNTA A
INFRASTRUTTURE DIGITALI EUROPEE. MA POSSONO ESSERE SUFFICIENTI IN UN MONDO IN
CUI LA DIPENDENZA ANCHE TECNOLOGICA DAGLI STATI UNITI È FORTISSIMA?
Non è un problema di ordine tecnologico. È un problema di coordinamento
politico. Per citare un esempio, l’Europa non ha ancora una sua carta di credito
perché la frammentazione tra i singoli Stati ha impedito la formazione di un
gigante oligopolista all’altezza dei fornitori americani. Ma soprattutto,
l’Europa non ha una politica estera comune che consenta di scegliere dinanzi al
bivio imposto dagli americani. Ossia, o i Paesi europei subiscono passivamente
la svolta protezionista degli Stati Uniti, accettando tutte le cosiddette
sanzioni e le altre conseguenze. Oppure reagiscono a quella svolta con una
risposta coordinata, apertamente antagonistica al friend shoring americano.
IN CHE DIREZIONE SI STANNO MUOVENDO I PAESI EUROPEI?
Per adesso gli europei stanno subendo. Per il futuro, la crisi dell’ordine si
accentuerà. Gli Stati Uniti cercheranno di scaricare ancor più i loro problemi
sugli alleati europei. Le tensioni atlantiche aumenteranno. Gli esiti non sono
ancora scritti
Redazione Italia