Il Nobel per la Pace è andato alla giurista che ha accusato Israele di genocidioPer una volta, il Premio Nobel per la Pace sembra andare in direzione opposta ai
desiderata di Washington e dei suoi alleati. A vincere l’edizione 2026 è infatti
una figura particolarmente sgradita a Israele: Navanethem «Navi» Pillay, 85
anni, giurista sudafricana che ha dedicato la propria vita alla difesa dei
diritti umani e del diritto internazionale. Nel settembre 2025, alla guida di
una commissione d’inchiesta indipendente istituita dal Consiglio dei diritti
umani dell’ONU, aveva accusato Tel Aviv di aver commesso un genocidio nella
Striscia di Gaza. La decisione del Comitato norvegese ha scatenato la durissima
reazione del governo israeliano, secondo cui il riconoscimento avrebbe
legittimato «la più grande menzogna del XXI secolo».
Nata il 23 settembre 1941 in un sobborgo povero di Durban, da famiglia di
origine indiana tamil, la vincitrice del Nobel Pillay ha subito l’apartheid fin
dagli anni universitari. Per trent’anni, da avvocata, ha difeso gli attivisti
anti-apartheid, Nelson Mandela compreso. È stata la prima donna non bianca a
sedere come giudice nell’Alta Corte sudafricana, poi giudice e presidente, dal
1999 al 2003, del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Lì, nel
processo a Jean Paul Akayesu, arrivò la prima condanna per genocidio di una
corte internazionale. Successivamente ha lavorato come giudice della Corte
penale internazionale e, dal 2008 al 2014, come Alta Commissaria ONU per i
diritti umani.
L’anno scorso, alla guida della Commissione d’inchiesta internazionale
indipendente dell’ONU sui territori palestinesi occupati (organismo che non
parla a nome dell’intera istituzione), Pillay ha firmato il rapporto, pubblicato
il 16 settembre, secondo cui Israele ha commesso «quattro dei cinque atti
genocidari» previsti dalla Convenzione del 1948. Il testo accusa inoltre il
presidente Isaac Herzog, il premier Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della
Difesa Yoav Gallant di aver incitato al genocidio. «La Commissione stabilisce
che Israele è responsabile di commettere un genocidio a Gaza. È evidente che
sussiste l’intento di distruggere i palestinesi di Gaza attraverso atti che
soddisfano i criteri stabiliti nella Convenzione sul genocidio», dichiarò
Pillay. Israele respinse le conclusioni definendole «distorte e false».
L’assegnazione del Nobel ha provocato una durissima reazione del governo
israeliano. «Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di
giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per
legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele – ha scritto il ministro degli
Esteri di Tel Aviv, Gideon Sa’ar -. Ora che la commissione del Nobel ha premiato
la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente
applaudendo dall’inferno». Dal canto suo, il presidente del Comitato, Jørgen
Watne Frydnes, ha affermato che il riconoscimento non equivale a un
pronunciamento sulle accuse di genocidio, spettando alla giustizia
internazionale stabilire le responsabilità. Dopo la proclamazione Pillay ha
rivendicato il lavoro svolto: «L’ultima cosa che ho fatto è stato il rapporto su
Gaza, in cui definisco ciò che sta accadendo lì come un genocidio». Sorpresa
dagli omaggi al suo coraggio, ha aggiunto: «Perché ci vorrebbe coraggio per dire
la verità?». L’ufficio Onu per i diritti umani ha accolto la notizia con favore.
Il Premio Nobel per la Pace è spesso presentato come un riconoscimento
universale, ma la sua storia è segnata da assegnazioni controverse, criteri
discutibili e scelte che sembrano rispondere più agli interessi geopolitici
occidentali che agli ideali di pace. L’anno scorso, ad esempio, il Nobel è stato
assegnato a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, la quale
non ha esitato a ricorrere alla violenza e a richiedere interventi esterni
contro il suo Paese, collocandosi nella costellazione delle forze politiche
della destra radicale che hanno promosso l’uso della pressione esterna come leva
per il regime change. Emblematico anche il caso del primo ministro etiope Abiy
Ahmed Ali, premiato nel 2019 per i suoi sforzi a favore della pace e della
cooperazione internazionale. Appena un anno dopo, il suo governo è stato
protagonista della sanguinosa guerra del Tigrè, segnata da massacri di civili e
gravissime violazioni dei diritti umani. Ancora più discussa fu l’assegnazione
del Nobel del 2009 a Barack Obama, allora presidente degli Stati Uniti da meno
di un anno. Premiato per il suo impegno a favore della diplomazia
internazionale, Obama avrebbe successivamente intensificato le operazioni
militari statunitensi, ampliando il ricorso agli attacchi con droni che, nei
Paesi del cosiddetto “Grande Medio Oriente”, provocarono anche numerose vittime
civili.
The post Il Nobel per la Pace è andato alla giurista che ha accusato Israele di
genocidio appeared first on L'Indipendente.