Pasquale Palmieri / Personale, collettivo
1977 è l’anno in cui si è incontrato, e conosciuto, l’amore, le notti bianche e
i dibattiti furibondi quando le menti più acute allenavano la dialettica
politica, varia e misteriosa, mentre si chiedevano come farsi notare dalla
ragazza col foulard contrapposta alla ragazza esibente con nonchalance il
proprio maglione oversize. Tanti anni fa, era il decennio del movimento e dei
cortei seguiti con la 500 blu (lo si vedeva a Genova), delle alluvioni
meteorologiche e delle progenie nel guado di quel futuro costruito dalla
generazione precedente e che ora veniva al dunque.
Al 1977 occorreva abbondante spazio, ottenendolo, per contenere una grandiosa
raccolta di fatti e avvenimenti: il femminismo, il punk, l’irriverenza, le sonde
Voyager (I e II, i sarcasmi e i rifiuti delle regole, i primi computer con scopi
lavorativi e ludici (Apple II, Atari 2600), elezioni libere in Spagna, Guerre
stellari, il Centre Pompidou, Lama contestato alla Sapienza, Brigate rosse,
rapimento e uccisione di Aldo Moro, la RAI a colori, Portobello… in Italia la
contemporaneità è tutto un giro di linguaggi seri, difficili, e la ricerca di
spazi per i sentimenti sotto un ombrello che vede solidarietà e guerriglia
cittadina.
Pasquale Palimieri, insegnante di Storia Moderna all’Università di Napoli, porta
nel suo libro quel mondo lì, utilizzando un talento descrittivo illuminante, in
cui sobrietà e sguardo veloce riescono nell’impresa di rendere agibili gli
scaffali alla maggior parte di coloro che sono nati durante e dopo l’anno in
questione. Anno e decennio sembrano fatti della stessa pasta: la crisi non è
solo politica, tutto è strettamente adeso, “grande storia” e curiosità
eccentriche descrivono pratiche emotive e culturali proprio quando cresce
l’offerta televisiva e gli spazi domestici vengono invasi da ondate di
ribellione e striptease notturni di abborracciata confezione.
Niente da capire, canta De Gregori – e tutto da comprendere, poiché il 1968
sembra finito quando le nuove leve reclamano il diritto al godimento anziché
combatterne il consumismo. Le maggiori testate giornalistiche intravedono una
polveriera pronta a saltare, i settimanali illustrati (non tutti, per la verità)
sottolineano il deteriorarsi della lingua, e i fenomeni sono così eterogenei che
ai più risulta difficile affrontarne qualità e quantità. Il cinema offre
scorribande “poliziottesche” e avvenenze femminili, mentre Paolo Villaggio
riassume in un delirio di sventure il ragionier Ugo Fantozzi. La svolta horror
di Dario Argento zittisce tutti con Profondo rosso e Peter Kolosimo inventa gli
scenari fantarcheologici di Ombre sulle stelle, Non è terrestre, Astronavi sulla
preistoria. Evasione e nostalgia irrompono a salvaguardia di minacce “estranee”.
Nella spaccatura fra impegno e evasione si posizionano anche le canzoni, tra
Francesco Guccini e Lucio Battisti, Paolo Conte e Claudio Baglioni. E l’Estate
Romana di Nicolini tenta nuove simmetrie fra arte e spettacolo alla ricerca di
un’utopica felicità per tutti. Tra gli attacchi al pudore di Porci con le ali
(libro e film), le brezze psico-autunnali che avanzano nelle canzoni di Lucio
Dalla, Antonello Venditti e Renato Zero, e le nuove tendenze femministe
interpretate da Carla Lonzi e Lea Melandri, il paesaggio mediatico si dispiega
nelle pagine del libro di Palmieri con prevalenza documentaristica. Senza
dimenticare i tratti autoriali e artistici assunti dal fumetto con il ruolo
svolto dalla rivista “Linus”. Fra colto e popolare, il movimento s’esalta anche
intorno alla produzione della rivista “Cannibale”, subito adottata negli
ambienti della contestazione.
È la geografia storica d’Italia a confrontarsi con il resto del mondo: potremmo
dire che 1977 (il saggio) sia la presa diretta con il mondo vissuto da un paio
di generazioni coinvolte in un trasferimento coatto simile a un teletrasporto
per niente istantaneo. Con tutte le conseguenze del caso, su corpi e psiche. Chi
poteva prevedere che il Duemila non sarebbe stato quello letto sui libri e visto
nelle sale cinematografiche? Tutt’altri eventi, tutt’altri imperi e mode, e
vaste cronache ostili giunte in simil modo a La guerra dei mondi. Nel libro di
Palmieri, l’italico 1977 appare in tutte le sue dimensioni, compreso lo
spazio-tempo diventato un vero classico. Giunti al termine della lettura, si ha
la sensazione che le increspature avvertite lungo il viaggio siano l’avvisaglia
di quanto sarebbe arrivato dopo, e non solo un riflusso della memoria.
Segnaletica non casuale:
1979 – al Festival internazionale dei poeti di Castelporziano, sostenuto da
Nicolini, sconosciuti e stelle americane della “Beat Generation” si avvicendano
sul palco che crolla sulla spiaggia sotto il peso delle persone che lo calcano.
1980 – il nuovo network fondato da Berlusconi nel 1979 prende il nome di Canale
5. E poi…
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