Sanità in Sicilia: “La politica pensa alle urne, i pazienti a non finirci”
“Il diritto alla salute non è un favore, né una concessione. Eppure qui sembra
diventato un privilegio per chi ha fortuna, conoscenze o i soldi per rivolgersi
altrove”.
A dichiararlo è Renato Costa, responsabile del settore Sanità della Cgil Sicilia
ed ex commissario per l’emergenza Covid a Palermo, che denuncia l’immobilismo
politico e le sue ripercussioni sul Servizio sanitario regionale. Il suo
intervento arriva a pochi giorni dalla relazione della Corte dei conti sul
Documento programmatico di finanza pubblica 2026, mentre il Governo lavora alla
prossima manovra economica. La magistratura contabile registra nel 2025 un
disavanzo sanitario complessivo delle Regioni di circa 2,3 miliardi di euro, in
aumento del 51,8% rispetto all’anno precedente.
Intanto, in Sicilia, le tensioni nella maggioranza regionale hanno alimentato le
ipotesi di elezioni anticipate, rispetto alla scadenza ordinaria del 2027. Il
presidente Renato Schifani ha comunque ribadito la volontà di completare il
mandato. Per Costa, però, l’immobilismo politico, alimentato dalle continue
tensioni nella maggioranza regionale e dagli scandali che hanno investito la
politica siciliana, si ripercuote già sulla sanità dell’Isola. L’avvicinarsi
delle elezioni e le strategie dei partiti rischiano di aggravare ulteriormente
la situazione, sottraendo attenzione alle esigenze dei cittadini. A pagarne le
conseguenze, secondo il medico, sono soprattutto i pazienti alle prese con liste
d’attesa, difficoltà di accesso alle cure e criticità dei Pronto soccorso.
“C’è una notizia che oggi dovrebbe far tremare le vene ai polsi, e che invece
rischia di scivolare via come l’ennesima. Nella manovra economica del governo
non ci sono risorse per la sanità. O meglio, quelle che ci sono non bastano
nemmeno a un ritocco di facciata, a una mano di vernice su un edificio che perde
pezzi. Figurarsi ad affrontare i problemi strutturali di un sistema che da anni
chiede ossigeno”, evidenzia.
“E mentre Roma gira lo sguardo altrove, la Sicilia continua a fare i conti con
se stessa. Con gli scandali, che si rincorrono con una regolarità quasi
rassicurante. E con ciò che li accompagna sempre, in misura direttamente
proporzionale. Le inefficienze, i ritardi, l’impossibilità concreta di garantire
un diritto che la Costituzione chiama fondamentale.
Intanto si moltiplicano i convegni celebrativi. Sale illuminate, microfoni,
applausi, parole solenni. Verrebbe da chiedere, con rispetto ma con fermezza,
che cosa state celebrando? Una terra che resta ai margini, che non riesce a
offrire ai suoi figli una visita in tempi decenti, un letto, un’assistenza
dignitosa? Chi vive la sanità siciliana lo sa bene. Gli ospedali sono spesso
irraggiungibili, lontani, difficili da raggiungere per chi abita nelle aree
interne e deve percorrere chilometri per un esame“, aggiunge Costa.
“Nei pronto soccorso i pazienti aspettano ore, a volte giorni, su una barella in
un corridoio. Nelle aree interne c’è chi percorre chilometri per una visita e
chi non può permettersi nemmeno di aspettare. Dietro ogni rinuncia alle cure c’è
una persona, un anziano solo, una madre, un lavoratore costretto a scegliere tra
la propria salute e le necessità quotidiane. E mentre la politica pensa alle
urne elettorali, c’è chi si arrende, rinuncia a curarsi e resta ad attendere la
morte. È questo il prezzo che siamo disposti a far pagare ai cittadini?”,
sottolinea Costa.
L’IMMOBILISMO E LE ELEZIONI
“E adesso arriva il peggio. L’imminente campagna elettorale. In Sicilia si
rischia di parlare di tutto, tranne che dei bisogni della gente. La politica
tornerà a occuparsi soprattutto di se stessa, tra posizioni da salvaguardare,
pensioni dei deputati uscenti da difendere e strategie per ottenere la
rielezione. Per i prossimi sette, otto mesi, se va bene, saranno queste le
priorità, anziché le emergenze che i cittadini affrontano ogni giorno.
E intanto l’accesso alle cure diventerà ancora più difficile, le liste d’attesa
si allungheranno e aumenteranno le permanenze nei pronto soccorso. Per chi sta
male, questo tempo non rappresenta una semplice scadenza politica, ma una vita
sospesa“, afferma.
“Che cosa deve ancora succedere perché qualcuno intervenga? Quanti scandali,
quante attese e quanti viaggi della speranza verso il Nord dovremo ancora
vedere? Ci sono famiglie costrette a scegliere tra curarsi e affrontare le altre
necessità quotidiane. È questa l’ingiustizia che non possiamo continuare ad
accettare come una fatalità.
Serve una presa di coscienza collettiva, perché la salute non ha colore
politico. Oggi riguarda qualcun altro, domani potrebbe toccare a noi, ai nostri
genitori o ai nostri figli. Nessuno può sentirsi al sicuro in un sistema che
continua a sgretolarsi“, prosegue.
“Non cerchiamo un nemico e non vogliamo alimentare rabbia fine a se stessa.
Vogliamo pretendere ciò che ci spetta. Chi governa, a Roma come a Palermo, deve
ricordare che il consenso non si compra con le promesse elettorali e che la
dignità di un popolo si misura anche dalla capacità di curare i propri malati. È
arrivato il momento di alzare la voce, anche scendendo in piazza se necessario.
Senza paura di essere scomodi. Perché a questa situazione bisogna dire
basta!!!”, conclude Costa.
Redazione Sicilia