ASKATASUNA: PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA DOPO LA MANIFESTAZIONE A TORINO DEL 31 GENNAIO, CHIESTE 19 MISURE CAUTELARI
Ondata di perquisizioni domiciliari – 14 – in diverse parti d’Italia nei
confronti di compagne e compagni per la manifestazione nazionale del 31 gennaio
contro lo sgombero di Askatasuna a Torino (qui la cronaca di quel giorno su
Radio Onda d’Urto) e in particolare per gli scontri a fine corso in Corso Regina
Margherita, non distante dal centro sociale torinese sgomberato a metà dicembre
e da allora abbandonato se non da un gigantesco dispositivo poliziesco, da 10
mesi a guardia del nulla.
Le veline di Torino parlano anche di 19 misure cautelari, dal carcere
all’obbligo di firma, che dovranno tuttavia passare prima dal vaglio
dell’interrogatorio di garanzia. Le parole di una compagna di Askatasuna.
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Di seguito il comunicato del csa Askatasuna di Torino:
Questa mattina sono state effettuate 12 perquisizioni ai danni di compagni e
compagne per un totale di 19 richieste di misure cautelari che vanno dal carcere
all’obbligo di firma, tutte prevedono il passaggio preliminare
all’interrogatorio di garanzia. Un’operazione a firma Paolo Scafi, pm dalla
penna facile quando c’è da fare incetta di misure cautelari, tra le sue ultime
prodezze le misure per gli ultras di Toro e Juve a seguito degli scontri del
derby quando Marco Basoccu venne gravemente ferito alla testa da un lacrimogeno
sparato ad altezza uomo.
Il contesto è quello della manifestazione oceanica del 31 gennaio scorso a
seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna. Ai compagni e alle
compagne coinvolti nelle richieste di misura cautelare vengono imputati diversi
reati con l’intento di dare la responsabilità ad alcuni di quella che è stata
una manifestazione di rabbia popolare che ha visto la partecipazione di oltre 50
mila persone. Ricordiamo anche l’uso massiccio e violento da parte delle forze
dell’ordine di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, di cui si è parlato in un
dossier e in diverse inchieste giornalistiche. La violenza è quella che viene
dall’alto e che viene perpetrata ogni giorno nei confronti di chi deve essere
messo a lavoro per interessi nemici ai nostri.
Lo sgombero dell’Aska è stato un colpo voluto dal governo a seguito di un
movimento che ha bloccato un Paese intero per fermare un genocidio mostrato in
diretta tv. In quella giornata Piantedosi si sfregava le mani e scriveva sui
social che finalmente giustizia era stata fatta, i politici locali con Marrone
in testa non hanno sprecato l’occasione per togliersi sassolini dalle scarpe, la
questura di Torino e la Procura hanno avuto la loro soddisfazione effimera nel
vedere che finalmente i loro sforzi erano stati premiati. Eppure, l’unica cosa
certa è che il 18 dicembre 2025 ha chiuso una porta ma ha spalancato uno spazio
di possibilità che ancora oggi vive nelle lotte di ogni giorno.
Torino è partigiana avevamo detto in quell’occasione e Torino continua anche
oggi a schierarsi contro la guerra, contro il riarmo e contro un sistema che
sfrutta e specula per il profitto. Torino è partigiana perché è con la Palestina
che resiste, è con gli studenti e studentesse che nelle scuole e nelle
università pretendono un futuro più giusto, è con i lavoratori e lavoratrici che
scioperano per interrompere e bloccare la guerra sui nostri territori.
Torino è solidale con chi viene colpito da questa operazione, un tentativo di
punire alcuni per una giornata che rimane nella storia ma che non è finita con
le ceneri di un pomeriggio, anzi, consolida una prospettiva di lotta collettiva
per la libertà di tutti e tutte. Intanto, ci vediamo nelle piazze di questo
ottobre contro il riarmo e per la Palestina, verso il 24 ottobre e oltre.
Askatasuna vuol dire libertà, solidarietà a tutti e tutte le compagne inquisite!