Tag - obiettori di coscienza

Tel Aviv, violenta irruzione dei teppisti di Ben-Gvir durante la proiezione di un film organizzata da Mesarvot
La sera di giovedì 15 ottobre il noto teppista di destra Mordechai David e un gruppo di attivisti del partito “Potere Ebraico” di Ben-Gvir hanno fatto irruzione durante un evento della rete Mesarvot presso un club nel centro di Tel Aviv, che funge anche da quartier generale elettorale della Lista Comune. L’evento prevedeva la proiezione di un nuovo cortometraggio di Mesarvot, “Il rifiuto è la nostra risposta”, in cui alcuni obiettori di coscienza raccontano la loro esperienza in carcere. Dopo che i teppisti sono stati allontanati dall’edificio, è intervenuta la polizia. Successivamente, gli attivisti di destra sono tornati sul posto e hanno intonato slogan provocatori contro i presenti.   Mesarvot
October 16, 2026
Pressenza
Aggiornamenti sul caso del pacifista quacchero Serhii Vedmediev portato via a Kiev con la forza
L’obiettore di coscienza ucraino Serhii Vedmediev è stato trasferito con la forza nell’esercito La situazione si aggrava di ora in ora. Nell’unità militare, Vedmediev – che è di fede quacchera – sta subendo pressioni affinché cambi religione e riconosca lo status di soldato che gli è stato imposto illegalmente. E’ presso il 242° Centro di Addestramento, Unità Militare A3321. 2 ottobre 2026 La vicenda di Serhii Vedmediev, obiettore di coscienza ucraino quacchero e pacifista, si aggrava di ora in ora. Dopo il fermo arbitrario del 29 settembre nel centro di reclutamento (TCC) del distretto di Sviatoshyn a Kyiv, e dopo le percosse e i maltrattamenti subiti, il 1° ottobre 2026 è stato trasferito con la forza presso il 242° Centro di Addestramento (Unità Militare A3321). Il trasferimento è avvenuto senza alcun rispetto della procedura di leva prevista dalla legge (Decreto n. 560 e successive modifiche): nessuna visita medica, nessuna consegna della cartolina di precetto, nessuna possibilità di far valere le proprie ragioni. Secondo le informazioni diffuse dal Movimento Pacifista Ucraino e da fonti vicine al pacifista, durante il fermo a Vedmediev è stato sottratto con la forza il telefono cellulare. È stato gettato a terra, ha subito trattamenti crudeli ed è stato minacciato con uno storditore elettrico (taser) e con la reclusione in una cella di rigore (carcere di rigore) all’interno del centro di reclutamento territoriale di Sviatoshynsky. Le sue istanze di obiezione di coscienza, le richieste di rilascio, di assistenza legale e di sporgere denuncia al tribunale e all’Ufficio Statale d’Inchiesta riguardo alla detenzione arbitraria e ai maltrattamenti sono state sistematicamente ignorate. Ora, nell’unità militare, Vedmediev – che è di fede quacchera – sta subendo pressioni affinché cambi religione e riconosca lo status di soldato che gli è stato imposto illegalmente. Serhii Vedmediev è un membro fondatore dell’Incontro degli Amici dell’Ucraina, un gruppo di culto quacchero, e membro del Consiglio del Movimento Pacifista Ucraino. Note: Altre informazioni qui Pacifista ucraino torturato e trasferito con la forza presso il 242° Centro di Addestramento https://liste.peacelink.it/news/2026/10/msg00001.html Libertà per Serhii Vedmediev, pacifista ucraino sequestrato a Kiev dai reclutatori militari https://www.peacelink.it/conflitti/a/51631.html Peacelink Telematica per la Pace
October 3, 2026
Pressenza
Libertà per Serhii Vedmediev, pacifista ucraino sequestrato a Kiev dai reclutatori militari
Serhii Vedmediev è un obiettore di coscienza di fede quacchera Il giorno 29 settembre è stato colpito al viso e alla nuca. Dopo essere stato atterrato e minacciato con un taser, gli agenti lo hanno trascinato via e portato nel Centro di reclutamento territoriale. PeaceLink ne chiede la liberazione immediata. Serhii Vedmediev, membro della comunità quacchera e del Consiglio Direttivo del Movimento Ucraino dei Pacifisti, èattualmente trattenuto arbitrariamente dal 29 settembre 2026 nel TCC (Centro di reclutamento territoriale) del distretto di Sviatoshyn a Kiev. Le sue legittime richieste — rispetto della libertà personale, informazione sulle motivazioni del trattenimento, assistenza legale — sono state ignorate. In risposta alla richiesta di rilascio, è stato picchiato, colpito al viso e alla nuca, abbattuto a terra e minacciato con un taser. Immediata la richiesta di rilascio da parte dell’organizzazione pacifista di cui fa parte. Ma la segreteria telefonica del Centro di reclutamento territoriale risponde: “Il numero da voi composto non esiste”. Vedmediev è un pacifista che collabora con Yurii Sheliazhenko, segretario del Movimento Pacifista Ucraino, anche lui picchiato a Kiev a marzo. In Ucraina il servizio civile alternativo è stato abolito: centinaia di obiettori rischiano il carcere. La Costituzione ucraina e il diritto internazionale garantiscono l’obiezione di coscienza, ma nella pratica è negata dal governo di Kiev. PeaceLink chiede la liberazione immediata del pacifista quacchero Serhii Vedmediev. PeaceLink chiede un’indagine indipendente su queste violenze e la fine della repressione dei pacifisti. Libertà per Serhii Vedmediev! Libertà per tutti gli obiettori di coscienza detenuti in carcere! Peacelink Telematica per la Pace
October 3, 2026
Pressenza
Monterotondo, l’impegno dei giovani ai tempi dell’Ufficio per la Pace. Prima parte
Intervista ad Alvaro Romei, 81 anni, fisico, amico e attivista dei movimenti per la Pace (27 Marce Perugia-Assisi). Alvaro non è originario di Monterotondo, ma vi risiede da molti anni e ha respirato in prima persona la cultura e l’attivismo per la Pace che Monterotondo ha vissuto, pur con alti e bassi, fin dai primi anni Ottanta. Alvaro, ci racconti qual era l’atmosfera a Monterotondo soprattutto nel mondo giovanile quando l’Ufficio per la Pace iniziò a muovere i primi passi e il percorso fatto per giungere alla sua nascita? L’Ufficio per la Pace di Monterotondo nasce dalle ceneri dell’Associazione per la Pace, attiva dai primi anni ‘80, anni in cui il tessuto culturale giovanile di Monterotondo era dinamico e vivace e manteneva ancora viva l’eredità di associazioni e centri di aggregazione degli anni ‘70: c’erano il Collettivo femminista, il Collettivo di Lotta Continua e molti giovani erano iscritti al PCI. Incontrai l’Associazione per la Pace di Monterotondo nel 1986, anno del referendum, tramite il locale Comitato antinucleare. L’iniziativa più bella cui partecipai, oltre alle tante gioiose marce Perugia-Assisi, fu, nel 1996, quando 25 ragazzi e ragazze bosniaci che vivevano in un centro profughi per vittime civili della guerra  serbo-croata dei primi anni’90 furono accolti per tre settimane da famiglie di Monterotondo. Fu un’esperienza intensa che rafforzò il tessuto solidale e umano della cittadina, con la partecipazione fattiva di singoli cittadini, associazioni, esercizi commerciali, parrocchie. Siamo in molti a ricordare con emozione quel progetto: il Comune, dopo qualche iniziale reticenza, collaborò anche con un contributo economico sostanzioso. In quegli anni si diffondeva sempre di più in Italia il Servizio Civile sostitutivo di quello militare, la cui legge istitutiva risaliva al 1972 e che non va confuso con il Servizio Civile Universale di oggi: era riservato solo ai ragazzi, le modalità di accesso erano impegnative, una dichiarazione scritta di obiezione di coscienza motivata con un elaborato sottoposto al giudizio di una commissione. Nonostante queste difficoltà il numero dei giovani che sceglievano il Servizio Civile aumentava sempre di più, fino ad arrivare al 50% dei giovani di leva. Ricordiamo che, prima del 1972, rifiutare di fare il servizio militare era un reato punito con il carcere militare. L’Associazione per la Pace di Monterotondo si attivò per creare i canali di accesso al Servizio Civile, inizialmente in collaborazione con la Caritas. Io stesso scrissi una ‘Guida al Servizio Civile’ con una tiratura di alcune migliaia di copie a un prezzo simbolico, che andò presto esaurita. La morte di Claudio Di Giacinto, lo straordinario coordinatore dell’Associazione per la Pace locale, portò di fatto alla sua chiusura. Il testimone fu allora raccolto dall’AON (Associazione Obiettori Nonviolenti), la seconda associazione a livello nazionale dopo la LOC (Lega Obiettori Coscienza). L’AON di Monterotondo divenne così gestore del Servizio Civile, non solo per la cittadina; fu anche l’unica struttura alternativa alla Caritas sul territorio a Nord di Roma e cominciò ad accogliere obiettori provenienti da Mentana, Tivoli, Guidonia,  Montelibretti, Capena, Castelchiodato, addirittura da Roma-nord. L’altra attività istituzionale fu, in quegli anni, la promozione e la partecipazione della comunità locale alla Marcia della Pace Perugia-Assisi. L’AON Monterotondo era uno dei pochi enti gestori che svolgeva effettivamente e con grande impegno la formazione degli obiettori, vista come un prezioso momento di contatto e di dialogo con i giovani. Il regolamento prevedeva infatti 36 ore + 18 ore di formazione differita. I libri adottati furono L’obbedienza non è più una virtù di don Milani e la Costituzione della Repubblica Italiana, libri letti, studiati e commentati collettivamente nei primi giorni di servizio. Come Ufficio per la Pace organizzavate o suggerivate anche viaggi all’estero? Qual era l’atmosfera fra i gruppi giovanili più impegnati e come avvenne l’organizzazione del viaggio ad Auschwitz? L’Ufficio per la Pace ha promosso solo i viaggi ‘della memoria’: per il campo di concentramento di Auschwitz e per il campo di prigionia di Fossoli. Poiché il numero dei giovani interessati era superiore alle risorse economiche del Comune di Monterotondo, si organizzava una selezione: il numero definitivo dei partecipanti era di 30-35 persone, ma gli iscritti a inizio anno scolastico superavano il centinaio. Dopo la presentazione del progetto nelle scuole gli studenti partecipavano a 4-5 incontri con esperti e/o sopravvissuti – indimenticabili le testimonianze di Shlomo Venezia e di Piero Terracina – sulle loro terribili esperienze e sugli eventi storici e sociali che avevano portato ai campi di sterminio: un percorso di formazione/informazione. Seguivano poi la presentazione di un elaborato, nelle forme più varie, dal saggio breve, a una coreografia danzata,  un pezzo di musica o un disegno e la selezione finale dei partecipanti al viaggio. Alcuni posti erano riservati a esponenti della società civile del territorio: Anpi, parrocchie, associazioni di volontariato. Il secondo livello di formazione prevedeva la lettura collettiva dell’opera di Primo Levi  Se questo è un uomo. Il viaggio in treno durava 27 ore: partenza dalla stazione di Roma Tiburtina fino a Cracovia, seguendo il percorso compiuto dei treni della morte attraverso Austria, Repubblica Ceca e Polonia. Il lungo viaggio in treno dava la possibilità di incontrare e socializzare con gli altri gruppi che giungevano da altre regioni italiane. Il nostro gruppo si univa così a quelli provenienti dalla Toscana e dall’Emilia. Sul treno era presente un vagone cinema/biblioteca/luogo di aggregazione. All’arrivo a Cracovia eravamo affidati a una guida bilingue. La preparazione/formazione de* nostr* ragazz*è stata spesso oggetto di encomio da parte dei responsabili degli altri gruppi. Il viaggio prevedeva la visita di Cracovia, città molto bella e spesso a fine gennaio innevata e momenti serali con concerti e incontri. La visita al campo vero e proprio prendeva un’intera giornata: un’esperienza dura con la visita alle camere a gas e ai reperti in mostra: capelli, vecchi vestiti, scarpe, denti d’oro.  Negli ultimi anni il Museo è un po’ cambiato: è diventato leggermente ‘pop’, pur conservando sempre i suoi reperti e lasciando immutato il percorso fino alla catarsi finale nella piccola piazza dove si erge la forca a cui fu impiccato Rudolf Hess, l’ultimo direttore del campo di Auschwitz. Quali furono altre iniziative dell’Ufficio per la Pace? Tante e diverse e mi limiterò solo ad alcune: le Marce, non solo la Perugia-Assisi, straordinaria quella del 2001 con la partecipazione di 507 persone con dieci pullman, ma anche quella di Roma nel 2003 contro la guerra in Iraq, con 700 persone, un treno intero, che si unirono ai due milioni di partecipanti da tutta Italia; la raccolta di foto firme per la campagna mondiale  “Control Arms” lanciata da Amnesty International, Oxfam e Iansa: 500 foto di persone e personalità, 350 delle quali furono raccolte proprio dal solo Angelo. Ricordo ancora lo stupore ammirato degli organizzatori quando consegnai il dischetto. Il viaggio in Palestina a cui partecipò Angelo Frammartino nel 2006 nasceva sotto lo slogan ‘Studiare per la Pace, la Pace per studiare’ ed era organizzato dall’ARCI e dalla CGIL. Il Comune di Monterotondo vi aveva aderito e l’Ufficio per la Pace si occupò della promozione e della selezione dei partecipanti. Vinsero tre giovani: Angelo Frammartino, Michela Serpietri e Silvia Bassoli: Angelo scrisse 6 pagine di pensieri e osservazioni di una vivezza e di una maturità straordinarie. Il loro impegno sarebbe stato quello di animatori presso il Centro sociale la ‘Torre del Fenicottero’ (Burj Al Luq Luq) nella Città vecchia di Gerusalemme, che accoglieva bambin* orfani di guerra, poveri e anche disabili mentali e fisici. Spesso arrivavano bambin* con sacchettini che contenevano soltanto un pezzo di pane secco; i loro occhi si illuminavano quando arrivava l’ora del pranzo o della merenda e mangiavano tutto. Una scatola di pennarelli o di colori a dita erano una gioia per loro. La responsabile del Centro, Dyala Husseini, era una figura straordinaria che impiegava tutte le sue energie per mantenere un’atmosfera di serenità e di fiducia per le/gli ospiti più piccol*, e per difendere l’esistenza stessa di uno spazio che fungeva da consultorio per le famiglie in condizioni di vita molto difficili. Angelo, Michela e Silvia partirono il 1° agosto 2006. Angelo era sempre molto attivo anche per i costanti aggiornamenti che ci inviava, soprattutto i video. Aveva una personalità poliedrica con un carattere allegro e socievole, giocava a basket, ballava, parlava bene l’inglese, aveva  una mailing list di circa 1.500 contatti e un serio impegno politico in Rifondazione comunista. A volte siamo riusciti a comunicare anche tramite il telefono internazionale del Comune di Monterotondo e questa possibilità ci fu, purtroppo, molto utile dopo la sua morte, per organizzare il rientro della salma e il suo funerale.                 Redazione Italia
September 29, 2026
Pressenza
Tortura, detenzione e diniego del servizio civile: l’EBCO esorta l’Ucraina a rispettare il diritto all’obiezione di coscienza
L’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO) condanna la tortura e la morte, avvenuta mentre era in custodia militare, dell’obiettore di coscienza ucraino Dmytro Koval e chiede all’Ucraina di porre immediatamente fine alla persecuzione, alla detenzione arbitraria e ai maltrattamenti nei confronti degli obiettori di coscienza, di adottare una legislazione che garantisca il servizio civile alternativo in tempo di guerra e di assicurare che venga fatta giustizia per tutti gli abusi commessi durante la mobilitazione. Siamo profondamente preoccupati per una recente notizia diffusa dai media ucraini riguardante la tortura fino alla morte dell’obiettore di coscienza Dmytro Koval e di altre persone, almeno 26 in totale, presso il reggimento d’assalto di Skelya. Pur accogliendo con favore l’annuncio dell’avvio di un’indagine ufficiale, sottolineiamo che ciò non è sufficiente per garantire che i responsabili delle torture inflitte agli obiettori di coscienza in questo e in altri casi rispondano delle proprie azioni. L’Ucraina deve impedire il ripetersi di tali incidenti modificando l’attuale politica volta a costringere con la forza le persone a cambiare la propria religione o il proprio credo, se incompatibili con il servizio nelle Forze Armate ucraine, in violazione degli articoli 7 e 18, paragrafo 2, del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che devono essere pienamente rispettati in tempo di guerra e non possono essere oggetto di deroghe. Deploriamo che l’Ucraina non abbia rispettato l’impegno previsto dalla Roadmap per lo Stato di diritto di adottare, nel secondo trimestre del 2026, una legge che preveda un servizio alternativo non militare in tempo di guerra, e che tale impegno fosse limitato esclusivamente alla tutela degli obiettori di coscienza per motivi religiosi, discriminando i pacifisti non religiosi. Esprimiamo preoccupazione per il fatto che il progetto di legge impreciso, discusso durante la riunione a porte chiuse dei funzionari senza la partecipazione della società civile, dal titolo «Discussione sull’opportunità di introdurre un meccanismo per lo svolgimento del servizio alternativo (non militare) in condizioni di legge marziale», tenutasi presso l’Ufficio del Presidente dell’Ucraina il 17 febbraio 2026, fosse restrittivo e discriminatorio, non conforme agli standard internazionali e che, alla fine, anche in questa forma di compromesso, non abbia raggiunto la fase di approvazione da parte del governo, per non parlare dell’adozione da parte del Parlamento. Ancora più preoccupante è stata la motivazione addotta per la mancata ottemperanza agli obblighi, ovvero: il Ministero della Difesa e lo Stato Maggiore «insistono categoricamente» affinché il servizio «alternativo» venga svolto in posizioni non combattenti all’interno delle Forze Armate dell’Ucraina. Questa posizione è in profonda contraddizione con le convinzioni religiose di un numero significativo di obiettori di coscienza ucraini. Più di un centinaio di obiettori di coscienza sono stati arrestati in seguito a decisioni giudiziarie lo scorso anno, mentre migliaia sono trattenuti con la forza nelle unità militari. Le punizioni per l’obiezione di coscienza, le detenzioni arbitrarie e gli atti di violenza sono state segnalate dall’ONU, dal Consiglio d’Europa e dai Commissari parlamentari ucraini per i diritti umani, dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina e da altri organismi per i diritti umani. Come documentato anche nel nostro rapporto annuale, queste violazioni devono essere interpretate nel contesto più ampio della progressiva riduzione dello spazio civico per le voci pacifiste e contro la guerra in Ucraina, compresa la persecuzione illegale nei confronti di Yurii Sheliazhenko, segretario esecutivo del Movimento pacifista ucraino, arruolato con la forza e torturato per la sua fede quacchera. Yurii ha proposto diverse riforme che devono essere prese seriamente in considerazione dal governo ucraino, come l’obbligo per gli uffici di leva di fornire telefoni affinché i detenuti possano contattare i propri familiari o un avvocato, e l’esposizione di informazioni sui diritti dei detenuti, compreso il diritto all’obiezione di coscienza. Il suo caso dimostra che la repressione dell’obiezione di coscienza non si limita al rifiuto individuale del servizio militare, ma colpisce anche coloro che documentano le violazioni, promuovono la nonviolenza e difendono il diritto di vivere secondo coscienza. Nel rapporto del 2025 della Commissione Europea, si sottolinea che l’Ucraina deve istituire garanzie che proteggano gli individui dal perseguimento penale in caso di obiezione di coscienza, tenendo conto del parere amicus curiae della Commissione di Venezia del marzo 2025. Nel Memorandum sugli elementi relativi ai diritti umani per la pace in Ucraina, Michael O’Flaherty, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha raccomandato all’Ucraina di rispettare gli standard internazionali in materia di obiezione di coscienza, sintetizzati dalla Commissione di Venezia e ha insistito affinché le autorità ucraine istituiscano un meccanismo per prevenire le violazioni dei diritti umani durante la mobilitazione. Accogliamo con favore l’avvio del primo ciclo di negoziati di adesione tra l’UE e l’Ucraina e speriamo che la posizione comune dell’UE, che sottolinea la necessità di rafforzare l’allineamento del quadro giuridico e istituzionale dell’Ucraina con l’acquis dell’UE e gli standard europei in materia di diritti fondamentali, possa essere d’aiuto nel corso dei negoziati. L’EBCO esorta l’Ucraina a: * porre immediatamente fine alla detenzione arbitraria, alla tortura e ai maltrattamenti nei confronti degli obiettori di coscienza; * rilasciare gli obiettori di coscienza e i prigionieri di coscienza attualmente detenuti; * adottare una legislazione che garantisca un servizio alternativo autenticamente civile in tempo di guerra, in conformità con gli standard internazionali; * attuare pienamente le raccomandazioni della Commissione di Venezia, dei meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani e degli organi del Consiglio d’Europa.  L’EBCO esorta l’Unione Europea a: * assicurarsi che i negoziati di adesione con l’Ucraina includano un esame del rispetto degli standard internazionali in materia di obiezione di coscienza; * garantire l’accesso all’asilo e alla protezione umanitaria per gli obiettori di coscienza che subiscono persecuzioni; * sollecitare il ritiro della recente proposta della Commissione europea di non concedere protezione umanitaria «alle persone appena arrivate che non sono autorizzate dalle autorità ucraine a lasciare l’Ucraina in considerazione dei loro obblighi militari» Per ulteriori informazioni si prega di contattare: Daniele Taurino, Presidente dell’EBCO, ebco@ebco-beoc.org, +39 3283736667 Sam Biesemans, vicepresidente dell’EBCO, ebco.brussels@skynet.be, +32 477268893 Yurii Sheliazhenko, Movimento pacifista ucraino, shelya.work@gmail.com, +380 97 3179326   Redazione Italia
July 8, 2026
Pressenza
Iddo Elam, obiettore di coscienza israeliano: “No al gemellaggio tra Milano e Tel Aviv”
Riceviamo dai gruppi Tikkun – Diaspora Ebraica Decoloniale  e LƏA – Laboratorio Ebraico Antirazzista e volentieri pubblichiamo il messaggio di Iddo Elam, giovanissimo obiettore di coscienza israeliano, sul gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Mi chiamo Iddo Elam. Ho 19 anni e sono un attivista della rete Mesarvot, che aiuta i giovani israeliani che rischiano il carcere per essersi rifiutati di arruolarsi nell’IDF, me compreso, quando sono stato incarcerato l’anno scorso per essermi rifiutato di partecipare al genocidio. Sono nato a Tel Aviv e ci ho vissuto tutta la vita. Intendo continuare a farlo, ma non a costo di rimanere in silenzio sul genocidio e sull’apartheid. Il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv non è un segno di opposizione a Netanyahu o alle sue azioni, come il mio sindaco, Ron Huldai, ripete a Giuseppe Sala e al mondo. Il gemellaggio è esattamente il contrario! È uno strumento di insabbiamento per Israele. Il boicottaggio delle istituzioni governative israeliane è fondamentale per un cambiamento significativo. Non basta fare pressione su Netanyahu, Ben Gvir e i loro scagnozzi fascisti; solo quando anche l’establishment liberale israeliano sentirà la pressione vedremo un cambiamento. Il sindaco Huldai, in una lettera al sindaco Sala, ha cercato di fare appello ai milanesi con la frase “De Milan ghe n’è domà vun” (Di Milano ce n’è una sola). Al mio sindaco e a voi dico: esiste una sola Palestina! E Israele sta bruciando i suoi campi, abbattendo i suoi ulivi, distruggendo la sua architettura e i suoi edifici e massacrando la sua gente. Oggi mi rivolgo a voi, cittadini di Milano: non smettete di fare pressione sul vostro Comune e sulla vostra amministrazione locale. Non smettete di parlare della Palestina. Sono stato a Milano e in tutta Italia nell’ultimo anno, ho partecipato alle vostre proteste, ho parlato con le splendide persone del movimento e so che potete vincere! Vi ringrazio tutti per aver dato voce al nostro messaggio. Per migliorare il futuro di tutti gli abitanti della terra in cui vivo, ebrei e palestinesi, dobbiamo fermare il coinvolgimento della leadership europea con l’establishment israeliano. Abbiamo bisogno di vedere misure decise da parte dei leader internazionali che si considerano parte della “sinistra”. Insieme, come movimento globale in crescita, siamo inarrestabili. Insieme vedremo trionfare la pace e l’uguaglianza e vedremo la Palestina libera! Grazie Milano! Redazione Milano
April 20, 2026
Pressenza
Yurii Sheliazhenko: il mondo sarà migliore senza eserciti e senza guerre
A Kiev ho rivisto Yurii Sheliazhenko, recentemente rilasciato dopo una detenzione arbitraria; ci siamo trovati con un altro obiettore di coscienza, Oleksandr Ivanov, pacifista e  quacchero. Oleksandr è nato a Donetsk e vive a Kiev dal 2015, quando iniziò la guerra nel Donbass. Prima di essere arruolato a forza lavorava in banca.  Raccontatemi cosa vi è successo. Come si è comportata la polizia, se avete visto un giudice e se avete potuto parlare con il vostro avvocato. Come molte persone, Oleksandr è andato a Kiev per evitare l’occupazione russa. Lavorava in banca come impiegato e, a volte, come corriere. Ora non può lavorare ufficialmente perché è stato arruolato con la forza, trattenuto in un’unità militare per un mese e mezzo, ha subito maltrattamenti e tentativi di costringerlo ad abbandonare le sue convinzioni anti-militariste ed è uscito dall’unità militare senza autorizzazione; per questo rischia una pena dai 5 ai 10 anni di carcere. Tuttavia, ci sono più di 200.000 persone nella sua stessa situazione, quindi la polizia non ha fretta di cercarlo, anche se potrebbe essere arrestato durante i raid o ai posti di blocco. E’ uno degli studenti della Scuola di Pacifismo FREE CIVILIANS (CIVILI LIBERI). Quando ha lasciato l’unità, un ufficiale ‘simpatizzante’ gli ha consigliato di mantenere un profilo basso — lui sospetta che qualcuno stia semplicemente intascando il suo stipendio da soldato. Per la legge Oleksandr è considerato un disertore?  A te invece hanno intimato di arruolarti? Sei un renitente alla leva, Yurii?  Quando Oleksandr ha chiesto il rispetto dei suoi diritti come obiettore di coscienza in una società democratica, un comandante gli ha risposto: dimentica la democrazia, non c’è democrazia in Ucraina e non ci sarà mai. Le reclute venivano trattate come prigionieri, scortate sotto sorveglianza dalla tenda alla mensa. Si ammalavano facilmente e tossivano in continuazione, specialmente dopo la pioggia, al freddo, quando le tende venivano inondate dal fango e nessuno forniva loro cure mediche adeguate. Al poligono di tiro, Oleksandr è stato bersaglio di spari con proiettili veri nella sua direzione, mettevano a rischio la sua vita perché si rifiutava di imbracciare le armi; in seguito gli hanno spiegato che è un modo usuale di umiliare gli obiettori di coscienza, una pratica in uso nell’esercito fin dai tempi sovietici. Ho ottenuto una sentenza del tribunale che ordina l’apertura di un’indagine sull’arruolamento forzato e sui maltrattamenti subiti da Oleksandr, ma l’Ufficio Statale di Investigazione ha ignorato la decisione della corte. L’Ombudsman Lubinets, la commissione parlamentare per i diritti umani, ha scritto che non prenderà provvedimenti in seguito alla mia denuncia riguardante le violazioni dei diritti di Oleksandr. Attualmente non sono accusato né sanzionato ufficialmente per inosservanza dei regolamenti sulla registrazione o sul servizio militare, né in procedimenti amministrativi né penali, nonostante io abbia dichiarato più volte la mia obiezione di coscienza. Forse mi accuseranno di qualcosa dopo la detenzione e la tortura, solo per far finta che le loro azioni fossero legali — non lo so. Inoltre, non sono un renitente alla leva, sono un obiettore di coscienza. È una differenza che molti in Ucraina non comprendono, purtroppo giudici e avvocati compresi. Il renitente è una persona che cerca semplicemente dei modi per aggirare gli obblighi del dovere militare, di solito per paura della morte, per mancanza di senso di responsabilità civica o per altri motivi prevalentemente egoistici. Ai renitenti non importa del bene comune. Al contrario, gli obiettori di coscienza hanno a cuore il bene comune, specialmente la sacralità della vita umana e della dignità: la guerra viene da noi intesa come omicidio di massa su scala industriale e gli eserciti che perpetuano il bagno di sangue sono per noi istituzioni profondamente disumane. La coscienza, illuminata dalla religione o dalle convinzioni personali, ci dice che è assolutamente immorale e impossibile prendere parte a tali barbare istituzioni di morte o sostenerle. Gli obiettori di coscienza rifiutano di uccidere per creare un mondo migliore, dove tutti si rifiutino di uccidere e non ci siano più guerre — o almeno per fare dei passi verso questo mondo, mostrando un esempio personale di coraggio nella resistenza nonviolenta alle guerre e al militarismo. Idealmente, ogni Paese dovrebbe avere un servizio non militare per proteggere la pace dalle minacce di aggressione e tirannia attraverso l’azione nonviolenta; tali agenzie potrebbero essere gestite e impiegate da obiettori di coscienza che si siano offerti volontari o siano stati convocati (invece di qualsiasi forma di coscrizione) e, col tempo, potrebbero sostituire gli eserciti. Il mondo sarà migliore senza eserciti e senza guerre. È possibile avere una stima di quante persone siano in carcere per aver rifiutato di combattere? Attualmente ci sono 110 prigionieri di coscienza incarcerati palesemente per la loro obiezione di coscienza motivata da ragioni religiose, secondo le decisioni dei tribunali. Ci sono inoltre migliaia di obiettori di coscienza trattenuti con la forza nelle unità militari. Ci sono innumerevoli casi di torture e trattamenti crudeli, nonostante ne siano stati documentati solo  decine — è molto difficile documentarli — e ancora non si indaga su di essi in Ucraina, sebbene siano stati segnalati a livello internazionale dall’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) e da alcune organizzazioni della società civile. Il numero di persone condannate per reati correlati è più elevato. Secondo le statistiche del 2025 ci sono 377 condanne per renitenza alla leva, 583 per allontanamento non autorizzato (AWOL), 78 per diserzione, 408 per disobbedienza e 46 per elusione del servizio militare tramite autolesionismo o altri mezzi. Il numero di indagini non concluse è molto più ampio ed è stato reso segreto per nascondere le centinaia di migliaia di persone che non vogliono essere schiave della guerra e dell’esercito, una triste realtà per i militaristi. Dal tuo rilascio in poi sei stato lasciato in pace? Sì e no. Le minacce menzionate nel comunicato stampa sulla mia situazione permangono: potrei essere arruolato con la forza e sono ancora sotto processo, il che potrebbe concludersi con una condanna fino a 5 anni di prigione, per l’assurda accusa di aver giustificato l’aggressione russa nella dichiarazione pacifista ‘Agenda di pace per l’Ucraina e per il mondo’, la quale in realtà condannava l’aggressione e invitava a resistervi in modo nonviolento. Il problema è che nessuno vuole indagare sulla mia detenzione arbitraria e sulla tortura. Ho ricevuto una lettera dall’Ufficio Statale di Investigazione in cui si afferma che non considerano ciò che mi è accaduto un crimine e hanno inviato la mia denuncia proprio al centro di reclutamento, come se volessero incoraggiarli a continuare a trattare le persone crudelmente assicurando loro l’impunità. Inoltre, il Commissario parlamentare per i diritti umani, Dmytro Lubinets, ha firmato personalmente una lettera rifiutandosi di porre fine ai tentativi di costringere gli obiettori di coscienza a servire nell’esercito e a essere registrati per la coscrizione contrariamente alla loro religione o alle loro convinzioni. Trattando me e altri in questo modo, l’Ucraina viola gli obblighi internazionali sui diritti umani secondo gli Articoli 3, 5 e 9 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Quando sono stato prelevato con la forza e portato al centro di reclutamento, picchiato e torturato, non c’erano accuse né procedure formali, nessun arresto ufficiale amministrativo o penale. Si è trattato di una detenzione arbitraria. Sono stato trattenuto e umiliato per due giorni, ma alcuni obiettori di coscienza sono stati tenuti in condizioni molto peggiori per mesi. Secondo la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente sull’Ucraina, nei campi militari alcuni obiettori di coscienza sono stati sottoposti a punizioni e pressioni psicologiche, come finte esecuzioni, reclusione in una fossa scavata nel terreno per lunghi periodi, anche in inverno, minacce di violenza sessuale e privazione di cibo. Come sai, sono un quacchero e un pacifista, un obiettore di coscienza. Quindi, quando sono stato fermato una sera da due agenti di polizia e da una persona in divisa che si è rifiutata di identificarsi, ho dichiarato di non essere soggetto al dovere militare e ho manifestato la mia obiezione di coscienza. Mi hanno caricato con la forza in un’auto e trasportato al centro di reclutamento, dove sono stato picchiato, colpito con spray al peperoncino in pieno viso, trascinato sul pavimento per i piedi e persino per i capelli — è stato molto doloroso — e ho subìto numerosi abusi verbali, minacce, insulti e incitamenti all’odio. Tutto questo a causa della mia obiezione di coscienza e delle mie richieste di rispettare i miei diritti umani, di porre fine agli abusi e di rilasciarmi dalla detenzione illegale. Mi hanno sottratto con la forza il mio smartphone e non mi è stato restituito, privandomi così di ogni comunicazione con parenti, amici o con un avvocato. Non mi hanno rilasciato nemmeno quando ho spiegato che avrei dovuto rappresentare l’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO) in un webinar presso la Corte Europea dei Diritti Umani. Ogni mio tentativo di spiegare le mie posizioni e di essere rilasciato è stato interrotto con la violenza. Le altre persone trattenute con me erano disperate e dicevano che venivamo trattate come animali, non come esseri umani; io cercavo di rassicurare i compagni di detenzione con la preghiera e racconti di resistenza nonviolenta alla guerra. Poi, improvvisamente, al secondo giorno di detenzione, sono stato rilasciato. Mi è sembrato un miracolo e, mentre tornavo a casa, ho pianto in metropolitana. Naturalmente, simili miracoli non accadono senza una buona dose di lavoro e solidarietà, quindi sono grato a tutte le persone che hanno espresso preoccupazione e inviato lettere di protesta alle diverse autorità. Sono grato alla grande famiglia mondiale dei quaccheri che mi ha sostenuto nella Luce, nelle loro preghiere, e ha agito secondo la nostra testimonianza di verità. Quando si verifica un’ingiustizia, la verità deve essere detta a chi ha il potere, affinché la coscienza possa risvegliarsi e portare a riparare i torti subiti. Alla fine dell’ intervista Yuri ci propone di fare un selfie con la bandiera della pace; un uomo  si offre di scattare le foto e ci esprime la sua totale solidarietà. E’ un insegnante e dopo essersi complimentato con Yurii gli dà il suo recapito per rimanere in contatto. Infine Yuri mi aiuta a chiamare un taxi perché il mio hotel sta dall’altra parte della città e vige il coprifuoco. Lo saluto e lo abbraccio a nome di tutta la comunità di Pressenza.   Mauro Carlo Zanella
April 9, 2026
Pressenza
Con i disertori russi e ucraini per un mondo senza eserciti e frontiere
Sono passati quattro anni dall’accelerazione violenta della guerra impressa dall’invasione russa dell’Ucraina. Il conflitto è sempre più aspro: i morti sono centinaia di migliaia su entrambi i lati del fronte. Il governo italiano si è schierato in questa guerra inviando armi, arrivando a schierare 3.500 militari nelle missioni in ambito NATO nell’est europeo. Presto aprirà una base militare Italiana in Bulgaria. La guerra in Ucraina ha nel proprio DNA uno scontro inter-imperialistico di enorme portata, che rischia di innescare un conflitto ben più ampio, tra potenze dotate anche di armi atomiche.  Fermarla, incepparla, sabotarla è una necessità imprescindibile. In Ucraina ci sono duecentomila disertori, in Russia decine di migliaia di persone hanno attraversato i confini per sottrarsi alla chiamata alle armi.  In Russia e in Ucraina gli antimilitaristi si battono perché le frontiere siano aperte per chi si oppone alla guerra. Noi facciamo nostra la lotta per spezzare i confini e per l’accoglienza di obiettor*, renitent* e disertor*. Noi non ci arruoliamo né con la NATO, né con la Russia. Rigettiamo i vergognosi giochini di Trump, Putin e dell’UE sulla pelle di popolazioni stremate dalla guerra, messe a tacere da regimi, che reprimono duramente chi vi si oppone concretamente. Il prezzo di questa guerra lo paga la povera gente. Ovunque. Lo pagano oppositori, sabotatori, obiettori e disertori che subiscono pestaggi, processi e carcere. Lo paghiamo noi tutti stretti nella spirale dell’inflazione, tra salari e pensioni da fame e fitti e bollette in costante aumento. Provate a immaginare quante scuole, ospedali, trasporti pubblici di prossimità si potrebbero finanziare se la ricerca e la produzione venissero usate per la vita di noi tutti, per la cura invece che per la guerra. Il decreto riarmo del governo Meloni prevede un miliardo di euro per rendere sempre più mortale l’arsenale a disposizione delle forze armate italiane. L’Italia è impegnata in ben 43 missioni militari all’estero, in buona parte in Africa, dove le truppe tricolori fanno la guerra ai migranti e difendono gli interessi di colossi come l’ENI. Vari progetti di legge puntano al graduale ritorno della leva obbligatoria sospesa nel 2005. Serve carne da cannone per le guerre che vedono l’Italia in prima fila. Le scuole e le università sono divenute terreno di conquista per l’arruolamento dei corpi e delle coscienze. L’industria bellica italiana, in prima fila il colosso Leonardo, fa profitti miliardari. L’Italia vende armi a tutti i Paesi in guerra. Un business di morte. Occorre capovolgere la logica perversa che vede nell’industria bellica il motore che renderà più prospera L’Italia. Un’economia di guerra produce solo altra guerra. La guerra è anche interna. Il governo risponde alla povertà trattando le questioni sociali in termini di ordine pubblico: i militari dell’operazione “strade sicure” li trovate nelle periferie povere, nei CPR, nelle stazioni, sui confini. Ogni forma di opposizione sociale e politica viene criminalizzata con un insieme di norme vecchie e nuove che garantiscono una sempre maggiore impunità alla polizia e trasformano in reati normali pratiche di lotta. Solo un’umanità internazionale potrà gettare le fondamenta di quel mondo di libere e uguali che può porre fine alle guerre. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo.  Noi non ci arruoliamo a fianco di questo o quello Stato imperialista. Rifiutiamo la retorica patriottica come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro pretese espansionistiche. In ogni dove. Non ci sono nazionalismi buoni. Noi siamo al fianco di chi, in ogni angolo della terra, diserta la guerra. Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra. Facciamo appello perché tra il 21 e il 24 febbraio si tengano in ogni città iniziative di informazione e lotta. Assemblea Antimilitarista assembleantimilitarista@gmail.com   Redazione Italia
February 10, 2026
Pressenza
In Italia l’aborto clandestino esiste ancora
di Jennifer Guerra (*) Loredana, ha scoperto di essere incinta del compagno che la picchiava e ha deciso di interrompere la gravidanza, ma non sa come giustificare le assenze dal lavoro per le visite necessarie. In Italia bisogna quasi sempre farne almeno quattro: le analisi del sangue per confermare la gestazione, il primo colloquio con il ginecologo per il certificato,
January 27, 2026
La Bottega del Barbieri
Israele, manifestazione di solidarietà degli attivisti di Mesarvot con gli obiettori Yuval Peleg e A’
Oltre 50 attivisti della rete Mesarvot e Yesh Gvul stanno manifestando davanti alla prigione militare n. 10 nel centro di Israele, dove Yuval Peleg è detenuto da 130 giorni e A’ sta scontando una prima condanna di 30 giorni per essersi rifiutati di arruolarsi e prestare servizio nell’esercito israeliano. Gli attivisti intonano cori contro i crimini di Israele a Gaza e in Cisgiordania e sventolano un grande striscione con la scritta “Non esiste una soluzione militare”.   Mesarvot
December 13, 2025
Pressenza