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Uccisi al lavoro. Ancora una volta
-------------------------------------------------------------------------------- Ieri Carlo Spiga, 61 anni, è morto al Porto Canale di Cagliari, schiacciato da un carico di tubi metallici. Abourabil Ayoub, 31 anni, è morto nel cantiere della stazione Foster dell’alta velocità a Firenze, colpito da una trave. Andrea Di Risio, 21 anni, studente universitario che lavorava come operaio stagionale in una cantina sociale a Scerni, in provincia di Chieti, è morto anche lui mentre lavorava. Alle loro famiglie, alle persone che gli volevano bene e a chi lavorava con loro va tutta la nostra vicinanza. Continuano a chiamarli incidenti sul lavoro, ma non possiamo continuare a raccontare queste morti come fatalità, come se fossero eventi inevitabili, scollegati dal modo in cui è organizzato il lavoro in questo Paese. Da anni denunciamo un sistema che mette il profitto davanti alla vita, in cui la sicurezza diventa una voce di spesa da tagliare, mentre lavoratrici e lavoratori sono costretti a fare i conti con precarietà, salari da fame, ritmi insostenibili e ricatti occupazionali. Tre persone uccise sul posto di lavoro, tre morti che ci ricordano, ancora una volta, quanto sia urgente rompere con un modello economico e produttivo che subordina i diritti delle persone alla ricerca del massimo profitto. Pretendiamo investimenti reali nella prevenzione, formazione adeguata, controlli rigorosi, attrezzature idonee e responsabilità accertate per chi viola le norme. Non accettiamo che si debba rischiare la vita per portare a casa uno stipendio. Non accettiamo che la precarietà e il bisogno diventino strumenti di ricatto. Non accettiamo che il profitto venga prima delle nostre vite. Per questo, il 30 ottobre scenderemo in piazza insieme a USB, che ha proclamato uno sciopero generale contro il carovita, contro la guerra e il riarmo, contro lo sfruttamento, contro la precarietà e contro un sistema che mette il profitto sopra le nostre vite. Riempiamo le piazze e trasformiamo la rabbia in organizzazione, conflitto e lotta collettiva. Perché nessuna lavoratrice e nessun lavoratore debba essere costretto a scegliere tra la propria vita e il proprio salario. PERCHÉ DI LAVORO NON SI PUÒ E NON SI DEVE MORIRE.   Redazione Sardigna
October 16, 2026
Pressenza