Imponente manifestazione a Cagliari nella giornata mondiale per la Palestina
Si è svolta, ieri a Cagliari, una grande manifestazione in sintonia con altre 50
città d’Italia e d’Europa in difesadella vita del popolo palestinese, e per il
riconoscimento internazionale dello stato di Palestina, chiamata “La fine del
genocidio”. La democratica protesta è stata indetta dai Movimenti di studenti
palestinesi e dalla Rete Palestina Anima mundi, dai Giovani Palestinesi
d’Italia, dall’Associazione dei palestinesi in Italia e dall’Unione democratica
arabo-palestinese.
Concentramento dalle 16:00 nella storica piazza Costituzione: dopo che la Banda
Sbandati ha intonato “Bella Ciao”, hanno preso la parola i rappresentanti dei
palestinesi e gli organizzatori della manifestazione che hanno illustrato il
percorso e le sue finalità, tra cui la fine della guerra a Gaza, il rispetto del
diritto internazionale e maggiori aiuti umanitari alla popolazione. Dopo aver
percorso la Via Manno e il Largo Carlo Felice, si è fermato in via Roma, per
informare i cittadini di cosa fa, o meglio non fa il Governo Italiano per la
Palestina.
Siamo partiti in circa un migliaio, accompagnati dal rullo delle ragazze con una
decina di tamburi e arrivati a fine percorso in circa seimila persone, tra cui
molti giovani; inoltre, hanno sfilato varieassociazioni pacifiste, e alcuni
partiti del campo largo e della galassia della nuova sinistra. Molte le
bandiere, comprese anche quelle della repubblica di Cuba assediata da decenni
dal Blocao, il feroce blocco economico, energetico e sanitario che fa soffrire
il popolo cubano, quanto il genocidio in Palestina.
La serata chiamata anche “Quasi un festival in via Roma” ha sorpreso molte
persone, in quanto oltre al rituale corteo per le strade, è stata arricchita da
tre piazze originate dalla creatività delle persone che hanno organizzato la
giornata di mobilitazione. Ogni “piazza” – ovvero un cerchio di persone tra i
giardinetti – nella quale c’è chi introduce e informa, poi la parola passa ai
presenti. Le tre piazze si svolgono insieme: ci si può fermare, ascoltare,
intervenire e spostarsi.
Piazza Palestina liberata (foto di Pierpaolo Loi)
La prima piazza, “Palestina liberata”: “Il genocidio in Palestina e la
responsabilità dell’Europa”, intervento di Fawzi Ismail, Associazione Amicizia
Sardegna Palestina. Dopo si prosegue con “Ma io che c’entro? Che ci posso fare?
Contro la normalizzazione dell’occupazione, dal turismo alla cultura”,
intervento di Claudia Ortu dell’Assemblea cagliaritana di Poter al Popolo! La
situazione dei prigionieri politici palestinesi, con Samed Ismail. Il
collaborazionismo di UNICA (Università di Cagliari) negli ultimi tre anni di
genocidio.
Piazza Sardegna liberata (foto di Pierpaolo Loi)
La seconda piazza, “Sardegna Liberata”: Come la Saras alimenta il genocidio.
Viene presentato Il dossier “Soffocare la macchina bellica”. Da Domusnovas a
Gaza. RWM, la fabbrica che ferisce due terre, con Graziano Bullegas e Antonio
Muscas. La lotta contro l’occupazione militare della Sardegna, con “A foras” e
“No radar”, storia di una battaglia vinta.
Piazza Resistenza (foto di Pierpaolo Loi)
La “Piazza Resistenza”: “La conoscenza non marcia. Per un’istruzione e una
ricerca libere dalla militarizzazione”. Con interventi di esponenti
dell’”Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della università”.
La nuova repressione: Giulia Lai ha preso la parola a nome delle persone
denunciate a seguito di alcune manifestazioni dell’autunno 2025. DDL
antisemitismo e le vittorie civili contro la nuova dittatura del pensiero:
interventi di Adriano Sollai e Maria Elisabetta Pini.
“Banche armate e complici del genocidio: il caso di Poste italiane”, con Carlo
Bellisai e Filippo Lunesu.
“Azione nonviolenta”, con Ivano Peddis di Ultima Generazione.
E infine, “criticare il Governo di Israele non è antisemitismo”: è gravissima la
legge che il Governo italiano sta facendo approvare dal Parlamento; sarebbe la
prima volta che in Italia si va contro il diritto di parola garantita dalla
nostra Costituzione e dal Diritto Internazionale, sempre difeso dall’ONU.
Diritto che non può essere calpestato da temporanei capi di governo, seppure
espressi dal nuovo imperialismo, che ha molte sfaccettature del
nazionalsocialismo e del fascismo, con alle spalle i padroni del web che pensano
di dettare al mondo libero le regole che più gli fanno comodo e che permettono a
meno di una decina di persone di stabilire quale debba essere il nostro
pensiero.
Giancarlo Nonis
Redazione Sardigna