San Francesco, il lupo, i segni
L’incontro di Francesco col lupo alle porte di Gubbio è un episodio chiave per
comprendere l’immagine del santo in una sorta di icona popolare o di sacra
rappresentazione. Il racconto viene presentato in uno dei Fioretti di san
Francesco, scritto verso la fine del XIV secolo. Mentre Francesco, racconta il
Fioretto, si trovava a Gubbio, nel contado apparve un lupo «grandissimo e
terribile e feroce»: i cittadini lo temevano, non tanto perché divorava gli
animali dei contadini quanto piuttosto perché avrebbe potuto insidiare la loro
incolumità. Francesco decide, «armato solo del segno della croce», di muovere
verso il lupo. Fin qui niente di strano: nella cultura medievale si incontrano
frequentemente episodi di santi e animali, dai remotissimi precedenti. Nella
cultura mediterranea (dal V al III millennio a.C.) la Grande Dea femminile dei
Carii era Potnia Theròn, signora delle fiere.
Ecco dunque storie di leoni e orsi che, avendo divorato gli animali di proprietà
dei monasteri, chiedono perdono ai monaci e sono obbligati ad assumere servizio
al posto delle vittime, frati che salvano cervi e capre selvatiche inseguite da
cacciatori. Il rapporto assume certe volte la forma del patto, tanto che si
stabilisce un vero e proprio contratto fra l’animale e il santo. Così è per il
lupo nei confronti di Malo (VII secolo) o di Hervé (VI secolo); oppure per
l’orso e il bue che arrivano perfino, per intervento di Colombano, a lavorare
aggiogati insieme. Anche i valori simbolici vanno tenuti presenti, attribuiti al
lupo dalla tradizione cristiana e precristiana, tramandati dalla Scrittura,
dalle opere dei padri della Chiesa, dalle enciclopedie medievali e dalla
novellistica: basti pensare ai racconti del lupo e l’agnello e del lupo e la
volpe.
Il lupo, anzitutto, è il diavolo; poi l’ingannatore, il fedifrago, il cattivo
predicatore; nel caso di Gubbio sta a significare il pericolo che incombe sugli
uomini indifesi e sui peccatori, pericolo che ha forma animale, anche in senso
metaforico. L’attività dei santi, quindi, è vista come restauratrice di un
ordine perduto per colpa degli uomini. Francesco si proporrà intermediario in un
patto, di natura insieme religiosa (chiedendo al popolo il pentimento dei
peccati), sociale (stabilendo la reintegrazione in città del “lupo”) ed
economica (avendo il lupo alterato l’equilibrio dei beni con le sue razzie,
considerate veri e propri reati contro il patrimonio). Se il lupo è il diavolo,
allora il confronto reciproco di Francesco e degli eugubini è il confronto tra
uomo e natura, in altri termini fra le due grandi entità mitiche, l’anthropos e
il cosmos: il mezzo che dovrebbe promuoverne il rapporto è il logos, la parola,
umana e divina, di cui appunto si varrà Francesco.
«Ed ecco che, veggendo molti cittadini, i quali erano venuti a vedere questo
miracolo, il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, colla bocca aperta, e
appressandosi a lui, santo Francesco si gli fa il segno della croce e chiamalo a
sé, e dice così: Vieni qua, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che
tu non facci male né a me né a persona. Mirabile cosa a dire, immantenente che
santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e
ristette di correre. E fatto il comandamento, venne mansuetamente come un
agnello, e gittòssi a’ piedi di santo Francesco». Secondo la tradizione, se mai
qualcuno si fosse imbattuto in un lupo, per salvarsi avrebbe dovuto
sorprenderlo; altrimenti, se il lupo lo avesse visto per primo, gli avrebbe
tolto la voce e quindi la possibilità di chiedere aiuto. Sant’Ambrogio (IV
secolo) sostiene che c’è un mezzo più sicuro, dal chiaro risvolto simbolico: si
tratta di prendere una pietra e il lupo fuggirà. La pietra è Cristo: se l’uomo
si rifugia in lui nulla può spaventarlo. In quella grande enciclopedia che è lo
Speculum di Vincenzo di Beauvais (XIII secolo) si afferma che «se il lupo ti
insegue, mentre ti vede poni un segno o un altro mezzo fra te e lui». E che
cos’è, se non un segno e un mezzo, la pietra di Ambrogio o il signum crucis di
Francesco? L’arringa di Francesco, che segue alla dimostrazione di remissione
del lupo, tocca prima di tutto le sue colpe, poi contiene un invito alla
pacificazione in nome di Dio: i cittadini lo perdonino, lo accolgano in città,
gli offrano del cibo. E il lupo, con mosse del corpo e della coda, dimostra di
accettare. Si tratta di un patto condotto secondo i normali canoni giuridici,
come se il lupo fosse un “bandito” da riconciliare col mondo, un reo che
dell’uomo aveva perso la figura ma che, una volta diventato cittadino, faceva,
con la sua presenza, memoria sensibile, «della virtù e della santità di santo
Francesco».
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