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Perché votiamo contro noi stessi
Perché una folla può applaudire misure destinate a colpirla?  L’identificazione con il leader, l’odio e la riduzione della vita ai numeri concorrono a… L'articolo Perché votiamo contro noi stessi sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
October 14, 2026
L'INDISCRETO
Psicopatologie delle ultradestre. Trump, Milei e la follia al potere di Yago Franco. Un estratto
Il successo di Flávio Bolsonaro al primo turno delle presidenziali brasiliane riporta al centro una domanda che attraversa tutta la politica contemporanea: che cosa rende desiderabile il potere delle ultradestre? Yago Franco, psicoanalista argentino, la affronta in Psicopatologie delle ultradestre. Trump, Milei e la follia al potere (DeriveApprodi), con un saggio introduttivo di Franco Berardi Bifo. Partendo dal caso argentino, indaga il rapporto fra sofferenza individuale, trasformazioni sociali e consenso autoritario. Nel brano che pubblichiamo, la promessa di una vita senza limiti rivela il suo rovescio: la frustrazione diventa aggressività contro l’altro, mentre i leader che si proclamano nemici del sistema ne incarnano gli imperativi più profondi. -------------------------------------------------------------------------------- DALLA POLITICA DELLA PULSIONE ALLA PULSIONE COME POLITICA Trump ha minacciato di governare senza riconoscere limiti al suo potere, come se fosse il padrone di un’impresa. Milei governa come fosse l’amministratore delegato del suo paese. Entrambi incarnano alla perfezione il significato centrale del capitalismo: l’illimitato, che porta agli estremi l’imperativo dell’Altro del neoliberalismo, lanciando gli individui in una corsa senza fine. Che consumino quanto possono e provino una fugace felicità, questa rapidamente decade perché. non è sufficiente, dal momento che c’è. sempre qualcosa di più, di migliore, di più nuovo, c’è sempre un’esperienza superiore: la cosiddetta obsolescenza pianificata non riguarda solamente gli oggetti. È chiaro che ci sono quelli che non possono consumare neppure l’elementare e il necessario, però l’astuzia di questo Altro consiste nel far sì che costoro si trovino sotto gli effetti di una tirannia nascosta. Perciò si deprimono e si rassegnano, invece che ribellarsi contro questa tirannia. Essi aspirano dunque a essere ciò che mai potranno essere: stanchi di uno stile di vita di cui vedono soltanto l’apparenza esteriore, votano per l’estrema destra, che istituisce una politica della pulsione. Negli animali tali impulsi sono chiamati istinti e si soddisfano in maniera assolutamente prefissata, mentre negli esseri umani si trasformano in pulsioni: impulsi modulati dalla vita sociale che per rendere possibile la loro soddisfazione offrono finalità dirette o sublimate – l’arte, l’amore, il pensiero ecc. A questo scopo, la società si serve di modelli identificatori e di oggetti privilegiati per la sublimazione, così come di oggetti e modalità di soddisfacimento del mondo pulsionale. Pertanto, ogni società deve istituire una politica per le pulsioni, e lo fa nei modi più diversi. Questa politica della pulsione (le cui varie versioni possiamo chiaramente osservare nell’antica Grecia, nell’Impero Inca, nelle tribù di cacciatori di teste, nel mondo capitalista) sembra culminare negli ultimi decenni in una politica che fa, appunto, della pulsione la sua politica. La pulsione come politica, dunque. Perché lo diciamo? Perché, come scrivevo in precedenza, nel mondo in cui viviamo si è istituita una illusione/promessa di vivere senza limiti. La pubblicità lo afferma continuamente. Un potere illimitato va di pari passo con questo modello di società. È necessario approfondire il punto. La chiamata all’illimitato è un invito a scaricare le pulsioni istintuali: questo è il desiderio che si trova nelle profondità dell’inconscio, il desiderio del Nirvana. Questo continuo scarico segue quindi il percorso della pulsione di morte: è uno stile di vita, un disinvestimento del mondo nel regno del narcisismo e dell’autoerotismo. Vale a dire: il consumismo come qualcosa legato a ciò che sta al di là del principio di piacere. Ciò si manifesta anche negli imperativi dell’incessante attività lavorativa, della giovinezza e della salute, di superare qualsiasi ostacolo si presenti giorno dopo giorno, di ottenere successo, del piacere sessuale, e via di questo passo. ECCITAZIONE PULSIONALE Possiamo dire che questo insieme di obblighi psicologici mantiene il mondo pulsionale degli individui in uno stato di agitazione costante. La novità è il contenuto che si aggiunge allo stato di agitazione: xenofobia, misoginia, razzismo ecc. Così ci si appella a quel che vi è di peggio nella soggettività umana, ai cosiddetti bassi istinti: il rifiuto e il disprezzo, fino ad arrivare alla sua distruzione, perché l’altro è percepito come un’esteriorità assoluta e pericolosa. L’altro è qualcosa la cui sola esistenza mette in questione l’identità, che è qualcosa di assolutamente necessario, purché non si metta in crisi ciò che è istituito. Questo altro è un pericolo per la soddisfazione illimitata. Se diciamo che questa condizione fa appello al peggio della soggettività umana, ai suoi istinti più bassi, è perché si tratta con evidenza di un appello alla radicale asocialità che regna nell’inconscio e che la socializzazione tenta di limitare in ogni contesto sociale. Con l’espressione bassi istinti ci riferiamo alla pulsione di morte come distruzione dell’altro e al ritiro dal mondo come forma di narcisismo. Lo psichismo umano, nelle sue origini, abita in un mondo chiuso in se stesso, che nulla sa a proposito di quel che esiste al di fuori di sé, e nulla vuole saperne. Questo nucleo asociale, autistico, dominato dall’autoerotismo, abita nel fondo dello psichismo di ogni individuo, e viene spodestato e gettato alla mercé della socializzazione ogni qual volta la psiche è costretta all’incontro con il mondo. In questo senso il modello proposto dall’ultradestra è quello di una società abitata in larga misura da individui anti-sociali. Un vero e proprio ossimoro, anche piuttosto assurdo. È facile vedere come sia un gioco impossibile. L’Altro del capitalismo attuale si sganascia dalle risate, come ridono Trump e Milei. Come ha riso Bolsonaro. Una risata sarcastica e sardonica di coloro che si credono i padroni del mondo, anche se spesso sono solo fantocci di qualcun altro. Quel riso è imitazione della risata dell’Altro che gode dell’inutile sforzo dei servi, di coloro che si mettono in posizione subalterna e cercano di soddisfare un inconscio che non conosce limiti, spinti dal bisogno di essere accettati, di appartenere, e dal timore di non essere più accettati e di non appartenere più, di essere affogati nel mare dell’inesistenza. Lungi dall’essere anti-establishment, come generalmente si presentano, i leader dell’ultradestra incarnano l’establishment meglio di tutti i loro oppositori e predecessori. Lo fanno senza eufemismi, senza utilizzare parole politicamente corrette, come fanno i loro avversari. Forse è suonata l’ora della verità per le nostre società: tutto è più chiaro che mai. Manca solo che si prenda coscienza di quel che pure è del tutto manifesto, in bella vista sopra la tavola. Che la forma di vita imperante venga riconosciuta come qualcosa che aggredisce la libertà degli individui mentre finge di esaltarla. La libertà. annullata dal negazionismo climatico, dallo sfruttamento, dalla precarizzazione forzata della maggior parte dell’umanità, dall’abolizione dei diritti acquisiti. Perdita di libertà per mano di un sistema che riduce tutti a numeri. È praticamente l’unico argomento di cui parla Javier Gerardo Milei, oltre alla sua cosiddetta «battaglia culturale» contro tutto ciò che minaccia il suo devastante progetto. L'articolo Psicopatologie delle ultradestre. Trump, Milei e la follia al potere di Yago Franco. Un estratto proviene da Pulp Magazine.
October 7, 2026
Pulp Magazine