Data center, intelligenza artificiale, nucleare e riarmo
Stiamo assistendo a un vero boom dei Data Center (DC) di pari passi con
l’impetuoso sviluppo dell’Intelligenza artificiale (IA). Per capire meglio cosa
sia un DC ovvero la casa fisica di Internet e dell’ IA è interessante il
racconto fatto sull’ultimo numero di Rivista Studio da Federica Verona che aveva
visitato a San Francisco l’Internet Archive con sede in una chiesa sconsacrata:
“Ricordo bene le stanze gelide dei server: macchine nere e rumorose che
contengono cavi e sono punteggiate da lucine quadrate intermittenti; due tecnici
intenti a fare flessioni al freddo; le statue dei dipendenti in miniatura
disposte tutte in tondo nell’aula centrale della chiesa. E poi una lunghissima
scritta su carta: il numero 50 seguito da 15 zeri e, in fondo, le parole Byted
Archived.”
Ecco presentato il corpo fisico di Internet: migliaia di server riuniti in un
edificio formano un DC. Un corpo che si sta espandendo sempre più come un
gigantesco…blob. In 179 Paesi del mondo ci sono ad oggi 12.259 DC di cui quasi
metà negli USA e ben 3500 in Europa. In Italia si tratta di 190 impianti
operativi, più 20 in costruzione altri 30 previsti.
Quelli nuovi sono molto più potenti, arrivano anche a 240 MW per impianto
rispetto ai 50 MW della media attuale. Il fatturato è enorme e in crescita,
destinato a raggiungere i 440 miliardi tra due anni. In Italia il centro di
espansione dei DC è la fascia lombarda attorno a Milano ma sicuramente anche il
Piemonte e pure il Biellese possono divenire aree appetibili.
Un database elaborato da Confindustria Piemonte contiene la mappatura delle aree
industriali dismesse e libere per l’attrazione di investimenti sul territorio
piemontese. Investimento può essere di tutto: dal manifatturiero alla logistica,
dal campus fotovoltaico fino appunto ai Data Center. In Lombardia ci sono Comuni
come Pregnana attratti dagli incentivi offerti dagli investitori in DC e dalle
possibilità occupazionali, ma altri come ad esempio il vicino Comune di Vanzago
sede di Oasi WWF, per restare in zona, decisamente contrari. Un altro caso mette
al confronto i confinanti comuni pavesi di Borgarello e di Certosa di Pavia con
il primo che si oppone ai progetti di DC del secondo.
Un DC è un “capannone come un altro” e che per di più contiene un’attività
pulita? Non proprio, stando ai molti critici, comitati, associazioni, Comuni, si
mettono in rilievo i molti aspetti negativi: speculazione edilizia, rumore,
consumo energetico, consumo di acqua per il raffreddamento, infrastrutture
elettriche che attraversano i territori, emissioni dai generatori di emergenza.
L’IEA stima che nel 2025 a livello globale i DC abbiano consumato 485
Terawattora di energia elettrica ma entro il 2030 il consumo potrà raddoppiare
superando la richiesta di elettricità dell’intero Giappone.
Ovviamente i DC causano aumento considerevole del calore nelle porzioni di suolo
circostanti stimabili in 2 gradi almeno ma tale riscaldamento può raggiungere
picchi vicini ai 10 gradi nelle isole di calore. Evidenti quindi i nefasti
effetti anche sulla resa agricola. Consideriamo poi che il governo di destra
nell’intento di favorire in tutti i modi gli investimenti di Big Tech in questo
settore rende agevoli le procedure con iter autorizzativi semplificati ed
accelerati.
Gettiamo ora uno sguardo più in là cercando di cogliere quali connessioni ci
siano con due ambirti apparentemente lontani ovvero il nucleare rientrato di
prepotenza di recente nella pianificazione energetica del governo di destra
italiano e l’industria militare.
I DC come si è visto consumano tanta energia, energia in gran parte oggi
proveniente da fonti fossili, ma quand’anche arrivasse da fonti rinnovabili
sarebbe comunque sottratta ad altri impieghi. Questa brama di energia
evidentemente il governo pensa di colmarla coi famosi moduli da 300 MW dei
reattori in “stile lego” che secondo il ministro Pichetto Fratin saranno
disponibili e disseminati nella Penisola nel giro di pochi anni. E qui si
innesta un’altra storia, quella del GCAP acronimo di (Global Combat Air
Programme) il caccia di nuova generazione guidato dall’intelligenza artificiale
in grado di dirigere una moltitudine di droni in volo. Questo “gioiello” di
tecnologia bellica come spiega l’amministratore delegato di Edgewing sarà un
vero “nodo iperconnesso” in grado di trasmettere volumi giganteschi di dati
dialogando con terra, mare, aria, insomma con tutti gli elementi senza perdere
di vista il quarto ovvero il fuoco perché è chiaro che questo nuovo geniale
ritrovato dell’industria bellica è un formidabile strumento di morte anche se
naturalmente spacciato come indispensabile contributo al sistema di difesa e
sicurezza.
Ecco quindi che dalla joint venture di Leonardo (Italia) , BAE Systems (UK) e
JAIEC (Giappone), è pronta la progettazione del super caccia già finanziata con
i primi 6 miliardi di euro dalle tre nazioni. La filiera operativa di GCAP sarà
in Piemonte; tra Torino e gli stabilimenti di Caselle prenderà forma questo
velivolo con profilo stealth del tutto invisibile ai radar nemici.
Ed eccoci alla fine alla chiusura del cerchio, con l’evidenza delle connessioni
di una intelligenza artificiale sempre più a servizio dell’industria militare
che si deve servire di Data Center sempre più potenti e il cui profilo
energivoro troverà una moltitudine di “piccole centrali nucleari pronte a
sfamarlo.
Giuseppe Paschetto