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Furundulla 342- Nooo…bel colpo…
…Navi Pillay non è in buona compagnia ma… di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) “Se applaudite un po’ più forte” Telemorte “La Corte Penale Internazionale? Penalizziamola internazionalmente!” Mondo pacco     L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente:
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Il Nobel per la Pace è andato alla giurista che ha accusato Israele di genocidio
Per una volta, il Premio Nobel per la Pace sembra andare in direzione opposta ai desiderata di Washington e dei suoi alleati. A vincere l’edizione 2026 è infatti una figura particolarmente sgradita a Israele: Navanethem «Navi» Pillay, 85 anni, giurista sudafricana che ha dedicato la propria vita alla difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Nel settembre 2025, alla guida di una commissione d’inchiesta indipendente istituita dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU, aveva accusato Tel Aviv di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza. La decisione del Comitato norvegese ha scatenato la durissima reazione del governo israeliano, secondo cui il riconoscimento avrebbe legittimato «la più grande menzogna del XXI secolo». Nata il 23 settembre 1941 in un sobborgo povero di Durban, da famiglia di origine indiana tamil, la vincitrice del Nobel Pillay ha subito l’apartheid fin dagli anni universitari. Per trent’anni, da avvocata, ha difeso gli attivisti anti-apartheid, Nelson Mandela compreso. È stata la prima donna non bianca a sedere come giudice nell’Alta Corte sudafricana, poi giudice e presidente, dal 1999 al 2003, del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Lì, nel processo a Jean Paul Akayesu, arrivò la prima condanna per genocidio di una corte internazionale. Successivamente ha lavorato come giudice della Corte penale internazionale e, dal 2008 al 2014, come Alta Commissaria ONU per i diritti umani. L’anno scorso, alla guida della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’ONU sui territori palestinesi occupati (organismo che non parla a nome dell’intera istituzione), Pillay ha firmato il rapporto, pubblicato il 16 settembre, secondo cui Israele ha commesso «quattro dei cinque atti genocidari» previsti dalla Convenzione del 1948. Il testo accusa inoltre il presidente Isaac Herzog, il premier Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant di aver incitato al genocidio. «La Commissione stabilisce che Israele è responsabile di commettere un genocidio a Gaza. È evidente che sussiste l’intento di distruggere i palestinesi di Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti nella Convenzione sul genocidio», dichiarò Pillay. Israele respinse le conclusioni definendole «distorte e false». L’assegnazione del Nobel ha provocato una durissima reazione del governo israeliano. «Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele – ha scritto il ministro degli Esteri di Tel Aviv, Gideon Sa’ar -. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno». Dal canto suo, il presidente del Comitato, Jørgen Watne Frydnes, ha affermato che il riconoscimento non equivale a un pronunciamento sulle accuse di genocidio, spettando alla giustizia internazionale stabilire le responsabilità. Dopo la proclamazione Pillay ha rivendicato il lavoro svolto: «L’ultima cosa che ho fatto è stato il rapporto su Gaza, in cui definisco ciò che sta accadendo lì come un genocidio». Sorpresa dagli omaggi al suo coraggio, ha aggiunto: «Perché ci vorrebbe coraggio per dire la verità?». L’ufficio Onu per i diritti umani ha accolto la notizia con favore. Il Premio Nobel per la Pace è spesso presentato come un riconoscimento universale, ma la sua storia è segnata da assegnazioni controverse, criteri discutibili e scelte che sembrano rispondere più agli interessi geopolitici occidentali che agli ideali di pace. L’anno scorso, ad esempio, il Nobel è stato assegnato a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, la quale non ha esitato a ricorrere alla violenza e a richiedere interventi esterni contro il suo Paese, collocandosi nella costellazione delle forze politiche della destra radicale che hanno promosso l’uso della pressione esterna come leva per il regime change. Emblematico anche il caso del primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, premiato nel 2019 per i suoi sforzi a favore della pace e della cooperazione internazionale. Appena un anno dopo, il suo governo è stato protagonista della sanguinosa guerra del Tigrè, segnata da massacri di civili e gravissime violazioni dei diritti umani. Ancora più discussa fu l’assegnazione del Nobel del 2009 a Barack Obama, allora presidente degli Stati Uniti da meno di un anno. Premiato per il suo impegno a favore della diplomazia internazionale, Obama avrebbe successivamente intensificato le operazioni militari statunitensi, ampliando il ricorso agli attacchi con droni che, nei Paesi del cosiddetto “Grande Medio Oriente”, provocarono anche numerose vittime civili. The post Il Nobel per la Pace è andato alla giurista che ha accusato Israele di genocidio appeared first on L'Indipendente.
October 9, 2026
L'INDIPENDENTE