Tag - edizioni bd

Vaga / Una danza che richiede una certa agilità
Carla e Alfredo, più che amici, meno che fidanzati, codipendenti l’una dall’altro e intrappolati in una situazione di sopravvivenza esistenziale che è insieme legata a un disastro ambientale e a uno interiore, bloccati nel peggior luogo possibile in un momento cruciale della propria crescita, l’adolescenza. Questa la premessa di Fujakkà, nuovo fumetto di VAGA, nome d’arte della fumettista napoletana Valentina Galluccio, docente alla Scuola Italiana di Comix e illustratrice per il Teatro Bellini, che torna al mondo del fumetto dopo la sua opera prima Dog, vincitrice del Lucca Project Contest del 2022. Siamo in una città del Sud Italia devastata da scosse sismiche, ormai all’ordine del giorno. Per quanto sia facilmente intuibile dove si localizzi questa storia, non viene mai nominata esplicitamente la città di Napoli, scossa, soprattutto in questi ultimi anni, da crescenti e sempre più preoccupanti problemi legati al bradisismo. Il lettore capisce precisamente dove ci si trova, in ogni caso, perché i personaggi parlano in dialetto napoletano e ci sono diversi elementi che rimandano alla città, senza però voler localizzare precisamente la storia di Carla e Alfredo, il cui dramma assume così una dimensione sospesa e soffocante, perché privo di punti di riferimento precisi. Carla e Alfredo sono due giovani che vivono nella città post-disastro, “così affamati di emozioni che alla fine vi ingozzate solamente di esperienza di merda”, come dice il loro vicino Mario, un uomo anziano rassegnatosi a rimanere, rivangando l’amore perduto, come apparentemente loro stessi. I due rimangono in una città ormai distrutta, semi-deserta, perché non sentono di avere altro posto dove stare, non sanno cosa c’è dall’altra parte. Apollinea lei, dionisiaco lui, perennemente prigionieri dei rispettivi “io”, costretti a sopravvivere in una situazione di completo abbandono. La storia di Carla e Alfredo  procede da un primo devastante terremoto, avvertito per primi dai ratti, a una situazione dal sapore “post-apocalittico”, fino al  confronto tra le rispettive volontà di andarsene e rimanere. In un flusso di coscienza anche grafico, il lettore riemerge nella psiche dei due giovani  che, senza l’aiuto degli adulti, possono contare soltanto su sé stessi e sulle proprie, immani fragilità. “Fujakkà” è una parola “macedonia”, un’espressione che nella lingua napoletana significa “fuggire via da qui”. Un termine che di solito utilizziamo con l’espressione “ce ne amma’”, cioè “dobbiamo”, perché la fuga è un atto che in sé implica la necessità di doverlo fare, di sfuggire alle costrizioni e alle catene, siano esse fisiche o mentali. Catene come ad esempio le manette che Carla compra in un sexy shop d’ispirazione cyberpunk, che ritorneranno prepotentemente nel corso dell’opera. Catene come  il rimanere in un luogo dove si è persa qualsiasi speranza che le cose possano migliorare. I due adolescenti si parlano addosso fino allo sfinimento,  litigano, si punzecchiano, si amano, si odiano, si disprezzano ma al tempo stesso tornano sempre l’uno dall’altra per dichiararsi il bene reciproco; sono insopportabili e, al tempo stesso, dei semplici bambini che non volevano crescere così, che volevano ancora le favole della buonanotte o giocare con i rispettivi giocattoli, non la miseria esistenza in cui si trovano a galleggiare insopportabilmente. Graficamente, lo stile di VAGA segue la filosofia dichiarata dell’autrice, il disegno si conforma a ciò che la storia ha bisogno di raccontare, non il contrario. Le potenti illustrazioni già presenti in “Dog” qui si accompagnano a sperimentazioni con il formato a gabbia a splash pages che mozzano il fiato per la loro bellezza. Si possono trovare anti-climax e non sequitur costanti nell’opera, che tutto vuole essere meno che lineare, alternando il racconto del presente a quello del passato senza soluzione di continuità, passando per rappresentazioni degli abitanti rimasti in maggioranza in città, i topi, anch’essi “intrappolati” nelle proprie fogne. Il disegno alterna momenti di stilizzata dolcezza a crude rappresentazioni di persone ormai profondamente spezzate nel loro animo, e che, pur nonostante, resistono ed esistono pur avendo di fronte a sé il mare delle avversità. Persone che, come i topi, sono animate da un potente istinto di sopravvivenza. I topi continuano ad adattarsi, cercano un modo per andare avanti, e i personaggi del fumetto facciano esattamente la stessa cosa. Fujakkà è una storia d’amore e resistenza, disperata e insieme inesorabilmente, stupendamente gioiosa, esattamente come la canzone dei 99 Posse cui intende rendere omaggio. E, dulcis in fundo, si invita chi legge a ricordare che, come dice ‘O Zulù, il Fujakkà “è una danza che richiede una certa agilità / che consiste nello sfuggire alla cosiddetta autorità”. L'articolo Vaga / Una danza che richiede una certa agilità proviene da Pulp Magazine.
October 14, 2026
Pulp Magazine