Stefania Maurizi: “Secondo l’intelligence USA l’Iran non sta lavorando all’atomica”
La vergognosa escalation militare israeliana contro l’Iran è solo un punto di
non ritorno per la Pace in Medioriente. A tal proposito si è espressa Stefania
Maurizi, giornalista d’inchiesta ed attualmente collaboratrice de il Fatto
Quotidiano, dopo aver lavorato quattordici anni per il quotidiano la Repubblica
e per il settimanale l’Espresso. Maurizi, con un team di media internazionali,
ho lavorato in cooperazione fin dal 2009 con Julian Assange e con la sua
organizzazione, WikiLeaks, al rilascio di tutti i documenti segreti, a partire
dai file sulla guerra in Afghanistan (Afghan War Logs), dai cablo della
diplomazia Usa (Cablegate) e dalle schede segrete dei detenuti di Guantanamo
(GitmoFiles), fino alle rivelazioni più recenti sulla missione europea in
Libia contro i trafficanti di migranti e sullo spionaggio dei leader francesi ed
europei da parte della National Security Agency (Nsa). Ha lavorato con il
giornalista americano Glenn Greenwald ai file top secret di Edward Snowden per
l’Italia e guidato la ricerca giornalistica del documentario di inchiesta
“Snowden’s Great Escape” della tv pubblica tedesca “Ndr” e danese “Dr”. Tra le
sue più importanti investigazioni ci sono casi di inquinamento ambientale, le
condizioni dei lavoratori pakistani in una fabbrica del tessile italiano e i
seri problemi del decommissioning nucleare italiano, intervistando anche
A.Q.Khan, il padre dell’atomica pakistana. In questi giorni ha pubblicato un
importante post sul suo profilo di X in cui fa il punto della situazione sul
programma nucleare civile iraniano e sull’attuale escalation militare
israeliana. Di seguito il testo:
Buongiorno a tutti, vi abbiamo ricostruito cosa sta accadendo in Iran dopo lo
sciagurato attacco di Israele. C’è un punto assolutamente fermo: l’intelligence
USA, alla data del 22 maggio, ha concluso che Iran NON sta lavorando
all’atomica, come riportato nel rapporto della commissione esteri della camera
House of Representatives del Congresso USA ( https://congress.gov/crs-
product/R47321 ).
È vero che il rapporto dice: “L’Iran potrebbe arricchire l’uranio sufficiente
per oltre 10 atomiche in poche settimane”, ma è solo uno scenario potenziale,
perché con il regime di ispezioni e con lo spionaggio USA e Israele a cui è
soggetto, verrebbe scoperto. Tanto è vero che quando a gennaio scorso, la più
autorevole rivista di controllo degli armamenti, il Bulletin of the Atomic
Scientists, ha pubblicato un articolo in cui un analista ha sostenuto che Iran
poteva costruire in poche settimane la bomba, David Albright li ha smentiti (
https://isis-online.org/isis-reports/mobile/response-to-bulletin-of-the-atomic-
scientists-article-on-iran ).
Se uno come David Albright, che di certo non è tenero con il programma nucleare
civile dell’Iran, ha smentito un analista che scriveva “Iran può costruire
atomica 3-5 settimane dopo arricchimento uranio”, è serio credere nella smentita
di Albright. È importante capire come viene manipolato il dibattito: siamo in
una crisi senza precedenti.
Non è un caso che nove giorni dopo la pubblicazione dell’intelligence USA, il 31
maggio, è stato pubblicato il report dell’AIEA riportato dal Washinghton Post.
Si sta verificando lo stesso scenario di quello che successo con le fatidiche
bombe chimiche di distruzione di massa di Saddam Hussein: nel 2016 il Rapport
Chilcot ha stabilito che non sono mai esistite e che sono state un pretesto di
guerra usato da Tony Blair e George W. Bush per invadere l’Iraq.
https://assets.publishing.service.gov.uk/media/5a80f42ced915d74e6231626/The_Report_of_the_Iraq_Inquiry_-_Executive_Summary.pdf
Redazione Italia