Processo naufragio Cutro, le incongruenze sui diari della Guardia di Finanza
Nell’udienza del 9 ottobre sui presunti ritardi nei soccorsi al vaglio dei
Tribunale di Crotone gli spostamenti e la posizione della motovedetta V5006.
Il diario degli avvenimenti del Gruppo aeronavale di Taranto della Guardia di
Finanza, compilato nella notte del naufragio di Steccato di Cutro, è stato al
centro dell’udienza del 9 ottobre 2026 del processo sui presunti ritardi nei
soccorsi al caicco Summer Love, il cui schianto sulla costa calabrese ha causato
94 morti.
Il processo, in corso al Tribunale di Crotone, coinvolge quattro militari della
Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto accusati di omicidio e
naufragio colposo: Giuseppe Grillo, 58 anni, all’epoca capo turno della sala
operativa del Reparto operativo aeronavale (Roan) della Guardia di Finanza di
Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 52 anni, all’epoca comandante del Roan di Vibo
Valentia; Antonino Lopresti, 53 anni, all’epoca ufficiale in comando tattico
della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 54 anni, all’epoca comandante del
Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 42 anni,
all’epoca ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma, e
infine Nicola Nania, 53 anni, all’epoca in servizio al V MRSC della Capitaneria
di Porto di Reggio Calabria.
Le incongruenze nel diario degli avvenimenti del Gan
Dal diario degli avvenimenti della sala operativa del Gan di Taranto, infatti,
emergono alcune incongruenze. L’udienza ha mostrato ancora una volta come quella
notte le comunicazioni tra chi era sul campo non abbiano funzionato: non solo
sono mancate quelle tra Guardia di Finanza e Capitaneria, ma anche tra i vari
reparti della stessa Guardia di Finanza. Tra il Gan di Taranto e il Roan di Vibo
Valentia ci sono solo due comunicazioni segnate sul diario degli avvenimenti: la
prima alle 23.45 (il Roan comunica di aver avuto la segnalazione del caicco da
Frontex) e l’altra alle 2.05, quando si dà notizia dell’impiego del
pattugliatore Barbarisi, unità del Gan di Taranto che era di stanza a Crotone.
Gli spostamenti della motovedetta V5006
L’udienza è stata incentrata sulla verifica della presenza e della posizione
della motovedetta V5006 del Roan di Vibo Valentia nell’area del naufragio. È
ormai risaputo che la motovedetta V5006 del Roan di Vibo Valentia, in servizio a
Crotone, stava svolgendo attività di pattugliamento dalle 20 del 25 febbraio; a
causa delle condizioni meteomarine aveva rivisto il suo piano di navigazione ed
era rimasta sottocosta tra il fiume Neto e Capocolonna, perché oltre non si
poteva andare per via del mare grosso. Quando alle 23.26 del 25 febbraio è
arrivata la segnalazione di Frontex, che aveva avvistato il Summer Love a 40
miglia dalla costa calabrese, l’unità navale, poco prima di mezzanotte, ha fatto
rientro in porto a Crotone per il bunkeraggio e per prepararsi a ripartire al
fine di intercettare il caicco. Nel diario degli avvenimenti del Gan – dove sono
annotati tutti i fatti di quella notte – però, questo rientro a mezzanotte non è
segnato, sebbene fosse a conoscenza della sala operativa. Verrà inserito nel
diario solo alle 2.30, quando viene annotata la partenza del pattugliatore
Barbarisi insieme alla motovedetta.
Lo ha confermato al collegio penale del Tribunale di Crotone il brigadiere
Corrado Panico, capoturno della sala operativa del Gan di Taranto quella notte:
“Sul diario mettiamo i fatti salienti. Non l’ho annotato perché non era
rilevante in quel momento. Serviva a poco saperlo o non saperlo”.
Le mancate informazioni tra reparti
Ma non basta. Come era emerso anche nella precedente udienza, nel diario degli
avvenimenti del Gan è scritto che il Roan di Vibo Valentia aveva comunicato al
Gan che quella motovedetta si trovava a circa due miglia da Le Castella, mentre
in realtà non aveva mai superato il promontorio di Capocolonna, che è distante
oltre 20 miglia da Le Castella. Su questo aspetto l’avvocato di parte civile
Lidia Vicchio ha chiesto conferma al testimone, il quale ha affermato che “il
Roan aveva riferito che c’era una loro unità a Le Castella”.
Sul punto l’avvocato Marilena Bonfiglio, difensore di Francesca Perfido, ha
incalzato il testimone chiedendo perché non avesse ritenuto la notizia del
rientro in porto della motovedetta di interesse operativo, visto che, secondo il
Roan, si trovava a Le Castella e che per raggiungere Crotone, distante 20
miglia, sarebbero servite diverse ore: “Perché non gestisco io la V5006”, ha
risposto Panico, spiegando che la motovedetta era di competenza del Roan e non
del Gan. Allo stesso modo, il testimone ha chiarito perché non è stato avvisato
il Coan (il Centro operativo aeronavale della Finanza di Pratica di Mare): “Io
avviso il Coan per la mia unità, non per quella che non è del mio reparto”.
“Il comandante Vardaro sempre notiziato via telefono”
Incalzato dal presidente del collegio penale Alfonso Scibona, il brigadiere
Panico ha ribadito: “Vardaro era costantemente notiziato via telefono”, ma ha
pure riconosciuto che sul Diario degli avvenimenti non risulta che il
comandante del Gan fosse stato informato a mezzanotte del rientro della V5006.
“Se l’ho comunicato, l’ho fatto dopo le 2, non nell’immediatezza. Perché era
ininfluente che fosse tornata a fare bunkeraggio”, ha detto Panico spiegando:
“L’ho comunicato a quell’ora perché il nostro pattugliatore, il PV6 Barbarisi,
intraprende insieme alla V5006 la navigazione. Il fatto che ci sia anche la
V5006 del Roan a quel punto ha valenza operativa”. Poi Panico ribadisce che
aveva informato Vardaro della V5006 “perché nel frattempo era rientrata a
Crotone: l’avevamo lasciata a Le Castella… quindi come ultima notizia ho dato
questa al mio Otc”.
Era una nave di migranti, lo aveva scritto Frontex
Il testimone ha anche spiegato che “Vardaro aveva dato ordine di restare a
disposizione di Roan Vibo. E che sarebbe uscito anche il pattugliatore nel caso
avessero deciso di intercettare il natante. Il comandante Vardaro chiese di
verificare possibilità di usare velivoli per proseguire attività di Eagle. Ho
chiesto ad Icc se c’erano velivoli e mi è stato riferito negativamente. Il
colonnello ha chiamato in sala alle 2 ed ha disposto l’uso del Barbarisi per
fare un controllo di polizia”. Panico ha anche spiegato che con il collega di
sala, Verdaro, “abbiamo fatto una presunta rotta ma non l’abbiamo comunicata a
nessuno”.
Nel corso dell’udienza il pm Matteo Staccini ha chiesto a Panico se in base alla
sua esperienza avesse ipotizzato cosa potesse essere quel natante. La domanda è
stata contestata dai difensori di Vardaro, ma ammessa dal presidente Scibona
perché nei verbali agli atti Panico aveva parlato di sospetto di migranti. La
risposta del brigadiere è stata come un macigno sul muro delle difese:
“L’ipotesi era fatta sulla scorta di quello che scrive l’equipaggio dell’Eagle1
nel report: possibile migrant. Però” ha specificato il teste “era un’opinione
personale che a poco serve perché la valutazione non è di mia competenza”.
Redazione Italia