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Yurii Sheliazhenko, obiettore di coscienza al servizio militare in immediato pericolo
Le organizzazioni firmatarie esprimono grave preoccupazione per la continua persecuzione del difensore dei diritti umani ucraino Yurii Sheliazhenko, obiettore di coscienza al servizio militare. Attualmente egli è esposto al grave rischio di essere arrestato e arruolato con la forza nell’ambito del sistema ucraino di registrazione militare universale, che viene applicato attraverso misure coercitive quali detenzioni arbitrarie e trasferimenti forzati agli uffici di leva. Tali pratiche costringono di fatto gli obiettori di coscienza ad agire contro le loro convinzioni e violano direttamente l’articolo 18(2) dell’ICCPR, che proibisce la coercizione che compromette la libertà di pensiero, coscienza e religione. In risposta ai suoi ricorsi contro la convocazione ricevuta recentemente a Natale, Yurii Sheliazhenko ha ricevuto una comunicazione da diverse autorità[1], che affermano tutte per iscritto che in Ucraina non è riconosciuta l’obiezione di coscienza al servizio militare in tempo di guerra. La segreteria del Commissario parlamentare per i diritti umani Dmytro Lubinets ha risposto a un reclamo in merito affermando che «la mobilitazione da parte dello Stato ucraino è l’unica misura necessaria e urgente per prevenire l’aggressione da parte di un altro Stato, durante la quale è esclusa la possibilità di un servizio alternativo (poiché la mobilitazione stessa non ha semplicemente lo scopo di svolgere il servizio militare, ma di proteggere la patria dall’invasione militare da parte di un altro Stato). Allo stesso tempo, la legislazione vigente prevede la punibilità delle persone colpevoli di violare la legislazione sul dovere militare e sul servizio militare”. Ciò viola gli standard internazionali e costituisce una grave violazione del diritto di coloro che rifiutano di prestare servizio militare per motivi di coscienza. La storia di altri paesi offre infatti esempi di buone pratiche relative alle disposizioni sul servizio alternativo durante i conflitti armati.[2] L’obiezione di coscienza al servizio militare è un diritto umano sancito dall’articolo 18 dell’ICCPR sulla libertà di pensiero, coscienza e religione[3] e dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Secondo il diritto e gli standard internazionali in materia di diritti umani, il diritto all’obiezione di coscienza si applica sia in tempo di guerra che in tempo di pace, come riconosciuto dal Comitato per i diritti umani.[4] L’articolo 4, paragrafo 2, dell’ICCPR non consente alcuna deroga agli obblighi di uno Stato firmatario in merito all’articolo 18 sulla libertà di pensiero, coscienza e religione, anche in caso di emergenza pubblica che minacci la vita della nazione.[5] Secondo i rapporti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, diversi obiettori di coscienza in Ucraina sono già stati torturati e imprigionati.[6] La violazione del diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare può anche minare i principi democratici che garantiscono la sopravvivenza di una società inclusiva, piuttosto che opprimere una parte di cittadini che cercano e sostengono, ad esempio, alternative alla guerra per ristabilire la pace e garantire il benessere della loro comunità. Ø Esortiamo le autorità ucraine a cessare la persecuzione degli obiettori di coscienza nel Paese e in particolare del sig. Sheliazhenko, che dal 1998 ha dichiarato pubblicamente di essere obiettore di coscienza, e invitiamo il governo a smettere di criminalizzare coloro che esercitano il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare. Ø Esortiamo le autorità ucraine a ritirare l’accusa di presunta “giustificazione dell’aggressione russa” contro il sig. Sheliazhenko[7] a causa delle sue dichiarazioni pacifiste, in cui ha invocato la resistenza nonviolenta all’aggressione russa e l’ha condannata insieme a tutte le altre guerre, e a garantire che la sua libertà di espressione e i suoi diritti siano protetti dalle leggi ucraine, in linea con gli standard internazionali. Il caso del sig. Sheliazhenko è stato precedentemente incluso in una comunicazione dei Relatori speciali sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione, sulle questioni relative alle minoranze e sulla libertà di religione o di credo.[8] Il caso di Sheliazhenko, la comunicazione dei Relatori Speciali e la risposta delle autorità ucraine sono stati evidenziati anche dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, nella sua relazione sull’obiezione di coscienza al servizio militare, e in particolare nel capitolo intitolato “Astenersi dal limitare indebitamente i diritti umani di coloro che rappresentano o difendono i diritti degli obiettori di coscienza”.[9] Il suo caso è stato evidenziato anche nel rapporto annuale 2023/2024 di Amnesty International.[10] Ø Facciamo appello alla comunità internazionale perchè intraprenda tutte le azioni necessarie per garantire che i difensori dei diritti umani e gli attivisti per la pace non siano criminalizzati per le loro azioni a favore della pace e della nonviolenza; inoltre, che il diritto all’obiezione di coscienza sia pienamente applicato in linea con gli standard internazionali e che agli obiettori di coscienza sia fornita la necessaria protezione contro la persecuzione nel loro paese d’origine, anche con l’asilo. Il sig. Sheliazhenko è un accademico, segretario esecutivo del Movimento pacifista ucraino (organizzazione aderente alla War Resisters International fondata nel 1921) e membro del consiglio direttivo dell’Ufficio europeo per l’obiezione di coscienza[11] e di World Beyond War.   Organizzazioni firmatarie (in ordine alfabetico) Agir pour la Paix – Belgio Aktive Arbeitslose Österreich – Austria Anglican Pacifist Fellowship Another Development Foundation Artist for Peace – Svezia Aseistakieltäytyjäliitto (AKL) – Finlandia Association of Conscientious Objectors – Grecia Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23) – Italia Associazione Nazionale Giuristi Democratici – Italia Board of Green Alternative e.V. BOCS Civilization Planning Foundation – Ungheria Bottna för Fred (Bottna for Peace) – Svezia Bund für Soziale Verteidigung (Federation for Social Defence) Bundesvereinigung Opfer der NS-Militärjustiz e.V. – Germania Campaign for Nuclear Disarmament – Regno Unito Center for Global Nonkilling Center for Nonviolent Action, Lausanne – Svizzera Center on Conscience & War – USA Centre d’Estudis per la pau JM Delàs – Spagna Church and Peace e.V. (European Ecumenical Peace Network) Community of Christ British Isles Mission Centre Connection e.V. Conscientious Objection Initiative – Cipro Conscientious Objection Watch – Turchia Coordinamento Fiorentino contro il Riarmo – Italia Coordination des Associations et des Particuliers pour la Liberté de Conscience De Nieuwe Vredesbeweging – Olanda Deutsche Friedensgesellschaft – Vereinigte KriegsdienstgegnerInnen Frankfurt – Germania DFG-VK – Germania Dhesarme – Brazilian Action for Humanitarian Disarmament – Brasile DiEM25 EAK – Germania European Bureau for Conscientious Objection (EBCO) Falu United Nations Association – Svezia FemArtAct social cooperative – Grecia Folk mot DCA – Svezia Forum Friedensethik in the Protestant Church of Baden – Germania Forum Nord-Sud – Belgio Friedensinitiative Hersfeld-Rotenburg Friedenszentrum Braunschweig e.V. gewaltfrei grün e.V. (non-violent green association) Global Strategy of Nonviolence – USA Global Veterans Peace Network Halte aux guerres, halte à la guerre sociale – Belgio Independent and Peaceful Australia network – Australia Institute of Peace and Law – Ucraina International Fellowship of Reconciliation (IFOR) International Peace Bureau Internationale der Kriegsdienstgegner*innen (IDK) Internationaler Versöhnungsbund – österreichischer Zweig (IFOR branch) – Austria Internationaler Versöhnungsbund e.V. (IFOR branch) – Germania Iona Community ISP VIENNA – AbFaNG – Austria Kerk en Vrede – Olanda La Acción Colectiva de Objetores y Objetoras de Conciencia (ACOOC) – Colombia Lay Down Your Arms – Norvegia & Svezia Le Cercle de libre Pensée – Kring voor het Vrije Denken (CLP-KVD) Le Mouvement de la Paix – Francia Leuven Peace Movement – Belgio Lex Innocentium 21st Century – Irlanda Meeting of Friends of Ukraine – Ucraina MERA25 – Italia Mesarvot – Israele MIR France (IFOR branch) – Francia Montreal for a World Beyond War – Canada Movimento Internazionale della Riconciliazione – MIR Italy (IFOR branch) – Italia Movimento Nonviolento – Italia Netzwerk Friedenssteuer e.V. – Germania No to war – no to NATO Nouveaux Droits de l’Homme – Cameroon Observatorio de Militarismo – Colombia Ökopax e.V. Würzburg – Germania Our House – Bielorussia & Lituania Pax Christi Inghilterra & Galles Pax Christi Fiandre Pax Christi Germania Pax Christi Rhein-Main – Germania PDF-Africa – Uganda Peace and Social Concerns committee of Ottawa Quakers – Canada Peace SOS – Olanda Post-Soviet Left Presbyterian Peace Fellowship – USA Public Council of the South Coast of the Gulf of Finland Quaker Council for European Affairs Quäker-Hilfe e.V. – Germania Quakers in Fiandre Re-Imagining New Communities Religious Society of Friends (Quakers) – Olanda School of the Americas Watch (SOAW) – Cile September 11th Families for Peaceful Tomorrows – USA SERAPAZ – Messico Service Civil International (SCI) Stop Fuelling War Cessez d’alimenter la guerre Stop the War Coalition Stop the War Coalition Filippine Stop Wapenhandel – Olanda Stoparmy Movement – Russia Sustainable Peace and Development Organization (SPADO) Svenska fredskommitten Göteborg – Svezia Swedish Peace and Arbitration Society – Svezia Swedish Peace Committee – Svezia The Association of Conscientious Objectors – Grecia The Center on Conscience & War – USA The Fellowship of Reconciliation England and Scotland (IFOR branch) – Regno Unito The Peace Committee of The Swedish Society of Friends – Svezia The Peace Institute, Ljubljana – Slovenia The Peace Movement of Orust – Svezia transform! Italia – Italia Transnational Institute Ukrainian Pacifist Movement – Ucraina Un ponte per – Italia Victoria Peace Coalition – Canada Vrede vzw (Belgian Peace organisation) – Belgio Vredesactie – Belgio Vredesbeweging Pais (Dutch section of War Resisters International) – Olanda War Resisters’ International (WRI) WILPF Bergen – Norvegia Women Against Nuclear Power – Finlandia Women for Peace – Finlandia World BEYOND War World BEYOND War Irlanda World Without War – Corea del Sud [1] Autorità tra cui Stanislav Kulish, direttore del Dipartimento per il monitoraggio del rispetto dei diritti nel settore della difesa e dei diritti dei veterani e del personale militare, dei prigionieri di guerra e dei loro familiari presso il Segretariato del Commissario per i diritti umani della Verkhovna Rada dell’Ucraina, il colonnello Serhii Kalugin, comandante del Centro di coscrizione territoriale del distretto di Pechersk nella città di Kiev, e Taras Kovalchuk , vicecapo della terza divisione investigativa della Direzione territoriale dell’Ufficio investigativo statale con sede nella città di Kiev. [2] “Obiezione di coscienza in tempo di guerra e altre emergenze nazionali”, Rapporto annuale EBCO 2024, pagine 199-204. https://ebco-beoc.org/sites/ebco-beoc.org/files/2025-06-05-EBCO_Annual_Report_2024.pdf [3] Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Comunicazione n. 1642-1741/2007, Jeong et al. contro Repubblica di Corea (CCPR/C/101/D/1642-1741/2007), 27 aprile 2011, paragrafo 7.3. https://juris.ohchr.org/casedetails/1637/en-US [4] Ad esempio, CCPR/CO/82/FIN, 2 dicembre 2004, paragrafo 14. http://undocs.org/CCPR/CO/82/FIN [5] Vedi anche: Amy Maguire, “Perché vietare agli uomini di lasciare l’Ucraina viola i loro diritti umani”, The Conversation, 8 marzo 2022. https://theconversation.com/why-banning-men-from-leaving-ukraine-violates-their-human-rights-178411 E “Diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione o credo, Scheda informativa per il settore pubblico”. https://www.ag.gov.au/rights-and-protections/human-rights-and-anti-discrimination/human-rights-scrutiny/public-sector-guidance-sheets/right-freedom-thought-conscience-and-religion-or-belief#can-the-right-to-freedom-of-thought-conscience-and-religion-or-belief-be-limited [6] https://www.ohchr.org/en/documents/country-reports/42nd-periodic-report-human-rights-situation-ukraine-1-december-2024-31 (paragrafi 85, 86) https://www.ohchr.org/en/documents/country-reports/41st-periodic-report-human-rights-situation-ukraine-1-september-30 (paragrafi 90, 91) https://rm.coe.int/memorandum-on-human-rights-elements-for-peace-in-ukraine-by-michael-o-/1680b678ec (paragrafi 49, 50) [7] Il sig. Sheliazhenko è accusato ai sensi dell’articolo 436-2 (2) del Codice penale ucraino, che prevede pene fino a 5 anni di reclusione e la confisca dei beni, per aver inviato al presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy una dichiarazione pacifista intitolata “Agenda di pace per l’Ucraina e il mondo” (https://www.civilni.media/235/). La dichiarazione contiene, oltre al sostegno alla condanna dell’aggressione russa da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, un appello a tutte le parti coinvolte nel conflitto armato affinché rispettino i diritti degli obiettori di coscienza, consentano loro di opporsi alla guerra in modo nonviolento e non demonizzino il nemico al punto da escludere qualsiasi negoziazione, cosa che, secondo l’accusa, “giustificherebbe l’aggressione russa”. La casa di Yurii è stata perquisita, il suo smartphone e il suo computer sono stati sequestrati nel 2023, è stato agli arresti domiciliari fino al febbraio 2024 e il processo, rinviato numerose volte, continua ancora oggi. [8] AL UKR 1/2023, 8 novembre 2023, pagg. 5-6. https://spcommreports.ohchr.org/TMResultsBase/DownLoadPublicCommunicationFile?gId=28562 [9] A/HRC/56/30, 23 April 2024, paragrafo 45. https://docs.un.org/en/A/HRC/56/30 [10] https://www.amnesty.org/en/documents/pol10/7200/2024/en/ p. 385. [11] https://ebco-beoc.org/ebcoboard Redazione Italia
January 30, 2026
Pressenza
Un appello a Russia e Ucraina per il rilascio dei prigionieri di coscienza
L’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO) ha pubblicato un rapporto annuale che chiede il rilascio di tutti i prigionieri di coscienza in Ucraina, compresi quelli detenuti nei territori occupati dalla Russia e coloro che hanno subito abusi a causa della pesante mobilitazione militare ai fini della guerra difensiva ucraina contro l’aggressione russa. Il rapporto elenca 15 nomi di obiettori di coscienza che devono essere immediatamente rilasciati dall’Ucraina, compresi quelli imprigionati dopo essere stati condannati e detenuti in custodia cautelare ai sensi degli articoli 336 (elusione della leva) e 402 (disobbedienza) del Codice penale ucraino, e quelli detenuti nelle unità militari; si sottolinea che il numero completo di obiettori detenuti sembra essere significativamente più alto e ammonta almeno a qualche centinaio. Il rapporto menziona anche che i Testimoni di Geova riferiscono di 7 prigionieri di coscienza detenuti dall’Ucraina e che tra i 183 Testimoni di Geova detenuti dalla Russia per le loro convinzioni, compresa l’obiezione di coscienza, 14 sono detenuti in Crimea. I difensori dei diritti umani chiedono anche di proteggere il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare in tempo di guerra e di permettere agli obiettori di servire la società in modo pacifico. L’obiezione di coscienza al servizio militare è un diritto umano fondamentale che deve essere protetto, ricorda l’EBCO. È inerente al diritto umano alla libertà di pensiero, coscienza e religione, sancito dall’articolo 18 del Patto Internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), dall’articolo 10 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e da altri trattati sui diritti umani. Il Rapporto annuale 2024 dell’EBCO sull’obiezione di coscienza al servizio militare in Europa viene pubblicato in un momento di crescente militarizzazione globale, si legge nel comunicato stampa. Dalla ripresa del servizio di leva in Europa agli impatti devastanti delle guerre in corso, la protezione e il sostegno agli obiettori di coscienza sono più urgenti che mai. Il rapporto di quest’anno documenta le persistenti violazioni dei diritti degli obiettori di coscienza – in particolare in Russia, Ucraina, Bielorussia, Turchia, Cipro e Grecia – e le minacce all’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza nel quadro del Consiglio d’Europa. L’EBCO è solidale con tutti i prigionieri di coscienza e con chi si oppone in modo nonviolento alla guerra e alla militarizzazione in tutto il mondo, e rimane attivamente impegnato nella campagna internazionale #ObjectWarCampaign, a sostegno degli obiettori di coscienza russi, bielorussi e ucraini e a favore della loro protezione e del loro asilo nei Paesi dell’UE. L’EBCO chiede alla Federazione Russa di rispettare il diritto all’obiezione di coscienza, di porre fine alla coscrizione e alla propaganda militare, di smilitarizzare l’istruzione nei territori ucraini occupati e di perseguire la completa smilitarizzazione. L’EBCO esorta inoltre l’Ucraina a sostenere questo diritto in tempo di guerra e a cessare la persecuzione degli obiettori e dei loro sostenitori, tra cui il membro del Consiglio dell’EBCO Yurii Sheliazhenko. L’EBCO accoglie con favore la chiara dichiarazione della Commissione di Venezia nel suo parere amicus curiae, relativo al caso di Dmytro Zelinsky, secondo cui nessun obiettore può essere costretto a portare le armi. FREE CIVILIANS ha pubblicato il parere e i quaccheri lo hanno tradotto in ucraino per la Corte Costituzionale dell’Ucraina Obiettori repressi dalla Russia nei territori occupati dell’Ucraina Secondo il rapporto dell’EBCO, War Resisters’ International, in collaborazione con Connection e.V. e il Movimento Pacifista Ucraino ha informato le Nazioni Unite che, in violazione dell’articolo 51 della IV Convenzione di Ginevra, la Russia impone la schedatura e la coscrizione militare obbligatoria, l’indottrinamento militare dei bambini nelle scuole, la propaganda e la pressione ad arruolarsi nei territori occupati illegalmente dall’Ucraina, mediante detenzioni arbitrarie, torture ed esecuzioni. Il rapporto fornisce un link a un database di 875 Testimoni di Geova perseguitati dalla Russia per le loro convinzioni, compresa l’obiezione di coscienza. Secondo questo database, tra il numero totale dei 183 prigionieri di coscienza, 14 sono detenuti in Crimea, uno (Vitaliy Burik) agli arresti domiciliari e altri imprigionati: Aleksandr Dubovenko, Sergey Filatov, Yuriy Gerashchenko, Artem Gerasimov, Viktor Kudinov, Aleksandr Litvinyuk, Vladimir Maladyka, Sergey Parfenovich, Vladimir Sakada, Igor Shmidt, Viktor Stashevskiy, Sergey Zhigalov e Yevgeniy Zhukov. Violazioni sistematiche dei diritti umani in Ucraina Il rapporto dell’EBCO solleva diverse importanti preoccupazioni riguardanti l’Ucraina e fornisce raccomandazioni mirate sui problemi esistenti. Sottolinea che ci sono prigionieri di coscienza come Mykhailo Adamovych, Vladyslav Bezsonov, Taras Bratchenko, Tymur Chyzhov, Serhii Ivanushchenko, Andrii Khomenko, Andrii Kliuka, Vitalii Kryushenko, Serhii Nechayuk, Ihor Nosenko, Oleksandr Radashko, Serhy Semchuk, Andrii Skliar, Oleksandr Solonets, Vasyl Volosheniuk ed è urgente il loro immediato rilascio, così come il rilascio di tutti gli obiettori di coscienza imprigionati in istituti di pena o detenuti in strutture militari, condannati o detenuti in custodia cautelare; è inoltre preoccupante che alcuni obiettori di coscienza siano incriminati per vari reati, quando in realtà queste persecuzioni sono perpetrate unicamente a causa della loro religione o credo. Tra le principali preoccupazioni, l’imposizione alla società dell’ideologia che sia un dovere di tutti combattere una guerra difensiva nell’esercito o sostenere l’esercito, sopprimendo e non tollerando in tal modo il dissenso pacifista, che mina il pluralismo religioso, e convinzioni e il controllo democratico civile. L’EBCO raccomanda di prendere in seria considerazione le proposte degli obiettori di coscienza di contribuire, attraverso azioni nonviolente e un lavoro pacifico, alla resilienza della società civile democratica che soffre a causa degli attacchi dell’esercito russo. L’EBCO è preoccupato per la revoca, durante l’attuale stato bellico, di ogni riconoscimento, e per la precedente mancanza di pieno riconoscimento, del diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, prima, durante o dopo il servizio militare, indipendentemente dalle convinzioni su cui si basa l’obiezione, o dall’appartenenza a chiese o altre organizzazioni. Si suggerisce di intensificare gli sforzi per introdurre una legislazione sul servizio alternativo non militare in tempo di guerra nel Parlamento e nel gruppo di lavoro interdipartimentale incaricato di redigere gli emendamenti. Le esenzioni selettive dal servizio di leva introdotte di recente per alcuni membri del clero, nel tentativo di tranquillizzare le Chiese, non solo si basano sulla loro classificazione come “lavoratori essenziali” senza riconoscimento dell’obiezione di coscienza, ma mirano apparentemente a creare divisione tra le Chiese, per incentivare il clero ad astenersi dal sostenere la piena protezione del diritto dei fedeli regolari all’obiezione di coscienza. La punizione degli obiettori di coscienza continua attraverso la persecuzione, la discriminazione, la detenzione o addirittura la tortura e i trattamenti inumani, nonché le campagne mediatiche ostili, riferisce l’EBCO. Secondo un dictum della Corte Suprema, l’obiezione di coscienza è trattata come un’elusione della leva punibile per legge. Anche quando l’obiettore può essere considerato un lavoratore essenziale, come nel caso di Valentyn Adamchuk, un Pentecostale che lavora nella metropolitana di Kiev e ha partecipato al ripristino dei trasporti dopo gli attacchi dei droni e dei missili russi, i reclutatori dell’esercito, invece di appoggiare la richiesta di concessione di un periodo come riservista, hanno insistito per la sua mobilitazione, sapendo che è un obiettore di coscienza, e poi con palese mancanza di rispetto per i diritti umani hanno falsamente denunciato alla polizia “l’elusione della leva”, che ha portato a una rapida condanna a 3 anni di carcere. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha documentato il reclutamento forzato di cinque obiettori di coscienza (nel rapporto, si vedano i paragrafi 90 e 91), tutti detenuti dai militari, minacciati con violenza e inviati in prima linea; tutti hanno riferito di aver subito maltrattamenti e torture, quattro di loro sono stati picchiati, soffocati e trascinati per terra. FREE CIVILIANS ha riferito in precedenza che i pacifisti ucraini avevano denunciato torture durante la mobilitazione, citando casi analizzati e pubblicati da Forum 18 e da altre fonti. Le pratiche di coscrizione forzata e di registrazione obbligatoria all’esercito (“busificazione”) continuano, portando a casi di percosse e decessi nei centri di reclutamento militare. A coloro che non hanno la matricola militare viene impedito l’accesso al lavoro, all’istruzione (istituti di istruzione superiore) e ai servizi pubblici (come i servizi consolari all’estero). Questo include anche accuse di negligenza nei confronti dei militari incaricati dei piani di reclutamento, che mettono sotto pressione i reclutatori e incentivano il ricorso a metodi aggressivi. Tra le indagini relative agli abusi terminate nel 2024 con l’incriminazione di alcuni reclutatori militari, vi sono stati pestaggi crudeli a Vinnytsia, detenzioni arbitrarie a Sambir (regione di Leopoli), torture a Ternopil ed estorsione di tangenti ai posti di blocco sotto la minaccia di detenzione arbitraria e mobilitazione nella regione di Odessa. Ulteriori indagini sono state avviate in seguito ad alcuni decessi avvenuti nei centri di reclutamento. I reclutatori dell’esercito continuano a impedire ai coscritti di richiedere assistenza legale e, secondo quanto riferito, esercitano pressioni sui membri dell’ordine degli avvocati in casi delicati. Nel settembre 2024, il Comitato delle Nazioni Unite sulle Sparizioni Forzate ha criticato la detenzione arbitraria da parte dell’Ucraina di militari di leva, compresi gli obiettori di coscienza, alcuni dei quali sono stati tenuti in isolamento, e ha sollecitato un’indagine completa su tutte le accuse, un’azione penale nei confronti dei responsabili e il risarcimento delle vittime. Le denunce di incostituzionalità della legislazione che consente di punire l’obiezione di coscienza, di discriminare gli obiettori e di negare il servizio alternativo in tempo di guerra, presentate dagli ex prigionieri di coscienza Dmytro Zelinsky (rilasciato nel maggio 2025) e Vitalii Alekseienko (rilasciato nel maggio 2023), sono in stallo presso la Corte Costituzionale dell’Ucraina, che attualmente non è in grado di decidere nel merito a causa dei ritardi nella nomina di nuovi giudici. FREE CIVILIANS ha pubblicato un articolo sul ricorso presentato da Alexeienko. I rifugiati ucraini in età di leva stanno oggetto di tentativi volti a costringerli a ritornare in Ucraina o a essere espulsi attraverso il diniego dei servizi consolari per la mancanza di una registrazione militare aggiornata, l’assenza dell’applicazione militare Reserve+ sui loro smartphone o la mancanza di un codice corretto al suo interno, nessuna eccezione per gli obiettori di coscienza. Molti di questi uomini vivono in Europa da decenni e hanno perso completamente i legami con l’Ucraina, compreso il fatto di non avere conti bancari in banche ucraine – eppure l’identificazione bancaria (BankID) è un elemento chiave per l’autorizzazione nell’applicazione Reserve+. Il rifiuto di rilasciare o rinnovare i passaporti internazionali ucraini, necessari per la proroga dei permessi di soggiorno, causa l’impossibilità di rinnovarli, la perdita dello status giuridico e il rischio di deportazione. Le restrizioni sui servizi consolari costituiscono una forma di coercizione, in quanto gli uomini sono costretti a tornare in Ucraina e ad affrontare il rischio di arruolamento forzato, oppure a rimanere all’estero senza documenti personali validi, il che limita fortemente la loro libertà di movimento, il diritto a una residenza e l’accesso alla protezione legale. Ciò potrebbe richiedere agli Stati europei di riconoscere come validi i passaporti ucraini scaduti, poiché, come sostenuto nella petizione degli ucraini al Parlamento Europeo n. 1453/2024, queste restrizioni sul rilascio dei passaporti sono una violazione dei diritti umani. Riferendo di circa 15 prigionieri di coscienza e di altri casi di violazione dei diritti umani ben documentati, la maggior parte dei quali già noti a livello internazionale, l’EBCO avverte che potrebbero essere molto più numerosi i casi di procedimenti giudiziari, detenzioni preliminari, condanne, imprigionamenti, detenzioni arbitrarie e trattamenti crudeli nei confronti degli obiettori di coscienza, come suggeriscono le statistiche dei procedimenti giudiziari e dei tribunali, nonché gli elenchi noti dei nomi di persone che pregano per centinaia di obiettori di coscienza perseguitati nelle chiese ucraine. Il rapporto sottolinea la resistenza popolare spontanea su larga scala alla leva militare in Ucraina, con oltre 6 milioni di uomini idonei che non si sono sottoposti alla registrazione obbligatoria ai fini dell’arruolamento, nonostante le minacce di severe punizioni. Purtroppo, questa riluttanza a combattere la guerra raramente coincide con la consapevolezza del diritto umano all’obiezione di coscienza e con la disponibilità all’azione nonviolenta necessaria per fermare l’aggressione russa e garantire la resistenza della popolazione civile e la democrazia in Ucraina, che potrebbe essere un modo legittimo di servire pacificamente il Paese invece di contribuire allo sforzo bellico. Nei casi riportati dall’EBCO, gli obiettori hanno dimostrato la loro sincerità chiedendo un servizio alternativo non militare e appartenendo a chiese i cui insegnamenti proibiscono l’uso delle armi; il numero di membri di tali chiese e organizzazioni religiose, secondo il gruppo di lavoro interdipartimentale incaricato di redigere la legge sul servizio alternativo in tempo di guerra, potrebbe ammontare a 500.000. Il rapporto dell’EBCO e le sue raccomandazioni generali Ogni anno, l’EBCO pubblica il Rapporto annuale sull’obiezione di coscienza al servizio militare in Europa, avvalendosi dei contributi di governi nazionali, istituzioni per i diritti umani, ONG e reti di solidarietà. Il rapporto viene presentato al Parlamento Europeo, all’Assemblea Parlamentare e al Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa e alle autorità statali competenti, ogni volta accompagnato da una serie di raccomandazioni mirate. Le sue raccomandazioni generali, applicabili a tutti gli Stati europei, sono indicate nel rapporto: 1. se già non è stato fatto, abolire il servizio militare obbligatorio e nel frattempo astenersi dal perseguire o perseguire in altro modo gli obiettori di coscienza, coloro che li sostengono o che sostengono l’obiezione di coscienza, senza che sia richiesta alcuna ulteriore azione da parte di tali persone; oppure -secondo – fornire un servizio alternativo non punitivo e non discriminatorio di natura puramente civile, che non deve essere asservito al sistema militare, ma progettato e gestito con la partecipazione degli obiettori di coscienza; 2. riconoscere per legge il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, compreso il diritto all’obiezione di coscienza a tutte le forme di arruolamento, istruzione e addestramento obbligatori ai fini della coscrizione in tempo di pace e in tempo di guerra, e garantire che sia possibile per tutti gli obiettori di coscienza evitare l’arruolamento nelle forze armate e che tutti i membri in servizio delle forze armate o i riservisti possano ottenere il rilascio senza sanzioni nel caso in cui sviluppino obiezioni di coscienza, e che i diritti civili, economici e politici degli obiettori di coscienza siano pienamente tutelati; 3. riconoscere l’obiezione di coscienza come parte vitale del pluralismo e della libertà di religione e di credo nella società democratica, garantire la consapevolezza della legittimità dell’obiezione di coscienza tra i funzionari e nell’opinione pubblica, e garantire la non discriminazione degli obiettori di coscienza, che non dovrebbero essere sottoposti a campagne di incitamento all’odio ed essere considerati colpevoli del reato di elusione del servizio di leva, o di qualsiasi altro reato, e costretti a provare la loro innocenza; 4. cessare immediatamente qualsiasi reclutamento nelle forze armate di persone di età inferiore ai 18 anni e interrompere qualsiasi addestramento di tipo militare di tali persone; 5. accogliere le domande di asilo di tutte le persone che cercano di sottrarsi al servizio militare in qualsiasi Paese in cui non esistono disposizioni adeguate per gli obiettori di coscienza, e in particolare quando rischiano di essere costretti a partecipare a conflitti armati; 6. diminuire le spese militari e aumentare le spese a favore della società, e mettere a disposizione dei cittadini con obiezioni di coscienza strumenti per specificare che nessuna parte delle tasse das loro pagate è destinata alle spese militari; 7. introdurre l’educazione alla pace in tutti i settori del sistema educativo e impedire qualsiasi forma di militarizzazione dei programmi di studi; 8. adottare misure adeguate per gli obiettori di coscienza e impedire azioni violente nei loro preparativi istituzionali e legali per qualsiasi tipo di emergenza e risposta alle minacce percepite per la pace, ricordando che legittimi scrupoli di coscienza potrebbero impedire a un numero significativo di civili di sottomettersi al sistema militare, e che in nessun caso un obiettore di coscienza può essere obbligato a portare o usare armi, anche per la legittima difesa del Paese. Fonte: civilni.media Link all’articolo completo Redazione Italia
June 17, 2025
Pressenza