Un confine sconfinato. L’epica di Don Winslow
“Il confine” mi ha totalmente conquistato. Tutti dovrebbero leggerlo. È un
romanzo sociale al livello di Tom Wolfe e John Steinbeck. Attento, furente,
pieno di suspense, a tratti comico e sempre avvincente. Un libro duro ma
importantissimo.
Stephen King
La recensione di questo libro sarà probabilmente inutile, perché immagino che
molte persone abbiano già letto “Il confine”, scritto da Don Winslow, uno degli
autori più noti di… spy stories? Thriller? Gialli? Polizieschi? Non riesco a far
rientrare in nessun genere questa storia, che è formalmente un romanzo e in cui
i personaggi sono inventati, ma il cui vero soggetto è la realtà, popolata di
persone riconoscibili senza troppe difficoltà e di fatti che conosciamo, anche
se non ci soffermiamo mai a pensarci. Qui si tratta della devastante,
opprimente, multimiliardaria storia dei rapporti tra narcotrafficanti,
istituzioni politiche e organi di polizia dall’una e dall’altra parte del
confine, che in questo caso è quello tra Messico e Stati Uniti, attraverso cui
si consuma un traffico di droga di ogni tipo e grado di letalità, senza
esclusione di colpi e di moralità. Non ne sono esentati i bambini, che anzi
vengono a forza assoldati in tenera età affinché crescano come inermi corrieri,
assoggettati con violenze fisiche e ricatti continui affinché non conoscano
nessun’altra realtà e possibilità di riscatto. Povertà e debolezza come sabbie
mobili in cui più si affonda più ci si agita per uscirne.
Bene e male, correttezza e corruzione sono talmente intrecciati che sono spesso
indistinguibili e anzi, per ottenere un qualche successo dal punto di vista
legale occorre sporcarsi le mani. Così nessuno è mai perfettamente “specchiato”
o impeccabile di fronte alla legge. La legge? Cos’è?… Ah, sì, quell’istituzione
che favorisce il traffico di droga, apparentemente perseguitandolo e restando
così impunita! Tutti ne sono coinvolti, fino ai piani più alti della politica,
perché l’unico valore che interessa è il denaro, non quello delle vite umane che
spreca.
In questo contesto il protagonista, Art Keller, è un eroe dolente che nella sua
lunga carriera ha accumulato molte ferite nella sua anima e ammaccature sul suo
curriculum, ma nondimeno persegue testardamente la sua guerra al narcotraffico,
con iniziative spericolate al limite (o decisamente fuori) della legalità. Non
può fermarsi, non può arrendersi, non può seguire il consiglio di chi gli vuole
bene, perché è portatore di una (rara) coscienza che gli renderebbe la vita
ancora più impossibile se deponesse le armi.
Siamo ben lontani da un racconto di buoni sentimenti, perché anzi la scrittura è
nuda e cruda, senza sentimentalismi. Le realtà che descrive sono quelle che non
vogliamo vedere e che ci vengono evitate nella cronaca dei giornali e cioè la
crudeltà e l’efferatezza come quotidianità di un mondo senza scrupoli che ha
deposto ogni maschera di correttezza. Ma “scrupolo” è una parola sbagliata,
perché implica che sia stata interiorizzata una legge morale, che invece in
certi ambienti troppo spesso manca, confondendosi con una ferocia di vita a cui
il nostro perbenismo non ci permette di accedere perché non la vogliamo vedere.
Leggendo, proviamo un profondo senso di raccapriccio per certe torture ed
esecuzioni a danno di un essere umano in cui la sofferenza diventa spettacolo e
pensiamo che certe cose non possano accadere da noi, o magari solo in certi
contesti di guerra, o presso popolazioni meno “civili”. Ma la popolazione in
questione siamo proprio noi * e la guerra è quella che va avanti da anni, ogni
giorno, lungo quel confine e all’interno di quegli Stati. E certe efferatezze
sono la normalità, rimossa dalle nostre coscienze. I nomi di Paesi come Messico
e Stati Uniti possono facilmente essere sostituiti da altri nomi di altri Stati.
Narcotraffico, cartelli della droga evocano mafia, ‘ndrangheta o cosa nostra.
Tutto il mondo è paese, con sfumature e gradazioni diverse di spietatezza, ma
anche di trasparenza.
Le parole di Don Winslow incidono come una ferita, la sua forza di scrittore sta
nel non fare sconti, non concedere attenuanti, ma anche nel non concedersi alcun
compiacimento e procedere solo come una registrazione di dati di fatto. E di
questi dati di realtà, puntualmente registrati, fanno anche parte sentimenti di
meraviglia, di piacere, di amore, descritti ogni volta come eventi, fatti che
accadono nell’animo umano quasi a sua insaputa, al di fuori dal suo controllo.
Per questa dolente crudezza di un mondo violento e tenero, insensato e
inevitabile, penso che Don Winslow riesca a descrivere come pochi la realtà del
giorno d’oggi, sempre più priva di illusioni, in cui navighiamo a vista
domandandoci sempre dove mai stiamo andando. Le cose accadono senza più il velo
protettivo delle credenze morali che una volta orientavano la nostra visione.
Come dire, in altre parole, senza il velo di ipocrisia e menzogna che le
nascondeva. E tuttavia, una volta tolto questo velo, si legittima qualunque
azione spacciandola per normalità. Ma crudeltà e amore, amicizia e tradimento,
giustizia e corruzione per quanto antitetici sono tutti dati che fanno parte
dell’esistenza, da registrare in quanto tali. E da cui non si può sfuggire.
Ultima notazione: il libro è lungo 922 pagine, esorbitante come la realtà che
descrive. Invito a non farsene impressionare, perché scorrono via veloci.
* È proprio di oggi l’annuncio che gli Stati Uniti effettueranno un’esecuzione
capitale in diretta streaming. Una morte per fucilazione visibile da tutto il
mondo.
Redazione Italia