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Debellare la guerra cercando la pace: il percorso della mostra esperienziale
Composto con una collezione di opere artistiche e molteplici di fotografie, filmati, infografiche e oggetti, l’allestimento traccia un itinerario nelle ambientazioni che simulano le situazioni realmente vissute dalle persone che abitano nelle città devastate dalla guerra. Un’esperienza dinamica molto suggestiva, adatta per adulti, giovani e ragazzi dai 12 anni in su, la visita della mostra è come un viaggio: nelle tappe del percorso espositivo si percepiscono sensazioni ed emozioni analoghe a quelle patite da chi subisce i micidiali effetti dei cnflitti armati e, cercando vie di fuga dai pericoli che si affrontano ‘per finta’, ci si cimenta a mettersi in gioco, fare scelte e trovare le strade per costruire la pace. Un progetto che Caritas Diocesana Piacenza-Bobbio ha sviluppato insieme alle sedi Amnesty International Italia ed Emergency di Piacenza e in cooperazione con docenti e studenti del corso di grafica dell’ENDOFAP Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza, la mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE è stata concepita e realizzata insieme a Luigi Ferrari, che ne racconta la genesi: «Abito a Piacenza, dove mi sono diplomato all’Istituto d’Arte Gazzola e ho partecipato ad alcune collettive, tra cui una rassegna dedicata agli incisori piacentini. Volendo illustrare le campagne di Amnesty International sulle violazioni dei diritti umani con espressioni artistiche, nel 2019 ho creato la collezione IL VIAGGIO DEI MIGRANTI esposta a Piacenza prima alla galleria Biffi Arte e poi, con Caritas, Emergency e scuola di grafica don Orione, al salone Il Samaritano, dove l’allestimento sollecitava il visitatore a immedesimarsi nelle vittime dei drammi raffigurati nelle opere composte con materiali poveri quali linoleum, plexiglass e lastrine di ferro e documentati da fotografie, filmati e racconti. Nel 2023 ho realizzato le incisioni che illustrano gli orrori della guerra e, insieme ad altri materiali, compongono la mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA». Nelle installazioni, suddivise in tre aree tematiche collegate da due tunnel, sono esposte le incisioni di Luigi Ferrari e fotografie e infografiche, inoltre sono proiettati degli audiovisivi, 4 brevi docufilm e il videoclip de La crociata dei bambini, la canzone – ispirata all’omonina ballata di Bertold Brecht – scritta e interpretata da Vinicio Capossela e illustrata con disegni in gesso bianco su carta nera di Stefano Ricci, e sono collocati molteplici oggetti con cui i visitatori vengono coinvolti a svolgere attività ludo-didattiche. Dopo la prima volta a Piacenza nel 2023, la mostra esperienziale è stata esposta in altre città, tra cui nel 2024 ad Acqui Terme, dove è stata proposta, oltre che al pubblico, a 22 gruppi di docenti e studenti degli istituti superiori del territorio a cura della Cooperativa sociale CrescereInsieme che gestisce i progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) in capo agli enti locali Provincia di Alessandria e Consorzio CISA Asti Sud e che collabora anche alla presentazione della rassegna a Casale Monferrato. A Casale Monferrato l’iniziativa è promossa, oltre che con la Cooperativa sociale CrescereInsieme, in collaborazione con l’Associazione Educational Forum di Casale Monferrato, inoltre della Società cooperativa EquAzione ONLUS, del CSVVA / Centro Servizi per il Volontariato Asti-Alessandria, del gruppo volontari Emergency di Alessandria e della circoscrizione Piemonte -Valle d’Aosta di Amnesty International Italia, con il sostegno della Fondazione SOCIAL di Alessandria e con il patrocinio della Città di Casale Monferrato, dai praticanti la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, che alla mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA hanno dedicato una pagina del proprio sito pubblicata il 1° marzo scorso in cui la collezione di opere artistiche, fotografie e materiali documentali è ‘osservata’ accanto a GUERNICA di Pablo Picasso accostata all’immagine emblematica del conflitto armato iniziato il giorno prima, 28 febbraio… … e nei giorni seguenti l’ONU ammoniva che attualmente la guerra infierisce su un quinto (uno su cinque) dei bambini del mondo, l’OCHA delle Nazioni Unite ha diramato un’allarmante comunicazione sulle molteplici conseguenze della recente escalation dei conflitti armati che devastano il Medio Oriente, e non solo e in occasione della Giornata Internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione delle armi il Segretario Generale dell’ONU ha sollecitato a ‘disinnescare’ la guerra ‘costruendo’ la pace. Precedentemente, il 24 febbraio, alla conferenza stampa di presentazione dell’esposizione a Casale Monferrato della mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA i partecipanti avevano messo in evidenza le valenze dell’iniziativa in relazione all’impellente necessità di svolgere attività divulgative ed educative con cui gettare e consolidare le basi su cui si fonda la cultura della pace. In particolare, il direttore della Caritas Diocesana Casale Monferrato, don Marco Calvo, ha focalizzato l’attenzione su due effetti dell’assuefazione alla guerra: > Come un muro di gomma che circonda i teatri di guerra, non fa percepire e > ‘sentire’ le sofferenze patite di chi subisce le conseguenze delle > devastazioni. Invece la violenza dei combattimenti armati si diffonde come > un’onda e si propaga ovunque, oggi anche su internet e nei social-media. Dai > campi di battaglia la violenza della guerra si espande in luoghi tanto lontani > da quelli dove vengono combattuti i conflitti armati e, insinuandosi in ogni > ambito delle società, ‘contagia’ soprattutto le persone più suggestionabili, > in particolare gli adolescenti e i giovani. E, facendo esplicito riferimento alle parole di Gino Strada, il medico fondatore di Emergency che nella rassegna di opere e materiali in esposizione nella mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA è ritratto mentre, intervenendo a un’assemblea, affermava “La guerra piace a chi non la conosce”, la referente del gruppo volontari Emergency di Alessandria, Stefania Landini, ha osservato: > In passato i conflitti armati mietevano vittime prevalentemente tra i > militari, nel presente invece infieriscono soprattutto sulla popolazione > civile. La guerra è come una malattia letale che deve essere curata e, > soprattutto, prevenuta. Chi sostiene il contrario, cioè che debellare la > guerra sia utopistico, si sbaglia. La convinzione che l’umanità non smetterà > mai di fare la guerra ci rende schiavi della guerra mentre, proprio come la > schiavitù, che in passato consideravamo una ‘cosa normale’ e poi abbiamo > sconfitto aborrendola, la guerra è un male che può essere sconfitto proprio > cominciando a smettere di pensare che sia ineluttabile e imbattibile. La mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA– DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE sarà in esposizione a Casale Monferrato nel Salone Tartara (all’interno dell’area Mercato Pavia  – ingresso da piazza Castello) dal 15 al 29 MARZO 2026, aperta al pubblico a ingresso libero. Svolta a gruppi, formati da non più di 30 persone, di adulti, giovani e ragazzi dai 12 anni in su, la visita all’allestimento ha durata di circa 1h 30’. Le giornate da lunedì a venerdì 16-20 e 23-27 MARZO sono dedicate alle visite didattiche e su prenotazione e in quelle di sabato e domenica 15 / 21-22 / 28-29 MARZO si accede all’esposizione partecipando alle visite guidate  della durata di 1h 30’ che iniziano alle 10:30, alle 14:30 e alle 17:00  (è suggerita la prenotazione, chi non ne abbia fatto richiesta se possibile verrà aggregato al gruppo anticipatamente formato). INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : mezzoraperlapace@gmail.com e 346 5507721 UFFICIO STAMPA : LISISTRATA NEL XXI SECOLO – lisistratanelxxisecolo@gmail.com .     Redazione Piemonte Orientale
March 6, 2026
Pressenza
La Corte Suprema israeliana in questi giorni delibererà in merito alla legittimità dell’ordinanza governativa che impone a 37 ong – tra cui Action Aid, Care, Caritas, Consiglio Norvegese per i Rifugiati, Medici Senza Frontiere e Oxfam – di interrompere gli interventi umanitari da loro svolti nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Il 30 dicembre scorso queste ong erano state informate che, entro 60 giorni dall’avviso, per rinnovare le autorizzazioni a loro rilasciate erano obbligate a fornire alle autorità israeliane gli elenchi del proprio personale palestinese. Di queste ong ‘bersagliate’ dal bando del governo israeliano 17 si sono appellate alla magistratra israeliana perorando la sospensione dell’ingiunzione: “Un ricorso congiunto senza precedenti e che arriva dopo diversi tentativi di mediazione andati a vuoto, oltre che decine di appelli da tutto il mondo per chiedere che venga garantito l’aiuto umanitario a una popolazione devastata da bombardamenti e fame – spiega Alberto Sofia su Il Fatto Quotidiano (ANBAMED) – Tutto mentre a Gaza più della metà della popolazione continua a vivere in campi senza acqua potabile e servizi di base, mentre il sistema sanitario è totalmente distrutto e mancano medicinali e attrezzature mediche. In questo contesto gli aiuti entrano con il contagocce e il lavoro degli operatori resta essenziale per portare acqua e assistenza medica”. Ieri, 26 febbraio, in oltre 50 città italiane di fronte ad altrettanti ospedali sono stati svolti dei flash-mob in solidarietà con le ong colpite dall’ingiunzione (alcune foto nella rassegna in calce) e contemporaneamente veniva ‘lanciata’ la petizione rivolta ai governanti e alla società civile da numerose persone, in particolare operatrici e operatori della sanità, e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Tutti possono aderire all’appello, il cui testo è riportato qui di seguito, compilando il modulo online e confermando la sottoscrizione all’email che ne richiede la conferma. > NO LISTE, NO BERSAGLI. STIAMO CON LE ONG, STIAMO CON GAZA > > Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la > pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la > nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi delle 37 ONG a > cui Israele ha negato il permesso di operare a Gaza rifiuterà di consegnare > alle autorità israeliane le liste del proprio personale palestinese, > ritenendola una richiesta incompatibile con i principi umanitari e con il > dovere di protezione dei lavoratori e delle comunità assistite. Questa > decisione coraggiosa non è un atto di sfida: è un imperativo etico e legale. > > Nel marzo 2025, le autorità israeliane hanno annunciato che le ONG operanti a > Gaza avrebbero dovuto fornire nomi e informazioni sul proprio personale. Il 30 > dicembre è stato poi comunicato che le registrazioni preliminari di 37 ONG > umanitarie erano scadute e che le organizzazioni avrebbero dovuto cessare le > attività entro 60 giorni oppure trasmettere tali dati, senza chiare garanzie > sulla sicurezza degli operatori. > > Questa richiesta di delazione mira a costringere le ONG a partecipare alla > politica coloniale di sorveglianza e controllo dei gazawi, un sistema > utilizzabile per arrestare, torturare o uccidere operatori sanitari, come > dimostrato dai dati degli ultimi due anni. Allo stesso tempo, la misura > contribuisce a screditare le ONG agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e > internazionale, ponendole in una situazione di scelta comunque sbagliata. > > I dati parlano con drammatica chiarezza. Nel 2022 a Gaza erano presenti 16.259 > operatori sanitari, di cui il 18,2% impiegato presso organizzazioni non > governative. Dal 7 ottobre 2023, circa 1.700 di questi professionisti sono > stati uccisi — il 10,4% dell’intera forza lavoro sanitaria — con un’età media > all’uccisione di 38,8 anni e una perdita stimata di 68.089 anni di vita. > > Tra i sanitari uccisi, 15 appartenevano allo staff di Medici Senza > Frontiere. Parallelamente, 656 operatori sanitari sono emigrati al di fuori di > Gaza, mentre oltre 360 sono stati illegalmente detenuti dalle forze > israeliane. > > La violenza contro il personale sanitario non si limita a Gaza. Anche in > Cisgiordania si è assistito a un drammatico incremento degli attacchi contro > le strutture e il personale sanitario da parte delle forze israeliane. Secondo > i dati consolidati di Insecurity Insight sugli attacchi alla sanità nel > territorio palestinese occupato tra il 7 ottobre 2023 e settembre 2025, sono > stati registrati 778 episodi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con 12 > operatori sanitari uccisi e 161 arrestati. > > In questo contesto, consegnare i nomi dei colleghi palestinesi significherebbe > trasformarli in potenziali bersagli, esporli ad un ulteriore rischio di > arresto o uccisione e violare il nostro dovere legale ed etico di proteggerli, > oltre a tradire i principi fondamentali dell’azione umanitaria. Allo stesso > tempo, impedire alle ONG l’ingresso a Gaza significa privare centinaia di > migliaia di gazawi da cure essenziali e violare nuovamente il diritto > internazionale. > > L’accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo > legale sancito dal diritto internazionale umanitario. > > Dal 7 ottobre 2023 Israele ha parzialmente o completamente bloccato l’ingresso > degli aiuti umanitari a Gaza, aggravando una crisi umanitaria e sanitaria > senza precedenti. Gli ospedali operano senza i materiali più elementari: > garze, antibiotici, anestetici, soluzioni fisiologiche, materiale chirurgico. > Physicians for Human Rights ha documentato come perfino i bisturi siano stati > classificati come materiale “dual use” e bloccati all’ingresso. > > Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, Israele non ha rispettato > gli accordi sull’ingresso degli aiuti: secondo Al Jazeera, al 9 dicembre > 2025 il cessate il fuoco era stato violato almeno 738 volte, con 377 > palestinesi uccisi e solo il 38% dei camion concordati effettivamente > autorizzati a raggiungere le proprie destinazioni. > > Il 29 gennaio 2026, le Forze di Difesa Israeliane hanno riconosciuto come > accurate le cifre del Ministero della Salute di Gaza: oltre 71.000 palestinesi > uccisi da Ottobre 2023. Per più di due anni, questi dati sono stati > sistematicamente screditati come “propaganda di Hamas” da funzionari > israeliani, canali mediatici Occidentali e persino dal Congresso degli Stati > Uniti. > > Il Congresso Americano ha addirittura vietato per legge ai dipartimenti > governativi di citare le statistiche del Ministero della Salute di Gaza, > contribuendo attivamente alla delegittimazione di una fonte che, storicamente, > si è dimostrata affidabile. > > Israele stesso ha confermato ciò che organizzazioni internazionali > indipendenti e articoli apparsi su prestigiose riviste scientifiche > sostenevano da tempo: questi numeri sono reali. Anzi, sono conservativi non > includendo le migliaia di persone ancora sepolte sotto le macerie né i morti > per fame, infezioni e malattie prevenibili. Studi pubblicati su The Lancet > stimavano, già a luglio 2024, che il bilancio reale potesse superare i 100.000 > morti. > > A Gaza si è assistito al più grave crollo dell’aspettativa di vita mai > registrato, passando da 75,5 a soli 40,5 anni da ottobre 2023 a settembre > 2024. Con i civili che rappresentano oltre l’80% delle vittime e circa 20.000 > bambini uccisi, a Gaza si registrano le più alte percentuali di uccisioni di > civili e di bambini mai documentati in un singolo contesto di violenza > organizzata contro una popolazione. > > Non sono solo le prove empiriche e di salute pubblica a corroborare il > verdetto di genocidio, ma anche le posizioni ufficiali di IAGS, Commissione > d’inchiesta ONU, Amnesty International, Human Rights Watch, B’Tselem e > relatori speciali ONU, tutti concordi nel riconoscere che a Gaza è in corso un > genocidio. > > Chiediamo pertanto ai nostri governi e alla società civile di: > > ● esprimere un forte sostegno e solidarietà alle ONG che proteggono il loro > personale rifiutando di consegnare liste che potrebbero trasformarsi in > elenchi di bersagli; > > ● esigere che Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il > proseguimento delle attività delle ONG sul territorio; > > ● garantire l’ingresso degli aiuti umanitari come stabilito dagli accordi. > > Le Convenzioni di Ginevra non sono suggerimenti. La protezione del personale > medico non è negoziabile. > > Quando a un’organizzazione umanitaria viene imposto di scegliere tra > consegnare i nomi dei propri colleghi a una forza che ne ha già uccisi 1.700, > arrestati illegalmente e torturati oltre 360 in poco più di due anni, oppure > cessare le operazioni, è la scelta stessa a rivelare la natura del regime che > la impone. > > Stiamo con MSF e Oxfam. Stiamo con le ONG. Stiamo con Gaza. > > Il silenzio è complicità. L’azione è dovere. Per informazioni: digiunogaza@gmail.com  Redazione Italia
February 27, 2026
Pressenza
‘Polvere di guerra – dalle macerie alla costruzione di pace’ in allestimento a Casale Monferrato
Martedì 24 febbraio all’incontro svolto nella Sala Gialla di Palazzo San Giorgio, il Municipio di Casale Monferrato, è stata presentata l’esposizione, che verrà allestita al Salone Tartara di Casale Monferrato dal 14 al 29 marzo prossimi, della mostra esperienziale progettata e realizzata da Caritas Diocesana Piacenza-Bobbio insieme alle sedi piacentine di Amnesty International Italia ed Emergency. L’iniziativa è promossa e coordinata dal gruppo praticante la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, una delle aggregazioni recensite nella ‘mappa’ online sul portale di Pressenza dal giugno scorso. Insieme ad alcuni referenti del gruppo, a don Marco Calvo, direttore della CARITAS DIOCESANA DI CASALE MONFERRATO e a Stefania Limonta, referente del gruppo volontari EMERGENCY di Alessandria, alla sua presentazione sono intervenuti Cecilia Strozzi, Capo di Gabinetto del Sindaco, Fiorenzo Pivetta, Assessore a Istruzione, Formazione e Lavoro, ed Emanuele Capra, Sindaco della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO. Progettata dalla CARITAS DIOCESIANA PIACENZA-BOBBIO insieme alle sedi AMNESTY INTERNATIONAL ed EMERGENCY di Piacenza e realizzata in cooperazione con docenti e studenti del corso di grafica dell’ENDOFAP Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza, la mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE è composta da una serie di ambientazioni che simulano alcune situazioni realmente vissute da chi abita in città ridotte in macerie da combattimenti armati e bombardamenti. Un’esperienza dinamica molto suggestiva, l’esplorazione della rassegna è come un viaggio: nelle tappe del percorso espositivo si percepiscono sensazioni ed emozioni analoghe a quelle patite da chi subisce i micidiali effetti della guerra e, cercando vie di fuga dai pericoli che si affrontano nell’itinerario, ci si cimenta a mettersi in gioco, fare scelte e trovare le strade per costruire la pace. L’autore delle opere artistiche esposte negli allestimenti, Luigi Ferrari, spiega: «Abito a Piacenza, dove mi sono diplomato all’Istituto d’Arte Gazzola e ho partecipato ad alcune collettive, tra cui una rassegna dedicata agli incisori piacentini. Volendo illustrare le campagne di Amnesty International sulle violazioni dei diritti umani con espressioni artistiche, nel 2019 ho creato la collezione IL VIAGGIO DEI MIGRANTI esposta a Piacenza prima alla galleria Biffi Arte e poi, con Caritas, Emergency e scuola di grafica don Orione, al salone Il Samaritano, dove l’allestimento sollecitava il visitatore a immedesimarsi nelle vittime dei drammi raffigurati nelle opere composte con materiali poveri quali linoleum, plexiglass e lastrine di ferro e documentati da fotografie, filmati e racconti. Nel 2023 ho realizzato le incisioni che illustrano gli orrori della guerra e, insieme ad altri materiali, compongono la mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA». Nelle installazioni di POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE le 15 incisioni di Luigi Ferrari vengono ‘animate’ con effetti visivi e sonori e negli allestimenti, suddivisi in tre aree tematiche collegate da due tunnel, sono esposte anche fotografie e infografiche, inoltre sono proiettati degli audiovisivi, 4 brevi docufilm e il videoclip de La crociata dei bambini, la canzone scritta e interpretata da Vinicio Capossela e illustrata con disegni in gesso bianco su carta nera di Stefano Ricci, e collocati molteplici oggetti con cui i visitatori vengono coinvolti a svolgere attività ludo-didattiche. La mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA – DALLE MACERIE ALLA COSTRUZIONE DI PACE è stata presentata a Piacenza nel 2023 e in seguito esposta in altre città. Nel 2024 ad Acqui Terme è stata proposta a cura della Cooperativa sociale CRESCEREINSIEME, cui è affidata la gestione del progetto SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) della Provincia di Alessandria e che nel 2026 collabora alla sua esposizione a Casale Monferrato, allestita nel Salone Tartara (piazza Castello), che verrà inaugurata sabato 14 marzo e dal 15 al 29 marzo 2026 aperta al pubblico a ingresso libero. La sua visita, adatta per adulti, giovani e ragazzi dai 12 anni in su, ha durata di circa 1h 30’ e viene svolta a gruppi, ciascuno formato da non più di 30 persone. Le giornate da lunedì a venerdì saranno dedicate alle visite didattiche e su prenotazione e quelle di sabato e domenica alle visite guidate, scaglionate in tre turni: uno al mattino, con inizio alle 10:30, e due al pomeriggio, con inizio alle 14:30 e alle 17:00. La prenotazione non è obbligatoria, però suggerita: chi non ne abbia fatto richiesta se possibile verrà aggregato al gruppo anticipatamente formato (informazioni e prenotazioni si possono chiedere ai recapiti mezzoraperlapace@gmail.com e 346 5507721). L’iniziativa coinvolge numerosi volontari, che accompagneranno i visitatori nel percorso espositivo e, a tal fine, si sono impegnati nella propria formazione come guide dell’itinerario e conduttori delle attività ludo-didattiche, e viene realizzata con il sostegno della Fondazione SOCIAL e con il patrocinio della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO. Alla sua promozione collaborano la sede a Casale Monferrato di Società cooperativa EQUAZIONE Onlus, il CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA, il gruppo volontari EMERGENCY di Alessandria e la circoscrizione Piemonte -Valle d’Aosta di AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA. La sua realizzazione, attuata nell’ambito del progetto PACIF I CARE : COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI svolto insieme all’Associazione E-FORUM, è coordinata dai praticanti la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, un gruppo di persone che dal primo del 2024 ogni venerdì pomeriggio si raduna in una piazza di Casale Monferrato si raduna a testimoniare per la pace e la giustizia sociale esprimendosi con un eloquente silenzio. Le attività e iniziative del gruppo sono sostenute da numerose associazioni e aggregazioni locali: le associazioni E-FORUM, IL PANIERE e MAMME IN CERCHIO, il collettivo DONNE INSIEME, la comunità M.A.S.C.I., il gruppo di pratica meditativa dharma zen PICCOLE RADICI DI PACE, il network RETE DELLE ALTERNATIVE e la sezione A.N.P.I. di Casale Monferrato; le associazioni RETE RADIÉ RESCH Monferrato e SLOW FOOD MONFERRATO CASALESE E MONCALVO e il circolo VERDEBLU – LEGAMBIENTE del Monferrato Casalese. Nel 2025 il gruppo ha promosso la raccolta di firme per la petizione Comuni per la pace e contro il riarmo e pianificato PACIF I CARE : COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI, il programma che a marzo 2026 propone l’esposizione della mostra esperienziale POLVERE DI GUERRA e da ottobre a dicembre 2025 svolto un ciclo di 6 conferenze realizzato in collaborazione con la rete SCUOLE INSIEME di Casale Monferrato e con contributi del CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA. Il percorso di attività formative e didattiche rivolte trasversalmente ad adulti e giovani fornisce strumenti con cui affrontare responsabilmente il dialogo sulla guerra, che è molto problematico perché impone agli educatori, ai docenti e ai genitori di affrontare tante questioni complicate e, soprattutto, drammatiche con cui i cuccioli d’uomo purtroppo si confrontano quotidianamente. Gli incontri con i relatori intervenuti su vari argomenti inerenti alle cause, conseguenze e implicazioni delle guerre e, focalizzando l’attenzione negli orizzonti delle prospettive della convivenza pacifica tra popoli e nazioni, alle azioni e agli interventi che favoriscono la cessazione dei conflitti militari, offrono l’opportunità di apprendere molteplici informazioni e conoscenze che soccorrono gli adulti a rispondere alle domande di bambini e ragazzi del mondo d’oggi, una generazione che sta crescendo in un mondo dilaniato da conflittualità che degenerano in scontri ferali e letali e devastato dagli effetti collaterali dei conflitti armati. Le registrazioni sono pubblicate nel canale YouTube LISITRATA NEL XII SECOLO. Redazione Piemonte Orientale
February 26, 2026
Pressenza
Nessun morto a causa del ciclone Harry, dicono
E invece nel Mediterraneo i morti già certi sono 1000. articoli di Luca Casarini, Mediterranea, Paolo Hutter, una trasmissione di Radiotre e una canzone di Luca Faggella   Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone Harry Nuove testimonianze raccolte da Refugees in Libya e Tunisia. È chiara la mancanza di informazioni e iniziativa da parte delle
February 9, 2026
La Bottega del Barbieri
Furundulla 302 – servi dei servi dei servi…
…beh… se serve di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Corsa al Nobel     Comma 22 a Gaza “Servi dei servi dei servi”… Rimpianti     L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente:  301 Ops quest’anno mi
31 dicembre a Catania: “verso una pace disarmata e disarmante”
Alla 58ª Marcia nazionale per la Pace, promossa dalla Commissione Episcopale per i Problemi sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace della CEI insieme all’Arcidiocesi di Catania aderiscono Azione Cattolica, ACLI, AGESCI, Caritas, Movimento dei Focolari Italia, LIBERA e Pax Christi e numerose organizzazioni cattoliche e realtà della società civile. Il titolo scelto – La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante – richiama con forza l’appello di Papa Leone XIV a contrastare la deriva bellicista che attraversa l’Europa e il mondo.   Viviamo un tempo segnato da guerre, riarmo e paura. Torna ad affermarsi, come fosse inevitabile, il principio arcaico del “si vis pacem, para bellum”, mentre crescono le spese militari a discapito della giustizia sociale, del welfare e della tutela dell’ambiente. In questo contesto, mettere in discussione la corsa agli armamenti – fino al tema rimosso delle armi nucleari presenti anche nel nostro Paese – diventa un dovere civile e spirituale, non una posizione ingenua o ideologica. La Marcia per la Pace, che la Chiesa italiana promuove dal 1968, è un gesto pubblico di preghiera, testimonianza e responsabilità storica, per ribadire che la guerra è una follia, come dimostrano i drammi in corso in Terra Santa, in Ucraina, in Sudan e in tanti conflitti dimenticati. È un invito a non rassegnarsi alla “globalizzazione dell’impotenza”, ma a scegliere la via della pace come costruzione concreta e quotidiana. Catania, nel cuore del Mediterraneo, è stata scelta come luogo simbolico. Un mare che può essere ponte di incontro tra i popoli o frontiera di morte; uno spazio che richiama la visione di Giorgio La Pira, che vedeva nel Mediterraneo il “grande lago di Tiberiade”, centro di pace per le nazioni. Andare a Catania significa affermare con chiarezza che l’Italia non può essere ridotta a piattaforma della “guerra mondiale a pezzi”, né il Mediterraneo trasformato in un cimitero di migranti. La Marcia attraverserà alcuni luoghi emblematici della città, intrecciando pace e inclusione sociale, dialogo interreligioso, accoglienza, educazione nonviolenta, fino alla celebrazione eucaristica conclusiva presieduta dall’Arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, trasmessa in diretta da TV2000. Con questa iniziativa, le organizzazioni aderenti intendono ribadire insieme: * il dissenso motivato verso la cultura della guerra e la logica del riarmo; * la necessità di investire nell’educazione alla pace, alla nonviolenza e all’obiezione di coscienza; * l’urgenza di un’economia di pace e di una conversione ecologica integrale, difendendo il lavoro da ogni ricatto legato alla produzione di armi; * l’impegno per la cooperazione internazionale, la diplomazia popolare e la difesa civile non armata e nonviolenta; * la volontà di riaprire un serio dibattito pubblico sul disarmo nucleare e sull’adesione ai trattati internazionali di messa al bando delle armi atomiche. La Marcia di Catania è un segno di speranza e di responsabilità. Un atto collettivo per dare voce al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana e per rilanciare il sogno di un’Europa capace di essere potenza di pace nel mondo. 58ª MARCIA NAZIONALE PER LA PACE – 31 DICEMBRE 2025 Redazione Italia
December 30, 2025
Pressenza
Ancona, gli studenti universitari extracomunitari ricorrono alla Caritas
Nelle realtà di provincia c’è un magma bollente che non è sotto i riflettori del mainstream, ma che opera quotidianamente per il ribaltamento delle attuali dinamiche sociali e culturali; detenute saldamente da poteri adulti, maschi e gerontocratici. Ad Ancona, una di queste componenti fluide del magma giovanile è il collettivo Flag Eaters (lett. mangiatori di bandiere). Nato nel dicembre 2024, il concetto alla base del nome del collettivo è la lotta contro il simbolo come limite sociale umano. “Una popolazione veramente sviluppata e con spirito critico porta alla dissoluzione dei simboli politici”, si legge nel sito. Opera in modo autonomo da entità esterne come partiti politici e sindacati, concentrandosi sulla vita politica e culturale, rispondendo ai bisogni e ai desideri dei giovani e degli studenti che vivono nella zona. Recentemente hanno pubblicato un’inchiesta-studio dal titolo “L’università Politecnica delle Marche punta all’internazionalizzazione, ma i diritti degli studenti stranieri vacillano”. L’Università Politecnica delle Marche, infatti negli ultimi anni ha puntato sull’internazionalizzazione, diventando un polo di attrazione per migliaia di studenti provenienti da tutto il mondo. Corsi in lingua inglese, numeri in crescita, riconoscimenti economici: l’ateneo si racconta come un centro d’eccellenza globale. In particolare ha rafforzato il proprio percorso di internazionalizzazione grazie al successo del corso di laurea triennale in lingua inglese “Digital Economics and Business” (DEB), attivato presso la Facoltà di Economia. Negli ultimi anni, il corso si è affermato come uno dei principali poli di attrazione per gli studenti extra-comunitari, tanto da rappresentare attualmente il principale canale di accesso all’Ateneo per i candidati internazionali. Gli atenei ricevono dallo Stato fondi di finanziamento ordinari, proporzionali al numero di iscritti, e pro capite sono maggiori per gli studenti extra UE. Ma poi questi fondi non si traducono in condizioni di vita o di studio migliori per i beneficiari. Come ad Ancona. Infatti i numeri raccolti da Flag Eaters fanno emergere problemi molto seri: mancanza di alloggi, servizio sanitario troppo caro per gli studenti, impossibilità di accedere ai bandi per il diritto allo studio perché i permessi di soggiorno arrivano fuori tempo massimo. Gli attivisti hanno raccolto e incrociato un po’ si dati, relativi all’anno accademico 2024-2025. “Per l’anno accademico in corso – spiega lo studio – sono state presentate oltre 12.000 domande di prevalutazione, un dato in forte crescita rispetto al passato. Di queste, circa 8.500 candidature sono state ammesse, con o senza riserva: più del doppio rispetto alle ammissioni complessive registrate lo scorso anno. La provenienza degli studenti conferma la forte attrattività del corso nei Paesi in via di sviluppo: il 45% degli ammessi è di nazionalità etiope, il 20% pakistana, il 7% indiana, il 6% afgana, il 6% bangladese e il 4% turca. Nei due anni precedenti il 6-7% degli ammessi si è poi effettivamente immatricolato; il trend di crescita delle richieste testimonia l’interesse crescente verso l’offerta formativa internazionale dell’Ateneo. Attualmente, gli studenti iscritti al corso DEB sono circa 800, su un totale di circa 1.300 studenti stranieri presenti all’Univpm”. Questo dati gli attivisti li hanno incrociati con il rapporto della Caritas diocesana. “Una parte – spiega ancora lo studio –riguarda la mappatura sull’utilizzo dei servizi offerti dalle strutture Caritas agli studenti universitari. L’indagine ha riguardato l’intero anno e ha evidenziato che, su un totale di 1.498 ospiti diversi, 107 erano studenti universitari stranieri, pari al 7,1% del totale. Le nazionalità più rappresentate tra questi studenti sono: Etiopia 46, Bangladesh 13, India 9, Pakistan 7. Venticinque si sono dichiarati persone senza dimora; per ulteriori 19 non disponiamo di alcuna informazione in merito. I restanti ospiti, sebbene abbiano un posto letto garantito, non hanno accesso alla mensa universitaria né dispongono di mezzi di sussistenza adeguati, stando alle notizie fornite”. Dai risultati si deduce una forte convergenza tra questi dati e la provenienza geografica del corso di ‘’Digital Economic and Business’’.  I dati evidenziano che circa il 8,23% degli studenti universitari stranieri ha richiesto il servizio mensa presso la Caritas Diocesana Ancona-Osimo nei mesi indicati; tale quota sarebbe sensibilmente maggiore se aggiustata della parte degli studenti che non risiede nel territorio poiché frequenta online. Emerge poi che le borse di studio non sono quasi mai in linea con le tempistiche burocratiche degli studenti stranieri. “Il 31,8% degli studenti internazionali a cui abbiamo sottoposto il sondaggio – racconta Flag Eaters – ha affermato di aver avuto bisogno tra i 3-4 mesi per ottenere il visto dopo la richiesta. Il 9,1% degli intervistati ha avuto bisogno di oltre 6 mesi. Una volta arrivati in Italia gli studenti internazionali devono anche rispettare gli adempimenti burocratici del bando. Il reperimento delle informazioni utili da parte degli studenti extracomunitari è anche esso molto difficile. Il 44% degli studenti stranieri ha affermato di non aver partecipato al bando ERDIS (Ente Regionale per il diritto allo studio) per mancanza d’informazioni e oltre il 22% per difficoltà legate all’ottenimento dei documenti necessari per partecipare al bando”. Anche la questione alloggio ad Ancona per gli studenti stranieri è tutta in salita. “Nel 2023 – si legge nello studio – si sono registrati 80 sfratti per fine locazione e 433 per morosità. Il 63,6% degli studenti internazionali che ha risposto al questionario non è riuscito ad assicurarsi un alloggio prima del proprio arrivo in Italia. Il 95,5% degli studenti ha dichiarato di aver trovato difficoltoso ottenere un alloggio ad Ancona. Il 22,7% ritiene che tali difficoltà siano legate a fenomeni di discriminazione da parte dei proprietari o degli attuali inquilini.”. Altro problema è l’assistenza sanitaria: per gli studenti extracomunitari, il costo dell’assicurazione sanitaria nazionale è aumentato; il governo Meloni ha innalzato la quota annuale da circa 150 euro a 700 euro. È importante ricordare che un’assicurazione sanitaria, sia privata che nazionale, è necessaria ai fini del rilascio del permesso di soggiorno. “Il 63,6% degli studenti – analizza il report – hanno optato per un’assicurazione sanitaria privata. Il 16,7% di questi studenti sono coperti solo relativamente ad infortuni mentre il 50% circa afferma di aver un’assicurazione privata che copre esclusivamente malattie ed infortuni”. Il collettivo Flag Eaters di fronte a questa situazione, non si ferma alla denuncia, ma avanza delle proposte: l’istituzione di un fondo che contribuisca alle spese sostenute per l’assicurazione sanitaria nazionale per soggetti particolarmente svantaggiati economicamente, assicurando il diritto alla salute per la componente straniera. Poi la rimodulazione degli strumenti di supporto economico per il diritto all’abitare alle nuove esigenze imposte dall’internazionalizzazione, ridefinendo gli importi e i criteri di calcolo del ‘Fondo Carlo Urbani” (istituito dall’Università con ulteriori riduzioni per studenti che hanno avuto situazioni di disagio personale e/o economico). Anche le tempistiche del bando ERDIS per gli studenti internazionali devono necessariamente essere rimodulate tendendo conto di quelle dei Paesi di provenienza. Infine, l’aumento delle strutture adibite all’alloggio degli studenti. Leonardo Animali
December 3, 2025
Pressenza
In un Paese con oltre 5,7 milioni di persone in condizioni d’indigenza si buttano 157 miliardi nell’azzardo
Dal 1990 al 2020, l’Italia è il fanalino di coda dei Paesi OCSE e l’unico Paese con un valore negativo (-2,9%) di variazione dei salari reali medi. La percentuale di lavoratori a basso salario è passata da 25,9 punti percentuali nel 1990 a 32,2 punti percentuali nel 2017. A essere colpiti sono soprattutto donne, giovani nella fascia 16-34 anni e residenti al Sud, ed in generale quanti hanno un contratto di lavoro part-time. Nel 2023, ogni italiana o italiano deteneva in media circa 190.000 euro di patrimonio. Il patrimonio medio dei 50,000 adulti più ricchi del paese è più che raddoppiato rispetto agli anni Novanta, mentre i 25 milioni di italiani più poveri hanno visto la propria ricchezza media ridursi di più di tre volte e oggi detengono un patrimonio medio di circa 7 mila euro pro-capite. Si stima che almeno 10 milioni di adulti abbiano risparmi liquidi inferiori ai 2.000 euro, decisamente insufficienti per far fronte a uno shock di reddito come quello inflitto dalla perdita del lavoro o da una malattia. La povertà assoluta nel nostro Paese coinvolge oggi una quota sempre più ampia della popolazione. Secondo i dati diffusi da Istat il 14 ottobre, il 9,8% degli italiani – oltre 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie (8,4% dei nuclei) – vive in condizioni di indigenza. Negli ultimi dieci anni il fenomeno è cresciuto in modo significativo: il numero di famiglie in povertà assoluta ha registrato un + 43,3%, segno di un processo di radicamento che ha reso la povertà una componente strutturale del tessuto sociale nazionale. E’ quanto si legge nel Rapporto 2025 su povertà ed esclusione sociale in Italia della Caritas, dal titolo “Fuori Campo. Lo sguardo della prossimità”. Due capitoli del Rapporto Caritas 2025 sono dedicati alla deriva nazionale dell’azzardo industriale di massa e alle sue conseguenze e alla povertà energetica. Il capitolo 3 si occupa della deriva dell’azzardo, sottolineando come a partire dalla fine degli anni 90, l’offerta dell’azzardo si sua arricchita di oltre una cinquantina di modalità di gioco, sia online che in presenza (oltre 150mila locali, disseminati in tutte le province italiane). “Il volume monetario del gioco d’azzardo, si legge nel Rapporto, mostra una crescita inarrestabile: dai 35 miliardi di euro giocati nel 2006 siamo giunti ai 157 miliardi giocati nel 2024 (+349%). A fronte di tale incremento, l’incasso dell’erario è aumentato solamente dell’’83% (da 6 a 11 miliardi), a tutto favore delle grandi società produttrici. Solo per le slot, si stimano 38 milioni di ore impegnate nel gioco. Oltre 22 milioni di ore impegnate per 1 miliardo e 358 mila giocate”. Ma sono soprattutto le modalità tradizionali ad impegnare tempo di vita: oltre 388 milioni di ore impegnate dalla popolazione per lotto, scommesse, superenalotto. In totale, le giornate lavorative assorbite dal gioco sono oltre 104 milioni. L’altra faccia della medaglia è costituita dalle perdite: nel 2024, il totale delle perdite è stato pari a 20 miliardi di euro. I dati mostrano una correlazione inversa tra reddito medio per contribuente e perdita media al gioco, con un peso percentuale più alto nelle regioni più povere. Dieci regioni sono sopra la soglia della media nazionale (493 euro) e di esse, cinque sono meridionali e isole, due del centro-sud (Abruzzo e Molise) seguite da Lazio e Lombardia. “L’azzardo – si sottolinea nel Rapporto –  costa di più a chi ha meno: non solo perché perde più euro, ma perché quegli euro valgono di più nel bilancio familiare. È il punto da cui far partire qualunque discussione seria su prevenzione, regolazione e responsabilità pubblica”. Il capitolo 5 si occupa, invece, della povertà energetica, quel fenomeno che interessa coloro che non possono usufruire di forniture adeguate e affidabili di energia elettrica e gas per indisponibilità di sufficienti risorse economiche. È la punta di un iceberg, la cui massa sommersa è costituita dalla complessità delle connessioni tra questioni ambientali, climatiche e sociali. È una “nuova” povertà sulla quale pesano gli effetti della crisi climatica che ha creato nuovi rischi ambientali e sociali, che incrementano le disuguaglianze e producono nuove forme di povertà. Secondo l’OIPE nel 2023 le famiglie in povertà energetica in Italia erano 2,36 milioni, pari al 9% del totale, in crescita rispetto all’anno precedente (+1,3 punti percentuali, pari a 340 mila famiglie in più), il valore più alto dall’inizio della serie storica. “Le famiglie più povere, si legge nel Rapporto,  impegnano l’8,7% della loro spesa per beni e servizi energetici, contro il 3,3% delle famiglie più ricche. I poveri sono anche coloro che, per effetto della riduzione progressiva delle risorse stanziate per i bonus (meno 1 miliardo tra il 2022 e il 2023), hanno ridotto più della media le spese per consumi energetici”. Dall’incrocio tra la posizione nel mercato energetico e l’inserimento nelle reti di protezione o possibilità di accesso alle politiche per la transizione energetica, il capitolo identifica e approfondisce tre tipi di poveri: i vulnerabili energetici, gli assistiti energetici e gli esclusi energetici. “Dal punto di vista delle risposte possibili, non si tratta più – propone la Caritas – di affrontare una povertà tradizionale con strumenti assistenziali tradizionali, ma di ripensare il welfare in una logica di sistema che integri sostenibilità ambientale e giustizia sociale, con politiche che intervengano prima che la vulnerabilità si trasformi in esclusione, affinché ogni cittadino, nella transizione energetica, abbia diritto a fruire di energia prodotta da fonti rinnovabili, accessibile a un prezzo equo e fruibile grazie a dispositivi efficienti”.  Come scrive il direttore della Caritas italiana, don Marco Pagniello, il “fuori campo” del titolo del Rapporto è ciò che non si vede, è la parte invisibile che sfugge allo sguardo immediato. La povertà oggi non è sempre visibile, spesso è silenziosa, frammentata, trasversale e multidimensionale. È la povertà di quei lavoratori che non riescono a vivere dignitosamente, di chi cade nella trappola dell’azzardo, di chi subisce violenza nel silenzio, di chi rinuncia al riscaldamento o alla luce, di chi non riesce ad assicurare un tetto alla propria famiglia, di chi vive perennemente connesso, ma senza relazioni significative. La povertà oggi è educativa, sanitaria, abitativa, energetica, affettiva. “Non basta guardarla da lontano o analizzarla con categorie vecchie, ammonisce il direttore della Caritas italiana. Bisogna abitarla, entrarci dentro, sporcarsi le mani, lasciarsi coinvolgere, assumere lo sguardo della prossimità per consentire alla conoscenza di diventare compassione e, di conseguenza, alla compassione di tradursi in azione davvero incisiva”. Qui il Rapporto Caritas: https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2025/11/Rapproto-Poverta-2025-Versione-integrale.pdf.  Giovanni Caprio
November 15, 2025
Pressenza
Aree interne: la presenza straniera contribuisce a contrastare lo spopolamento
Nel gennaio 2025, si stima che nel mondo i migranti internazionali siano 304 milioni, più del doppio rispetto al 1990 (153 milioni). In termini percentuali si è passati dal 2,9% al 3,7% della popolazione mondiale, percentuale che è rimasta invariata negli ultimi anni. Sono aumentati, invece, in maniera molto significativa i profughi e gli sfollati, che alla fine del 2024 hanno raggiunto la cifra record di 123,2 milioni. Uno scenario che si riverbera anche sul contesto italiano. La componente straniera – oltre 5,4 milioni di persone, pari a circa il 9,2% del totale – continua a crescere, sostenendo in maniera decisiva la dinamica demografica complessiva. Il saldo migratorio con l’estero ha compensato sia il saldo naturale negativo sia la riduzione della mobilità interna. “I cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia, si legge nel XXXIV Rapporto Caritas-Mighrantes, si concentrano per lo più al Centro-Nord, mentre la presenza di migranti irregolarmente presenti sul territorio si distribuisce in modo disomogeneo, mostrando condizioni abitative spesso precarie e forme di insediamento che variano a seconda del contesto: dai ghetti rurali del Sud Italia agli spazi occupati nelle aree urbane del Centro-Nord”. I principali Paesi di origine dei cittadini stranieri in Italia restano Romania, Marocco, Albania, Ucraina e Cina, ma negli ultimi anni si osserva una crescita significativa di nuovi arrivi dal Perù e soprattutto dal Bangladesh. In appena due anni, i cittadini bangladesi hanno visto rafforzarsi in modo netto la loro presenza, tanto che il Bangladesh figura ormai tra le prime tre nazionalità per nuovi rilasci di permessi di soggiorno in oltre la metà delle province italiane. Nel complesso, i motivi familiari (43,7%) e di lavoro (40,7%) continuano a rappresentare la gran parte dei permessi di soggiorno validi, mentre quelli legati ad asilo, protezione internazionale o speciale si fermano al 7,2%. Questo dato conferma la tendenza a una presenza sempre più stabile, legata non solo all’inserimento lavorativo, ma anche alla costruzione di percorsi familiari duraturi. La dimensione familiare si riflette in un altro aspetto cruciale: la natalità. Pur in un quadro di costante decremento, nel 2024 le nascite complessive si attestano intorno alle 370 mila, e oltre il 21% dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. Si tratta di un indicatore eloquente del contributo strutturale delle famiglie migranti alla rigenerazione della popolazione residente. Allo stesso modo, le oltre 217 mila acquisizioni di cittadinanza registrate nel 2024 rappresentano non solo un traguardo individuale, ma anche una lente privilegiata per leggere le trasformazioni in corso: nelle aree interne, in particolare, la presenza straniera contribuisce a contrastare lo spopolamento e a mantenere vivi servizi, scuole e attività economiche di base. Su questo sfondo, il lavoro si conferma come snodo decisivo. Gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24 milioni, di cui oltre 2,5 milioni stranieri (10,5%). Il tasso di occupazione complessivo è salito al 61,3% (+1 punto rispetto al 2023), ma con forti divari: per i non comunitari scende al 57,6% (-3,3 punti), per i comunitari resta stabile al 62,2%. La disoccupazione, pur calando nel complesso (-14,6%), migliora soprattutto per gli italiani (-16%), meno per i non comunitari (-5,9%), che restano a un tasso del 10,2% contro il 6,1% degli italiani. Anche sul fronte dell’inattività, il quadro è diseguale: se dal 2021 il calo è stato di 2,2 punti, tra il 2023 e il 2024 il dato resta stabile, con un preoccupante +6,1% per i non comunitari. Nel complesso, emerge un mercato del lavoro fortemente segmentato, dove le opportunità non si distribuiscono in modo omogeneo né tra italiani e stranieri, né tra uomini e donne. Parallelamente, cresce il ruolo attivo degli stranieri: nel 2024 sono stati attivati 2.673.696 rapporti di lavoro con cittadini stranieri, pari al 25% del totale (+5,8% rispetto al 2023). La condizione di precarietà sembra, però, coinvolgere l’intero sistema Italia. Se una persona su dieci in Italia vive in condizione di povertà assoluta, ovvero è priva delle risorse fondamentali per condurre una vita dignitosa, l’incidenza della povertà tra i cittadini italiani si attesta al 7,4%, mentre tra gli stranieri raggiunge il 35,1%, coinvolgendo più di una persona su tre. Complessivamente, gli individui di cittadinanza straniera che vivono in povertà assoluta sono 1.727.000, pari al 30,3% dei poveri assoluti presenti in Italia, stimati in circa 5,7 milioni. Di nuovo, tra le criticità che coinvolgono le persone di cittadinanza straniera prevalgono le situazioni di disoccupazione (50,9%) e di “lavoro povero” (24,7%). Per quanto riguarda l’istruzione, nell’anno scolastico 2023/2024 si registra la presenza di 910.984 alunni con cittadinanza non italiana, con un’incidenza pari all’11,5%. Per certi versi, le nuove generazioni dell’immigrazione assomigliano a tutte le nuove generazioni, ma sono più cosmopolite e più “naturalmente” multiculturali, perché abituate a muoversi, a cercare un equilibrio tra mondi diversi. La grande maggioranza dei figli di immigrati è nata e cresciuta in Italia: ragazze e ragazzi italiani di fatto, ma privi di cittadinanza formale. Qui una sintesi del XXXIV Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas e Migrante Giovanni Caprio
October 17, 2025
Pressenza
Appello alle Amministrazioni pubbliche spezzine: revocate il patrocinio a Seafuture
Comunicato congiunto delle associazioni laicali cattoliche e chiese riformate spezzine, sotto elencate, che si rivolgono alla Regione Liguria e ai Comuni di La Spezia, Lerici, Sarzana e Portovenere chiedendo che revochino il proprio patrocinio alla fiera che promuove il commercio e l’esportazione di armamenti e alla cui edizione di quest’anno è invitao Israele e partecipano delegazioni di Stati esteri belligeranti e governati da regimi autoritari e autocratici.  La nona edizione di Seafuture, in programma dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi all’Arsenale Militare Marittimo di La Spezia e organizzata da Italian Blue Growth in collaborazione con la Marina Militare con il sostegno del Segretariato Generale della Difesa – DNA / Direzione Nazionale degli Armamenti, si presenta come “una mostra internazionale che esibisce tecnologie innovative nei settori marittimo, della difesa e del duplice uso (civile e militare)”. Come Associazioni laicali cattoliche e Chiese Riformate crediamo nel desiderio di Dio di “ricapitolare tutte le cose in Cristo” (Ef. 1,10) e nella riconciliazione finale dell’umanità con il Padre in una fraternità definitiva della famiglia umana. Siamo per questo impegnati a vivere il Vangelo personalmente e comunitariamente macrediamo anche che sia necessario che tutto ciò si esprima nella convivenza sociale e politica, operando nel presente i passi concretamente possibili in questa direzione. Per questo vogliamo esprimere insieme il nostro pensiero critico * Seafuture: una fiera finalizzata all’esportazione di armi Seafuture, secondo le dichiarazioni degli organizzatori, si caratterizza per essere una “business opportunity” in cui “gli espositori avranno l’opportunità unica di partecipare a incontri con delegazioni governative estere (B2G) e rappresentanti delle Marine Militari provenienti da tutto il mondo”. Non si tratta, pertanto, di una iniziativa che si rivolge alle esigenze interne della Difesa, ma è finalizzata a presentare prodotti e servizi ad un pubblico globale di leader del settore navale e rappresentanti militari e governativi di diversi Paesi del mondo. In questo quadro, la presenza delle Marine Militari e delle Delegazioni Nazionali di paesi esteri viene considerata come un “fattore chiave” per “soddisfare le richieste del mercato estero della difesa”, favorendo processi di aggregazione e internazionalizzazione “per migliorare la competitività e accrescere la rilevanza complessiva del sistema industriale italiano sul mercato internazionale”. Un mostra, dunque, con spiccate caratteristiche commerciali finalizzata a promuovere l’esportazione di prodotti e tecnologie militari. Da ciò deriva una fondamentale criticità che riguarda la commistione dei settori che contrassegnano Seafuture tradendo l’originale impostazione. * Commistione dei settori civile e militare Sono settori con caratteri, compiti e finalità differenti che, per le loro specificità, dovrebbero essere mantenuti separati. Mentre, infatti, una delle caratteristiche principali del settore delle tecnologie civili è la competitività industriale e commerciale, concorrenza e competitività nonappartengono al settore della Difesa che, secondo il nostro dettato costituzionale, ha come compito specificola promozione della sicurezza e della pace. Consideriamo perciò inaccettabile la tendenza, già dalle scorseedizioni, ad assimilare nell’ambito militare anche le iniziative riguardanti la “Blue Economy” e la mancanza di attenzione al problema della transizione ecologica. Il settore militare e civile dovrebbero essere oggetto di eventi differenti e separati, regolamentati secondo le proprie normative anche in riferimento alle tecnologie a duplice uso (civile e militare) sottoposte alle norme europee e nazionali tra cui la legge 185 del1990, legge promossa dalla società civile per regolamentare l’esportazione di armamenti, che chiediamo venga applicata con rigore e trasparenza. * Le delegazioni dei Paesi invitati e partecipanti Gli organizzatori riportano di aver invitato 140 delegazioni di Paesi esteri e di queste, ad oggi, avrebbero confermato la partecipazione a Seafuture 46 delegazioni di cui 40 rappresentanze di Marine Militari (Navy) e 6 di Delegazioni Nazionali (NAD). Scorrendo la lista delle rappresentanze rileviamo che, oltre alle dodici tra Marine Militari e Delegazioni Nazionali dei Paesi dell’Unione Europea, figurano – le Marine Militari e Delegazioni Nazionali di 14 Stati esteri che l’Indice di Democrazia redatto dalla Intelligence Unit del settimanale “The Economist” (qui il Report; qui una sintesi) definisce “Regimi Autoritari” (Algeria, Camerun, Gibuti, Egitto, Etiopia, Mauritania, Azerbaijan, Iraq, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Pakistan e Arabia Saudita) – le Marine Militari di 8 Stati che l’Indice di Democrazia definisce “Regimi Ibridi”, cioè regimi autocratici e repressivi (Ecuador,Messico, Perù, Costa d’Avorio, Tanzania, Tunisia, Bangladesh e Turchia). La Somalia, presente a Seafuture con una rappresentanza della propria Marina, non è classificata dall’Economist in quanto fino al 2024 è stato considerata uno “Stato instabile” e dal 1992 al 2023 è stata sottopost a misure di embargo e restrizioni sulle importazioni di armi e materiali militari che sono state rimosse dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite solo nel dicembre del 2023. L’esatta metà delle delegazioni degli Stati esteri che parteciperanno a Seafuture è costituita da regimi autoritari e autocratici. Sono state inoltre invitate la Marina Militare e la Delegazione Nazionale di Israele: avrebbero rinunciato a partecipare, ma nei confronti delle rappresentanze di Israele – nonostante lo sterminio sistematico da parte delle forze armate israeliane perpetrato nei confronti della popolazione della Striscia di Gaza e del Territorio palestinese occupato – gli organizzatori di Seafuture non hanno mai revocato l’invito. Questo significa che, secondo gli organizzatori di Seafuture, i governi di questi Paesi sarebbero una controparte affidabile, rispettosa dei diritti umani e delle libertà democratiche, a cui esportare armamenti e sistemi militari. Riteniamo che questo sia inammissibile: nonostante questi Paesi nonsiano oggetto di misure restrittive sui trasferimenti di armi, tecnologie militari e a duplice uso, non dorrebberoessere invitati ad un mostra internazionale come Seafuture che è finalizzata al commercio di materiali militari. * La nostra visione di Seafuture Nelle nostre coscienze e nella nostra visione, il futuro dell’industria navale e del mare non possono continuare a dipendere dalla produzione e dal commercio di sistemi militari sostenuti sottraendo risorse al settore civile. Il Mediterraneo deve essere un ponte di incontro tra i popoli e le culture, tra i centri di ricerca e tuttele realtà interessate a promuovere la tutela del mare, la sostenibilità ambientale, il turismo responsabile e losviluppo sostenibile nel rispetto dei diritti delle persone e dei popoli. Rispetto che vediamo negato dalle morti dei migranti in quel mare di cui si vorrebbe tracciare il futuro e dai respingimenti che li riportano nei paesi dove i loro diritti vengono calpestati mettendone a rischio la loro incolumità e la loro stessa vita stessa. In considerazione di tutto questo, ci uniamo alle richieste espresse già in passato da diverse associazioni affinché Seafuture ritorni alla sua mission originaria: una manifestazione internazionale dell’area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo delle tecnologie civili inerenti al mare, per promuovere la sostenibilità ambientale e sociale. * I PATROCINI A SEAFUTURE La lista, disponibile sul sito ufficiale fino al 17 agosto scorso, riportava tra le 140 rappresentanzenazionali invitate a Seafuture quelle di altri “Regimi Autoritari” (tra cui Libia, Bahrain, Cina, Giordania, Libano, Oman, Kazakistan, Turkmenistan, Mozambico, Repubblica del Congo e Togo). In considerazione di questa situazione che ha visto l’invito e vedrà l’ampia partecipazione di rappresentanze di regimi autoritari chiediamo alle Amministrazioni pubbliche che hanno concesso il proprio patrocinio a Seafuture (Regione Liguria, Comuni della Spezia, Lerici, Sarzana e Portovenere) di revocarlo. Riteniamo infatti che le Amministrazioni pubbliche dello Stato italiano non debbano in alcun modo promuovere eventi a cui partecipano rappresentanze militari, istituzionali e delle aziende militari di governi repressivi in modo particolare se questi eventi – come Seafuture – si caratterizzano per la promozione della vendita di armamenti e tecnologie militari. Esprimiamo inoltre forte contrarietà riguardo ad ogni eventuale coinvolgimento degli studenti delle scuole secondarie in Seafuture per la mancanza di un’informazione completa e pluralistica sul significato dell’evento tale da permettere loro di valutare la sua trasformazione in rassegna degli armamenti navali promossa dal comparto industriale-militare.   Come Associazioni laicali cattoliche e Chiese Riformate impegnate a vivere e testimoniare i valori evangelici di pace e riconciliazione deploriamo il ricorso alla forza per la risoluzione dei conflitti e l’aumento delle spese militari e ci adoperiamo per promuovere la riduzione degli armamenti, la solidarietà tra i popoli e la cultura della nonviolenza. * ACLI Provinciali (La Spezia) – Marco Formato (Presidente) * Associazione Mondo Nuovo Caritas (La Spezia) – don Luca Palei (Presidente) * Azione Cattolica (La Spezia) – Stefano Lorenzini (Presidente) * Betania Amici del Sermig Odv (La Spezia) – Giovanni Ricchetti (Presidente) * Chiesa Cristiana Evangelica Battista (La Spezia) – Sandra Spada (Pastora) * Chiesa Evangelica Metodista (La Spezia) – Massimo Marottoli (Pastore) * Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (La Spezia) – Matteo Pucci (Magister) * Movimento dei Focolari (La Spezia) – Alessandro Carrozzi (Referente)   comunicato divulgato il 10 SETTEMBRE 2025 : A proposito di Seafuture 2025. La Spezia dal 29 settembre al 2 ottobre  Maddalena Brunasti
September 11, 2025
Pressenza