L’Africa sfida il dominio USA sulla finanza lanciando la propria agenzia di rating
Esiste un oligopolio invisibile che riconduce dritto agli Stati Uniti. Il
settore è quello della finanza e delle agenzie di rating, capaci di influenzare
decisioni e provocare la caduta di governi democraticamente eletti. Lo dominano
le “tre sorelle”: Standard & Poors, Moody’s e Fitch, le cui valutazioni
finanziarie stabiliscono quali Paesi rappresentano dei mercati sicuri su cui
investire e quali invece delle navi da abbandonare al più presto. Tali
valutazioni qualitative aprono tutta una serie di problemi di indipendenza e
obiettività, a cui l’Unione Africana ha deciso di rispondere con la nascita
dell’Africa Credit Rating Agency (AfCRA). L’obiettivo è quello di valorizzare le
economie nazionali e alla lunga ridurre i costi del debito. Un passo storico,
che apre la sfida tutta africana al dominio USA sulla finanza.
I Paesi di tutto il mondo sono indebitati; non è una novità. Per finanziare il
deficit si ricorre ai mercati internazionali, emettendo titoli di Stato, che
altro non sono che obbligazioni per il futuro. In altre parole, i Paesi
ottengono risorse da piccoli risparmiatori e grandi fondi di investimento,
impegnandosi a pagare (generalmente nel giro di cinque o dieci anni) dei tassi
di interesse. Più un’economia è in salute e più sarà attrattiva per i mercati,
dovendo spendere meno per convincere gli investitori a prestare denaro. Se
invece l’economia è debole, i tassi di interesse salgono, innescando una più
onerosa spirale del debito. In questa vasta offerta di obbligazioni, numeri e
speculazione, le agenzie di rating la fanno da padrona, indirizzando con le
proprie valutazioni le scelte degli investitori. Un giudizio AAA indica,
teoricamente, un’economia solida, su cui è sicuro puntare; dal grado C si parla
invece di alti rischi di insolvenza, con i Paesi a un passo dal default.
Le agenzie di rating fanno dunque da vetrina agli investimenti. Nel tempo, come
accaduto in tanti altri settori, gli Stati Uniti hanno creato un oligopolio,
rendendo Standard & Poors, Moody’s e Fitch le società più prestigiose e sicure
agli occhi degli investitori. Tuttavia si basano su valutazioni non sempre
rappresentative della reale situazione economica, tanto dei Paesi quanto della
sfera privata. Si pensi ad esempio alla crisi dei mutui subprime del 2007-2008,
durante la quale titoli classificati come AAA dalle agenzie USA diventarono in
poche settimane “titoli spazzatura”. La lista degli “errori” è lunga e alimenta
i dubbi sulla reale indipendenza delle “tre sorelle”. È in questo contesto che
si inserisce la nascita dell’Africa Credit Rating Agency (AfCRA), inaugurata la
settimana scorsa a Balaclava, nel nord di Mauritius. È stata fortemente voluta
dall’Unione Africana. L’organizzazione denuncia trattamenti mediamente peggiori
(valutazioni comprese tra B e B-) per i Paesi membri rispetto a quelli riservati
ad altre economie emergenti con performance simili, che ottengono invece gradi
BB. Secondo le stime della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni
Unite, l’attuale oligopolio USA costa ogni anno ai Paesi africani circa 75
miliardi di dollari in interessi maggiorati.
L’AfCRA nasce come organismo indipendente, con l’obiettivo di rappresentare un
contraltare informativo ai pregiudizi e alle valutazioni occidentali,
denunciando una scarsa conoscenza delle reali potenzialità del continente, tra
risorse, esplosione demografica e opportunità produttive. L’Africa Credit Rating
Agency punterà così a creare un circuito parallelo da quello statunitense,
rivolgendosi soprattutto agli investitori interni, con l’obiettivo di allentare
la morsa del debito pubblico, storica leva neocolonialista. La strada per i
primi risultati è lunga, l’agenzia dovrà superare l’ostacolo dell’indipendenza
effettiva e conquistare la fiducia dei mercati, ma si inserisce in una postura
africana rivolta all’autodeterminazione, che negli ultimi anni si è arricchita
di diversi tasselli, a partire dalle nazionalizzazioni portate avanti in Burkina
Faso e dai processi di riappropriazione della terra sottratta in Madagascar
durante l’epoca coloniale.
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